Classifica dei rincari alimentari 2022: 20 alimenti che ora costano di più

Gli alimenti che hanno fatto registrare maggiori rincari da marzo 2021 a marzo 2022.

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Sulla base dei dati Istat, l’Unione Nazionale Consumatori ha stilato la classifica dei rincari alimentari, quegli alimenti che hanno subito i maggiori rincari a marzo 2022, confrontandoli con i prezzi di un anno prima (marzo 2021). La lista pubblicata dall’associazione conferma il rincaro esponenziale subito da numerosi alimenti a causa della guerra in Ucraina e per gli effetti della pandemia, che ancora si fanno sentire in Italia e nel resto del mondo.

Di seguito la classifica degli alimenti che hanno fatto registrare i maggiori rincari.

Classifica alimenti con i maggiori rincari in Italia a marzo 2022

Ecco quali sono i 20 alimenti venduti nei supermercati italiani che hanno subito i più alti rincari rispetto a un anno fa:

· pere: +34,2%
· olio (diverso da quello di oliva): 25,9%
· carote, finocchi, cipolle, asparagi, carciofi: +20,8%
· pomodori: +20,6%
· cetrioli, melanzane, zucchine, piselli, peperoni, fagiolini: +18%
· burro: +17,6%
· pasta secca e fresca: +16,5%
· arance: +12,4%
· cavoli: +12,2%
· crostacei freschi: +11,4%
· pesche: +11,2%
· farina: +10,7%
· molluschi freschi: +10,6%
· insalata: +9,9%
· carne conservata e trasformata: +9,1%
· pollame: +8,4%
· mandarini: +8,3%
· spinaci: +8,2%
· ananas, avocado, mango: +8,1%
· pesce fresco: +7,6%.

Quelli sopra sono soltanto i primi 20 alimenti con maggiori rincari, va da sé che ce ne sono ancora altri, e di importanti, non contemplati in questa lista. Quali? A rivelarlo è sempre l’Unione Nazionale Consumatori.

Rincari alimentari, alimenti che hanno fatto registrare maggiori rincari da marzo 2021 a marzo 2022 fuori classifica:

· ravioli: +6,1%
· gelati: +6,1%
· pane fresco: +5,9%
· pane conservato: +5,6%
· latte conservato: +5,6%
· olio di oliva: +5,3%
· carne ovina e caprina: +4,9%
· uova: +4,9%

Per distacco, dunque, l’alimento più rincarato da un anno a questa parte sono le pere, con prezzi più alti del 30%. Non va meglio nemmeno all’olio diverso da quello di oliva e ai radici, bulbi non amidacei e altri vegetali, che fanno segnare un rincaro superiore al 20%.

Prezzi superiori al 20% anche per i pomodori, al quarto posto della classifica stilata dall’Unione Nazionale Consumatori.

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