TV: specchio della società? Auguriamoci di no. (1 Viewer)

Max Breakeven

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Roberto Fedi
30/11/01 04:04 PM
Le lezioni di giornalismo di Vespa e Limiti


Gentile dottor Grasso, sono le 15 e trenta di venerdì 30 novembre. Ho acceso la televisione, Raiuno, e ho visto Bruno Vespa nel 'salottino' di Paolo Limiti. La voglia di gettare il televisore dalla finestra, magari accoppando un passante incolpevole, è stata frenata dal masochismo di vedere l'intervista in ginocchio che il Limiti (davvero senza limiti) sta facendo a Vespa, per promuovere a spese del pubblico l'ultimo libro (mi scuso con i libri) del Vespa stesso - il quale, padrone del campo, con grande educazione sta addirittura succhiando qualcosa mentre parla.

Io credo di non aver mai sentito una serie così spudorata di narcisismi, ovvietà, diciamo pure scemenze così offensive, da impedire a qualsiasi persona intelligente la visione per il disgusto: ma presentate come la quintessenza del mestiere, ma che dico mestiere?, dell'arte del giornalista.

La ragione per cui ho chiuso la finestra, riacchiappando il televisore in extremis, è stata che non riuscivo a credere che per almeno mezz'ora costui desse lezioni di giornalismo, fra ghigni compiaciuti e applausi del pubblico, abituato a tutto.

Per esempio abbiamo saputo fra scene di meraviglia (dell'uomo senza limiti) e di autocompiacimento (del Maestro) che il Vespa, addirittura, se deve scrivere un libro che tratta, mettiamo, di Genova e del G8, va di persona a Genova: magistrale! che intervista addirittura i protagonisti: sublime! che mette a confronto le tesi degli uni e degli altri: inaudito! Che "sente il vento" (parola di Limiti: e questa è stata l'unica cosa involontariamente azzeccata del programma) e che quindi sa, capisce, con il "mestiere" (parola di Vespa) cosa sta per accadere, e perciò riesce a padroneggiare l'evento e la notizia.

Che "lavora molto" (parola di Vespa) sul fatto, e che in sostanza è un Maestro di color che sanno, un genio dell'informazione equilibrata e che resta nel tempo. Insomma, gli italiani hanno potuto sentire per mezz'ora uno che dice di sé, con sussiego, che fa "un programma di qualità", affidabile, per cui il mestiere di testimone "giustifica la sua esistenza" (sempre Vespa: giuro).

C'è di più. Il dottor Vespa, per sua stessa ammissione, l'11 settembre dopo il secondo aereo sulle Torri "capì subito" quello che accadeva. Come avrà fatto? sembrava dire l'ammirato Limiti, i cui capelli dalla contentezza quasi si imbiondivano ad ogni inquadratura. Con tocchi di umorismo surreale, nonostante tutto.

Alla domanda di costui: "ma come fai a fare tutte queste cose?...", e lì un elenco che neanche Napoleone, il Vespa ha ammesso a denti stretti che sì, effettivamente, quest'anno ha avuto qualche problema in più perché l'11 settembre gli ha un po' accresciuto il lavoro; ma alla fine il "mestiere", l' "affidabilità", la "qualità" hanno prevalso anche su Bin Laden (questo lo aggiungo io: ma nel grottesco generale ci poteva anche stare).

Gentile dottor Grasso, noi siamo all'incirca colleghi, abbiamo a che fare con l'informazione, abbiamo di fronte lettori e persone: propongo di richiedere la cassetta alla Rai, e di trasmetterla nei corsi universitari. Sono stati trenta minuti e oltre di eccezionale qualità, sul tema "come si fa informazione di regime alla Rai".

Questo signore, oggi, e i suoi corifei (tutti disinteressati, si capisce) monopolizzano il nostro senso delle cose, ci spiegano la realtà, ci lasciano testimonianze. E sento dire che politici, imprenditori, uomini pubblici e rappresentanti dei cittadini fanno la fila per entrare dalla porta di Vespa: del resto, sono ancora parole sue, lui racconta la realtà come un romanzo.

La virtualità ci sommerge: l'informazione è Vespa, e il Parlamento e la Società Civile (una volta si diceva così) si sono trasferiti a Porta a Porta. Amen. Suo, Roberto Fedi [email protected]


Aldo Grasso
Risposta:

Sì, è stata una grande pagina di tv, e di vita.

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mio commento: occhi aperti, ma non solo sui mercati ...
 

presepio2

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ribadisco lamia idea
l'unica funzione sociale per me compatibile per il vespa è quella di scopillo del cesso
arnese che si usa dopo aver defecato per pulire il cesso stesso
di cui ho seri dubbiche egli ne possa essere all'altezza.
Per quantoi riguarda il limiti pare una degenerazione genetica di un esperimento mal riuscito
e spero che mi ringrazino dei complimenti che ho loro rovolto
 

TRONAND

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Vigliacconi ve la prendete con il povero Vespa!

Lui si agita, si agita ma a parte la stampa di qualche libercolo cucca poco e per una direzione di TG .... Fede gode ancora tanta salute.

Guardate piu' in alto come fa Furio Colombo!

Il Governo come avanspettacolo


Noi un po’ ci siamo abituati. I nostri connazionali (ormai dobbiamo dire così) degli altri Paesi europei un po’ meno. Ma quando padron Berlusconi ti guarda e ride, mentre sta seduto accanto a Chirac serissimo, quando dà al capo dello Stato francese piccoli pugni sul braccio (Chirac reagisce spostandosi un po’), quando dice: «rapporti eccellenti tra noi due, se non ci credete chiedetelo a lui», e lui passa avanti senza raccogliere, sul momento ti puoi anche divertire. Poi, da italiano, provi imbarazzo.
Abbiamo un governo da avanspettacolo, un tipo di trattenimento che non esiste più e che consisteva nel raccontare barzellette e montare scenette un po’ pesanti ma comiche per far passare il tempo prima del film. Il misto di comicità dell’avanspettacolo era costituito da vistose bugie (così clamorose che tutti se ne accorgevano e ridevano) dal rapporto fra un capocomico che fingeva il ruolo serio, e da una spalla che faceva la parte dello stupido, uno che non rideva mai, ma faceva ridere, da una serie di sketch in cui si alternavano il cattivo, il tradito, lo spaccone, il gagà, il seduttore, l’imbranato. Nella nostra Italia quotidiana il capocomico è un vero professionista, tanto che intona con proprietà canzoni al summit francese, fra lo stupore degli astanti.
Gli fa da spalla Bossi, un Obelix ingrugnato che un giorno alza la voce sull’immigrazione «da stroncare» e un altro giorno annuncia che la «devolution» è lì dietro l’angolo, arriva adesso, arriva domani, arriva dopo.
Poi il pubblico ride. Forse pensa che dopo viene il film. I cittadini, infatti, hanno diritto di immaginare che sia in corso un intenso lavoro dietro il cielo di cartapesta tipo Truman Show che accompagna dovunque il simpatico primo ministro in versione Carlo Dapporto. Eccone una immagine. Alcuni deputati leghisti vanno a piantare la bandiera del «Sole delle Alpi» nello stanzino in cui i parlamentari ritirano la posta. E poi lo fanno sapere con orgoglio al loro giornale, «La Padania», affermando che: «anche in America fanno così, la bandiera degli Stati accanto a quella a stelle e strisce». Qui il pubblico dovrebbe ridere perché non è vero. In nessun edificio federale è consentito esporre bandiere degli Stati americani, che comunque sono Stati veri, non invenzioni infantili tipo la Padania.
Ma sentite come racconta la fine della storia il giornale leghista, nell’articolo intitolato «Un Sole delle Alpi a Montecitorio»: «Infatti, dopo che in Aula è intervenuto lo stesso presidente della Camera Pier Ferdinando Casini per ricordare che il tricolore è uno solo, il vessillo padano è stato rimosso». L’effetto comico è tutto in quell’«infatti». Ma non c’è neanche il tempo di apprezzarlo perché il deputato leghista Cè, intanto, sta rilasciando la seguente dichiarazione: «Amato ha una formazione culturale non adatta per guidare la Convenzione europea».
Neanche lui fa in tempo a raccogliere gli applausi perché torna alla ribalta Bossi, più cupo che mai. Si rende conto che deve superare se stesso ed esclama: «qui, se non mi danno la devolution salta tutto!». In quel momento, però, il ministro Gasparri sta prendendo a schiaffi un attivista del suo partito, dell’Università di Tor Vergata, che gli ha organizzato un incontro con gli studenti infiltrato da chiassosi no global. Il migliore attore non protagonista Taormina sta giurando che non si ritirerà mai dalla doppia funzione di vice ministro dell'Interno e di avvocato dei boss. E intanto il nuovo votatissimo sindaco di Palermo annuncia: «Non porta bene parlare sempre di mafia. Noi siamo di quelli che pensano positivo».
L’effetto comico - a quanto pare - in Italia funziona. Ma come, certi film di Franchi e Ingrassia che andavano benissimo nei circuiti locali ma non si esportavano, l’effetto comico funziona meno, molto meno in Europa. C’è stata, fin dall’inizio, una lunga serie di recensioni negative ai tour internazionali della Compagnia Berlusconi. Adesso, però, i critici europei dello spettacolo italiano si indignano. Dalla Svizzera il Capo del Dipartimento federale di Giustizia e Polizia fa sapere che niente di quello che i partecipanti italiani hanno detto dopo l’incontro tra le delegazioni dei due Paesi sulla delicata materia delle rogatorie (nuova legge blocca-processi) risponde a verità. Quasi ogni paragrafo della dichiarazione del dottor Koller, capo del Dipartimento, inviata al nostro giornale, comincia con la frase: «E’ da smentire categoricamente...».
A quella voce, certo autorevole, se ne aggiungono due dalla Francia. Sono il presidente e il relatore della commissione d’Inchiesta sul riciclaggio di danaro della Assemblea Nazionale francese. Dicono: «l’entrata in vigore della legge italiana sulle rogatorie segna una data funesta per tutti coloro che si adoperano nella lotta contro l’infiltrazione della criminalità e il riciclaggio del danaro sporco». I parlamentari francesi, poco preoccupati della serie di scenette e battute che vanno forte da noi sul cosidetto «giustizialismo», rendono omaggio «al coraggio e alla tenacia dei magistrati italiani incaricati della lotta contro la criminalità organizzata». E dicono, senza tentare neppure un sorriso: «Siamo costernati e tristi per il grave colpo inferto dalla maggioranza dei parlamentari italiani alla lotta contro la criminalità finanziaria, nel momento in cui la tragica attualità ci porta a rafforzare mezzi e collaborazione per questo combattimento». Si fa sentire, subito dopo, il Parlamento europeo. Con toni ancora più aspri descrive un’Italia che il governo Berlusconi ha messo fuori dall’ Europa su tre percorsi cruciali: il mandato di cattura europeo, la mancata nomina di giudici italiani nel gruppo anti-frode, la legge sulle rogatorie che isola l’Italia e rende impermeabili alle prove internazionali i suoi processi.
E’ bene che lo sappiano gli elettori italiani così coinvolti nello spettacolo locale. Fuori di qui nessuno ride. E’ bene che lo tengano presente coloro che vorrebbero dedicarsi, insieme a Berlusconi, a convegni sulle malefatte di Tangentopoli. Gli altri spettatori, nel teatro Europa, sono tutti presi dalle malefatte di questi giorni. A meno che non diate ragione a Berlusconi quando dice: «è solo fango comunista».
 

gisi

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Milano
grazie Tronano - l'Italia non più paradiso fiscale ma paradiso penale, con governo indaffaratissimo a perseguitare i giudici e a favorire i delinquenti, con un ministro della repubblica (boss) che vorrebbe fare il federalismo come negli usa, ma che la bandiera, a differenza degli americani che ne sono orgogliosi, la usa per 'pulirsi il culo" ...
 

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