Coronavirus: perché i casi reali potrebbero essere 100mila, quando il picco?

Continuano a diffondersi notizie sul picco ma date certe sembrano non esserci anche se in molti auspicano per la fine di questa settimana.

di , pubblicato il
Continuano a diffondersi notizie sul picco ma date certe sembrano non esserci anche se in molti auspicano per la fine di questa settimana.

In Italia aumentano ogni giorno i casi di covid 19. Nell’attesa del picco, ad oggi, sono stati registrati quasi 30mila casi nel nostro paese ma secondo la fondazione Gimbe ci sarebbero almeno 70mila casi non identificati ecco perché il tasso di letalità e gravità sono sovrastimati.

Almeno 70mila casi non identificati

Come riporta Il Sole 24 Ore, che riprende le parole del presidente Gimbe, Nino Cartabellotta, nel nostro paese i casi sarebbero almeno 100mila e questo perchè molti non sono stati identificati. Questo, in un certo senso, ridurrebbe la gravità del virus anche se la guardia non va abbassata e soprattutto si pensa che «solo il distanziamento sociale può evitare il disastro sanitario al Sud». Il nostro paese, in ogni caso, si troverebbe nella giusta strada. Anche Spagna, Francia e Germania, dopo l’impennata dei casi, stanno seguendo il nostro stesso esempio.

Tornano alla gravità del covid 19, Gimbe fa notare che nel nostro paese la percezione del virus appare grave considerando i 30mila casi accertati, che invece potrebbero arrivare a 100mila, di cui 70mila non identificati. Questo, in sostanza, alleggerirebbe la situazione. “Questa distribuzione di gravità della malattia appare molto più severa di quella cinese: infatti, lo studio condotto sulla coorte cinese e pubblicato su JAMA riportava 44.415 casi confermati di cui 81% lievi, 14% severi (ospedalizzati) e 5% critici (in terapia intensiva), con un tasso grezzo di letalità del 2,3%” ha detto Nino Cartabellotta sottolineando che i tamponi vengono fatti solo a soggetti sintomatici e quindi ce ne sarebbero almeno 70 mila senza sintomi o con sintomi lievi. Da qui, prendendo i numeri di ricoverati e non, le percentuali e il tasso di letalità andrebbero a riallinearsi con i casi cinesi.

Secondo Gimbe, inoltre, per ora è impossibile dire quando tutto ciò finirà visto che i modelli predittivi sono influenzati dalla diffusione asincrona del coronavirus e l’assenza di un piano pandemico nel mondo. Resta quindi valida la necessità di rimanere a casa anche per evitare di contagiare anziani e persone fragili.

Quando potrebbe esserci il picco

In merito al picco del coronavirus che si attende per poi vedere il declino dei casi, ci sono varie teorie. Alcuni esperti hanno parlato di domenica 22 marzo ma solo se tutti gli italiani rispettano le regole imposte dal decreto dell’11 marzo. Altri esperti, invece, credono che sia inutile fare previsioni e soprattutto comunicare un giorno preciso. In ogni caso l’unico modo per risolvere l’epidemia è trovare il vaccino e una cura. Secondo Alessandro Vespignani, fisico e informatico del Network Science Institute, come scrive Il Corriere, l’inversione di tendenza potrebbe iniziare alla fine di questa settimana mentre il virologo Roberto Burioni crede che sia “impossibile davvero sapere quando accadrà. In teoria, se le misure di contenimento hanno funzionato, il loro effetto sarebbe tra 15 giorni. Ma immaginiamo che il reale picco dei contagi sia stato ieri: ce ne accorgeremmo solo tra 10-15 giorni, visto che il periodo di incubazione va da 2 a 11 giorni, con una media di 5-6 giorni.”

Leggi anche: Coronavirus, guarito paziente con nuovo farmaco: cos’è il Remdesivir e news Tocilizumab

[email protected]

Argomenti: , ,