Febbre emorragica della Crimea, il caso scatena il panico, sintomi e cure

Nuova paura, ecco il caso di febbre emorragica della Crimea che sta scatenando il panico in Spagna e non solo.

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Il caso registrato in Spagna sta facendo il giro del mondo. La febbre emorragica della Crimea-Congo è una malattia fatale trasmessa dalle zecche. Ma quali sono i sintomi e le possibili cure?

Febbre emorragica, paura per il nuovo caso

Identificato e isolato in Spagna un caso di febbre emorragica, una zoonosi causata dal virus CCHF che viene trasmesso dalle zecche. Nessun panico comunque, si tratta di una malattia nota sin dal 1944, e della quale solo pochi casi si sono riscontrati in tutti questi anni in Europa. È però una malattia fatale, quindi è bene scoprire come si può contrarre, quali siano i sintomi e se esiste una possibile cura definitiva. Facciamo il punto della situazione.

La febbre emorragica della Crimea-Congo prende questo nome perché il primo caso fu riscontato in Crimea e isolato in Congo. La sintomatologia è molto variegata, le infezioni lievi possono essere asintomatiche, oppure manifestarsi con sintomi leggeri come mal di testa e dolori. In casi gravi invece si passa a sintomi tipo ebbre alta, vomito, diarrea, sbalzi d’umore o confusione, fino a manifestazioni emorragiche e a deficit multiorgano. In questo secondo caso il tasso di mortalità è del 30%. Chi riesce a sopravvivere dalla fase grave della patologia, torna a stare bene nel giro di una decina di giorni.

Febbre emorragica, trasmissione e cure

La trasmissione avviene attraverso il morso di una zecca appartenente al genere Hyalomma, oltre che naturalmente contagiati da sangue e fluidi di persone che ne sono affette. Non ci sono terapie antivirali mirate, ma secondo alcuni esperti la somministrazione dell’antivirale ad ampio spettro denominato ribavirina può prevenire che la situazione si aggravi dopo i primi sintomi. Naturalmente non esistono vaccini, ma si sta studiando sulla somministrazione di antivirali alternativi come il favipiravirl, oltre che la terapia di immunoglobine ricavate da pazienti affetti dalla patologia, e secondo le prime analisi i riscontri sono stati già positivi.

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