Formula 1, il pilota Nikita Mazepin licenziato dalla Haas ed ora sempre più nei guai

Va sempre peggio per il pilota di Formula 1 Mazepin, dopo il licenziamento anche la confisca di una proprietà in Sardegna.

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Continua la cacca alle streghe del mondo occidentale nei confronti di russi famosi. Stavolta è il turno del pilota di Formula 1 Nikita Mazepin, che già da tempo viene punito per le colpe del suo presidente. Dopo essere stato licenziato dalla Haas, ora viene perseguitato dalla Guardia di Finanza italiana.

Formula 1, Mazepin perseguitato

La persecuzione operata ai danni di Mazepin non è del tutto campata in aria, almeno da un punto di vista politico. Il pilota di Formula 1 è figlio di un grande oligarca russo, a quanto pare particolarmente vicino allo stesso Putin. Quindi è naturale che in qualche modo colpire lui significa fare del male indirettamente a tutta la sua famiglia e quindi scatenare l’ira dei grandi oligarchi russi contro lo zar del loro paese. Benché dunque la cosa abbia una sua logica anche condivisibile, è innegabile però che Mazepin sta pagando per colpe non direttamente sue.

Licenziato il 5 marzo dalla casa automobilistica di Formula 1 per la sola colpa che il suo paese ha invaso l’Ucraina. A ben vedere, si tratta di una forma di razzismo verso cui al momento tutti o quasi stanno tacendo. Mazepin paga perché russo. Il suo essere russo giustifica un licenziamento. Questo il dato che emerge dalla notizia. Ma non è tutto, perché i guai per lui non sono ancora finiti. Stavolta si tratta di un congelamento di beni eseguito dalla Guardia di Finanza e riguarda un complesso immobiliare ad uso residenziale a Portisco, nel comune di Olbia, in Sardegna, (provincia di Sassari), del valore di 105 milioni di euro.

Formula 1. Mazepin si sfoga

Congelare i beni degli oligarchi russi è l’obiettivo che l’Europa e gli Stati Uniti stanno perseguendo per ostacolare la guerra di Putin.

Mazepin però non ci sta, parla di cancel culture ai danni dei russi e si professa pacifista. A onor del vero, non possiamo dargli torto, anzi in merito al suo licenziamento dal mondo della Formula 1 possiamo parlare di vero e proprio razzismo, altro che cancel culture, termini moderni che a volte fanno solo più confusione che altro.

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