Spending review (1 Viewer)

Ignatius

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L'Udc propone alla Camera, che tra l'altro l'approva, un emendamento per tagliare i rimborsi elettorali a quei movimenti politici privi di statuto; tutti i partiti hanno uno statuto tranne il Movimento 5 Stelle. Quindi la mossa di Casini è per tagliare al Movimento di Grillo soldi che già aveva annunciato di non volere.

Beppe Grillo contro Casini: Il Movimento 5 Stelle i soldi non li vuole - News Finanza & Economia - InvestireOggi.it
Ci sono casi in cui le leggi ad personam hanno colpito chi a provato a proporle, anziché l'obiettivo.
Ricordo che, una ventina d'anni fa, quando comparve la Lega Nord sulla scena politica, la reazione di Craxi fu di proporre uno sbarramento elettorale per non fare entrare in parlamento i partiti che non raggiungevano almeno il 3%-5% in ogni regione.

Speriamo che questa volta la sparizione tocchi a Casini.
 

tontolina

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SPENDING REVIEW

Giarda: "Alcuni tagli possibili subito
sotto esame 100 miliardi di spesa"


Il ministro spiega che gli intreventi riguarderanno "l'intero settore pubblico dallo Stato al più piccolo dei comuni". E parla di impegno condiviso da tutto l'esecutivo

da http://www.repubblica.it/economia/2012/05/27/news/spending_review_giarda_possibile_taglio_100_mld


ROMA - Ammonta a 100 miliardi la spesa pubblica "potenzialmente aggredibile nel breve periodo", mentre è di 300 miliardi quella che richiede un intervento al lungo periodo. Lo ha detto il ministro per i Rapporti con il Parlamento Piero Giarda in un'intervista a Radio Vaticana. Giarda ha spiegato che la ricerca di "risparmi e tagli agli sprechi riguarda l'intero settore pubblico dallo Stato al più piccolo dei comuni" poiché "l'intero Paese non si è ancora adattato alle nuove condizioni economiche. Non ci sono posti o sezioni - ha sottolineato - in cui ci siano sprechi maggiori".

Giarda ha quindi detto che "alcuni interventi si possono fare subito" con una spesa di 100 miliardi "potenzialmente aggredibile nel breve periodo" che riguarda "lo Stato, gli enti previdenziali, le regioni e gli enti locali" mentre ulteriori interventi per complessivi 300 miliardi derivano da un lavoro "a lungo periodo". "Noi ci stiamo dedicando un po' a l'uno e un po' all'altro".

Impegno condiviso.
"Diversamente dal passato non ci sono interessi di natura elettorale o di collegi da soddisfare; l'intero governo è pienamente convinto che bisogna intervenire, anzi, i ministri stanno progressivamente proponendo, sollecitati dalla direttiva del presidente del consiglio degli inizi di maggio, progetti di ristrutturazione della loro attività", ha sottolineato il ministro, che ha illustrato l'impegno dell'esecutivo sulla spending review. Il lavoro di revisione della spesa pubblica non sta incontrando ''resistenze'' da parte dei ministri di spesa che anzi stanno preparando ''dei progetti di ristrutturazione delle loro attività''. "Naturalmente - ha aggiunto - le resistenze cominceranno ad essere percepite quando i provvedimenti da progetto o da analisi si tradurranno in iniziative legislative e in riduzioni degli stanziamenti, ma per ora il clima è molto positivo". Giarda ha parlato anche dei tagli ai costi della politica, ricordando gli interventi del gopverno sugli enti locali, le auto blu e i voli di stato e quelli, in parte ancora in discussione in parlamento, sul finanziamento ai partiti, sulla spesa complessiva di camera e senato, sui vitalizi. "Un insieme di tante piccole decisioni - ha concluso - che lasceranno le tracce per chi si troverà a governare il paese nei prossimi anni".
 

tontolina

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Spending review: Bonanni, pronti a collaborare (QN) ROMA (MF-DJ)--"L'affermazione del ministro Giarda sui possibili tagli alla spesa pubblica e' importante, pero' non basta annunciarli: bisogna realizzarli davvero e in fretta. Il sindacato e' pronto a collaborare, anche perche' vogliamo ridare dignita' ai lavoratori pubblici che, nella stragrande maggioranza, non sono come vengono dipinti".
E' quanto dichiara il leader della Cisl, Raffaele Bonanni, in un'intervista al QN, spiegando che "il presidente Monti deve capire che e' necessario un patto con tutte le forze sociali. I partiti sono allo sbando, solo le associazioni sindacali e imprenditoriali conservano un'effettiva rappresentativita' e una reale presenza sul territorio".
In merito alla proposta del ministro del Welfare, Elsa Fornero, di 'licenziamenti facili' anche nella p.a., il numero uno della Cisl dice "basta con i luoghi comuni partoriti in salotti frivoli in cui si parla un tanto al chilo. Fornero dovrebbe sapere che c'e' gia' un accordo firmato dai sindacati con il ministro della Funzione Pubblica, Patroni Griffi, per armonizzare le regole e i trattamenti dei lavoratori pubblici a quelli privati". Si tratta di un "tentativo di distrarre l'opinione pubblica dai problemi veri". red/dar
(END) Dow Jones Newswires
May 28, 2012 03:28 ET (07:28 GMT)
 

tontolina

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Per Monti: sondaggio con un sol uomo, in strada. Alert parolacce

[ame=http://www.youtube.com/watch?v=K6CD0JDxTyI&feature=channel&list=UL]Per Monti: sondaggio con un sol uomo, in strada. Alert parolacce - YouTube[/ame]
 

tontolina

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- LA CRISI, I RISPARMI E LO SVILUPPO A Bondi il portafoglio degli acquisti di Stato

Enrico Bondi, ex commissario Parmalat


News collegate: + Il Piano città raddoppia I miliardi diventano quattro
+ Sanità, stop agli sprechi Da luglio saranno online i prezzi di riferimento



A luglio la riforma della Consip,
il commissario ha un piano


ALESSANDRO BARBERA

roma
A Bondi il portafoglio degli acquisti di Stato- LASTAMPA.it


A voler essere sintetici, la notizia è che il governo ha preso ancora tempo. E che per quanto ci si sforzi di cambiare il nome alle cose, tagliare la spesa resta una fatica di Sisifo per chiunque si trovi costretto a imporla.

Dall’insediamento del governo Monti, dell’anglosassone «spending review» - ovvero una revisione ragionata delle spese dello Stato e degli enti locali - non c’è ancora traccia. Ma poiché le carte sono carte, e le procedure sono procedure, si può aggiungere che questa volta il governo ha fissato una data vicina (il 12 giugno) dopo la quale ciascuno sarà in grado di giudicare se la «spending review» esiste davvero e in cosa nei fatti si tradurrà.

Riassunto delle puntate precedenti: l’8 maggio, dopo aver tentato (invano) di procedere per le strade ordinarie, il Quirinale ha firmato il decreto legge del governo che nomina Enrico Bondi a «Commissario straordinario per la spending review».

Il decreto imponeva all’ex commissario Parmalat di presentare «entro 15 giorni» un «cronoprogramma per la razionalizzazione della spesa dell’acquisto di beni e servizi». Ieri mattina Palazzo Chigi ha reso noto di un incontro fra Bondi e il comitato interministeriale per la revisione della spesa (oltre a Monti c’erano Catricalà, Grilli, Giarda e Patroni Griffi) nel quale il commissario ha spiegato i suoi progetti.

In cosa consiste il «cronoprogramma»? Bondi ha spiegato che c’è spazio per risparmiare sulle forniture, e presentato un piano per un sistema più efficiente di acquisti centralizzati. In sostanza, ha ipotizzato una riforma e un rafforzamento del ruolo della Consip, la società pubblica che di questo si occupa. Bondi ha anche spiegato come individuare i fabbisogni di ciascun ufficio, ed evitare così sprechi e clientele.

Il decreto che lo ha nonimato gli dà il potere di proporre la sospensione o la revoca di singole procedure d’acquisto. Da luglio il manager diventerà una sorta di commissario ai «costi e ai fabbisogni standard» di Stato, Regioni, Province e Comuni. Come tutto questo possa coordinarsi con le leggi regionali e con il potere di autonomia di spesa degli enti locali, non è ancora chiaro. Il decreto di nomina gli consente anche di «coordinare l’attività di approvvigionamento di beni e servizi di amministrazioni, autorità anche indipendenti, organi, uffici, agenzie, enti locali e Regioni».

Fin qui, i risparmi futuri. Poi ci sono i tagli veri e propri alla spesa corrente. Per evitare l’aumento di quattro punti dell’Iva ad autunno c’è da trovare 4,2 miliardi di risparmi aggiuntivi rispetto a quelli (pesanti) già previsti dal decreto SalvaItalia. Il governo promette fatti entro il 12 giugno, quando «saranno disponibili i risultati della spending review interna effettuata dai singoli ministeri». Per inciso, una richiesta formulata per la prima volta nell’ormai lontano 2007 dall’allora ministro Padoa Schioppa e mai portata a termine.

Va detto che rispetto al passato si sono fatti passi avanti: Giarda ha discusso con ogni ministro di spesa come impostare i bilanci dei dicasteri. Con questa operazione il governo promette entro fine giugno di individuare tagli al bilancio 2012 per almeno 4,2 miliardi di euro. Se i ministeri non avranno fatto il loro dovere, si procederà come si è sempre fatto, con i consueti ed odiatissimi tagli lineari. Anche perché entro gennaio i risparmi sui bilanci 2013 dovranno ammontare a 13 miliardi, pena l’aumento delle stesse aliquote Iva dal primo gennaio.
 

tontolina

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Spending review: sanità e stipendi statali nel mirino del governo

Negli ultimi anni è calata la spesa per l'istruzione ma è aumentata a dismisura la spesa sanitaria. Le ragioni del boom sanitario sono facilmente intuibili: tanti soldi, spesi male per compiacere amici che propongono servizi inutili e un servizio, spesso, poco efficiente


Spending review: sanità e stipendi statali nel mirino del governo - Fisco - Investireoggi.it


basterebbe dimezzare almeno glio stipendi dei maGnager di nomina politica
e si sa che con questa PeggioCrazia le nomine sono tutte molto interessate al proprionportafoglio a scapito dell'interesse collettivo
 

tontolina

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100 miliardi di grandi sprechi


di Marco Ponti | 30 maggio 2012100 miliardi di grandi sprechi – Il Fatto Quotidiano



Il ministro Corrado Passera ha annunciato che, con l’intervento dei privati, si potrà arrivare a investimenti di 100 miliardi nei prossimi anni. Tantissimi soldi, ma ricordano quelli per le “grandi opere” di Berlusconi, mai concretizzatisi. Tuttavia un certo numero di “grandi opere”, oltre la Torino-Lione, stanno per davvero per essere avviate dal governo Monti. L’attenzione si è spesso concentrata sul tunnel della Val di Susa, ma è forte il rischio che questi altri investimenti possano rivelarsi, nel complesso, un affare anche peggiore per il Paese. Alcune sono già finanziate in parte, altre hanno passato la cruciale soglia dell’approvazione del Cipe.
Si tratta del tunnel ferroviario del Brennero, della linea ferroviaria Milano-Genova (nota come “terzo valico”, essendocene già due, sottoutilizzati), la linea Alta velocità Treviglio-Brescia-Padova, le nuove linee ferroviarie Napoli-Bari e Palermo-Catania, che non sono ad alta velocità ma costano come se lo fossero, e il miglioramento della linea ferroviaria Salerno-Reggio Calabria (forse, tra queste, la più sensata). Vi è anche un’intesa politica “bipartisan” per la nuova linea Av Venezia-Trieste, mentre non è chiaro al momento il destino del Ponte sullo Stretto di Messina. Il costo totale preventivato supera i 27 miliardi di euro (e chissà poi il consuntivo). Circa l’auspicato e generoso intervento dei privati, in questo settore in generale si tratta di “prestiti mascherati”, in cui i privati, forse anche a ragione, in realtà non rischiano nulla. L’esperienza dell’Alta velocità dovrebbe insegnare: la Commissione europea costrinse lo Stato a versare 11 miliardi “cash” alle Fs, perché non riconobbe alcun reale rischio privato nell’operazione. Ma la memoria è labile quando si tratta dei soldi dei contribuenti.
Quali caratteristiche hanno in comune le opere sopra elencate? Non sono stati resi pubblici i piani finanziari: cioè non è noto quanto sarà a carico dei contribuenti e quanto a carico degli utenti.
La cosa sembra inquietante in un periodo di grande scarsità di soldi pubblici.
Non sono in generale note nemmeno analisi costi-benefici comparative di tali opere, per determinarne la priorità in funzione del benessere sociale che creano (o distruggono). I finanziamenti non sono “blindati” fino a garantire il termine dell’opera. La normativa recente che consente di realizzarle “per lotti costruttivi”, invece che “per lotti funzionali” rende possibili cantieri di durata infinita. Sono tutte opere ferroviarie, ed è noto che la “disponibilità a pagare” degli utenti per la ferrovia è molto bassa, tanto che se si impongono tariffe che prevedano un recupero anche parziale dell’investimento, il traffico tende a scomparire, al contrario che per le autostrade.

Questo aspetto rende discutibile la scelta di privilegiare le ferrovie, quando i soldi sono così scarsi. In effetti, i benefici ambientali delle ferrovie sono indiscutibili.
Ma non è più così in caso di linee nuove: le emissioni “da cantiere” rendono il risultato ambientale molto dubbio. Il contenuto occupazionale e anticiclico di tali opere appare modesto: si tratta di tecnologie “ad alta intensità di capitale” (in media, solo il 25% dei costi sono di lavoro).


Vediamo ora i pochi aspetti specifici che sono noti di alcune di queste opere.
La debolezza delle informazioni di cui si dispone è un problema politico in sé: investimenti pubblici di questa portata dovrebbero essere documentati in modo trasparente.

-Sul “terzo valico” l’Ing. Mauro Moretti, ad di Fs, si è espresso più volte mettendone in dubbio la priorità, tanto da dover essere ripreso con una lettera al Sole 24 Ore dall’ex ministro Lunardi.

-L’analisi costi-benefici della linea Av Milano-Venezia, è stata dimostrata inconsistente su lavoce.info.

-Per il tunnel del Brennero, gli austriaci da tempo esprimono dubbi sulle proprie disponibilità finanziarie.Certo, se l’Italia costruisse la propria metà, vi sarebbero molti problemi per i treni, senza l’altra metà del tunnel.

-L’analisi costi-benefici, presentata da Fs per la linea Napoli-Bari, è stata dimostrata del tutto indifendibile, sempre su lavoce.info. Anche in questo caso, nessuna smentita è pervenuta.
E’ una leggenda che le infrastrutture generino nel tempo la domanda che le giustifica: la linea di Alta velocità Milano-Torino, costata 8 miliardi e con una capacità di 330 treni/giorno, ne porta, dopo tre anni dall’entrata in servizio, appena 20.
Né la realizzazione del collegamento Torino-Lione ne genererebbe molti di più: le stime ufficiali (ma quelle del progetto completo, non di quello attuale, molto più modesto) parlano di neanche 20 treni aggiuntivi. Ma il problema maggiore non è la debolezza della domanda ferroviaria quanto i cantieri infiniti, consentiti dall’attuale normativa. Per ragioni di consenso si rischia di avere moltissime opere non finite in tempi ragionevoli, con costi economici stratosferici. Non sembra il momento di perseverare con queste logiche, proprie di una diversa fase politica ed economica. Ma chi avrà il coraggio di dire di no a tanti “sogni nel cassetto” di politici, banche e costruttori locali, soprattutto in vicinanza di elezioni?
Il Fatto Quotidiano, 30 Maggio 2012
 

tontolina

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e il governo per aiutare ecomnomicamente i terremotati

aumenta ancora una volta le Accise sulla benzina
 

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