Chi vuole la pace in Ucraina deve essere pronto a rinunciare al condizionatore, è proprio così?

Pace in Ucraina: la domanda posta dal premier Draghi fa discutere.

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Nelle ultime ore sta facendo discutere la domanda posta dal premier Draghi in merito alla pace in Ucraina scambiata con il condizionatore durante la presentazione del Def insieme al ministro dell’Economia Daniele Franco.

Pace in Ucraina: la domanda posta dal premier Draghi fa discutere 

«Ci chiediamo se il prezzo del gas possa essere scambiato per la pace. Cosa preferiamo? La pace o stare con il condizionatore acceso tutta l’estate? Questa è la domanda che ci dobbiamo porre». Ben presto la domanda di domanda di Draghi è diventata un meme sui social. Il tema è ovviamente legato all’indipendenza dell’Italia dal gas russo e la pace in Ucraina, dopo una guerra che sta durando dal 24 febbraio scorso e che finora ha ucciso migliaia di persone.

Il quesito posto da Draghi ha ovviamente scatenato varie reazioni. Secondo il leader del Movimento 5 stelle, Giuseppe Conte:

«Pace o condizionatori? Non porrei questo interrogativo in modo così manicheo perché poi il rischio è che la popolazione creda che se rinuncia ai condizionatori poi ottiene sul piatto la pace. Non credo che sia proprio così».

Le reazioni alla frase di Draghi

Anche il giornalista Lucio Caracciolo è sembrato piuttosto scettico sul tema delle sanzioni alla Russia: “Pace o condizionatore acceso? Ho il timore che gli italiani sceglierebbero il secondo. Le sanzioni non hanno mai funzionato”.
E sull’idea di abbandonare il gas russo per fare danno all’economia e obbligare Putin a ritirare le truppe si è espresso anche Leonardo Becchetti, ordinario di Economia politica all’università di Roma Tor Vergata:

“Non mi piace molto il dibattito di questi giorni, in alcuni casi si pensa che l’unico sostituto al gas russo sia altro gas.

Dobbiamo sostituire il gas russo con le energie rinnovabili non solo per la pace ma anche per la salute collettiva e per combattere il cambiamento climatico.”

L’Italia progetta l’indipendenza dal gas russo ma ci vorranno almeno due o tre anni per l’uscita totale, intanto grazie alle missioni in Algeria e in altri paesi di Di Maio, si sta cercando di trovare altre soluzioni.

Vedi anche: Il Governo Draghi ha un piano per rinunciare al gas russo, ma ci sono sacrifici e pure tutti questi rischi

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