Situazione odierna in italia: la nostra view (1 Viewer)

reportdiborsa

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4 Giugno 2002
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Ecco un estratto dalla Nostra Newsletter:


Buonasera,

la decisione del FOMC annunciata ieri e riguardante il taglio di mezzo punto percentuale dei principali tassi di interesse, che oggi vedono il federal funds all'1,25%, ha scosso profondamente i Mercati finanziari. L'onda lunga è iniziata ieri sera da Wall Street, che dapprima reagiva bene alla notizia e in seguito alternava uno stato di profondo pessimismo ad uno di timido ottimismo.

La notte sembra aver portato consiglio agli analisti ed infatti stamani i principali Mercati europei bollavano come negativa la decisione della Fed; giudizio seguito anche dagli indici statunitensi.

Per completare il quadro della situazione è opportuno anche precisare che stamani nè la Banca d'Inghilterrà nè la Bce hanno modificato i loro principali tassi di interesse.

Il comunicato che accompagnava le decisioni della Federal Reserve giustifica la decisione presa con i bassi rischi derivanti dall'inflazione, che inducono la Fed ad attaccare duramente i rischi derivanti da una ripresa economica debole. Premettendo che i principali quotidiano economico-finanziari e non, si sono quasi tutti limitati a riportare la notizia e a presentare le stesse motivazioni espresse dalla Fed, è nostra opinione che un taglio di tassi di tale entità, che in pratica ha riportato i valori pari a quelli del 1961 non trovando pari in epoche più recenti, non può certo definirsi una notizia positiva nel medio e nel lungo periodo.

Il non giudicare adeguati i precedenti tassi di interesse per sostenere una ripresa economica, significa principalmente ammettere, anche se in via indiretta, che la ripresa economica non esiste o è comunque talmente debole che potrebbe essere "abortita" al primo evento negativo, perturbatore del difficile e precario equilibrio dell'economia attuale.

A questo punto è opportuno precisare che qui vi sono due vere e proprie scuole di pensiero che si dividono in altrettanti giudizi pressochè opposti:
i più ottimisti sottolineano come una politica "aggressiva o d'urto" della Fed sia la soluzione migliore per combattere il rallentamento economico in corso, vedendo in questo intervento sui tassi la svolta decisiva per far decollare definitivamente la ripresa economica;
la scuola di pensiero più classica diffida dall'ipotesi precedente, ritenendo scarsamente efficace la politica monetaria sulla crisi in corso e vedono nell'ulteriore taglio dei tassi un segnale preoccupante che conferma la gravità della crisi in corso.
Com'è facile intuire, noi propendiamo per la seconda tesi, pur sottolineando come nella seconda parte del mandato di Greenspan la politica fortemente interventista adottata si sia sempre rivelata efficace. Le motivazioni che ci fanno propendere per la seconda tesi sono di carattere generale e riguardano l'analisi dell'attuale fase di contrazione dell'economia: se la politica monetaria, in particolare quella applicata da Greenspan durante il suo mandato, si è dimostrata decisiva nel controllare lo stato dell'economia durante una fase espansiva di lungo periodo, l'attuale crisi va ad interrompere quella fase espansiva dell'economia e gli elementi che ne sono all'origine sono pressochè esterni e quindi impermeabili alla politica monetaria.

Utilizzando una metafora, possiamo tranquillamente paragonare la politica monetaria ad un remo di un'imbarcazione, che prima era lanciata a tutta forza e quindi quel remo era efficace perchè serviva principalmente a non farla schiantare contro qualche scoglio; oggi invece, con i motori quasi fermi, il remo non può permettere di certo a quella nave di ripartire con velocità, ma al massimo può cercare di fornirgli uno stimolo positivo, un sussulto.

A tutto questo si deve aggiungere come già dal livello dei precedenti tassi, noi ritenevamo la politica monetaria come una lancia ormai "spuntata", poco efficace, perchè la differenza di mezzo punto percentuale quando in precedenza vi è stata una riduzione di circa cinque punti, può servire veramente a poco: se non sono state decisive le riduzioni precedenti è difficile che lo sia questa, che a detta di tutti è veramente l'ultima e cambia sostanzialmente poco, sia a livello del cosidetto "costo del denaro", sia per le sue dirette ed indirette conseguenze sull'economia.

Oggi intando, i dati su produttività, costo del lavoro e sussidi di disoccupazione sono complessivamente risultati positivi.

Sul fronte finanziario non si può che iniziare dai dati diffusi ieri sera da Cisco, che ha raggiunto un eps di 14 centesimi, superiore di 1 centesimo alle attese degli analisti. Se il dato è positivo, ciò che hanno pesato sul titolo nella sezione after hours sono state le attese sulle vendite del secondo trimestre, riviste al ribasso.



Ritornando a Piazza Affari, oggi i temi finanziari della giornata sono stati principalmente tre: la presentazione del piano industriale di rilancio della Fiat a sindacati e governo, i risultati presentati da TIM, la situazione poco chiara della Cirio di Cragnotti.

Partendo dall'ultima, che è anche la meno condizionante per il Mercato, oggi per il secondo giorno consecutivo il titolo Cirio è rimasto sospeso da contrattazioni. Le ultime notizie vogliono la società insolvente nel rimborso di un prestito obbligazionario di 150 milioni di euro. Tale notizia è devastante per alcuni titoli legati direttamente, come controllate, alla Cirio ed indirettamente per le banche creditrici; ma la portata e l'ampiezza di questa situazione negativa è decisamente limitata, specialmente nei suoi effetti negativi sull'indice.

Proprio le banche sono il filo conduttore verso la prima notizia, perchè il piano industriale della FIAT è stato giudicato dai sindacati presenti all'incontro negativamente, in quanto non porterebbe ad un effettivo rilancio della società e in buona sostanza, servirebbe soltanto a prolungarne l'agonia e a giustificare davanti al governo l'utilizzo degli armottizzatori sociali. I primi veri e forse unici sconfitti di questa situazione sono proprio le banche creditrici, che oscillano tra il vedere pesantemente svalutati i propri prestiti e il ritrovarsi pressochè obbligati a nuovi e più pesanti sacrifici al fine di cercare di risollevare la casa torinese. Chi ha frequentato il nostro forum si ricorderà di certo come allora giudicammo molto negativamente i prestiti accordati dalle banche alla FIAT, esprimendo esplicitamente come questo non poteva portare ad altro che ad una crisi del settore. Oggi ci chiediamo come tali banche potranno giustificare tale situazione ai loro azionisti a fine esercizio.

Infine vi è la TIM, che ieri ha approvato la terza trimestrale 2002 presentando risultati in miglioramente rispetto allo stesso periodo del 2001: uno su tutti l'Utile Netto che risulta in crescita del 16,5%, a 1.252 milioni di euro. Ma dal CDA di ieri è emersa un'altra buona notizia per gli azionisti TIM; infatti, pur procedendo a svalutazioni per 748 milioni di euro ampiamente compensati dalle plusvalenza, si è deciso di anticipare parte del dividendo di fine esercizio già al 16 Dicembre 2002. Le risorse destinate a questo anticipo di dividendo sono relative a parte delle riserve, per un importo massimo di 1.600 milioni di euro, che verranno distribuite attraverso un dividendo pari a 0,1865 € per ciascuna azione ordinaria e risparmio. Inutile sottolineare come i titoli ordinari e risparmio della TIM siano stati tra i migliori della giornata di contrattazioni.


Ribadiamo i consigli dei giorni scorsi, quando invitavamo ad acquistare telefonici su tutti: alla luce dei risultati presentati da TIM e del dividendo anticipato, è da tenere in dovuta considerazione anche Telecom, che come tutti sanno è la diretta controllante di TIM e quindi beneficerà anch'essa del dividendo. Per il resto confermiamo ancora ENI, nei termini chiariti ieri e ribadiamo di seguire attentamente Unicredito e BNL. La prima ha dimostrato una buona tenuta rispetto a tutto il comparto del risparmio gestito, mentre la seconda ormai sconta praticamente tutte le notizie negative circolanti sul Mercato e quindi potrebbe essere vicina ad una svolta.

In generale, il Fib30 è ormai giunto su di un livello critico e la rottura dei 24.200 punti di oggi richiede una pronta negazione nei prossimi giorni: se entro Lunedì prossimo non recupererà tali valori potremmo seriamente ipotizzare una tremenda bull trap, tanto tremenda quanto ingannatrice sui volumi e sull'entità della rottura rialzista precedente. Fino ad oggi, vista la straordinarietà degli eventi fin qui succedutesi, è opportuno conservare ancora delle opportune riserve, poichè gli movimenti potrebbero anche essere frutto di un'enorme volatilità del trend rialzista di breve periodo. Solo sotto i 23.200 punti il trend rialzista verrebbe seriamente compromesso.
 

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