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Ignatius

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Il Gaslini di Genova ha individuato una proteina capace di sconfiggere il tumore del sangue più diffuso nei bambini

Si chiama interleuchina 27 e potrebbe rappresentare la svolta nella lotta contro il più diffuso tumore ematologico pediatrico: la leucemia linfoblastica acuta del bambino. A scoprire la potente funzione anti-tumorale di questa proteina, un gruppo di ricercatori dell'Istituto Gaslini di Genova, coordinato da Irma Airoldi, responsabile del Laboratorio Immunologia e Tumori, al termine di uno studio pubblicato sulla rivista scientifica “Leukemia”.


Staibene: Lo Zoom - presto ko la leucemia nei bimbi
 

great gatsby

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Cancro, creato l’anticorpo in grado
di evitare il formarsi delle metastasi I ricercatori dell'Istituto svizzero per la ricerca sperimentale sul cancro (ISREC) hanno scoperto che è la periostina a favorire la diffusione del tumore maligno e sperimentato le contromosse. Che sulle cavie da laboratorio funzionano. Ora toccherà ai test sull'uomoIl ricercatore svizzero Joerg Huelsken Per diffondersi dal suo punto di origine in altre parti del corpo, il tumore ha bisogno di una proteina prodotta naturalmente dal nostro organismo. Si chiama “periostina“, conosciuta già da tempo per avere un ruolo importante nello sviluppo fetale e attiva negli adulti solo in organi specifici (ad esempio nelle ghiandole mammarie, nelle ossa, nella pelle e nell’intestino). Ma quando si è colpiti da un cancro è proprio questa proteina, inizialmente innocua, che prepara il terreno all’invasione delle cellule tumorali. A scoprirlo è stato uno studio dell’Istituto svizzero per la ricerca sperimentale sul cancro (ISREC), pubblicato sulla rivista Nature.

I ricercatori hanno isolato la proteina e hanno creato un anticorpo in grado di bloccarla sbarrando la strada alle metastasi. Nelle sperimentazioni condotte sui topolini non sono stati riportati effetti collaterali gravi. Ma per capire come funziona questa nuova strategia bisogna conoscere il meccanismo attraverso il quale si sviluppano i cosiddetti tumori secondari. Le metastasi si sviluppano quando le cosiddette “cellule staminali del cancro” riescono a trovare una sorta di “nicchia” entro la quale proliferare. Ma per farlo hanno bisogno della periostina che prepara quindi l’ambiente ideale che ospiterà le metastasi.

“Senza questa proteina, la cellula staminale del cancro non può dar luogo a metastasi”, ha spiegato Joerg Huelsken, autore principale dello studio. Il ricercatore, insieme al suo team di ricerca, è infatti riuscito a dimostrare che bloccando l’azione della periostina è possibile prevenire l’insorgenza di tumori secondari.

“Abbiamo sviluppato un anticorpo che aderisce a questa proteina, rendendola inoperativa, e speriamo in questo modo di essere in grado di bloccare il processo di formazione delle metastasi”, ha spiegato Huelsken. Sui topolini ha funzionato. Ora il prossimo passo è trovare un anticorpo analogo efficace e sicuro anche per gli esseri umani. Riuscire in questa impresa significa poter finalmente disporre di una nuova strategia terapeutica che riesce a confinare il tumore nel suo punto di origine, aumentando le possibilità per i pazienti di sconfiggerlo e sopravvivere.

di Emanuele Perugini per PianetaScienza.it
 

Sir Green

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Il Sahel è una delle regioni piu difficili del mondo: terra dura come asfalto , inospitale ,il sahara poco più a nord e l'Africa Nera a sud
Sahel - Wikipedia
E' così oggi, laddove c'era solo deserto sono apparsi 200 mila alberi curati e venerati dai contadini del Sahel come divinità antiche. Attorno a questo le comunità locali costruiscono collinette semicircolari ed i primi risultati sono arrivati due tonnellate di prodotti agricoli da una terra che non aveva mai prodotto nulla nella storia. L'impegno prosufo è enorme , i frutti solo all'inizio , ma la promessa non è stata mai così grande.
 

Claire

Zingaraccia sbruffoncella
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Il mondo dei sogni
‘L’altra parte del mondo’, per dirla con Rita Levi Montalcini, è innovatrice e profondamente green. Un altro bell’esempio che ci piace evidenziare è quello di Daniela Ducato, vincitrice del premio Migliore Innovatrice 2011 nell’ambito di Itwiin Italia 2011, evento svoltosi al Centro Congressi di “Torino Incontra” lo scorso Giugno.

Imprenditrice e ricercatrice di origine sarda, Daniela Ducato lavora da anni nella sua bellissima isola a Guspini (Vs) nell’impresa Edilana impegnata nel settore della bioedilizia, eco-design, energie rinnovabili. Ha ideato materiali basati su eccedenze e scarti di pastorizia, agricoltura e apicoltura, certificati a emissioni zero, compresi i componenti organici volatili, utilizzo di petrolio e di suolo agricolo o di risorse idriche ridotti quasi completamente a zero.



Il premio vinto da Daniela Ducato è stato reinvestito proprio in innovazione, secondo la volontà della stessa imprenditrice. Saranno infatti destinati a laboratori ludici per le scuole, in cui si studierà ecodesign, arredo ecoflorist e packaging per l’apprendimento di metodi e sistemi per usare in modo innovativo i rifiuti speciali (eccedenze naturali) del territorio sardo.

L’altra cosa bella è quindi che Daniela Ducato reinvestirà sul suo territorio questo denaro. Il suo appello, all’indomani di questo prezioso riconoscimento, è proprio rivolto alla popolazione sarda, tra le più investite dalla crisi economica: ‘Vi chiedo se potete darmi altre idee, suggerimenti, in nome della scienza, dell’innovazione e del non spreco. Grazie, Daniela Ducato’.

E poi qualcuno ha ancora dubbi sul fatto che saranno le donne a salvare il mondo?

Ecco altre storie rosa e green, di donne che cambiano le regole del gioco, in meglio:

A parlare di donne green il primo pensiero è per l’attivista keniota Wangari Maathai: premio Nobel per la pace nel 2004 e attuale sottosegretario nel Ministero dell’Ambiente e delle Risorse naturali del Kenya. Dal 1977 grazie al Movimento Green Belt, ossia cintura verde, da lei fondato e formato da sole donne, ha rimboscato con 20 milioni di alberi territori in Kenya, Tanzania, Uganda, Malawi, Lesotho, Etiopia e Zimbawe. Crede sugli effetti positivi che la natura può avere sull’occupazione. In un periodo di crisi economico, come quello che attraversiamo, le parole della Maathai acquistano una nuova luce. La sua dichiarazione “La pace nel mondo dipende dalla difesa dell’ambiente” ha fatto il giro del pianeta ed è una verità sacrosanta in un continente dove la quasi totalità dei conflitti è provocata dal tentativo di controllare risorse naturali. In questi giorni in cui guerre civili potrebbero espandersi a macchia d’olio si teme tanto per l’uomo quanto per la natura, prima vittima di comportamenti violenti e aggressivi. Un anno che potrebbe davvero rivoluzionare le cose, con nuovi assetti geopolitici potrebbero mutare anche le politiche ambientali.

Ci sono donne che possono essere considerate benissimo delle eroine al pari dei grandi eroi del passato. La differenza è che non imbracciano un’arma e difendono le idee in modi meno violenti. Un simbolo della lotta contro la deforestazione è di sicuro Julia Butterfly Hill. Alcuni la ricorderanno per essere la ragazza della sequoia. Aveva solo 23 anni quando il 10 dicembre del 1997, in California, salì su una sequoia millenaria a 60 metri da suolo. Lì in pianta stabile visse per 700 giorni. Due anni in cui patì il freddo e la fame. Quanti uomini sarebbero stati capaci di fare questo. Il sesso ‘debole’ si era dimostrato più forte addirittura di una multinazionale, la Pacific Lumber/Maxxam Company. La Hill ottenne un accordo che metteva ai ripari il suo albero, Luna, e 60 metri di foresta.

“Senza dubbio una delle persone che ha maggiormente ha contribuito alla conoscenza del mondo in cui viviamo è Jane Goodall“: lo riferisce l’Enciclopedia Britannica che definisce così la donna. Ricordare la Goodall vuol dire parlare di scimpanzé. Le sue battaglie a difesa dei primati e del loro ambiente l’hanno portata a fondare nel 1977 il Jane Goodall Institute. L’organizzazione ha uffici in 21 paesi del mondo: Austria, Australia, Belgio, Canada, Cina, Congo, Francia, Germania, Giappone, Kenia, Inghilterra, Italia, Olanda, Singapore, Spagna, Sud Africa, Svizzera, Taiwan, Tanzania, Uganda, USA. E porta avanti programmi di tutela e difesa del mondo degli scimpanzé e dell’ambiente.

Nel 1982, Vandana Shiva, invece, ha fondato un Centro per la Scienza, Tecnologia e Politica delle Risorse Naturali: un istituto indipendente di ricerca che affronta i problemi dell’ecologia sociale. Il suo gruppo rivendica scelte di economia diverse da quelle applicate dai governi asiatici. Lo sviluppo portato nei paesi del terzo mondo, sostiene, è avvenuto a discapito dell’ambiente. Vengono distrutte colture tradizionali a tutto vantaggio di un’economia globale che non fa altro che indebitare il paese e rendere più poveri i suoi abitanti. Tutto questo è spiegato in maniera molto suggestiva nel suo ultimo libro, Ritorno alla Terra, una vera summa del suo pensiero.

Combattiva ed attivista, infine, è l’italiana Monica Frassoni, presidente del Partito Verde Europeo, di cui avevamo già parlato lo scorso autunno, che porta a casa una nomination di rilievo: la rivista americana Foreign Policy la mette al 32esimo posto nella classifica dei ‘100 migliori pensatori del mondo per il 2010‘. La Frassoni nonostante la giovane età può vantare un curriculum di pregio politico: più volte europarlamentare, membro della Commissione giuridica (JURI), membro sostituto della Commissione per gli affari costituzionali (AFCO) e di quella per l’ambiente, la salute pubblica e la sicurezza alimentare (ENVI). Militante nel gruppo dei Verdi ha sempre portato avanti battaglie per la tutela dell’ambiente e per il raggiungimento degli obiettivi dell’Ue sul fronte delle energie rinnovabili (20-20-20). Una battaglia lunga. Difficile dire come andrà a finire. Ma di sicuro queste, così come altre attiviste per la difesa della natura, difficilmente molleranno la presa. Una presa su governi al collasso e sempre più incapaci di pensare ad un futuro privo di petrolio.
 

Claire

Zingaraccia sbruffoncella
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Il mondo dei sogni
Avete presente i cosiddetti pannelli solari rotanti, quei pannelli che seguendo la traiettoria del sole a mo’ di girasoli, sono in grado di produrre più energia solare rispetto ai pannelli solari fissi?
Ebbene, la tecnologia rotante conosciuta fino ad oggi è basata su piccoli motori, che consumano a loro volta energia, costano e inquinano la loro parte per essere prodotti.

Questo deve avere pensato Eden Full, diciannovenne studentessa di ingegneria meccanica al primo anno presso la prestigiosa università di Princeton, nel momento in cui ha preso corpo la sua intuizione, il SunSaluter, un sistema rotatorio che potrebbe costare appena dieci dollari, contro i seicento di un motorino elettrico.


SunSaluter, invenzione per la quale Eden ha ricevuto diversi premi tra cui l’EcoLiving 2011 Student Leadership Award lo scorso settembre, usa invece un principio molto semplice in linea di principio: usa infatti la diversa capacità che hanno dei semplicissimi cavetti di metallo di contrarsi o espandersi a seconda di una serie di fattori esterni, calore in primis.
La contrazione o l’espansione di questi fili comanda la rotazione del sistema su cui poggiano i pannelli solari.

Un sistema meccanico basato su una tecnologia passiva, dunque, che utilizza un fenomeno naturale: un’intuizione che ci ha sinceramente impressionato ed entusiasmato.

Ora Eden si è presa qualche anno per sviluppare il prototipo finale che sarà poi commercializzato del SunSaluter.

Comunque vada, speriamo che questa storia sia di ispirazione soprattutto per i più giovani: perchè insegna che volere è potere.
 

big_boom

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ora nell'inferno delle tasse italico
qualche anno per studiare una cavo metallico che si allunga e si accorcia :lol:

un semplice pistone con gas che si espande con il calore generato dal sole era troppo complicato :lol:

Robert Stirling ci era arrivato nel 1816

[ame=http://www.youtube.com/watch?v=p6G8SUFzGak]Omaggio a Robert Stirling - YouTube[/ame]
 

Claire

Zingaraccia sbruffoncella
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Ciò che rende particolarmente interessante il modello della Cummins non è tuttavia, il meccanismo appena descritto, che era già conosciuto e comune in molti oggetti simili come l’Eco Cooler, ma il particolare design del frigo che, come spiega la stessa Cummins sul suo sito (Home - Emily Cummins) , grazie al fatto di poter essere costruito con materiali riciclati e facilmente reperibili, ben si presta ad essere usato nei paesi in via di sviluppo.

Il progetto, che in realtà risale a quattro anni fa, è tornato più di recente alla ribalta perché è valso alla Cummins il premio come imprenditore etico all’Oslo Business for Peace Award, assegnato dalla giuria del Nobel, proprio grazie alla sua attitudine ad aiutare le popolazioni del terzo mondo a conservare cibo e medicinali.
 

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