Ieri, Israele ha tenuto un collocamento sindacato per l’emissione del primo Eurobond dal cessate il fuoco a Gaza di ottobre. L’operazione è stata tenuta da Bank of America, Citi, Deutsche Bank, Goldman Sachs e JP Morgan e si è rivelata un grosso successo. Lo stato ebraico ha raccolto 6 miliardi di dollari, attirando richieste per 36 miliardi da 300 investitori di 30 stati differenti. Tra questi c’erano anche coloro che hanno sottoscritto gli Accordi di Abramo. L’esito è stato positivo per il Tesoro, che si è potuto permettere di piazzare sui mercati internazionali scadenze più lunghe del solito. C’è stata una tranche a 5 anni, una a 10 anni e una terza a 30 anni.
Eurobond di Israele emessi con successo
Gli spread rispetto ai Treasury di pari durata si sono ristretti rispettivamente a 90, 100 e 120 punti base. Le attese erano per risultati compresi tra +120 e +150 punti base. Stando ai rendimenti dei titoli americani, otteniamo che la tranche a 5 anni ha offerto all’incirca il 4,60% e quella a 10 anni il 5,20%. Infine, la tranche a 30 anni rende intorno al 6,10%. Rispetto agli Eurobond degli anni passati, Israele ha spuntato condizioni nettamente migliori. Lo spread è sceso a una media di 102 punti base o 1,02% dai 154 o 1,54% a cui era salito nel 2024.
Torna la fiducia sui mercati internazionali
L’ultima emissione di Eurobond per Israele risaliva al febbraio scorso, quando aveva incassato 5 miliardi. L’anno precedente, l’emissione era stata di 8 miliardi in tutto. I risultati positivi segnalano il ritorno all’appetito sui mercati internazionali per i titoli del debito israeliano. Essi sono stati oggetto di stigma da parte dei movimenti filo-palestinesi, che avevano spinto persino gli investitori istituzionali a stare attenti a non esporsi per non irritare una fetta della clientela e dell’opinione pubblica.
Condizioni macro e giudizi sul debito
Le stesse agenzie di rating hanno declassato il debito israeliano durante la guerra con Hamas, iniziata nell’ottobre del 2023 e apparentemente cessata nell’ottobre scorso. Di recente, soltanto S&P ha migliorato l’outlook a “positivo”. Fitch e Moody’s lo mantengono a “negativo”. I giudizi sono rispettivamente A/A/Baa1. In effetti, la guerra ha costretto il Tesoro ad aumentare il debito per finanziare le spese militari. Le emissioni sono salite a 289 miliardi di shekel o 89 miliardi di dollari nel 2024. E nel 2025 avrebbero superato ancora i 200 miliardi.
In genere, Israele si rifinanzia attraverso gli Eurobond per una frazione del suo indebitamento complessivo pari al 15%. Per il restante 85% fa affidamento sui risparmi interni, che sono e restano elevati. Quanto alle attuali condizioni macroeconomiche, il Pil nel 2025 sarebbe salito del 2,8% e per quest’anno la Banca di Israele lo vede accelerare al +5,2%. Il cambio contro il dollaro è salito ai massimi da 4 anni e segna un +27% dai minimi toccati nell’ottobre del 2023. Gli stessi CDS a 5 anni, che captano il rischio default, sono scesi a 69 punti base dai 160 sfiorati nell’ottobre del 2024.
Stigma sugli Eurobond di Israele scemato
Il debito pubblico è salito a quasi il 70% del Pil dal 60% prima dell’attacco di Hamas.
Il deficit dei 12 mesi al novembre scorso equivaleva a 29 miliardi di dollari, pari al 4,5% del Pil. Se il cessate il fuoco regge, il peggio sarebbe alle spalle sul piano anche dei conti pubblici. Le tensioni, tuttavia, nel tempo si sono estese anche a Siria e Libano, per cui lo scenario resta complesso. In ogni caso, il successo degli Eurobond in dollari multi-tranche di Israele segnala che lo stigma associato alla guerra sarebbe grosso modo rientrato. E questo aumenta le capacità di indebitamento sui mercati esteri in prospettiva.
giuseppe.timpone@investireoggi.it