Slovenia | Pagina 2

Discussione in 'Macroeconomia - Politiche economiche' iniziata da tontolina, 10 Settembre 2012.

    27 Marzo 2013
  1. EUGE

    EUGE Senior Utente

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    ah beh ... forse esistono due Italie ... i miei conoscenti ai quali accennavo risiedono al NORD :mmmm:
     
  2. 30 Marzo 2013
  3. tontolina

    tontolina New Member

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    Investitori in fuga dalla Slovenia. L’allarme di Intesa-Sanpaolo sulle banche di Lubiana


    Scritto il 29 marzo 2013 alle 16:21 da [email protected]
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    “E’ una nazione dai fondamentali pessimi, i peggiori degli Stati dell’area
    dell’Europa Centro Orientale. Basta guardare al debito estero. Negli anni passati, le imprese e lo Stato hanno finanziato la crescita ricorrendo troppo ai capitali privati senza far sviluppare il risparmio privato. La situazione è peggiorata con la recessione del 2012 che ha fatto esplodere le sofferenze bancarie e nell’ultima settimana, dopo lo scoppio della crisi cipriota, il quadro sta assumendo toni preoccupanti, perchè i mercati pensano che la Slovenia sia il nuovo malato d’Europa, il prossimo Paese a dover ricorrere agli aiuti della troika Fmi-Ue-Bce.

    Gli investitori esteri stanno scappando.

    Basta vedere l’allargamento della forbice dello spread”.
    Commenta così con Affaritaliani.it un banchiere italiano che opera nella vicina Slovenia, un Paese piccolo con un Pil di 36 miliardi di euro, ammontare uguale al reddito prodotto dalle Marche, ma con due milioni di abitanti e un sistema bancario in forte tensione.

    Sistema da cui si approvvigionano anche molte imprese italiane: 218 (sopra 2,5 milioni di euro di fatturato) su 6.000 aziende presenti in tutta l’area Central-East Europe (Cee), una presenza importante (486, per fare un confronto illuminante, sono le imprese operanti nell’estesa e più promettente Russia) che impiega circa 4.500 dipendenti.
    Numero cresciuto del 50% dal 2005 a oggi.

    Molto esposte sono anche le banche italiane che complessivamente hanno impiegato nella piccola repubblica ex comunista circa 7,6 miliardi, più del 20% del Pil del Paese (1,3 miliardi è invece il totale dell’esposizione degli istituti italiani verso Cipro).
    Fra le prime quattro banche slovene (dominanti nell’intero comparto bancario), tre infatti sono statali e una è a capitale privato, ma sempre di Lubjiana e non come gli altri Paesi dell’area Cee dove i principali gruppi bancari sono sì a capitale privato, ma estero.

    Un sistema chiuso che rischia di avvitarsi su se stesso a causa di sofferenze bancarie (crediti ormai inesigibili) che hanno toccato quota 7 miliardi di euro, il 14,4% del totale dei crediti erogati (cifra che peggiora e cresce a oltre il 30% considerando solo le banche pubbliche). Gli istituti sloveni sanno, cioè, che prestando 100 euro, oltre 14 non verranno restituiti. Trend che ha fatto chiudere i cordoni della borsa (credit crunch) e che peggiora ulteriormente la congiuntura economica.
    L’ultimo report di Intesa-Sanpaolo, che a Lubiana controlla Banca Koper e di cui Affaritaliani.it ha preso visione, spiega infatti che “nel 2012 in Slovenia il sistema bancario ha subito una contrazione del 6% del totale attivo. In particolare, il calo degli impieghi (-5,1% anno su anno nel settore privato) ha subito un’accelerazione negli ultimi mesi del 2012 anche per effetto di un incremento delle perdite su crediti. Le sofferenze hanno raggiunto i 7 miliardi di euro (fonte Thomson-Reuters) ovvero pari al 14,4% degli impieghi (dall’11,2% nel 2011), ma al 20,5% nelle tre maggiori banche (dove circa 1/3 degli impieghi alle imprese è in sofferenza (fonte FMI)”. source
    Così, proseguono gli analisti del gruppo Intesa, “nel corso dell’anno sono diminuiti sia gli impieghi alle famiglie (-1,9% anno su anno) sia soprattutto quelli alle imprese (-6,5% sempre anno su anno)”.

    A fine 2012, le banche slovene hanno “chiuso l’esercizio in perdita, per il terzo anno consecutivo, seppure con differenziazioni tra le pubbliche e le private, con un risultato ante imposte pari nel complesso a -664 milioni di euro, soprattutto a causa delle perdite su crediti e degli accantonamenti che sono stati pari a 470 milioni di euro”.
    Insomma, un sistema che ha già ricevuto un’iniezione di liquidità per un miliardo di euro, visto la creazione di una bad bank alla spagnola (progetto bocciato però dalla Corte Costituzionale e dunque in stanb-by), ma che avrà bisogno di un secondo round di ricapitalizzazioni. Operazione che rischia di far lievitare, in stile irlandese, ancora il debito pubblico, che è poco inferiore al 55% del Pil, ma in forte crescita dal 35% del 2008. Spazi per indebitarsi dunque ci sono, ma chi ci metterà i soldi se gli investitori se ne stanno andando a gambe levate anche perché la recessione non mollerà la presa nemmeno quest’anno?
    Ecco il report di Banca intesa su “AREA CENTRO-EST EUROPA E SULLE BANCHE SLOVENE”
    E poi anche il report “CON FOCUS SULL’ECONOMIA SLOVENA”
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  4. 30 Marzo 2013
  5. tontolina

    tontolina New Member

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    Il Grand Tour della Troika: prossima fermata Slovenia

    L’accordo raggiunto nella notte di domenica scorsa tra il governo cipriota ed i rappresentanti dell’Eurogruppo, non richiedendo un ulteriore passaggio parlamentare, chiude per il momento il tanto agognato “salvataggio” del sistema bancario cipriota. Le ripercussioni di questa forma di bail-out/bail-in approvato avranno sicuramente ripercussioni pesanti sulle prossime vicende dell’eurozona. L’aver chiuso per quasi due settimane tutte le banche, l’aver introdotto fino a data da destinarsi il divieto di esportazione di capitali per importi superiori a 5mila euro, pongono un serio dubbio sul fatto se Cipro si possa ancora considerare un Paese aderente alla zona Euro. L’euro che viene ritirato a Cipro non è adesso certamente uguale a quello che viene ritirato in qualsiasi altra parte dell’area.
    Questo tipo di salvataggio pone però particolari effetti anche per il modo con cui dovranno esser considerati i creditori degli istituti finanziari dei Paesi periferici, che ormai, con diversi livelli di intensità, sono in gran parte in crisi. In che modo verranno quindi trattati ad esempio i creditori di Bankia, oppure di MPS, oppure di Nova Ljubljanska Banka?
    Proprio verso il caso della principale banca slovena, ed in generale dell’intero sistema finanziario sloveno, è salita recentemente l’attenzione, indicando il Paese nostro confinante come il più probabile prossimo candidato alle attenzioni degli emissari della Troika, ormai impegnati in quello che sembra un Grand Tour alla scoperta delle ricchezze dei meravigliosi Paesi della periferia della zona euro.

    Da più di un anno ci sono report sullo stato dell’economia Slovena, tutti non particolarmente positivi. Si tratta di un’economia particolarmente giovane che è entrata nell’Unione europea del 2004 e nella zona euro nel 2007. In conseguenza di tali eventi ha registrato, come ogni altro Paese periferico dell’eurozona, un enorme afflusso di capitali esteri, almeno fino al 2008. Con l’esplodere della crisi dei subprime americani ed conseguente collasso del mercato interbancario interno alla zona euro, il settore finanziario Sloveno, così come il settore finanziario di ognuno dei Paesi periferici dell’area è andato in crisi. Sul perché della crisi e su come essa sia sostanzialmente analoga a quella che ha colpito le economie degli altri PIIGS vi consiglio la lettura di questo post , in cui si evidenzia come anche in Slovenia il cosiddetto ciclo di Frenkel abbia operato secondo le scadenze classiche.
    Di recente si è conclusa la visita dei funzionari del Fondo Monetario Internazionale nel Paese. Le conclusioni sono quelle che è normale aspettarsi per un’economia particolarmente fragile, estremamente dipendente dalla domanda esterna e che ha registrato negli anni precedenti un boom immobiliare. Il sistema finanziario è per queste ragioni molto instabile, inserito in quel loop di crisi finanziaria, consolidamento fiscale, crisi dell’economia reale che sta avvitando pericolosamente la recessione anche in tutti gli altri Paesi periferici della zona euro. Il percorso di svalutazione interna (riduzione del costo del lavoro) sta andando avanti ma è ancora molto lontano da produrre effetti significativi sull’export (che essendo già al livello del 60% del PIL, necessiterebbe piuttosto di un’espansione della domanda estera), mentre ha effetti rilevanti sul calo della domanda interna degli ultimi anni
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    Questo calo della domanda interna, sommato al contestuale crollo del settore immobiliare, ha portato le sofferenze del sistema bancario alla percentuale record del 14,4% (su un totale attività di circa 50 miliardi di €) , il 20,5% per le tre principia banche. Il settore bancario nel suo complesso è da tre anni che non riesce ad avere un ritorno positivo. Il ROE 2012 è a -16,4%, il risultato ante imposte è negativo per 663 milioni di €. Il Fondo monetario suggerisce la necessità per il solo 2013 di una ricapitalizzazione del sistema bancario per un miliardo di euro, mentre il governo si è detto impegnato ad un piano di ricapitalizzazione per 4 miliardi di euro. Il debito pubblico è ancora sotto il limite (assurdo) del 60% del PIL e quindi il governo ha ancora margini di manovra per fornire risorse finanziarie agli istituti di credito, incamminandosi nel solito percorso nel quale i debiti nascono dal settore privato e poi, come per magia, si trasferiscono nel settore pubblico. Auguri, intanto sempre il report del FMI sottolinea come entro giugno le principali banche dovranno rifinanziare circa 3 miliardi di euro di passività in scadenza.
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    Come se non bastassero i normali problemi che ha attualmente qualunque istituto finanziario del “club med” per recuperare risorse aggiuntive, grazie alla gestione approssimativa e confusionaria della crisi Cipriota, il mercato finanziario dell’eurozona è ritornato nuovamente instabile, e si registrano grandi movimenti di capitali in uscita delle economie periferiche. Rifinanziare entro pochi mesi 3 miliardi di euro, per un sistema bancario che ormai viaggia a livelli di sofferenze di oltre il 15%, con un’attività economica che non da segni di miglioramento, diventa particolarmente difficile, se non impossibile. Considerando inoltre che anche la Slovenia, così come gli altri Paesi periferici, si troverà costretta ad offrire tassi di rendimento notevolmente più elevati rispetto a quelli di un paio di mesi fa. Il rendimento dei titoli di Stato è passati da circa il 4,4% a quasi il 7% nel giro di un paio di mesi.
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    Ma di quanto avrà bisogno il sistema finanziario sloveno e quanto è “sistemica” la propria dimensione? Si tratta di numeri che, così come nel caso Cipriota non hanno sostanziale rilevanza sulle dimensioni dell’eurozona. La Slovenia ha un Pil di circa 36 miliardi di euro e non ha un sistema economico (a differenza di Cipro) a struttura prevalentemente finanziaria (il rapporto assets finanziari sul PIL è di circa il 135%). E’ però un’economia che esporta molto e per questo risente in maniera estremamente rilevante del calo di domanda estera verificatosi nei principali Paesi di destinazione (Italia, Germania e Austria). Viene quindi da chiedersi in che modo può un Paese che esporta il 60% del PIL e che ha già da alcuni anni varato le riforme del mercato del lavoro e del sistema pensionistico di tipo europeo possa essere aiutato dalle ricette della Troika? Quale nuovo espediente i geniali euro tecnocrati si inventeranno? Nel caso in cui decidessero di far partecipare i creditori al salvataggio, secondo il modello cipriota, le banche italiane e Austriache sarebbero le più coinvolte. Altrimenti i 10 miliardi di euro, che probabilmente serviranno a tappare i buchi per un paio d’anni, toccherà metterceli tutti al contribuente europeo. Perché un’espansione della domanda estera, magari da parte del Paese che doveva essere la locomotiva del mercato comune (ed invece è stato l’enorme vagone), sembra che all’Europa non interessi, benché sollecitata da tutto il mondo. Mentre di uscire dall’eurozona non si vuol, ancora, sentir parlare, anche se sarebbe ormai l’unico modo per dar fiato alla domanda interna slovena compensando la stagnazione di quella estera. Certo, ci sarebbe quel “piccolo” problema dei 5,3 miliardi di euro di debiti nel sistema TARGET2, ma credo che presto qualcosa dovrà pur essere chiarito, anche rispetto alla semplice natura di tali debiti/crediti.
    Anche perché non è detto che Cipro, con i suoi circa 6,5 miliardi di euro di debiti di TARGET2, sia veramente un problema risolto.
     
  6. 11 Aprile 2013
  7. tontolina

    tontolina New Member

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    Crisi Slovenia, banche rischiano crac e gli investitori fuggono

    Flop dell'asta di titoli di stato sloveni mentre le sofferenze bancarie arrivano al 20% e il debito pubblico è in aumento



















    Alla sempre più lunga e triste lista degli stati in crisi dell’Euro si aggiunge la Slovenia, che sebbene ufficialmente con il neo-premier Alenka Bratusek abbia rassicurato Bruxelles sull’intenzione di non chiedere assistenza finanziaria, è già nei guai (Crisi, Cipro e Slovenia l’inizio, altri stanno trattando aiuti e altri lo faranno).

    Rendimento titoli di stato Slovenia in preoccupante crescita

    Lo dimostra l’ultima asta del Tesoro, che avrebbe dovuto raccogliere 100 milioni di euro in titoli a sei mesi e un anno. Le richieste si sono fermate a 56 milioni, poco più della metà, con rendimenti in crescita su entrambe le scadenze, rispettivamente all’1,7% e al 2,99%. Tassi che gli analisti ritengono poco allettanti, almeno rispetto al rischio. E la risposta sul mercato secondario non si è fatta attendere, con i titoli decennali che al momento rendono oltre il 6%.

    Default Slovenia: le banche sono travolte dalle sofferenze

    L’economia slovena, infatti, potrebbe essere travolta dal crollo del sistema bancario. Le sue sofferenze ammontavano nell’ottobre scorso al 14,4% degli impieghi e il 20% del pil, per una cifra di 7 miliardi di euro. Una delle percentuali più alte dell’Ocse, anche se bisogna considerare che l’Italia presentava a febbraio di quest’anno sofferenze lorde al 18,6%.
    Il problema è che le banche slovene hanno funzionato molto male negli anni trascorsi. Il grosso del sistema bancario di Lubiana è ancora nelle mani dello stato, che lo ha utilizzato più a fini politici e clientelari che per svolgere un ruolo creditizio efficiente.
    Lo dimostrerebbero alcuni dati Ocse, per cui la percentuale dei crediti dubbi erogati dalle banche slovene principali e controllate dallo stato sarebbe del 30%, quasi il triplo dell’11% riscontrato per le altre banche estere. E anche un rapporto stilato dalla Commissione per la lotta alla corruzione proverebbe che molti prestiti sarebbero stati erogati sulla base di rapporti personali e politici.
    Il risultato di questo disastro è che oggi le società di costruzioni hanno un 62% di debito arretrato verso le banche, le quali a loro volta necessiterebbero di nuovi capitali per almeno un miliardo di euro, secondo il governo locale, a cui vanno sommati altri tre miliardi di garanzie verso la “bad bank”. Per l’Ocse, invece, il conto finale potrebbe essere ben più alto e stando a Fitch potrebbe ammontare a non meno di due miliardi.

    Debito pubblico Slovenia: situazione meno grave dell’Italia

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    Per fortuna, l’attuale situazione del debito pubblico non è così critica, nonostante l’Ocse preveda lo sfondamento del 100% del pil nel 2025, e tra rifinanziamento del debito in scadenza, ricapitalizzazione delle banche e copertura del disavanzo fiscale la Slovenia dovrebbe avere bisogno di raccogliere quest’anno intorno a 3-3,5 miliardi, cioè meno del 10% del suo pil. Un rapido confronto ci fa capire quanto più grave, ad esempio, sia la situazione italiana, con il Tesoro indaffarato a rastrellare sul mercato qualcosa come 420 miliardi nel 2013, pari a circa il 26% del pil.
    La data fatidica per capire, però, se esistano ancora investitori volenterosi di puntare su Lubiana è giugno, quando il Tesoro sloveno cercherà di racimolare sul mercato un miliardo di euro (3% del pil), per rifinanziare il debito in scadenza.
    Più che la questione slovena in sé, pare che i mercati temano quanto già accaduto in Grecia e Cipro. Nel primo caso, gli investitori ci hanno rimesso con una tagliola del 53,5% del valore nominale dei titoli di stato e con un allungamento dei tempi di rimborso fino a trenta anni. Nel secondo, invece, è di questi giorni la decisione europea di coinvolgere anche i risparmiatori con perdite sui depositi oltre i 100 mila euro tra il 40 e l’80% (Prelievo forzoso depositi bancari: modello Cipro in tutta Europa?).
    La mancanza di punti fermi sarebbe perciò alla base della crisi di fiducia verso la Slovenia, perché c’è il timore che le si possano applicare modelli già sperimentati altrove o anche di nuovi, a maggior ragione che si tratta di un piccolo stato, il cui pil è doppio a quello di Cipro, ma sette volte inferiore a quello greco.

    Un piano di salvataggio per la Slovenia?

    Aldilà delle intenzioni del nuovo governo, è probabile che già dalle prossime settimane possano essere avviati contatti tra Lubiana e Bruxelles per concordare un piano di salvataggio. La creazione di una “bad bank”, in cui fare convogliare tutte le passività degli istituti del Paese e l’istituzione di una holding per la gestione del patrimonio immobiliare pubblico non sarebbero sufficienti, insieme alle misure di austerità già in parte attuate dal precedente governo (Slovenia sempre più verso le braccia della Troika).
    L’Iif, l’”Institute for International Finance”, che raccoglie centinaia di creditori del settore pubblico in tutto il pianeta, lancia l’allarme e chiede che la UE intervenga subito, inorridita al pensiero di dovere essere costretta ad accettare condizioni così pessime, come accaduto un anno fa con Atene.



    Link: Crisi Slovenia, banche rischiano crac e gli investitori fuggono - Economia - Investireoggi.it


     
  8. 11 Aprile 2013
  9. tontolina

    tontolina New Member

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    CHE STRANO

    quando la Grecia iniziò la sua tragedia.... TUTTI a dire che anche l'Italia avrebbe seguito le sorti

    poi è stato il turno dell'Irlanda e del Portogallo ... ed anche qui i paragoni con l'Italia si sono sprecati

    poi è toccato alla Spagna ... e i paragoni con l'Italia sono ancora all'ordine del giorno per guardare se lo spred supera o meno

    c'è stato il fallimento di una banca importante di CIPRo con la relativa cura che assomiglia molto al protocollo americano con l'unica differenza che qui in EU sono garantiti i CC fino a 100mila euro .... Ha scatenato il panico tra i risparmiatori italiani grazie anche alle battute del CEo di Commerzbank che garantiva che adesso toccava agli italiani contribuire... e tutte le elucubrazioni sulla ricchezza degli italiani .... insomma notizie di questi giorni



    ed Ecco la sorpresa.... non è ancora il turno dell'italia che si è fatta la sua troika-MONTIANA in casa ...... ma della laboriosa Slovenia; ma anche qui i parogoni con l'Italia si Sprecano



    Ma ai tedeschi stiamo davvero così tanto sulle palle? Ma davveo vogliono il nostro sangue.... non gli basta quello dei bulgari-romeni-spagnoli ai quali stanno servendo lavori sottopagati da campi di sterminio?
     
    Ultima modifica: 11 Aprile 2013
  10. 11 Aprile 2013
  11. big_boom

    big_boom New Member

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    ora nell'inferno delle tasse italico
    lo dici tu tontolina

    l'italia viene dopo spagna e portogallo, ci sono ancora 4/5 anni di spremitura

    buon divertimento B-)
     
  12. 2 Maggio 2013
  13. tontolina

    tontolina New Member

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    come si comportera' l'Europa quando la Slovenia verra' a chiedere aiuto come ha fatto Cipro... Intanto è fuga dalle banche slovene dei risparmi... i soldi non arrivano nelle banche italiane di confine...anzi.... I soldi vanno in svizzera, Singapore, Canada, Australia...VIA DALL'EUROPA


    MOODYS HA DECISO DI DOWNGRADARE IL RATING A Ba1. ORA SIAMO SOLO A DUE LIVELLI PRIMA DEL LIVELLO JUNK ALIAS SPAZZATURA...Il ministro del tesoro ha dovuro sospendere l'asta per l'emissione di titoli del debito pubblico...

    MOODYS: "the small, alpine nation's banking sector is in "turmoil." It also cited a "marked deterioration" in Slovenia government finances and "uncertain" funding prospects.

    The US ratings agency warned that Slovenia could soon become the next eurozone member to seek a bailout.

    LA PROBABILITA' CHE LA SLOVENIA DEBBA CHIEDERE AIUTI ALL'EUROPA E' MOLTO ALTA
    E
    TUTTI SI DOMANDANO:"COSA CHIEDERA' QUESTA VOLTA L'EUROPA IN CAMBIO?"
     
  14. 2 Maggio 2013
  15. big_boom

    big_boom New Member

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    ora nell'inferno delle tasse italico
    la slovenia? se la comprano i tedeschi!

    anche se son convito che sarebbero piu' felici di comprarsi la Croazia
     
  16. 3 Giugno 2013
  17. tontolina

    tontolina New Member

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    La Slovenia in crisi taglia anche i Comuni

    Minimo richiesto 5mila abitanti. Il Paese non ce la fa più. Buco da 1,5 miliardi. Ancora sforbiciate al pubblico impiego


    di Mauro Manzin
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    TRIESTE. Non tornano, i conti non tornano. Dopo lo scampato pericolo di una procedura di infrazione per lo sforamento dei parametri di Maastricht da parte della Commissione Ue il governo sloveno è tornato a riunirsi scontrandosi con la cruda realtà. Quell’ammanco di bilancio di 1,5 miliardi di euro c’era e c’è ancora. Servono tagli, serve un’idea, forse serve solo un miracolo. E così l’esecutivo ha dato mandato ai suoi ministri di attuare una «disciplina di ferro» circa lo sfruttamento delle risorse umane. Ergo: arrivano nuovi tagli di personale pari all’1% per risparmiare 50 milioni in un anno. E l’altro miliardo e 450 milioni? Il ministro della Pubblica amministrazione e degli Interni Gregor Virant ha un’idea. In Slovenia ci sono troppi Comuni, è ora di riscrivere la carta amministrativa. Secondo la ricetta Virant che sarà concretizzata e portata al consiglio dei ministri a settembre sopravviveranno solo le amministrazioni municipali con almeno 5mila abitanti. «In Slovenia - afferma Virant - c’è spazio per 80-100 Comuni al massimo».
    Una cosa è certa, altri tagli agli stipendi degli statali non possono essere attuati visto che ciò è espressamente “vietato” dall’accordo sottoscritto con le parti sociali. Secondo uno studio di settore i dipendenti del settore pubblico sloveno dal giugno del 2012 a marzo del 2013 sono diminuiti di 4mila unità. Secondo il ministero della funzione pubblica la diminuzione sarebbe stata invece di 1400 unità (inclusa la polizia e l’esercito). Nell’amministrazione statale i pensionati sono stati 964 pari al 70% di coloro i quali non lavorano più nel settore pubblico. E il restante 30%? Se ne sono perse le tracce. Anche lo strumento del pre-pensionamento però è un’arma a doppio taglio. L’allarme giunge dall’Inps slovena (Zpiz). Dal giugno 2012 all’aprile 2013 il numero delle pensioni di vecchiaia è aumentato di 17mila unità. A marzo 2013 gli occupati nel Paese erano 788.863 (695.834 dipendenti e 93.029 autonomi) il che è corrisponde a circa 28mila unità in meno rispetto allo scorso anno. E le prospettive? Nerissime. Nei primi 4 mesi di quest’anno il Pil del Paese è diminuito del 4,8% mentre i consumi sono diminuiti del 7,7%. La Slovenia è in piena recessione e «visti i sacrifici e il rigore chiesto da Bruxelles - spiega ‹rt Kostevc docente alla facoltà di economia e commercio dell’ateneo di Lubiana - quasi sicuramente ancora non abbiamo toccato il fondo». «La politica restrittiva del governo - sostiene l’ex ministro ed ex governatore della Banca di Slovenia Mitja Gaspari - è evidentemente efficace ma va nella direzione sbagliata». Unica nota positiva è il buon andamento dell’export che può vantare nel primo quadrimestre del 2013 un aumento dell’1,8%. Ma la disoccupazione cresce tocca oramai quota 11,1%. Ad oggi sono senza lavoro 111mila persone pari a un desolante +14mila rispetto allo stesso periodo dello scorso anno.
    E la politica di rigore imposta dall’Unione europea relativa ai conti pubblici influisce negativamente sui potenzialidi crescita economica, fatto questo che, per la Slovenia, è stato confermato anche da il capo missione del Fondo monetario internazionale in Slovenia, Antonio Spilimbergo. E, ciliegina sull’amarissima torta slovena, arriva il ministro delle Finanze Uroš ‹ufer che spiega come una delle palle al piede del Paese siano gli interessi sul debito pubblico maturato soprattutto tra il 2009 e 2011. Nel 2014 la Slovenia dovrà pagare interessi per il suo debito pubblico pari a un miliardo di euro pari a un decimo del bilancio dello Stato. La crisi, dunque, sta risucchiando la Slovenia in un vortice praticamente irreversibile visto poi il catastrofico orizzonte del suo sistema creditizio in pratica “commissariato” dalla Commissione europea. Il prossimo passo? Virant parla di tagli alle pensioni. E la “pentola a pressione” sociale rischia di esplodere.
    La Slovenia in crisi taglia anche i Comuni - Cronaca - Il Piccolo
     
  18. 27 Settembre 2013
  19. tontolina

    tontolina New Member

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    Slovenia, banche in crisi. Primo caso per OMT?


    Scritto il 27 settembre 2013 alle 11:31 da Danilo DT
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    Crisi Slovenia nuovo problema per l’Eurozona?

    Sono passati pochi giorni dalle elezioni in Germania e molto probabilmente Frau Merkel, fresca di rielezione, dovrà avere a che fare con un nuovo problema. Non si tratta del terzo salvataggio greco e tantomeno di un nuovo sostegno a Cipro, e nemmeno un nuovo aiuto a Portogallo o alle banche spagnole.
    In realtà questo problema lo abbiamo già denunciato nei mesi scorsi, con anticipo rispetto ad altri. Oggi la situazione è ulteriormente perggiorata e va verso ad una difficile situazione.

    Parliamo della Slovenia.



    Proprio da fonti tedesche (Handelsblatt) la BCE potrebbe valutare la necessità di sostenere prossimamente il paese sloveno.
    Vittima di una violenta recessione che ha fatto perdere al suo PIL circa il 10%, la Slovenia si trova in grossa difficoltà con la gestione delle sofferenze bancarie, letteralmente schizzate al rialzo. Oggi sono pari a circa il 16% di tutti i prestiti in essere.
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    Ovviamente la Slovenia non è certo dimensionalmente un paese che richiederà cifre folli per il sostegno. Pesa solo lo 0.4% del PIL, ma ritengo che possa essere un problemino che, nel suo piccolo, possa creare non pochi problemi, di tipo gestionale (diventerà un caso scuola?) e politico.

    Secondo i dati della BCE, le banche slovene hanno prestiti in essere pari a € 9 miliardi alle famiglie, e pari a € 19 miliardi in capo a società non finanziarie.
    Sono già stati fatti un po’ di conti. La cifra necessaria per il bailout sloveno dovrebbe aggirarsi sui 3 miliardi di Euro.
    Da sola, la Slovenia però non ce la può fare. E senza il sostegno BCE, il paese resterebbe strozzato e il suo sistema bancario rischierebbe l’insolvenza.
    Interessante vedere il comportamento del CDS della Slovenia.
    Questo tipo di contratto ha oggi un valore superiore a quello dei vari PIIGS (Grecia esclusa).
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    Nuova Cipro all’orizzonte?

    Difficile però ritrovarci con una nuova Cipro (Bail-in). Molto più probabile un salvataggio dall’esterno (bailout) ma tutto dipenderà da sentiment, politica, tensioni, accordi, Germania.
    Anzi…che sia il primo caso di utilizzo dell’OMT?
    [​IMG]
    STAY TUNED!
    DT
     

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