Con catasto e rendite finanziarie ecco perché la delega fiscale del Governo è bloccata da sette mesi

Cosa sta bloccando da 7 mesi la delega fiscale di Draghi? Per molti esperti è nodo cruciale per la ripartenza del paese.

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Dimissioni Draghi quando si vota elezioni politiche

Non si riesce ancora a trovare un punto d’incontro in merio alla delega fiscale del Governo Draghi. Il premier si è incontrato con gli esponenti del Centrodestra a metà aprile, meeting che non è bastato a sbrogliare una matassa ormai bloccata da 7 mesi. Tra catasto e rendite finanziarie la questione rimane quindi ancora tutta da risolvere.

Delega fiscale Draghi, a che punto siamo?

Le debolezze strutturali del paese hanno tra le azioni chiave la delega fiscale di Draghi. Così secondo il Pnrr che considera quindi tale azione come parte fondamentale e integrante della ripresa dell’Italia. Da 7 mesi però tale manovra rimane ancora nel limbo delle possibilità. A commentare la situazione anche Luigi Marattin, Commissione Finanze della Camera, il quale afferma: Rischio di buttare a mare quel lavoro condiviso”. Nemmeno i tentativi di mediazione su catasto e aliquote sui redditi da capitale sono stati sufficienti per un accordo di maggioranza.

Gli fa eco la capogruppo M5s in commissione Vita Martinciglio: “Il governo valuti se ci sono le condizioni per un accordo, altrimenti si proceda con un calendario stabilito e ogni forza politica, in tal caso, si assumerà le responsabilità delle proprie scelte”. Ma quali sono gli scontri sulla questione fisco? Su tutti c’è la revisione del catasto per individuare gli immobili fantasma. La precisazione del Tesoro in merito è chiara: “non deve derivare un incremento della pressione tributaria rispetto a quella derivante dall’applicazione della legislazione vigente”.

Delega fiscale Draghi, troppi rinvii

Mentre i sondaggi politici per i partiti procedono, si continua a discutere della delega. In programma per il 19 aprile, poi rinviata al 9 maggio, ora nuovamente procrastinata, la delega fiscale resta uno snodo cruciale per la ripresa economica del paese.

Il sottosegretario leghista all’Economia, Federico Freni, ha fatto sapere che “il rinvio origina dalla necessità di chiudere un pacchetto che possa essere votato da tutti serenamente“. L’alternativa sarebbe andare in aula dando fiducia al testo originario, vista l’assenza di un accordo. Intanto, l’altro snodo a proposito di decreti, è quello da risolvere sul del concorrenza, ma anche qui ci sono le problematiche relative alle concessioni idroelettriche. L’auspicio è che si possa chiudere l’accordo a luglio.

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