Thread importantissimo: la motocicletta nell'arte (1 Viewer)

Ignatius

sfumature di grigio
Registrato
6 Febbraio 2007
Messaggi
21.090
Località
Via Lattea
La moto è protagonista al cinema anche se càpita spesso che, per discutibili ragioni, il suono di una mono- o bicilindrica venga "doppiato" da una quadricilindrica.

Ad esempio, in questo Mission Impossible...






Mando immediatamente in wacca il thread con un'antica opera di Lorenzo Cherubini, risalente al periodo in cui egli non era ancòra un Profeta.

 

Ignatius

sfumature di grigio
Registrato
6 Febbraio 2007
Messaggi
21.090
Località
Via Lattea
Uno dei miei film preferiti di tutti i tempi, uno dei miei cattivi preferiti di tutti i tempi.

 

Ignatius

sfumature di grigio
Registrato
6 Febbraio 2007
Messaggi
21.090
Località
Via Lattea
Dalla Postfazione di Lo Zen e l'Arte della Manutenzione della Motocicletta (1974) di Robert Pirsig (1928 - 2017), scritta 10 anni dopo la prima edizione del libro.

In questo libro si paria molto del modo di vedere le cose proprio degli antichi greci, ma c'è un aspetto di cui non si dice nulla: la loro visione del tempo. I greci vedevano il futuro come qualcosa che ci arriva alle spalle, mentre il passato si allontana davanti a noi.

A pensarci bene, è una metafora più esatta della nostra: come si può guardare al futuro? Si possono solo fare proiezioni dal passato, anche quando il passato dimostra che queste proiezioni sono spesso errate. E come si può veramente dimenticare il passato? Che cos'altro conosciamo?

Dieci anni dopo la pubblicazione di Lo Zen e l'arte della manutenzione della motocicletta questa prospettiva greca è molto calzante. Come sia il futuro che arriva alle mie spalle non lo so, ma il passato, davanti a me, domina tutto a perdita d'occhio.


Certo nessuno avrebbe potuto prevedere ciò che è accaduto dal giorno in cui, dopo 121 risposte negative, un editore solitario mi offrì un anticipo di 3.000 dollari. Era un libro, disse, che lo aveva costretto a chiedersi perché faceva l'editore; quei 3.000 dollari, aggiunse, sarebbero stati quasi sicuramente il primo e l'ultimo pagamento, ma non dovevo scoraggiarmi. Con un libro simile i soldi erano una faccenda marginale.

Ed era vero. Ma poi venne il giorno della pubblicazione, e arrivarono le recensioni sbalorditive, il successo, le interviste sui giornali, alla radio e alla televisione, le proposte cinematografiche, le edizioni straniere, gli infiniti inviti a dibattiti e conferenze, le lettere degli ammiratori e così via, per settimane, per mesi. Le lettere erano piene di domande: Perché? Come è successo? Manca qualcosa, che cos'è? Che cosa ti proponevi di dire veramente? In tutte c'è una nota di insoddisfazione. Chi le ha scritte sapeva che nel libro c'era più di quanto non sembrasse. Volevano sapere anche il resto.

In realtà non c'era un «resto». Nessun proposito occulto. Mi era sembrato, semplicemente, che ci fosse più qualità nello scrivere questo libro che nel non scriverlo. Ma via via che il tempo si ritrae davanti a me e l'orizzonte che sta intorno a questo libro si allarga, diventa possibile una risposta più esauriente.

In svedese esiste una parola, kulturbarer, che si può rendere con «portatore di cultura», ma anche così non è molto comprensibile. È un concetto di cui gli americani non fanno grande uso, ed è un peccato. I libri portatori di cultura portano la cultura come un mulo porta la sua soma. Non sono libri da scriversi con intenzione.

I libri portatori di cultura appaiono quasi per caso, come le alterazioni improvvise del mercato azionario. Ci sono libri di grande qualità che sono parte integrante della cultura, ma non è la stessa cosa: questi libri sono sì parte della cultura, ma non la portano in nessun posto. Per esempio, se parlano della follia lo fanno con umanità e comprensione, perché questo è l'atteggiamento culturale corrente; ma non portano in sé nessun dubbio sul fatto che la follia possa essere altro che una malattia o una degenerazione. I libri portatori di cultura mettono in discussione i valori culturali comunemente accettati, e spesso lo fanno in un momento in cui la cultura si sta muovendo in quella stessa direzione. Non sono necessariamente libri di grande qualità: La capanna dello zio Tom non è certo un capolavoro, dal punto di vista letterario, ma fu un libro portatore di cultura. Giunse in un momento in cui la cultura era vicina al rifiuto della schiavitù. La gente vi vide un ritratto dei suoi nuovi valori, lo fece suo, ed ecco il clamoroso successo.

Il successo di Lo Zen e l'arte della manutenzione della motocicletta sembra il risultato di un fenomeno analogo. Oggi l'elettroshock coatto di cui parla è illegale: è una violazione della libertà umana. La cultura è cambiata.
 

Users Who Are Viewing This Discussione (Users: 0, Guests: 1)

Alto