Uber, le clamorose dimissioni del numero uno

Uber: nelle scorse ore il CEO Travis Kalanick travolto dagli scandali personali ha dato le dimissioni da numero uno della società.

di Andrea Senatore, pubblicato il
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Il Ceo di Uber, Travis Kalanick, che è anche fondatore della compagnia, nelle scorse ore ha annunciato le sue dimissioni da amministratore delegato della società. La decisione del numero uno di dimettersi arriva dopo un periodo in cui il suo nome è stato spesso al centro di una vera e propria bufera mediatica, in seguito a una serie di scandali che lo hanno interessato. Ricordiamo che Uber è la App che garantisce un servizio istantaneo di trasporto di persone a prezzi particolarmente concorrenziali.

Uber: si dimette il Ceo Travis Kalanick

Proprio per questo motivo Uber si è attirata l’antipatia di numerose categorie a cominciare dai tassisti, che hanno visto in questa maniera crescere esponenzialmente la concorrenza. La società in questione, attualmente, viene valutata 68 miliardi di dollari, una delle valutazioni più alte tra le società che non provengono dalla cosiddetta Silicon Valley. 

Capital First Round, Capital Minolta, Menlo Ventures e Fidelity Investments che sono tra i principali investitori di Uber hanno fatto pressioni al fine di far dimettere il Ceo Travis Kalanick dopo le polemiche e i numerosi scandali che si sono susseguiti nel corso degli ultimi mesi. Secondo gli investitori, l’influenza negativa di Kalanick stava pregiudicando la crescita della società.

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Kalanick ha dichiarato di aver deciso di dare le dimissioni proprio per l’amore che nutre nei confronti di Uber e che dunque in questa maniera vuole difendere dagli eventuali speculatori pronti a sfruttare le sue debolezze per danneggiare la famosa App di cui è stato fondatore. Ricordiamo, che il numero uno di Uber nei mesi scorsi è stato accusato di molestie sessuali da una ex dipendente.

Altra grana era arrivata da Google, che aveva denunciato il numero uno di Uber per presunte violazioni di proprietà intellettuale. Infine, le ultime accuse provenivano dalle autorità federali secondo cui l’ex CEO aveva fatto installare sulle auto un software per evitare i controlli da parte delle forze dell’ordine.

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Argomenti: Uber

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