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Chi siamoIl buco nero della BCE inghiottirà l’Europa
Articolo di Marco Saba

Voglio cominciare questo articolo ricordando e ringraziando genericamente quanti si stanno adoperando per informare – soprattutto su internet – la popolazione italiana di quello che realmente sta succedendo dietro le quinte. La lista sarebbe lunga e potrei dimenticare qualche nome, consiglio pertanto di mettere in un motore di ricerca le parole: “sovranità monetaria”, “uscire dall’euro”, “biglietti di stato a corso legale”, “signoraggio privato”, “separazione delle banche”, “divorzio bankitalia tesoro”, “emissione falso passivo”, “reddito di cittadinanza”, “reddito minimo garantito”, “truffa dell’euro”, “Aldo Moro 500 lire”, e simili. Avverto che, poiché si tratta di argomenti scottanti sotto il tiro degli spin-doctor (1), evitate di dar credito a quanti si firmano con nomi falsi e pseudonimi: è tutta gente con la coscienza sporca.
Fatta questa premessa importante che permette ad ognuno di farsi una propria opinione confrontando gli interventi in rete, voglio tornare su quello che è il punto importante che non viene mai sufficientemente messo nella dovuta luce, nemmeno nelle recenti esternazioni di Berlusconi (2). Anche se Cossiga ne illustra il contesto nel libro pubblicato postumo (3).

LA BANCA CENTRALE EUROPEA CREA UN ENORME – E FALSO – BUCO DI BILANCIO, CON LA COMPLICITA’ POLITICA DELLA COMMISSIONE EUROPEA. QUESTO BUCO INGHIOTTIRA’ L’EUROPA.

Ma andiamo per ordine. Per consuetudine storica dei banchieri falsari, quando essi creano moneta dal nulla la postano come passività nel bilancio al valore facciale. Una banconota da 500 euro crea una passività equivalente a 500 euro. Questa passività è falsa perché alla banca l’emissione di moneta costa NULLA. Ma come, e le tipografie come le pagano ? Gli fanno stampare qualche banconota in più e gliela lasciano. Per far quadrare i conti, poi, compensano il falso passivo con un attivo equivalente: in questo modo qualsiasi alunno di ragioneria capisce che la banca – col falso passivo – evade una cifra equivalente al medesimo da sommare alll’attivo dichiarato. Il bilancio formalmente va a zero e le banche non pagano tasse.

UN MOMENTO, quali banche, solo quelle centrali ? No, anche le banche commerciali quando creano denaro scritturale lo postano al valore nominale nel passivo, come se un giorno dovessero davvero COPRIRE con mezzi propri questo valore. Ma ciò non accade. Quando si passò dalla Lira all’Euro sostituirono la vecchia cartastraccia con nuova cartastraccia. E l’evasione poté continuare. Sì perché si tratta di una EVASIONE COLOSSALE che deve essere coperta da una tassazione equivalente dei singoli cittadini. Tecnicamente, in economia politica, credo si definisca “Debito pubblico e profitti privati” (4). Ero ancora abbastanza ingenuo quando tradussi in italiano il libro “Révélation$” di Denis Robert (5), talmente ingenuo che l’editore italiano mi promise dei diritti oltre la 15.000esima copia, e ne stampò molte meno… Ma non abbastanza ingenuo per non capire che se le banche avevano 17.000 conti neri non pubblicati nella camera di compensazione interbancaria CLEARSTREAM, evidentemente avevano qualcosa di molto grosso da nascondere nei paradisi fiscali. L’elefante nell’armadio erano i profitti da signoraggio effettivo ottenuti truccando i bilanci contabili. E’ un peccato che quando consegnai i tabulati dei conti alla GdF di Milano agli ordini del procuratore Gherardo Colombo, quest’ultimo poi si dette alla politica… ma non è l’unico caso. La GdF mi disse testualmente: “Non ci faccia perdere tempo!”

Me lo aspettavo perché la scusa ufficiale, immagino, è che essendo Clearstream in Lussemburgo, manca la competenza territoriale. La stessa che usarono per non indagare sulle speculazioni avvenute prima delle Torri Gemelle… Però per far le guerre umanitarie dall’altra parte del mondo, le competenze territoriali ci sono eccome ! (6) Ma tant’è. Torniamo all’Europa e cerchiamo di vedere come sistemare l’elefante. Che la messa al passivo del totale della moneta emessa sia un falso in bilancio è stato scritto da un importante membro della London School of Economics, oggi al FMI, in un saggio disponibile su internet (7), non è che mi sono impazzito io. E’ proprio rettificando questa grottesca anomalia contabile che sarebbe possibile recuperare enormi risorse da impiegare per un nuovo rinascimento europeo. Ed è quello che succederebbe a livello dei singoli stati che decidessero di rimediare a questa “svista” tropicale dei Banchieri Forcaioli di Francoforte (BFF), uscendo dalla moneta unica e dalla truffa super-unica.
 

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SIGNORAGGIO - La questione monetaria

La questione monetaria

Ing. Lino Rossi​
1 – Messa al passivo delle “banconote in circolazione” Estratto dal bilancio presentato dal governatore Mario Draghi il 31 maggio 2006.
http://www.bancaditalia.it/pubblicazioni/ricec/relann;internal&action=_framecontent.action&Target=_top



.
.


È la Banca d’Italia stessa che nella definizione delle “BANCONOTE IN CIRCOLAZIONE” ci racconta che esse sono REDDITO.1)
Nel momento in cui si pongono nelle passività i suddetti “redditi” succede che gli stessi vengono sottratti al CONTO ECONOMICO, così come definito dall’art. 2425 del C.C.. Significa due cose:
1) il reddito così trattato non viene sottoposto a nessun tipo di imposizione fiscale, né a nessun tipo di rientro nelle casse dello Stato;
2) lo stesso viene fatto sparire dalla contabilità per prendere la misteriosa via del “NERO”.
Il mondo accademico prova a correre in soccorso a bankitalia spiegando meglio la faccenda. Dal libro universitario di economia aziendale (Produzione e Mercato - A. Birolo G. Tattara - Ed. Il Mulino - 1991 - ISBN 88-15-02961-3): "Si osservi che il biglietto di banca rappresenta un debito della banca centrale nei confronti di chi lo possiede. Quando un biglietto torna alla banca centrale, il debito che esso rappresenta è automaticamente estinto; l'eliminazione del debito comporta dunque la distruzione della moneta".
Quindi è tutto chiaro!? Bankitalia si è sbagliata a definire le “banconote in circolazione” come “reddito” perché in realtà è un debito e quindi fa benissimo a mettere quelle somme nelle passività. La banconota che torna alla banca centrale viene distrutta.
Vengono spontanee alcune domande:
a) da quando in qua un soggetto percepisce gli interessi di un debito da esso stesso contratto?
b) quando un debito non viene richiesto da nessuno è ancora tale? Nessuno infatti ha titolo per andare alla Banca d’Italia ad esigere la restituzione di quel “debito”!
c) da quando in qua un debitore “distrugge” il credito altrui? Quelle banconote sono della collettività e servono per scambiare i beni che la collettività stessa produce. Ciò verrà spiegato in seguito.
Il mondo accademico in questo caso ha sicuramente svolto l’ingrato compito di “Avvocato delle cause perse”.
Vediamo di quali cifre stiamo parlando. Dai bilanci ufficiali presenti sul sito della nostra banca centrale troviamo:

anno
Banconote in circolazione [€]
1996
54.799.175.735
1997
58.914.304.307
1998
63.220.005.474
1999
70.614.050.000
2000
75.063.752.000
2001
64.675.772.000
2002
62.835.488.000
2003
73.807.446.000
2004
84.191.125.720
2005
94.933.679.360
2006*
100.000.000.000*​


* stima​

Si tratta quindi di circa il triplo della manovra finanziaria in esame questi giorni. Sottolineo la misteriosa forte contrazione degli anni 2001 e 2002. Si comprenderà meglio in seguito l’assurdità di questa stranezza.
Quando troviamo:
- nella seconda edizione di “Euroschiavi” di Marco Della Luna ed Antonio Miclavez, Arianna editore –
alle isole Cayman sono stati trovati i seguenti conti:
700 26891 A01 N BANCA D'ITALIA UFFICIO RISCONTRO VIA NAZIONALE, 91 I-00184 ROMA ITALIA
709 27154 A01 N BANCA D'ITALIA SERVIZIO RAPPORTI CON L'ESTERO, UFFICIO RISCONTRO 2484 VIA NAZIONALE, 91 I-00184 ROMA ITALIA;
- sul web - http://spazioinwind.libero.it/cobas/finanzaloro/bancaditalia.htm - La Banca d'Italia nel 1994, tramite l'Ufficio italiano cambi (Uic), è entrata - con 100 milioni di dollari - in una società controllata dall'Hedge Fund Ltcm e costituita nel paradiso fiscale delle CAYMAN ISLAND dai soci promotori dello stesso Ltcm !!!
- nel Corsera del 26-10-95 il Financial Time ha scritto che per questo investimento la Banca d'Italia ha perso la sua "credibilità morale";
- ne Il Sole 24 Ore dell’ 8-10-98 - "E' assurdo utilizzare riserve nazionali per investire su un fondo come Ltcm, che era chiaramente speculativo", dichiara Edward Thorp, "padre" degli Hedge Fund americani;
- nel libro “Il Potere del denaro svuota le democrazie” di Giano Accame, ed. Settimo Sigillo – un esplicito riferimento alla presenza della Banca d’Italia alle isole Cayman.
COSA POSSIAMO PENSARE?
Possono essere informazioni vere o false; poco importa; andare a rintracciare i fondi neri è sempre un’impresa complessa. Ciò che conta è che quei soldi non sono dove dovrebbero essere, ovvero nelle casse dello Stato a lenire il nostro enorme debito pubblico.
Ma l’argomento del contendere è “solo” di 100 miliardi di euro?
Dal sito http://www.dt.tesoro.it/Aree-Docum/Debito-Pub/index.htm scopriamo che il debito pubblico nazionale il 31/12/2005 era pari a 1.511 miliardi di € dei quali l’80% sono titoli di Stato; oltre 1.200 miliardi di €.
http://www.dt.tesoro.it/Aree-Docum/Debito-Pub/Dati-Stati/Composizio/2005/Composizione-dei-Titoli-di-Stato-in-11.pdf
Quindi apparentemente lo Stato è indebitato con i Cittadini possessori di tutti questi titoli di debito pubblico. È questa solo una parte della verità. La verità completa è scritta fra le righe degli atti ufficiali.
Dalla sentenza con la quale il tribunale di Roma ha condannato il Prof. Giacinto Auriti per temerarietà, il 20 settembre 1994, apprendiamo: " .... la Banca d'Italia cede la proprietà dei biglietti, i quali, in tale momento, come circolante, vengono appostati al passivo nelle scritture contabili dell'Istituto di emissione, acquistando in contropartita, o ricevendo in pegno, altri beni o valori mobiliari (titoli, valute, ecc.) che vengono, invece, appostati nell'attivo. "
Della seduta della Camera dei Deputati tenutasi il 17/03/1995, il deputato Pasetto rivolse una interrogazione al Ministro del Tesoro per sapere se non intendesse promuovere una riforma legislativa diretta a definire la moneta un bene reale conferito, all'atto dell'emissione, a titolo originario di proprietà di tutti i cittadini appartenenti alla collettività nazionale italiana, con conseguente riforma dell'attuale sistema dell'emissione monetaria, che trasforma la banca centrale da semplice ente gestore ad ente proprietario dei valori monetari. Nel rispondere a tale interrogazione, il Sottosegretario di Stato per il Tesoro, Carlo Pace, ha affermato: è inesatto sostenere che la banca centrale è proprietaria dei valori monetari, avendo per legge il compito istituzionale di emettere moneta e quindi crearla e di immetterla in circolazione "mediante il trasferimento ad altri soggetti, normalmente verso il corrispettivo di titoli o valute estere, attraverso le operazioni a tal fine legislativamente previste (quali, ad esempio, quelle di risconto o di anticipazioni, disciplinate dagli articoli 27 - 30 del Regio Decreto 28 Aprile 1910, n. 204, e successive modificazioni)"; ciò premesso, "in sostanza, per tutta la durata della circolazione, la moneta rappresenta un debito una passività dell'Istituto di Emissione; e come tale è iscritta, nel suo Bilancio, fra le poste passive".
Proviamo a seguire la procedura vigente passo dopo passo. La collettività ha prodotto nuovi beni e servizi che non può immettere con successo sul mercato perchè manca la necessaria monetizzazione pari ad esempio a 5 miliardi di €. Lo Stato emette titoli di debito pubblico pari a 5 mld di € per il quale l’autorità monetaria emette nuova moneta.
Prima di questo istante ci trovavamo in questa configurazione:
- debito dello Stato: 1.500 mld di €;
- banconote in circolazione al passivo della situazione patrimoniale della Banca d’Italia: 100 mld di euro.
Dopo l’effettuazione dell’operazione ci troveremo in questa configurazione:
- debito dello Stato: 1.505 mld di €;
- banconote in circolazione al passivo della situazione patrimoniale della Banca d’Italia: 105 mld di euro;
- nuovi 5 mld di € di titoli di debito pubblico all’attivo della situazione patrimoniale della Banca d’Italia;
- nuovi 5 mld € virtuali monetizzano la società.
Qualora la Banca d'Italia decidesse o avesse la possibilità di trasferire ai risparmiatori quei nuovi titoli di debito pubblico in cambio di 5 mld di €, cosa succederebbe nella sua Contabilità in termini di situazione patrimoniale, conto economico e trattamento fiscale?
Succederebbe che la banca d'Italia incasserebbe 5 mld di € che stornerebbe dalle banconote in circolazione, così come pure stornerebbe dall'attivo i titoli di Stato.
Ma i 5 miliardi di € ricevuti dai risparmiatori che fine fanno? Essi sono annullati contabilmente dalla messa al passivo delle monete emesse a costi pressoché nulli nel passaggio precedente. La parola “Cayman” in questi casi risulta particolarmente sinistra per la collettività ed interessante per chi smaneggia quelle somme. Otterremmo quindi la seguente configurazione:
- debito dello Stato: 1.505 mld di €;
- banconote in circolazione al passivo della situazione patrimoniale della Banca d’Italia: 100 mld di euro;
- ritorno alla configurazione di partenza dei titoli di debito pubblico all’attivo della situazione patrimoniale della Banca d’Italia;
- 5 mld di € in nero da sistemare da qualche parte.
Il mondo accademico giura che quei 5 mld vengono distrutti, ma qualche dubbio appare lecito. Ipotizziamo che gli si creda e si creda anche alle tiepide ed incerte dimostrazioni presentate da bankitalia nei suoi bilanci. Otterremmo la seguente configurazione:
- debito dello Stato: 1.505 mld di €;
- banconote in circolazione al passivo della situazione patrimoniale della Banca d’Italia: 100 mld di euro.
Ma questo non è ciò che serve alla collettività; ad essa serve una monetizzazione di 5 mld di euro SENZA contrarre nessun indebitamento, perché è essa che ha prodotto quei nuovi beni e quindi quei 5 mld di € sono dello Stato che la rappresenta.
La procedura è identica anche nei paesi “comunisti”. Non è difficile ora comprendere la genesi del pressoché generalizzato indebitamento pubblico di tutti gli Stati.
Se invece lo Stato emettesse per proprio conto le monete oppure la banca centrale gli cedesse le monete emesse a costi tipografici e questi ne postasse l’importo all’attivo del proprio bilancio, la configurazione che si otterrebbe sarebbe la seguente:
- lo Stato non si indebiterebbe;
- il corpo sociale beneficerebbe dei 5 mld di € per effettuare le transazioni necessarie alla messa sul mercato dei nuovi beni prodotti da esso stesso.
È proprio questo ciò che serve alla collettività.
2 – Perché lo Stato ha delegato ad un organismo privato sovranazionale la gestione della moneta?
Il motivo “ufficiale” è che storicamente spesso è successo che il potere politico non ha operato ragionevolmente con le proprie monete, provocando fenomeni negativi quali gli aumenti dei prezzi determinati dalla produzione di troppa moneta.
In risposta a due interrogazioni del 3 novembre e 1° dicembre 1994, rispettivamente dei senatori Natali e Orlando (appartenenti il primo al gruppo di Alleanza Nazionale, ed il secondo al gruppo di Rifondazione Comunista), il Sottosegretario di Stato per il Tesoro, Vegas, ha ripetuto quale fosse il compito istituzionale dell'Istituto di Emissione ed ha ribadito che questo non fosse proprietario dei valori monetari e che per tutta la durata della circolazione la moneta rappresentasse un debito, come tale iscritto nel bilancio dell'istituto fra le poste passive.
Come ulteriore argomentazione il Sottosegretario Vegas ricordò come nella attuale dottrina economica e nelle opinioni pubbliche degli Stati europei fosse avvertita e radicata l'esigenza "di non concentrare nelle mani di uno stesso soggetto politico, quale potrebbe essere l'autorità di governo, il potere di creare moneta e quello di spenderla, onde impedire che la moneta diventi strumento di lotta politica"; e ricordò che tale esigenza aveva trovato esplicito riconoscimento giuridico nel Trattato di Maastricht, che "sancisce il principio cardine dell'autonomia delle banche centrali dalle autorità governative statali, affidando in via esclusiva alle prime le funzioni monetarie e lasciando invece alle seconde la cura della politica fiscale e di bilancio".
Infatti un sistema economico si ha:

P.I.L.
=
V
*
M
=
P
*
B


Dove: P.I.L. è il prodotto interno lordo, espresso in €/anno;
V è la velocità della circolazione monetaria, espressa in utilizzi/anno;
M è la massa monetaria presente sul mercato, compresi i risparmi correttamente impiegati negli investimenti ad esempio dal sistema bancario, espressa in €;
P sono i prezzi dei beni e servizi prodotti e commercializzati in un anno, espressi in €;
B sono i beni ed i servizi prodotti in un anno;
nel momento in cui uno Stato mette in circolazione troppa moneta, cedendo alle richieste sindacali e/o corporative e/o lobbistiche, “gonfiando” M, a parità di beni e servizi prodotti, succede automaticamente che i prezzi aumentano.
Ma è anche vero che se una collettività produce nuovi beni e servizi, deve disporre di una adeguata monetizzazione senza indebitamento, perché altrimenti l’equilibrio non verrà mai raggiunto (esattamente ciò che accade a noi).
Si aprono ora due scenari, quello attuale e quello che dovrebbe essere se si rispettasse la Costituzione ed il Diritto Naturale.
COME FUNZIONA OGGI
Lo Stato monetizza il sistema economico indebitandosi della necessaria nuova moneta, introducendo un grave elemento di instabilità progressiva: la MONETA DEBITO. La banca centrale di emissione in cambio di titoli di debito pubblico crea le banconote dal nulla a costi tipografici, posta al passivo il valore nominale delle suddette banconote ed aggrava perennemente e progressivamente la situazione finanziaria dello Stato. Non è dato conoscere la destinazione delle banconote ottenute dalla vendita dei titoli di debito pubblico ai risparmiatori, azzerate contabilmente dalla suddetta fittizia messa al passivo del loro valore facciale.
COME DOVREBBE FUNZIONARE
Lo Stato monetizza il sistema economico stampando la necessaria nuova moneta e ponendo il valore nominale delle stesse all’attivo della Sua contabilità: MONETA CREDITO.
ULTERIORI OSSERVAZIONI
Ipotizzando che sia corretto definire l’inflazione come l’aumento dei prezzi P, perché l’autorità monetaria agisce su di essa sempre restringendo l’accesso al credito, ovvero contenendo M, quando non è l’eccesso di M a cagionare l’inflazione stessa?
Quando i prezzi P aumentano a causa del rincaro di alcune materie prime importanti come ad esempio il petrolio, il rame, ecc. non abbiamo certamente la circolazione monetaria in eccesso; anzi, per avere l’equilibrio bisognerebbe aumentarla proporzionalmente senza indebitare nessuno. Gli attuali aumenti del TUS sono del tutto ingiustificati; determineranno un peggioramento del debito pubblico, con tutte le ricadute che conosciamo. L’emissione di “moneta credito” risolve agevolmente il problema ristabilendo il necessario equilibrio senza alcuna sorta di problema sociale.
Quando i prezzi P aumentano a causa di carenze strutturali come ad esempio la mancanza di un adeguato numero di punti vendita rispetto al fabbisogno (come in Italia negli anni ’70 ed ‘80), non abbiamo certamente la circolazione monetaria in eccesso; anzi, per avere l’equilibrio bisognerebbe aumentarla proporzionalmente senza indebitare nessuno. Gli aumenti di quegli anni del TUS erano del tutto ingiustificati; hanno drasticamente contribuito al peggioramento del debito pubblico. L’emissione di “moneta credito” risolve agevolmente il problema ristabilendo il necessario equilibrio senza alcuna sorta di problema sociale.
Quando i prezzi P aumentano a causa dell’aumento del debito pubblico, alimentato dalla spirale perversa della “moneta debito” (come in Italia negli anni ’70 ed ’80, ma soprattutto in America Latina ed in alcuni Paesi in via di sviluppo), non abbiamo certamente la circolazione monetaria in eccesso; anzi, per avere l’equilibrio bisognerebbe aumentarla proporzionalmente senza indebitare nessuno. Gli aumenti del TUS sono del tutto ingiustificati; contribuiscono tragicamente al peggioramento del debito pubblico ed al collasso sociale. L’emissione di “moneta credito” risolve agevolmente il problema ristabilendo il necessario equilibrio senza alcuna sorta di problema sociale.
Prima domanda per i negazionisti:
come si può monetizzare un sistema economico in stato di carenza monetaria, senza indebitarlo?
Per chi non è negazionista la risposta è immediata: lo Stato stampa la moneta necessaria al raggiungimento dell’equilibrio, postandone il valore facciale all’attivo.
La risposta dei negazionisti non è nota.
Seconda domanda per i negazionisti:
vista l'autonomia delle banche centrali dalle autorità governative statali, qual è l’autorità che valuta il comportamento delle banche centrali stesse? A chi rispondono del loro operato? Che senso ha parlare di democrazia se lo strumento fondamentale di gestione della cosa pubblica non è nelle mani dei rappresentanti del popolo?
Va sicuramente sottratta al potere politico la facoltà di violare il Diritto Naturale, ma non si ravvisano certamente nelle questioni monetarie gli estremi per effettuare questa sottrazione. La questione monetaria è un tutt’uno con la “res publica”.
Ing. Lino Rossi
P.S.:
Numerosi lettori mi hanno invitato a trarre le conclusioni della prima parte, peraltro “ovvia” ed a portata di chiunque abbia avuto la pazienza di seguire tutti i passaggi; infatti Loro stessi Vi sono pervenuti. Esse si possono sintetizzare in questa maniera:
- il danno che ha subito lo Stato da questa procedura illegale è pari all’ammontare dei titoli del debito pubblico in essere, ovvero oltre 1200 miliardi di euro, dei quali 1100 già fatti sparire in nero e 100 sotto forma di banconote in circolazione; non ci sono elementi per determinare la genesi e la sorte dei 300 miliardi di euro rimanenti di debito, diversi dai titoli di debito pubblico;
- la convinzione che lo Stato è debitore nei confronti dei risparmiatori possessori dei titoli del debito pubblico è assolutamente incompleta e quindi errata e fuorviante. La realtà è ben espressa dalla presente affermazione, dedotta dai documenti ufficiali con il metodo matematico-deduttivo posto a fondamento della nostra civiltà:
lo Stato è debitore dei confronti dei risparmiatori possessori dei titoli del debito pubblico dell’importo dei titoli stessi ma è pure creditore per lo stesso importo nei confronti della propria banca centrale di emissione, perché la stessa gli ha sottratto negli anni quelle risorse in base ad una procedura ingannevole e contraria alla Costituzione, al buon senso ed al Diritto Naturale.
NOTE
1) A pagina 441 del bilancio bankitalia 2005 infatti troviamo:
BANCONOTE IN CIRCOLAZIONE
La BCE e le dodici BCN dell’area dell’euro, che insieme compongono l’Eurosistema, emettono le banconote in euro dal 1° gennaio 2002 (Decisione BCE 6 dicembre 2001, n. 15 sulla emissione delle banconote in euro, in Gazzetta ufficiale delle Comunità europee L 337 del 20.12.2001, pp.52-54, e successive modifiche). Con riferimento all’ultimo giorno lavorativo di ciascun mese l’ammontare complessivo delle banconote in euro in circolazione viene redistribuito sulla base dei criteri di seguito indicati.
Dal 2002 alla BCE viene attribuita una quota pari all’8 per cento dell’ammontare totale delle banconote in circolazione, mentre il restante 92 per cento viene attribuito a ciascuna BCN in misura proporzionale alla rispettiva quota di partecipazione al capitale della BCE (quota capitale). La quota di banconote attribuita a ciascuna BCN è rappresentata nella voce di stato patrimoniale Banconote in circolazione. La differenza tra l’ammontare delle banconote attribuito a ciascuna BCN, sulla base della quota di allocazione, e quello delle banconote effettivamente messe in circolazione dalla BCN considerata, dà origine a saldi intra Eurosistema remunerati. Dal 2002 e sino al 2007 i saldi intra Eurosistema derivanti dalla allocazione delle banconote sono rettificati al fine di evitare un impatto eccessivo sulle situazioni reddituali delle BCN rispetto agli anni precedenti. Le correzioni sono apportate sulla base della differenza tra l’ammontare medio della circolazione di ciascuna BCN nel periodo compreso tra luglio 1999 e giugno 2001 e l’ammontare medio della circolazione che sarebbe risultato nello stesso periodo applicando il meccanismo di allocazione basato sulle quote capitale. Gli aggiustamenti verranno ridotti anno per anno fino alla fine del 2007, dopodiché il reddito relativo alle banconote verrà integralmente redistribuito in proporzione alle quote, versate, di partecipazione delle BCN al capitale della BCE (Decisione BCE 6 dicembre 2001, n. 16, sulla distribuzione del reddito monetario delle BCN degli Stati membri partecipanti a partire dall’esercizio 2002, in Gazzetta ufficiale delle Comunità europee L 337 del 20.12.2001, pp.55-61, e successive modifiche).
Gli interessi attivi e passivi maturati su questi saldi sono regolati attraverso i conti con la BCE e inclusi nella voce di conto economico interessi attivi netti.
Il Consiglio direttivo della BCE ha stabilito che il reddito da signoraggio della BCE, derivante dalla quota dell’8 per cento delle banconote a essa attribuite, venga riconosciuto separatamente alle BCN il secondo giorno lavorativo dell’anno successivo a quello di riferimento sotto forma di distribuzione provvisoria di utili (Decisione BCE 17 novembre 2005, n. 11, in Gazzetta ufficiale delle Comunità europee L 311 del 26.11.2005, pp.41-42). Tale distribuzione avverrà per l’intero ammontare del reddito da signoraggio, a meno che quest’ultimo non risulti superiore al profitto netto della BCE relativo all’anno considerato o che il Consiglio direttivo della BCE decida di ridurre il reddito da signoraggio a fronte di costi sostenuti per l’emissione e la detenzione di banconote. Il Consiglio direttivo della BCE può altresì decidere di accantonare l’intero reddito in discorso o parte di esso a un fondo destinato a fronteggiare i rischi di cambio, di tasso di interesse e di prezzo dell’oro. La distribuzione dell’acconto sugli utili da parte della BCE, corrispondente alla quota di reddito da signoraggio della BCE stessa riconosciuta all’Istituto, è registrata per competenza nell’esercizio cui tale reddito si riferisce, in deroga al criterio di cassa previsto in generale per i dividendi e gli utili da partecipazione.
Per l’esercizio 2005 il Consiglio direttivo della BCE ha deciso che l’intero ammontare del reddito da signoraggio resti attribuito alla BCE stessa.
 

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Soros sul Financial Times: Il Futuro dell’Europa non Dipende dalla Bundesbank

Soros sul Financial Times esorta i politici a prendere misure straordinarie per salvare l'euro, e ad avere il coraggio di distaccarsi dalla Bundesbank e dal letale patto fiscale



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Per il noto finanziere, politico e filosofo Ungherese naturalizzato USA, la crisi dell’euro sta volgendo al peggio. Le operazioni di rifinanziamento a lungo termine della BCE (LTRO) hanno solo temporaneamente bloccato un’incipiente crisi del credito, ma i problemi restano sul tappeto. Il divario tra paesi creditori e debitori continua ad allargarsi, e la crisi, secondo Soros, sta entrando nella fase letale.
Perché? Grazie alle operazioni LTRO di Mario Draghi, le banche spagnole e italiane si sono impegnate in un arbitraggio molto redditizio e a basso rischio, prendendo a prestito all’1% dalla BCE per poi acquistare i titoli sovrani del proprio paese, a rendimenti più elevati.
D’altra parte, il trattamento preferenziale riservato alla BCE sulle obbligazioni Greche in suo possesso, ha scoraggiato gli altri investitori dal detenere debito sovrano.
Se continua così per qualche anno ancora, dice Soros, diventa possibile un crollo della zona euro, che lascerebbe le banche centrali dei paesi creditori con grandi crediti insoluti difficili da far valere, nei confronti delle banche centrali dei paesi debitori. Soros continua:

La Bundesbank ha visto il pericolo. E ora sta facendo una campagna contro l’espansione indefinita della massa monetaria, e ha iniziato a prendere provvedimenti per limitare le perdite che subirebbe in un crollo. Questo sta creando una profezia autoavverante: una volta che la Bundesbank inizia a stare in guardia contro un crollo, tutti dovranno fare lo stesso. I mercati stanno cominciando a riflettere questo comportamento.

La Bundesbank sta anche stringendo il credito a casa propria. Questa sarebbe la giusta politica se la Germania fosse un paese indipendente, ma i membri fortemente indebitati della zona euro hanno fortemente bisogno del rafforzamento della domanda della Germania per evitare la recessione.
Senza questo, il patto fiscale della zona euro, approvato lo scorso dicembre, non può assolutamente funzionare. I paesi fortemente indebitati o non riusciranno ad attuare le misure necessarie o, se lo faranno, non riusciranno a raggiungere i propri obiettivi a causa del crollo della domanda. In entrambi i casi, i rapporti di debito saliranno, e il divario di competitività con la Germania si allargherà…. La trappola della deflazione da debito minaccia di distruggere un’unione politica ancora incompleta. L’unico modo per sfuggire alla trappola è quello di riconoscere che le attuali politiche sono controproducenti e operare un cambiamento.

Ecco alcune linee guida proposte da Soros:

In primo luogo, le norme che disciplinano la zona euro hanno fallito e hanno bisogno di una revisione radicale. Difendere uno status quo che è impraticabile non fa che peggiorare le cose.

In secondo luogo, la situazione attuale è fortemente anomala, e richiede delle misure eccezionali per ritornare alla normalità.

Infine, le nuove regole devono tener conto della stabilità dei mercati finanziari.
Sul primo punto, Soros si riferisce ad alcuni difetti evidenti del patto fiscale, che dovranno essere modificati:

Il patto dovrebbe considerare anche i debiti commerciali e finanziari e nel bilancio pubblico si dovrebbe distinguere tra investimenti che pagano e spesa corrente. Per evitare truffe, quello che si qualifica come investimento dovrebbe essere soggetto ad approvazione da parte di un’autorità Europea. Una Banca Europea allargata per gli investimenti potrebbe quindi cofinanziare gli investimenti.

Sul secondo punto, Soros reputa necessarie, per tornare alla normalità, alcune nuove misure straordinarie:

Le regole di bilancio dell’UE impongono agli Stati membri di ridurre il loro debito pubblico ogni anno di un ventesimo della somma che supera il 60 per cento del prodotto interno lordo. Propongo che gli Stati membri congiuntamente premino l’acquisizione di tale obbligo. Essi hanno trasferito alla BCE i propri diritti di signoraggio, per un valore che, secondo Willem Buiter di Citibank e la Huw Pill di Goldman Sachs, ammonta a circa 2000-3000 miliardi di euro. La BCE potrebbe utilizzare una società veicolo (Special Purpose Vehicle), proprietaria di tali diritti di signoraggio, per finanziare il costo dell’acquisto delle obbligazioni, senza violare l’articolo 123 del Trattato di Lisbona.
Se un paese invece viola il patto fiscale, sarebbe obbligato a pagare gli interessi su tutto o parte del debito di proprietà della SPV. Questo sarebbe sicuramente riuscirebbe a imporre la difficile disciplina fiscale.
...Inoltre, per ridurre il divario di competitività, tutti i paesi membri dovrebbero essere in grado di rifinanziare il debito esistente allo stesso tasso di interesse. Ma questo richiederebbe una maggiore integrazione fiscale. Dovrebbe essere introdotta gradualmente.
George Soros è ben consapevole che la Bundesbank non accetterà mai queste proposte, ma il futuro dell’Europa, afferma, è una questione politica, quindi va al di là delle competenze della Bundesbank.


Articolo originale: Europe’s future is not up to the Bundesbank



 

mototopo

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mo leggi bene l'articolozzo. cosa dicono i 2 di goldman sul signoraggio. take at look l'importo. sono sugli interessi. gruppo zio leder
 

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