Fuori dall’Unione Europea: cresce ovunque il fronte degli Euroscettici

Anche a Londra sale il clima anti Ue: due ministri del governo Cameron si esprimono a favore dell'uscita dall'Unione Europea ma la sfiducia verso Bruxelles cresce in tutto il Vecchio Continente

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Anche a Londra sale il clima anti Ue: due ministri del governo Cameron si esprimono a favore dell'uscita dall'Unione Europea ma la sfiducia verso Bruxelles cresce in tutto il Vecchio Continente

Anche nella già “euro-tiepida” Londra si fa strada un clima crescente contro l’Unione Europea. Il premier David Cameron ha proposto un referendum entro il 2017 per fare decidere ai sudditi di Sua Maestà se vorranno una volta per tutte restare o lasciare la UE. E due suoi ministri, quello all’Istruzione e suo consigliere, Michael Gove, e quello alla Difesa, Phillip Hammond, si sono espressi in favore di uno “yes” alla fuoriuscita dall’Europa di Bruxelles.  

Crisi Euro alla base dell’euroscetticismo

Un sentimento, quello di metà governo conservatore, che nella stessa Europa continentale sta trovando sempre più affinità in stati un tempo non sospetti. I sondaggi testimoniano che circa il 45% dei francesi è ormai contrario alla UE, mentre in altri due stati di peso, ossia Germania e Italia, storicamente filo-europeisti, il consenso favorevole a Bruxelles è nettamente una minoranza, vuoi per la crisi dell’Eurozona, analizzata da due punti di vista contrapposti, vuoi anche per l’inconcludenza che spesso la UE sembra comunicare ai suoi cittadini. Fatto sta che se oggi si andasse a votare, la Gran Bretagna potrebbe staccarsi dal resto dell’Unione, mentre anche gli stati-guida non trovano più consenso interno per scelte propinate in ossequio all’unità europea.  

Euroscetticismo: la mappa della protesta anti UE

Il sintomo più grave per il crescente anti-europeismo lo si è avuto proprio in Italia con le elezioni di febbraio, dove i risultati hanno dimostrato senza ombra di dubbio la netta prevalenza delle forze politiche meno filo-Bruxelles, Movimento 5 Stelle in testa e PDL. Il partito di Beppe Grillo, in particolare, ha proposto che Roma segua l’esempio della Gran Bretagna e indica un referendum, ma sull’euro. Un’opzione, che in Germania è rivendicata dal neo-nato partito “Alternativa per la Germania”, costituito da numerosi accademici, giornalisti e imprenditori tedeschi, stanchi dei salvataggi europei e desiderosi di scoprire se la maggioranza dei loro concittadini voglia il ritorno o meno al marco. I sondaggi confermano l’apparente successo di AfD, tanto che a un mese dalla nascita, la formazione supererebbe il 5% dei consensi, necessari per entrare al Bundestag, in vista delle elezioni federali del 22 settembre (Sciogliere l’Eurozona per salvare l’Europa, ecco il partito anti-euro tedesco). Altro stato-chiave è la Francia, dilaniata da una crisi dei conti pubblici, ma che inizia ad essere pure economica e sociale. Inutile dire che il tracollo nei consensi per i socialisti, giunti all’Eliseo e maggioranza in entrambi i rami del Parlamento da appena un anno, è compensato dall’ascesa del Front National di Marine Le Pen, formazione di estrema destra, di chiara impronta anti-europeista. E anche nella moribonda Grecia, se oggi si tornasse al voto, i partiti filo-UE sarebbero sbranati da movimenti neo-nazisti e filo-comunisti, che in comune hanno solo la contrarietà alle politiche di austerità di Bruxelles.

Può questa Europa sopravvivere contro il volere di fette crescenti dei suoi popoli? Potranno ancora essere adottate dentro i confini degli stati membri misure impopolari, in nome della vecchia e poco amata Europa?

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