Una Donna al giorno. Un omaggio all'intelligenza e alla forza femminile (2 lettori)

Claire

Zingaraccia sbruffoncella
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La prima che posto è una scelta "di pancia": somiglia moltissimo ad una mia amica:) ed è nata nel mio stesso anno :lovin:



Yoani Sanchez. Giornalista e attivista cubana, ha 36 anni ed è famosa in tutto il mondo per il suo blog indipendente, “Generacion Y”. Laureata in filologia all’Avana, emigra in Svizzera subito dopo la laurea, ma poi torna a Cuba nel 2004. Nel 2007, in collaborazione con un server tedesco, crea il suo blog, che è tradotto in 18 lingue diverse e in cui ogni giorno la Sanchez narra storie di vita cubana, criticando duramente il governo di Fidel e Raul Castro. Generacion Y non può essere letto sull’isola di Cuba a causa della censura ufficiale da parte delle autorità.
 
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Claire

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The Pink Brigade. E’ un gruppo di donne che si ripropongono di fare “resistenza politica” in India. Assistono le donne delle aree rurali e forniscono loro protezione. Il loro quartier generale è in una casetta rosa nella città agricola di Badausa, circa 500 chilometri a sud del Taj Mahal. Alla testa della “Gulabi Gang” (il nome in hindu) c’è Sampat Devi Pal (Nella foto piccola). Tutte le donne del gruppo indossano sari color rosa shocking.
 

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Aung San Suu Kyi. Leader democratica in Birmania, nel partito d’opposizione alla giunta militare al regime, attiva da molti anni nella difesa dei diritti umani, ha trascorso 15 degli ultimi 21 anni agli arresti domiciliari.
Premio Nobel per la Pace 1991 ora in libertà è la speranza del suo Paese.

http://giulia.globalist.it/Detail_News_Display?ID=9535&typeb=0
 

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Claire

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Una donna del passato

Emmy Noether.


Nata il 23 marzo 1882 a Erlangen in Baviera, è nota per i suoi contributi all'Algebra ed è da molti considerata la più importante presenza femminile nel mondo matematico.

Figlia del matematico Max Noether, Emmy decise, nonostante non fosse abituale per i suoi tempi, di seguire le orme paterne. Venne così accettata all'Università di Erlangen dal 1900 al 1902, all'epoca le donne potevano seguire i corsi universitari previa autorizzazione del docente. Si trasferì poi all'Università di Göttingen dove seguì i corsi tenuti da Otto Blumenthal, David Hilbert, Felix Klein and Hermann Minkowski. Nel 1907 completò il dottorato sotto la supervisione di Paul Gordan.

Nel 1915 ritornò all'Università di Göttingen su invito di David Hilbert e Felix Klein. La Facoltà di Filosofia si oppose, perché donna, al suo incarico in Università e così lavorò quattro anni usando il nome di Hilbert(e poi qualcuno, anche qui, si domanda come mai non spicchino tra i "geni" nomi femminili:wall:. MEDITATE sull'esclusione che abbiamo, noi donne, subito in TUTTI i campi. Sottoposte alla volontà e ai "permessi" maschili...:wall: ). Trascorre i successivi quattordici anni ricevendo rispetto e stima per i suoi innovativi lavori e per i suoi meriti le fu concesso di tenere un discorso al Congresso Internazionale dei Matematici di Zurigo del 1932. L'anno seguente il governo nazista però la espelle dall'Università di Göttingen e Emmy trova asilo negli Stati Uniti d'America, dove ottiene un posto al Bryn Mawr College in Pennsylvania. Qui, nel 1935, si sottopose ad un intervento chirurgico e, nonostante i segni iniziali di ripresa, morirà il 14 aprile dopo soli quattro giorni.

Emmy Noether si è occupata di Teoria degli anelli e Algebra astratta. In Fisica celebre è il cosiddetto teorema di Noether del 1915, che mostra la connessione tra simmetrie e leggi di conservazione.

Il matematico russo Pavel Alexandrov la definì "il più grande matematico donna di tutti i tempi" e lo stesso Albert Einstein pubblicò, poche settimane dopo la sua morte, sul New York Times un caldo apprezzamento per la collega.
 

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lorenzo63

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Marie Curie

Marie_Curie.jpg


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Marie Curie - Wikipedia

Marie Sklodowska Curie nasce il 7 novembre 1867 a Varsavia da una famiglia cattolica assai numerosa, tanto che la futura scienziata e premio Nobel era la più giovane di cinque figlie.
La madre (morta fra l'altro in seguito a tubercolosi quando lei aveva meno di undici anni), era pianista, cantante e professoressa; il padre, invece, esercitava la professione di insegnante di matematica e fisica.
Anche la piccola Marie, convinta della sua intelligenza e delle sue capacità, decide di studiare fisica, a dispetto del fatto che questa scelta fosse inizialmente assai osteggiata. L'idea che una donna potesse intraprendere la carriera scientifica era inconcepibile per quel tempo.

Finiti dunque gli studi superiori a quindici anni, per gli otto successivi lavora come precettrice e istitutrice allo scopo di per potersi sostenere le spese universitarie. Infatti, nel novembre del 1891, visto e considerato che l'università di Varsavia era interdetta alle donne, Marie e la sorella maggiore Bronia si trasferiscono in Francia per iscriversi e studiare alla celebre Sorbonne, il prestigioso ateneo parigino. Durante il tempo libero, inoltre, non contenta dei già ardui compiti a cui il programma dell'Università la sottoponeva, cerca di portarsi avanti il più possibile studiando in autonomia matematica e fisica.

A Parigi, comunque, Marie farà un incontro importante, quello di Pierre Curie, un professore della scuola di Fisica, che il 26 luglio 1895 diventa suo marito e poi, successivamente, "compagno di laboratorio" nella ricerca scientifica.

Nel 1897 nasce la prima figlia Irène e nel dicembre del 1904 la seconda, Eve. Nello studio della radioattività, condotto con mezzi rudimentali e senza aiutanti, i due coniugi scoprono due nuovi elementi chimici, il radio e il polonio. Marie comprende, inoltre, che la radioattività è un fenomeno atomico, demolendo con questa geniale intuizione la convinzione della fisica di allora che l'atomo fosse la particella più piccola della materia.

Come giunge però Marie Curie a questa fondamentale scoperta?
In primo luogo allestisce un laboratorio in un locale di rue Lohmond. La sua idea è di studiare il fenomeno della radioattività in modo quantitativo preciso. Innanzitutto analizza sistematicamente il comportamento dell'uranio in diversi composti e in diverse condizioni (utilizza un metodo sperimentale molto ingegnoso che consiste nel compensare su un elettrometro sensibile la quantità di elettricità portata dalla corrente con quella che può essere fornita da un quarzo piezoelettrico). Scopre così che la radiazione è una proprietà atomica dell'elemento uranio. Immediatamente dopo, compie una ricerca su moltissime altre sostanze per accertare se esistano altri elementi chimici che, oltre all'uranio, mostrino quello strano comportamento. Decide comunque di dare un nome a questo fenomeno e lo chiama "radioattività".

Durante la ricerca per scoprire altre sostanze radioattive, dunque, le capitano fra le mani altri due minerali, la torbenite e la pechblenda. Immediatamente scopre che esse sono molto più radioattive di quanto dovrebbero essere in base al contenuto di uranio. Sono addirittura più radioattive dell'uranio puro. La torbenite e la pechblenda, Pensa Marie Curie, devono dunque contenere un altro elemento chimico, fino ad allora sconosciuto. Prepara una comunicazione per l'Accademia delle Scienze francese, che il 12 aprile 1898 viene presentata da Gabriel Lippmann, suo ex professore e membro dell'Accademia, e in quanto tale, avente diritto di parola alle sedute dell'Accademia.

Dalla primavera del 1898, Marie decide di concentrarsi sulla pechblenda. Comincia il lungo lavoro per isolare il nuovo elemento dalla pechblenda, con un metodo di ricerca chimica basato sulla radioattività: "consiste nell'effettuare delle separazioni con gli usuali mezzi dell'analisi chimica, e nel misurare, in condizioni opportune, la radioattività di tutti i prodotti separati. In questo modo ci si può rendere conto delle caratteristiche chimiche dell'elemento radioattivo cercato, che si concentra nelle porzioni che diventano via via più radioattive man mano che le separazioni procedono". Nella sua pubblicazione del luglio 1898, che appare contemporaneamente in Francia nel bollettino dell'Accademia delle Scienze e in Polonia sulla rivista "Swiatlo", annuncia la sua ipotesi "Crediamo che la sostanza che abbiamo tratto dalla pechblenda contenga un metallo non ancora segnalato, vicino al bismuto per le sue proprietà analitiche. Se l'esistenza di questo metallo verrà confermata, noi proponiamo di chiamarlo polonio, dal nome del paese di uno di noi."

Molto presto si accorge con il marito che nella pechblenda c'è un'altra sostanza sconosciuta, ancora più radioattiva del polonio. Lo battezzano radio. La scoperta viene annunciata il 26 dicembre 1898 all'Accademia delle Scienze a Parigi e, nel 1902, riceve il premio Nobel per la Fisica con Becquerel.

Dopo la tragica morte del marito avvenuta nel 1906, Marie Curie continua a lavorare nel suo laboratorio, viene chiamata alla cattedra alla Sorbonne (la stessa che fu del marito) e riesce a isolare il polonio puro e il radio puro. Per questo successo, nel 1911, viene insignita con il premio Nobel per la Chimica. Sempre in quell'anno viene stabilita, su proposta di Marie Curie, l'unità standard internazionale di radio.

I coniugi Curie avrebbero potuto guadagnare molto dalle scoperte che fecero e dal loro enorme potenziale intellettivo. Invece, per tutta la vita preferirono perseguire una concezione altamente disinteressata della scienza: Marie e Pierre donarono all'umanità i risultati della loro ricerca, senza pretendere mai nulla in cambio. Durante la Prima Guerra mondiale, inoltre, Marie Curie si è prodigata in molti modi per alleviare il dramma dei combattenti. Recatasi al fronte con la figlia Irène per assistere i feriti, inventò le famose Petit Curie, delle automobili attrezzate con apparecchiature a raggi X. Nel 1912 fondò l'Institut du Radium, che diresse fino al 1932 quando la direzione passò alla figlia Irène. Oggi chiamato Institut Curie, è tuttora un'importante istituzione scientifica per la ricerca sul cancro.

Marie Curie, per ironia della sorte, morì il 4 luglio del 1934 di anemia perniciosa in conseguenza della lunga esposizione alle sostanze radioattive.
 

Claire

Zingaraccia sbruffoncella
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Hajani Hakmina. 55 anni, è una donna afghana, celebre per aver combattuto in prima linea durante la Jihad contro l’invasione sovietica del Paese centro asiatico negli anni ‘80. Con fucile in spalla e turbante in testa, Hakmina si veste con abiti machili e si è rifiutata di sposarsi. Quando cammina per strada molte donne, credendola un uomo, si nascondono il volto.

A pistol hangs under her waistcoat, a turban on her head and she is completely dressed like an Afghan man - Hajani Hakmina is an unusual Afghan woman who actively took part in the Jihad against the former Soviet army in 1980s and has refused to marry a man.
"Some women hide their faces from me (thinking she's a man due to her dressing) and men behave with me respect," said the 55-year-old Afghan woman.
Hakmina was raised in a rural and farming family in Zadran District in the southeastern Khost Province. She is just the kind of women whom the late Pashtun poet Malang Jan lauded as such:
"Come all young girls to put zealous turbans on our heads today
"And give the zeal-less head-cover to the other inept men"
"I can plough fields and tender livestock," Hakmina said adding that
farming and animals' husbandry had become easier due to the spread of technology. Local people also admire Hakmina for her leadership skills, courage and straightforwardness and often ask her to arbitrate tribal disputes. This has acquired her popularity among the local people who regard her as a strong woman unlike other women who are largely considered as weak. Ironically in Khost Province and in the nearby Pashtun areas, tribal feuds often rise over weddings, land, pastureland and local resources and women hardly participate in the local decision-making processes.

A holy fighter
Hakmina was a young girl when the former Soviet Union invaded Afghanistan in 1979 which prompted a religious war, Jihad. The war against the Soviets and its protected regime was mostly considered as a men's business and women were not directly involved in the Jihad. This was not the case with Hakmina.
"I practically and actively took part in the Jihad. I was carrying food and other supplies to the Mujahideen on camels. I had a communication radio which I was using to alert the Mujahideen about Russian aircrafts and other military activities." Russian airstrikes were particularly destructive for the Mujahideen who until mid 1980s had no military means to counter air attacks or defend themselves from air bombings. Most Mujahideen fighters were based in the neighboring Pakistan from where they were launching hit-and-ran attacks on Soviet and Afghan Government military posts in Afghanistan. Jihad against the Soviet invasion lasted for a decade and the war took a heavy toll on the Afghans. Over a million people reportedly lost their lives, more than six million were forced to migrate to Pakistan and Iran, and Afghanistan suffered enormous infrastructural destructions.
"I am fond of marksmanship and have learned to shoot guns far better than many men. I first learned shooting during the Jihad but even now I can shoot very well."
When the Jihad ended in 1989 with the withdrawal of all Soviet forces, Hakmina preferred to work at her village and devoted her time and energy on peacemaking and solving local disputes.

A spinster representative
A close look at her face would convince any visitor that Hakmina has grown old - wrinkles under her eyes and grey hair falling under her turban. Even when she was quite young, her father told her to marry but Hakmina did not.
"I don't like women's clothes and that's why I have not married," she responded when asked why she did not take her father's advice on marriage. Despite her dislike of female dress, she once dressed up in a female Hijab.
"I wish I could wear my own dress even in the Hajj but due to Islamic obligations I had to dress up like a woman in the Hajj."
Hakmina lives with two brothers and a sister in Khost city where she works as a member of the provincial council. Being a peoples' representative has put more responsibilities over her shoulders as she has to personally share the joys and sorrows of her extensive constituents.
Neymat Bibi, a female member of the provincial council, says Hakmina is a source of pride and inspiration for many women in the province. "She is undoubtedly stronger than men and we are really proud of her," said Bibi adding that men also had profound respect for Hakmina.
Contrary to common perception that Hakmina is unusual and not like other Afghan women, Bibi said there were many women in the rural areas who are as brave and strong as Hakmina. This was also confirmed by Hakmina.
"There are many women who work harder and are stronger than men but they are only known in their villages," she said.

As I ended the interview with Hakmina and Neymat Bibi, I was convinced that Afghan women are stronger than many men. The only area where Afghan women are way behind men is access to opportunities through which they can demonstrate their enormous potential.
 

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