'Ballarò del 6 novembre porta alla luce la questione dei ricongiungimenti onerosi

Ballarò del 6 novembre porta alla luce la questione dei ricongiungimenti onerosi

Non sono solo gli esodati le vittime di una trappola nel sistema pensionistico: “fregato” chi ha versato i contributi in più casse previdenziali

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Non sono solo gli esodati le vittime di una trappola nel sistema pensionistico: “fregato” chi ha versato i contributi in più casse previdenziali

Ieri sera, martedì 6 novembre 2012, è andata in onda una nuova puntata di Ballarò: tema centrale del dibattito in studio è stata la Legge di Stabilità (e le modifiche che sta subendo in Parlamento il progetto iniziale). Ma un servizio andato in onda ha posto l’accento anche su un’altra questione di cui si parla poco e che invece sta mettendo in crisi molti italiani in età pensionabile “costretti” a continuare a lavorare (Copertina Ballarò 30 ottobre 2012 firmata da Maurizio Crozza).

Ricongiungimento oneroso: quando andare in pensione diventa un lusso

Quando si parla di pensioni oggi la questione non è mai rosea: si parla spesso degli anziani costretti a sopravvivere con meno di mille euro al mese. Dopo la riforma Fornero ha fatto scalpore poi la questione degli esodati, ovvero i lavoratori che, prossimi all’età pensionabile, hanno accettato una buona uscita per anticipare di qualche anno la pensione. Una categoria che ad oggi si trova in un limbo: non ha ancora raggiunto i nuovi requisiti per la pensione ma è ormai fuori dal mercato del lavoro e trova serie difficoltà a trovare un altro impiego.

Ma c’è un’altra categoria caduta nella  trappola del sistema pensionistico e di cui invece si parla poco: sono i lavoratori che hanno versato i contributi in più di una cassa pensionistica. Pensiamo ad esempio ad una persona che nella vita ha lavorato diversi anni come dipendente privato (versando quindi i contributi all’Inps) per essere poi assunta in un ufficio pubblico (cambiando quindi Cassa previdenziale di riferimento e iniziando a versare all’Inpdap).  Fino al 2010 queste persone, per andare in pensione, dovevano richiedere il ricongiungimento dei contributi in un’unica cassa: operazione gratuita dal 1979.

Con il governo Berlusconi, e la legge 122 del 2010 le cose però sono notevolmente cambiate: il ricongiungimento si paga e l’importo dovuto è spesso tanto oneroso da scoraggiare i soggetti interessati che rinunciano ad andare in pensione. Si tratta di cifre stimate intorno ai 50 mila euro ma che, in alcuni casi, arrivano anche a cifre astronomiche di centinaia di migliaia di euro.

Una beffa che si palesa ancor di più nella sua ingiustizia di fondo nel caso in cui il lavoratore non ha neppure cambiato occupazione: pensiamo ad esempio al caso di un dipendente in un’azienda privata che viene poi nel corso degli anni inglobata da un ente pubblico. La gestione della situazione previdenziale di riferimento cambierà anche se di fatto il posto di lavoro resta lo stesso.

Le conseguenze di questa legge sono disastrose per molti lavoratori prossimi alla pensione. Ad essere penalizzate sono soprattutto le lavoratrici donne nel settore pubblico, costrette a rinunciare alla ricongiunzione, a proprie spese, verso l’Inpdap perché troppo costosa e la categoria dei lavoratori del comparto elettrico e telefonico per i quali la ricognizione all’AGO dei contributi versati in passato ai fondi telefonici ed elettrici comporta un esborso di decine di migliaia di euro.

 Perché gli esodati fanno notizia e il ricongiungimento oneroso no

Della situazione drammatica in cui si trovano i contribuenti costretti al ricongiungimento oneroso la stampa si è occupata poco. Qualche mese fa la trasmissione Report aveva dedicato un approfondimento all’argomento, intervistando Parlamentari che, pur definendo iniquo il provvedimento, hanno ammesso di averlo votato. Un sistema difeso invece a spada tratta dal ministro Fornero che ha sottolineato come i privilegi voluti vadano pagati. Ma quei contributi i lavoratori non li hanno già pagati?

Chi non ha i soldi da sborsare per il ricongiungimento deve optare per la totalizzazione, che comporta un notevole alleggerimento dell’assegno mensile (perché l trattamento viene calcolato interamente con il metodo contributivo, anche per le quote che si riferiscono ad anzianità maturate entro il 31 dicembre 1995).

La ricongiunzione, invece, ha il vantaggio di dare valore alle anzianità versate prima del ’96 andando ad incrementare la quota retributiva. Se infatti fino al dicembre ’95 la regola era quella del calcolo retributivo (quindi il conteggio  si basa sull’ultima busta paga), con il sistema contributivo si calcolano solo i contributi effettivamente versati nel corso degli anni.

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