Coronavirus, sperimentazione Avigan: la verità sul farmaco e la valutazione AIFA

A breve potrebbero essere attivati protocolli per l’Avigan, farmaco antivirale che potrebbe contrastare il Coronavirus: la valutazione dell’AIFA.

di , pubblicato il
A breve potrebbero essere attivati protocolli per l’Avigan, farmaco antivirale che potrebbe contrastare il Coronavirus: la valutazione dell’AIFA.

Siamo in cerca di speranze, di farmaci che ci possano permettere di sconfiggere il Coronavirus: l’ultimo in ordine di tempo è l’Avigan (Favipiravir), un antivirale utilizzato in Giappone, già a partire dal marzo 2014, per contrastare forme di influenza dovute a virus nuovi o mutati per i quali altri antivirali non sembrano avere efficacia. L’Avigan è divenuto ‘famoso’ a seguito di un video, anch’esso ‘virale’, girato da un italiano e il governatore della Regione Veneto, Luca Zaia, ha già annunciato che la sperimentazione sarà avviata in Veneto, si spera sin dalla giornata di oggi. Ma di cosa si tratta? Quali speranze dobbiamo riporre in questo medicinale? E soprattutto, per fare informazione corretta, come funziona la sperimentazione di nuovi farmaci? Come si valuta l’efficacia di una nuova terapia? Su questi punti a rispondere è l’AIFA (l’Agenzia Italiana per il Farmaco).

La valutazione dell’AIFA sull’Avigan e la lotta al Coronavirus

Il giudizio dell’AIFA è stato piuttosto freddo, occorre scindere tra sperimentazione ed efficacia: avviare dei protocolli per l’utilizzazione di un nuovo farmaco per il Coronavirus non significa che la terapia abbia una reale efficacia. La sperimentazione è qualcosa che deve essere effettuata su un numero elevato di casi clinici prima di poter comprenderne la possibile efficacia e dunque partire con protocolli su vasta scala. La valutazione da parte dell’AIFA inizierà proprio oggi, ma non è il momento di coltivare false speranze: si sottolinea infatti che ad oggi il farmaco non è autorizzato né in Europa né negli USA e che non esistono prove scientifiche di efficacia. Domenico Mantoan, presidente dell’AIFA, ha sottolineato come la verifica sarà attivata e che l’Agenzia è sempre attenta all’analisi e allo sviluppo di nuovi trial clinici, anche perché, per sconfiggere il Coronavirus, occorre lavorare proprio sui farmaci antivirali.

Presto per cantare vittoria e attenzione alle fake news sul Coronavirus: le speranza sull’Avigan

La sperimentazione scientifica è qualcosa di estremamente complesso: si fonda su un numero altissimo di dati empirici per cui non si può e anzi non si deve cantare vittoria. Ci vuole tempo per valutare la risposta a un farmaco e occorre attendere i tempi giusti, che sono purtroppo piuttosto lunghi. L’AIFA spiega in una nota che, al momento, non ci sono studi clinici pubblicati sull’efficacia e soprattutto sulla ‘sicurezza’ dell’Avigan nel contrastare il Coronavirus. Esistono solo dati preliminari ma soprattutto soltanto uno studio in versione pre-proof (non ancora passato mediante la valutazione di altri scienziati e studiosi), condotto su un numero molto limitato di pazienti affetti da Covid-19, tra l’altro non particolarmente gravi, in cui l’Avigan è stato messo a confronto con un altro farmaco antivirale con l’aggiunta dell’interferone alfa-1b.

I dati disponibili, comunque ancora troppo scarsi, sembrano indicare un’attività del Favipiravir (Avigan) per quanto concerne la scomparsa del virus dal sangue e a partire da alcuni aspetti radiologici; mancano però sufficienti esperienze sull’uso clinico e sull’evoluzione della malattia da Coronavirus, per cui parlare già di ‘efficacia’ rasenta la fake news.

Altre valutazioni sull’Avigan e la sua efficacia contro il Coronavirus

Il dibattito, ovviamente, è molto ampio. A intervenire è stato anche Franco Locatelli, Presidente del Consiglio Superiore di Sanità, ha mostrato grande prudenza: una cosa è annunciare l’avvio di un protocollo, un’altra è parlare di efficacia nella lotta al Coronavirus.  Dall’Europa gli fa eco Guido Rasi, Direttore esecutivo dell’EMA (Agenzia Europea per i farmaci), il quale sottolinea l’impegno importante dell’Italia nella ricerca di nuovi farmaci per la cura al Covid-19, ma sostiene anche che, per valutare l’efficacia di una nuova terapia, occorre che la sperimentazione riguardi un numero vasto di pazienti e che soltanto a distanza di un mese è possibile effettuare una reale valutazione (così come si attendono i risultati della sperimentazione, partita da Napoli, con il farmaco anti-artrite). Si sottolinea inoltre come vadano scoraggiate iniziative locali e su una platea ridotta: l’EMA sta valutando al momento 20 nuovi farmaci e 35 vaccini, questi numeri devono far comprendere come la scienza proceda per tentativi e che bisogna essere molto attenti nel cantare vittoria.

E un’informazione corretta dovrebbe sempre tenere conto di questi aspetti, invece di gridare immediatamente alla scoperta di una nuova cura.

Leggete anche: Coronavirus, guarito paziente con nuovo farmaco: cos’è il Remdesivir e news Tocilizumab

[email protected]

Argomenti: ,