30.000 militari di carriera da riposizionare in 20 anni: F35 salvi

30.000 militari di carriera da riposizionare in 20 anni a parte che è un tempo insolitamente lungo, come verranno riposizionati? E' giusto che tali persone abbiano trattamenti di favore rispetto ai normali cittadini?

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Il ministro della Difesa Giampaolo di Paola è partito dai dati numerici per spiegare le novità della riforma:  la nostra Difesa attualmente vanta 183 mila militari e 30 mila civili. Gli stipendi del personale peraltro rappresentano la voce che più pesa nel bilancio dei costi della Difesa e corrispondono al 62%. L’attuale impiego di forze umane è dunque troppo costoso. Insomma i militari sono troppi (verrebbe da chiedersi dove erano quindi nei giorni scorsi quando erano richiesti sulle strade per spalare la neve che ha paralizzato intere città). L’obiettivo della riforma è quello di ridurre il personale del 20%: entro un decennio (nella più celere delle ipotesi) saranno tagliate 43 mila unità (circa 30 mila militari e 10 mila volontari civili) per un risparmio complessivo di circa 2 miliardi. I soldi risparmiati serviranno a comprare più armi e in particolare saranno investiti nell’acquisto dei 90 F35. Meno personale e più mezzi: questo il motto riassuntivo del piano di intervento del Governo. Ma si tratta di un piano che lascia inspiegati alcuni punti fondamentali.   Prima di tutto cosa giustifica questi tempi insolitamente lunghi? Quotidianamente ascoltiamo di

Ministro della Difesa Giampaolo de Paola, che con la sua riforma, vorrebbe ridurre in 10 anni, il 20% del personale delle Forze Armate Italiane

aziende che falliscono lasciando senza lavoro i dipendenti da un giorno all’altro. Perché questo taglio richiede dai 10 ai 20 anni? La ragione va ricercata nei privilegi che da anni forze dell’ordine e dipendenti pubblici vantano rispetto ai lavoratori privati. Per queste categorie infatti non sono applicabili strumenti come mobilità e cassa integrazione straordinaria. Il primo passo è quello di ridurre l’accesso di nuove reclute (un’altra categoria lavorativa destinata ad invecchiare): ma intervenire solo su questo fronte richiederebbe circa un ventennio prima di arrivare alla soglia desiderata. Occorre quindi, sottolinea il Ministro della Difesa, agevolare le uscite: ma in che modo? Come verranno ricollocati i militari in esubero? Saranno messi in pratica programmi di assistenza al reinserimento nel mondo del lavoro esterno ma strumento prioritario sarà la mobilità verso altre amministrazioni. Ma il riciclo indifferenziato non rischia di compromettere la competenza del personale pubblico? Si prevede inoltre di estendere la ARQ (Aspettativa per riduzione quadri) per i militari. Se necessario infine non saranno esclusi contratti part time e turn over. La riforma coinvolgerà anche e

Invece di tagliare risorse umane, forse sarebbe meglio tagliare i privilegi di cui, anche, le alte cariche militari godono, come ad esempio le auto blu.

soprattutto le più alte cariche militari.
E se invece di tagliare risorse umane si risparmiasse proprio abolendo costi non dovuti e eliminando i privilegi della casta militare? Nel clamore suscitato dalla questione sugli F35 è passato abbastanza sotto silenzio, anche perché rubricato al Ministero come “Documento non classificato controllato” e quindi non divulgato al di fuori degli ambienti militari, il dossier, firmato dal Segretario generale della Difesa che conferisce privilegi, quali l’uso delle auto blu, alle più alte cariche militari. Il documento è stato rilevato dalla giornalista del Il Fatto Quotidiano Paola Zanca. Dalle pagine del dossier emerge una vera e propria lobby dei vertici militari: hanno diritto ad autista e auto blu (con cilindrata superiore ai 2400 cc) tutte le autorità di vertice (il che include il ministro della Difesa, il capo di gabinetto, i sottosegretari, il capo di stato maggiore della Difesa, della Marina, dell’Aeronautica e dell’Esercito, il comandante generale dei Carabinieri e tutti gli altri rilevanti generali e ammiragli). Macchine di cilindrata inferiore sono riservate a ufficiali, capi reparto etc. Il tutto indipendentemente dalle ragioni del trasporto e quindi anche per motivi privati e assolutamente non inerenti alle funzioni pubbliche svolte.
Colpire questi privilegi non è forse più coerente che ridurre l’accesso alla carriera militare nell’ottica di rigore decantata dal Governo Monti? Del resto anche senza scendere in tecnicismi il paradosso appare evidente: da un lato si tende a sminuire la propensione bellica del nostro Paese tagliando il numero del personale militare, dall’altro però si conferma l’acquisto di caccia costosissimi. Le guerre degli alleati sono più importanti della pubblica sicurezza nazionale?   I 10 PUNTI DEL DOSSIER F-35

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