Il Fisco continua a essere uno dei pilastri dell’azione del governo Meloni. Anzi, per molti osservatori rappresenta il settore nel quale l’esecutivo ha prodotto il maggior numero di interventi concreti. Tra rottamazioni delle cartelle, taglio del cuneo fiscale, modifiche all’IRPEF, ampliamento della flat tax e altre misure fiscali, le novità non sono mancate dall’inizio della legislatura.
E altre potrebbero arrivare con la prossima legge di Bilancio. La manovra per il 2027, infatti, sarà l’ultima della legislatura e rappresenterà un passaggio politico particolarmente significativo in vista delle future elezioni. Da tempo si parla di due possibili interventi fiscali molto attesi, ma solo uno dei due sembra avere concrete possibilità di vedere la luce.
A confermarlo è stato Maurizio Leo, viceministro dell’Economia e delle Finanze e numero due del dicastero guidato da Giancarlo Giorgetti.
In arrivo una nuova sforbiciata all’IRPEF: quali novità per la flat tax?
All’orizzonte potrebbe esserci un nuovo intervento sull’IRPEF, con l’obiettivo di alleggerire ulteriormente la pressione fiscale sul cosiddetto ceto medio.
La novità potrebbe trovare spazio nella prossima legge di Bilancio e riguarda il secondo scaglione IRPEF, già interessato da una riduzione dell’aliquota negli ultimi anni.
Fino al 31 dicembre 2025, infatti, la fascia di reddito compresa tra 28.000 e 50.000 euro era tassata con un’aliquota del 35%. Dal 2026, invece, l’aliquota è stata ridotta al 33%, garantendo un primo beneficio fiscale ai contribuenti interessati.
Già durante la fase di elaborazione della riforma si era parlato della possibilità di ampliare il secondo scaglione fino a 60.000 euro di reddito. Ma il progetto non venne concretizzato. Ora, però, l’ipotesi torna d’attualità e potrebbe essere inserita nella manovra per il 2027.
Ecco le novità possibili e quelle più difficili da realizzare
Se la modifica dovesse andare in porto, il secondo scaglione IRPEF sarebbe esteso dagli attuali 50.000 euro fino a 60.000 euro di reddito.
In pratica, la quota di reddito compresa tra 50.000 e 60.000 euro, oggi tassata al 43% perché ricade nel terzo e ultimo scaglione, passerebbe a beneficiare dell’aliquota del 33%.
Si tratterebbe di una riduzione del prelievo fiscale pari a 10 punti percentuali su quella fascia di reddito. Con un vantaggio significativo per i contribuenti interessati.
Nel corso di una recente intervista, Maurizio Leo ha definito questa misura «probabile al 70%», lasciando intendere che il progetto sia già in una fase avanzata di valutazione.
Diverso, invece, il discorso relativo alla flat tax per le partite IVA in regime forfettario.
Da tempo si parla della possibilità di elevare la soglia massima di accesso dagli attuali 85.000 euro a 100.000 euro di ricavi o compensi annui, ma su questo fronte il viceministro ha mostrato molta più prudenza.
Secondo Leo, infatti, le condizioni finanziarie necessarie per sostenere un ampliamento del regime forfettario non sembrano oggi particolarmente favorevoli. Per questo motivo, mentre il taglio dell’IRPEF appare una prospettiva concreta per il 2027, l’innalzamento della soglia della flat tax resta, almeno per il momento, un’ipotesi decisamente più difficile da realizzare.