FTSE Mib Futures Y SOPRAVVISSUTI di Idee e grafici. parte seconda (2 lettori)

dondiego49

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niente da fare sfondato pure quello 22,480 ora resta ultimo supporto ma ancora lontano

Lo stoc se vero e scarico si dovrebbe fare un po di carica


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Cosa dobbiamo aspettarci se oggi la Fed perde la «pazienza» sui tassi

di Riccardo Sorrentino18 marzo 2015Commenti (2)
IN QUESTO ARTICOLO

Argomenti: Andamento dei tassi | Fed | Janet Yellen | Michael Gapen | Ethan Harris | Stephen L. Jen | Daniel Vernazza | Stati Uniti d'America



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«Paziente», o no? L’attesa per la riunione della Federal Reserve di questa sera ruota attorno a una sola parola. Finora la banca centrale di Washington ha spiegato di voler essere paziente, appunto, rispetto al suo prossimo passo, «iniziare a normalizzare l’orientamento della politica monetaria» (in parole semplici: alzare i tassi di interesse dall’attuale livello dello 0-0,25 per cento). I mercati si aspettano che la stretta inizierà nella seconda metà di quest’anno, e quindi quella parola potrebbe scomparire dal comunicato di oggi. L’incertezza è però tanta e solleva due interrogativi: quella frase sarà davvero cambiata? Cosa avverrà in questo caso?

La disoccupazione al 5,5%...
Molte cose sono successe dall’ultima riunione del Comitato di politica monetaria (Fomc). La disoccupazione, innanzitutto, è calata al 5,5%, dopo aver creato almeno 288mila posti di lavoro al mese tra dicembre e febbraio. È il segnale, ha spiegato Michael Gapen di Barclays, che «la situazione del mercato del lavoro è robusta e, come tutta l’attività economica, ha probabilmente ricevuto uno stimolo dalla flessione dei prezzi del petrolio».
...ma resta forte la sottoccupazione
La Fed, nel 2013, aveva indicato nel 6,5% il livello di disoccupazione da raggiungere prima di poter alzare i tassi, poi però era risultata elevata la “sottoccupazione”. Quasi il 25% dei lavoratori part-time ancora oggi vorrebbero un posto a tempo pieno ma non lo trovano e per gli americani questo è un segnale di debolezza del mercato del lavoro. Senza contare che - come sottolinea Daniel Vernazza di Unicredit Bank London in una recente ricerca - misure più sofisticate di sottoccupazione indicano che la situazione è ancora più diffusa. Parte del recente calo della disoccupazione, oltretutto, è legata al fatto che molti americani, scoraggiati, hanno smesso di cercare un lavoro.
L’inflazione core è all’1,3%...
Le cose sono però sicuramente migliorate rispetto al passato e questo è il motivo per cui molti economisti si aspettano che la parola «paziente» scompaia e che a giugno o a luglio ci sia il primo rialzo dei tassi. Non tutti però sono convinti che le cose andranno proprio così. Qualcosa manca all’appello. L’inflazione, innanzitutto: l’indice dei prezzi usato dalla Federal reserve, il Pce (Personal consumption expenditure) era a gennaio in crescita dello 0,3% annuo mentre l’indice core, di fondo, che esclude energia e alimentari, è all’1,34%, in calo dall’1,52% di maggio 2014. Secondo Ethan Harris di BoA Merrill Lynch, se anche l’inflazione core mensile accelerasse dall’attuale media dello 0,04 allo 0,1%, calerebbe su base annua all’1% entro settembre. Sono livelli bassi, piuttosto lontani dall’obiettivo del 2 per cento.
...e il dollaro si è apprezzato del 27%
L’altra incognita è il dollaro. La valuta Usa, nei confronti delle monete dei principali partner, si è apprezzata del 27% da maggio 2014 a oggi. Quasto rialzo è un freno alla ripresa, robusta ma non fortissima, ed è anche un freno all’inflazione. Qualche dato economico è così risultato meno forte del previsto - le vendite al dettaglio, per esempio, ma sono aumentati i risparmi - e la crescita del primo trimestre sembra essere lenta: si discute però se sia per effetto del dollaro o, come l’anno scorso, del rigido freddo invernale. Allo stesso tempo, come sottolinea Stephen L. Jen di Slj MacroPartners, è la velocità del rialzo, non il livello raggiunto, che ha effetti sui prezzi mentre il cambio fisso con lo yuan cinese ridimensiona le ricadute sulla crescita. In ogni caso, l’interrogativo resta: può la Federal Reserve proseguire nella politica del benign neglect (il disinteresse benevolo), dietro la quale si nasconde un atteggiamento ben più complesso? Nessuna banca centrale - tranne qualcuna molto “piccola” - darà mai indicazioni sull’andamento desiderato dei cambi, ma allo stesso tempo nessuna può permettersi di ignorarlo.
Se la Fed non è più paziente
Per questi motivi, non sarà irrilevante la scomparsa della parola «paziente». La cancellazione eliminerebbe ogni possibile ambiguità sulle intenzioni della Fed, proprio all’inizio di un periodo in cui i dati macroeconomici potrebbero risultare un po’ sotto tono per fattori temporanei come il meteo. Al di là della prima, precipitosa reazione di questa sera, si potrebbe avere un effetto immediato, perché comunque non sono pochi gli investitori che ora scommettono su un rinvio del primo rialzo dei tassi e che dovrebbero rivedere le proprie strategie, mentre l’interpretazione dei prossimi dati economici sarebbe inevitabilmente segnata dalle nuove indicazioni della Fed.
Le nuove previsioni
A dare il tono della riunione non sarà però solo il comunicato e la frase sulla pazienza. Durante la conferenza stampa di questa sera, la presidente Janet Yellen illustrerà le proiezioni su crescita, prezzi e occupazione, rilevanti per le prossime mosse di politica monetaria, e le previsioni dei governatori Fed sul cammino del costo ufficiale del credito verso la normalità. Il confronto con le precedenti indicazioni di dicembre potrà dare un’idea di quanto sia cambiata la politica monetaria Usa.
 

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