Aumenti prezzi materie prime alimentari: l’analisi della Fao

Rincari dei prezzi delle materie prime alimentare. Ecco l'analisi della Fao. In vetta le quotazioni degli oli vegetali ma anche dei prodotti lattiero-caseari.

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Aumenti materie prime alimentari

Dalle ultime proiezioni della Fao, emerge che l’indice dei prezzi delle materie prime alimentari è aumentato. Nel mese appena trascorso, infatti, c’è stato il decimo aumento consecutivo. In vetta ci sono le quotazioni degli oli vegetali ma anche dei prodotti lattiero-caseari. Soltanto a marzo scorso, si è assistito ad un aumento dell’indice dei prezzi del 2,1% rispetto a febbraio raggiungendo il livello più alto da giugno 2014.

Materie prime alimentari: prezzi in aumento

Gli aumenti registrati dalla Fao del mese di marzo sono diversi a seconda della merce. È stato riscontrato infatti un aumento dell’8,0% dell’olio vegetale rispetto al febbraio 2021 che è dato più alto degli ultimi 10 anni. Il rincaro dei prezzi dell’olio di soia è da additarsi forse alla sempre maggiore domanda proveniente dal settore del biodiesel.
È aumentato anche l’indice dei prodotti lattiero-caseari del 3,9% rispetto a febbraio come quello del burro. Il motivo è la domanda più alta in vista della ripresa del settore alimentare a fronte di un’offerta limitata in Europa. Gli aumenti riguardano anche il prezzo del latte in polvere a causa delle maggiori importazioni soprattutto in Cina e non solo. Si è assistito infatti al calo della produttività in Oceania e alla disponibilità minima di container in Nord America e in Europa.

Aumenti materie prime alimentari

Gli aumenti riguardano anche la carne con un rincaro del 2,3% rispetto a febbraio con quotazioni più elevate di carne di maiale e pollame anche in vista delle festività di Pasqua. Il prezzo della carne bovina è rimasto invece pressoché simile mentre quello della carne ovina è diminuito. Quest’ultimo dato si è verificato a causa del clima secco.
Il prezzo dei cereali, invece, è sceso dell’1,8% ma rispetto al 2020 si riscontra comunque un aumento del 26,5%.

Sono diminuiti i costi del mais, del riso ma anche quelli dell’esportazione del grano e dello zucchero (del 4% a marzo). Quest’ultimo dato è da additarsi alla prospettiva di grandi esportazioni dall’India. In ogni caso l’indice dei prezzi è rimasto alto rispetto allo steso periodo del 2020 (oltre il 30%). Sono aumentati invece quelli del sorgo.

Le prospettive future

Secondo le stime della Fao, la produzione mondiale dei cereali aumenterà nel 2021 per il terzo anno consecutivo. Si prevede, infatti, che quella globale di grano arriverà ad un nuovo massimo di 785 milioni di tonnellate nel 2021. Con un aumento, quindi, dell’1,4% rispetto al 2020. Si prevede, inoltre, una produzione maggiore anche di mais con un raccolto record in Brasile.
Per la stagione 2020/2021 si stima, infine, che l’utilizzo in tutto il mondo di cereali sarà di 2.777 milioni di tonnellate. Un aumento del 2,4% rispetto all’anno antecedente soprattutto per i mangimi di grano ed orzo in Cina. In tale Stato, infatti, il settore dell’allevamento è in forte ripresa dopo la peste suina africana.
La previsione Fao per la fine del 2021 è che lo scorte mondiali di cereali diminuiranno dell’1,7% e che il rapporto tra stock di cereali e consumo per la stagione 2020/2021 scenderà di 7 anni al minimo del 28,4%.

Fonte: sito ufficiale Fao
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