Coronavirus, previsioni Oms: perché il peggio deve ancora arrivare

Secondo Tedros Adhanom Ghebreyesus, direttore generale dell'Oms, dall'autunno nuova ondata di coronavirus mentre in Sudamerica si potrebbero raggiungere 438mila casi.

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Secondo Tedros Adhanom Ghebreyesus, direttore generale dell'Oms, dall'autunno nuova ondata di coronavirus mentre in Sudamerica si potrebbero raggiungere 438mila casi.

Nonostante i dati incoraggianti, il coronavirus continua a far paura e secondo l’Oms non solo una seconda ondata di contagi in autunno è possibile ma addirittura il peggio deve ancora venire. Queste sono le parole di Tedros Adhanom Ghebreyesus, direttore generale dell’Oms, che in sostanza non promettono nulla di buono.

Dall’autunno ondata ancora peggiore

Il presidente, in particolare, si riferisce alla divisione dei paesi che non aiuta a combattere la pandemia, motivo per cui sarà inviata una squadra di ricercatori in Cina per indagare sulle origini del virus e andare a fondo sulla questione. “Mi dispiace dirlo ma con questo ambiente e in queste condizioni, noi temiamo il peggio. Un mondo diviso aiuta il virus a diffondersi” ha ribadito Ghebreyesus che rincara la dose sostenendo che “abbiamo detto di mettere in quarantena la politicizzazione della pandemia e di restare uniti perché il virus è veloce e uccide e può sfruttare le divisioni tra di noi”. L’Oms insomma ha cercato di rammentare che la pandemia non è ancora finita e che anzi in autunno, con l’arrivo dei primi freddi e delle prime influenze potrebbe esplodere ancora e magari essere ancora peggiore.

Non abbassare la guardia

Sembra quasi un monito al comportamento spesso sregolato di moltissime persone che non solo non indossano più la mascherina nemmeno nei luoghi chiusi ma non rispettano le distanze creando assembramenti. Il virus insomma non è andato via e come ricorda l’Oms, la realtà è che non è così vicino il momento in cui se ne andrà. Il capo dell’Organizzazione Mondiale della Sanità ha cercato quindi di tenere alta l’attenzione non per spaventare ma per tenere uniti i Paesi, in una giornata segnata dal raggiungimento di 10 milioni di casi a distanza di 6 mesi dalla prima segnalazione.

Basta infatti vedere il bilancio in Sudamerica, si stimano 438mila casi entro ottobre, per capire la gravità del coronavirus. Secondo il direttore regionale per le Americhe dell’Organizzazione mondiale della sanità, Carissa Etienne, si prevede il picco in Cile e Colombia entro metà luglio, in Brasile, Argentina, Perù e Bolivia ad agosto e Costa Rica ad ottobre.

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