Elezioni Iran, ultra-conservatore Raisi verso la presidenza: moderati spazzati via dall’ayatollah

Elezioni presidenziali col trucco quelle di oggi nella Repubblica Islamica, che si avvia a una presidenza impopolare e ultra-conservatrice

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Elezioni presidenziali in Iran oggi

Si sono aperti alle 7 di questa mattina, ore locali, i seggi in Iran per le elezioni presidenziali. I candidati in corsa erano 7, ma 3 si sono ritirati. Quasi nessun dubbio sulla vittoria di Ebrahim Raisi, accreditato di un consenso al 64% stando ai sondaggi. Eppure, l’ultra-conservatore benedetto dall’ayatollah Khamenei risulta tutt’altro che popolare. Anzi, già bocciato sonoramente alle passate elezioni, è considerato tra i meno carismatici nei 42 anni di storia della Repubblica Islamica. E per questo, il Consiglio dei Guardiani ha bocciato tutte le candidature che avrebbero potuto avere qualche chance di successo, così da spianare la strada al proprio favorito.

Raisi ha 60 anni ed è considerato un papabile successore dello stesso Khamenei come guida spirituale dell’Iran. Con un passato oscuro e sanguinario di giudice, è sotto sanzioni USA sin dal 1988, anno in cui fece eliminare 5.000 oppositori politici con altrettante condanne a morte. E’ la prima volta nella Repubblica Islamica che un capo di stato viene sanzionato dall’America ancor prima di assumere la carica.

Il suo principale avversario e unico non conservatore è il moderato Abdolnaser Hemmati, fino a qualche settimana fa a capo della banca centrale. Ma i partiti riformisti non lo stanno appoggiando apertamente, anzi puntano a boicottare le elezioni in Iran per segnalare la propria opposizione alle scelte discutibili del Consiglio dei Guardiani. Il dato a cui guardare oggi sarà nei fatti non la percentuale ottenuta da Raisi, quanto l’affluenza. Ci si aspetta che sia molto bassa. Il popolo iraniano è disgustato dall’altissima corruzione del sistema politico e, soprattutto, del clero al potere. Probabile che diserterà le urne.

La vittoria di Raisi potrebbe diventare un boomerang per Teheran.

Un “falco” come presidente, peraltro non voluto da larghissimi strati della popolazione, rischia di estraniare quest’ultima e di rendere le istituzioni più deboli anche nel confronto internazionale. In questi mesi, l’Iran sta trattando con gli USA il ritorno all’accordo nucleare per superare le sanzioni reimposte dall’amministrazione Trump nel 2018. Ma alla Casa Bianca non apprezzeranno di certo che il loro interlocutore sia un estremista con un passato da sterminatore. Nel frattempo, l’economia iraniana resta dell’11% sotto i livelli del 2017, la disoccupazione giovanile è altissima e l’inflazione viaggia sempre a poco meno del 50%.

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