Antibiotico resistenza spaventa l’Italia, numeri da paura per i decessi

Un terzo dei decessi europei dovuti all'antibiotico resistenza si trova in Italia. Case farmaceutiche impotenti davanti ai nuovi super microbi.

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Un terzo dei decessi europei dovuti all'antibiotico resistenza si trova in Italia. Case farmaceutiche impotenti davanti ai nuovi super microbi.

Un triste primato quello dell’Italia, cui spetta appunto il primo posto nei decessi causati da antibiotico resistenza. Cifre davvero preoccupanti se si considerano i decessi in relazione all’Europa. Su 33 mila, 10 mila sono italiani, un terzo.

Antibiotico resistenza, i numeri che spaventano l’Italia

Discussi a Milano durante il VII Congresso Internazionale Amit i numeri che stanno spaventando il belpaese.

Ecco le parole del professor Marco Tinelli, Presidente del Congresso, a riguardo: “Qualunque tipo di infezione, dalle più banali come semplici infezioni cutanee o urinarie, a infezioni gravi, quali polmoniti e sepsi può essere causato da batteri antibiotico-resistenti. Sembra un paradosso, ma anche una persona che non abbia mai assunto antibiotici corre il rischio di avere un’infezione da batteri resistenti”.

Sotto accusa Big Pharma, incapace al momento di contrastare i superbug, ovvero questi microbi diventati talmente resistenti da schiantare gli attuali anticorpi. Il problema infatti è proprio questo, al momento la comunità farmaceutica sembra incapace di rispondere ai nuovi microbi, decisamente più forti degli anticorpi attualmente a nostra disposizione. La ong Access to Medicine foundation però non è persuasa dalla bontà dell’industria farmaceutica e reputa il ritardo una grave colpa.

Quella dell’antibiotico resistenza sta diventando quindi sempre più un problema grande e, almeno per il momento, quasi insormontabile, con i diretti interessati che sembrano ad ora impotenti davanti ai microbi del nuovo millennio, capaci di oppure appunto una grande resistenza a qualsiasi tipo di anticorpo attualmente in nostro possesso. Oltre il preoccupante fenomeno in sé, però preoccupa soprattutto la situazione in Italia, dove i numeri spaventosi sono spesso associati anche a carenze di assistenza sanitaria e sociosanitaria.

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