Fiat Chrysler, il sospetto di Sergio Marchionne sulle accuse che arrivano dagli USA

Fiat Chrysler Automobiles, il CEO Sergio Marchionne respinge le accuse che arrivano dagli Stati Uniti nei confronti del suo gruppo

di Andrea Senatore, pubblicato il
Sergio Marchionne CEO di Fiat Chrysler

Fiat Chrysler è al centro di una vera e propria bufera mediatica dopo le accuse piovute ieri dagli Stati Uniti. L’EPA, l’agenzia per la protezione dell’ambiente negli Stati Uniti, ha accusato il gruppo italo americano di aver manomesso il software che regola le emissioni nocive nei motori diesel di oltre 100 mila veicoli venduti negli Stati Uniti dalla società diretta dall’amministratore delegato Sergio Marchionne.  Quest’ultimo nelle scorse ore è intervenuto chiarendo la posizione della sua azienda. Il Ceo ha risposto alle accuse, affermando che la situazione di FCA è completamente diversa da quella di Volkswagen. Infatti l’EPA e FCA già da circa un anno dialogavano sulla questione.

Fiat Chrysler: il sospetto di Sergio Marchionne

La diffusione della notizia secondo cui Fiat Chrysler avrebbe violato le regole del cosiddetto Clean Air Act, utilizzando un dispositivo n grado di truccare i dati sulle emissioni, ha destato sconcerto in Sergio Marchionne. Il numero uno di FCA non si aspettava che la notizia fosse diffusa dalla stampa in questo modo e proprio in questo momento. Tra l’altro il Boss del gruppo italo americano nelle ultime ore teme che la vicenda possa essere in qualche modo una diretta conseguenza di una vera e propria guerra politica fra Obama e Trump. Maliziosamente il CEO fa notare che la notizia è stata fatta trapelare proprio pochi giorni dopo l’annuncio di un investimento di oltre 1 miliardo di dollari negli USA, da parte di Fiat Chrysler. 

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Fiat Chrysler

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La notizia dell’ingente investimento di Fiat Chrysler negli USA per la produzione di 3 nuovi veicoli Jeep con 2 mila nuovi posti di lavoro, da molti è stata considerato come un gesto fatto per entrare nelle grazie del neo Presidente degli USA Donald Trump. I maggiori sospetti dell’amministratore delegato sono dati propri dalla tempistica degli avvenimenti. Il CEO comunque nega qualsiasi responsabilità, sottolinea le differenze con Volkswagen, affermando che in questo caso se un errore c’è stato da parte di FCA manca comunque la frode. In poche parole il numero uno di Fiat Chrysler ha accusato l’EPA di “grandstanding”, avendo voluto adottare una misura esemplare e ostentata a pochi giorni dall’insediamento dell’amministrazione Trump.

Ricordiamo che la notizia ieri aveva fatto crollare il titolo di FCA in Borsa, oggi fortunatamente le cose sembrano andare molto meglio per il gruppo italo americano. Ovviamente la questione è molto delicata, il rischio che FCA paghi una multa salatissima potrebbe rappresentare il colpo del KO per le speranze di migliorare la sua situazione finanziaria che rimane per il momento ancora molto precaria visto il grande indebitamento che grava sulla società. Questo del resto rimane il primo obiettivo della dirigenza. Anche a Bruxelles la situazione viene tenuta sotto osservazione, la portavoce della Commissione europea, Lucia Caudet ha definito la vicenda come ‘preoccupante’.

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Argomenti: FIAT Chrysler

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