Sentenza storica Lehman Brothers: per la prima volta un tribunale condanna la banca e tutela il risparmiatore

I titoli tossici continuano a mietere vittime tra grandi e piccoli risparmiatori. Lo scorso 14 gennaio una sentenza che potrebbe fare storia se presa come punto di riferimento. Risparmiatore investiva denaro in titoli Lehman Brothers, attraverso la banca UBI.

di Patrizia Del Pidio, pubblicato il
I titoli tossici continuano a mietere vittime tra grandi e piccoli risparmiatori. Lo scorso 14 gennaio una sentenza che potrebbe fare storia se presa come punto di riferimento. Risparmiatore investiva denaro in titoli Lehman Brothers, attraverso la banca UBI.

L’avvocato Zuccarello assieme al dott. Gian Marco Bardelli, partner della GMB Finance, entrambi collaboratori della Federcontribuenti, hanno permesso ad un risparmiatore di avere giustizia. Il correntista, convinto dalla banca che il consorzio Patti Chiari avrebbe monitorato il rischio dei titoli della banca americana, acquistava nel 2005 titoli Lehman Brothers, la banca che li vendeva l’UBI. Solo oggi il correntista è riuscito a rientrare in possesso degli 80 mila euro investiti. I titoli erano inseriti nell’elenco “obbligazioni basso rischio-basso rendimento” gestito e aggiornato dal Consorzio Patti Chiari. La sentenza rappresenta un precedente giurisprudenziale innovativo. Oltre a sancire la responsabilità della banca intermediaria, condanna anche il Consorzio Patti Chiari responsabile per aver colposamente mantenuto i titoli emessi da Lehman Brothers nel proprio listino tra le obbligazioni a basso rischio/basso rendimento. Una articolata perizia tecnica ha confermato che le variazioni del VaR dovevano spingere il consorzio Patti Chiari ad espellere i titoli dall’elenco già a partire da marzo 2008 (la banca americana è fallita il 15 settembre 2008). L’istruttoria ha rilevato l’anomala mancanza da parte sia della Banca che del Consorzio Patti Chiari, dei dati VaR che il Consorzio avrebbe dovuto calcolare giornalmente e settimanalmente al fine di misurare l’eventuale superamento dei limiti, superati i quali il titolo andava escluso dal listino. E’ emerso sorprendentemente che il Consorzio Patti Chiari non è stato in grado di produrre né i report né le ipotesi usate per formare i modelli posti a fondamento dei calcoli VaR effettuati. Una sentenza che dovrebbe fare da apri pista non solo per i tanti piccoli investitori coinvolti, non solo per tanti imprenditori costretti ad acquistare titoli che gli venivano venduti come affari del secolo quando invece erano saputamente tossici, ma anche per quanto riguarda i bilanci degli Stati coinvolti o anche regioni e province nel nostro caso. Ad oggi a quanto ammontano i titoli tossici? Sappiamo che sono la causa diretta della crisi mondiale che ci ha coinvolti tutti, ma cosa si è fatto per recuperare i soldi estorti dietro menzogna? ?   Comunicato Stampa Federcontribuenti

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Argomenti: Notizie