Si chiama federalismo.Quello vero,non la patacca che ci è stata sino a qui propinata (1 Viewer)

tontolina

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L’assurdo dibattito «solidarietà vs sovranità» e il vero federalismo



Scritto da Enrico Zanetti
http://www.finanzaelambrusco.it/component/content/article/1-politica/1193-lassurdo-dibattito-lsolidarieta-vs-sovranitar-e-il-vero-federalismo.pdf?type=rawhttp://www.finanzaelambrusco.it/component/content/article/1-politica/1193-lassurdo-dibattito-lsolidarieta-vs-sovranitar-e-il-vero-federalismo.html?type=raw&tmpl=component&print=1&page=http://www.finanzaelambrusco.it/component/mailto/?type=raw&tmpl=component&link=aHR0cDovL3d3dy5maW5hbnphZWxhbWJydXNjby5pdC9wb2xpdGljYS8xMTkzLWxhc3N1cmRvLWRpYmF0dGl0by1sc29saWRhcmlldGEtdnMtc292cmFuaXRhci1lLWlsLXZlcm8tZmVkZXJhbGlzbW8uaHRtbA%3D%3D

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Man mano che aumentano le possibilità che anche Paesi di prima grandezza dell’Unione europea si ritrovino nelle condizioni di chiedere l’attivazione dello scudo anti-spread (pur essendo, a tutt’oggi, un meccanismo più vago che compiutamente definito), cresce il dibattito sullo scambio che l’Europa a trazione teutonica vuole imporre tra solidarietà e sovranità.
Chiedi la solidarietà dell’Europa?
Allora ti rassegni ad un parziale sacrificio di sovranità, accettando alcuni dettami da parte di chi ti aiuta ed i relativi controlli. In verità, si fatica davvero a comprendere come si possa ritenere opinabile un approccio di questo tipo.
Se il dibattito attiene al merito dei vincoli d’indirizzo che l’Europa pretende d’imporre in cambio della solidarietà, ci può stare eccome e, da questo punto di vista, più di qualche posizione della Germania pare suscettibile di perplessità.
Se, però, il dibattito attiene proprio al metodo della contropartita “acquisizione di aiuti – cessione di sovranità”, allora non ci siamo davvero. Perché mai un soggetto che si è ritrovato nelle peste, evidentemente per la sua scarsa oculatezza gestionale, dovrebbe pretendere aiuti a scatola chiusa?
Anche le imprese, quando vanno in difficoltà e chiedono di essere ammesse a piani di risanamento, subiscono più o meno pesanti limitazioni alla sovranità gestionale dei loro organi apicali.
Noi Italiani, in particolare, invece che dibattere sull’opportunità di questa sacrosanta impostazione a livello europeo, dovremmo cominciare seriamente a dibattere sulla scelleratezza della sua totale assenza a livello nazionale.
Nel nostro Paese, sono una manciata le Regioni che producono un gettito superiore a quello che trattengono o vedono restituito sul loro territorio. Queste Regioni, tuttavia, non hanno alcuna voce in capitolo quando si tratta di operare redistribuzioni di risorse, come recentemente avvenuto con gli 800 milioni di allentamento del patto di stabilità a favore dei Comuni.
Perché una Regione, che di fatto contribuisce al sostentamento di altre, non dovrebbe poter pretendere che il suo avanzo fiscale venga quanto meno destinato alle sole Regioni che, ad esempio, non presentano addirittura incidenze di dipendenti regionali sulla popolazione maggiori dei propri e nemmeno livelli remunerativi dei medesimi addirittura superiori a quelli che loro, Regioni ricche e “sceme”, applicano ai propri?
Più passa il tempo e più si fa insostenibile, per queste Regioni, la circostanza di essere, al tempo stesso, da un lato parte debole insieme a tutta l’Italia di un’Europa che, per dare, giustamente pretende e, dall’altro, parte forte di un’Italia in cui chi chiede non è disposto a dare nulla. Prima che sia troppo tardi, la smettiamo di criticare quello che ragionevolmente accade in Europa e cominciamo a fare semmai in modo che proprio questo accada pure in Italia?
Si chiama federalismo.
Quello vero, non la patacca che ci è stata sino a qui propinata.
http://www.finanzaelambrusco.it/index.php?option=com_content&view=article&id=1193
 

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翠鸟科
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Eccheè ?
Cara Tontontolina ,era proprio quel che dicevo nell'altra sezione :)
E concovdo anche con Ignà sul formigoni
sia sulla prima che sulla seconda affermazione
più nello specifico giusto jeri parkavo di lui con una persona che lo conobbe ai tempi del liceo ( liceo del formigoni) : in breve , mi ha confermato la cattiva opinione che ho di chi ostenta la propria virtù
 
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tontolina

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L'illusione dell'Europa si disintegrerà nella nascita di entità autonome sempre più piccole. L'Euro finirà come scambio solo d'elite finanziare. La gente vera, quella che deve portare il pane a casa, tornerà a forme di baratto primitive e sganciate da qualsiasi contesto istituzionale.
I fautori dell'Europa vogliono e portano avanti la distruzione del vago progetto partorito dalle loro menti bislacche.
Intervista a Formigoni "Penalizzati da essere Italia: ora la federazione del Nord"

Il governatore della Lombardia: "Voglio una macroregione dei virtuosi. Non dividerà il Paese, anzi può servire per rilanciare anche il Meridione"

Da Yeosu nella Corea del Sud dove ieri partecipava alla ceri­monia di chiusura dell’Expo rice­vendo il testimone per l’edizione italiana del 2015, il commissario generale Expo Roberto Formigoni ha annunciato l’iscrizione della Russia.



Presidente Formigoni, però in Italia la sua proposta di una ma­croregione settentrionale fa di­scutere. Solo provocazione?
«Assolutamente no. Voglio dare autonomia al Nord perché con la palla al piede del Sud l’Italia non ce la fa più».
Questa si chiama secessione.
«Io non parlo di secessione, non voglio proprio spaccare il Paese. È un discorso di efficienza che guar­da a ragioni economiche».
E quali sono queste ragioni?
«Il motore dell’Italia è spento or­mai da quattro anni. A farlo riparti­re tutti insieme non ci riusciamo, devono cercare di farlo i virtuosi».
Un progetto un po’ egoista.
«Chi parte trainerà gli altri e li spingerà a essere più virtuosi».
Sicuro che così il divario non di­venti un baratro?
«Se noi costruiamo una macro­regione virtuosa, ricca e competiti­va in Europa, faremo ripartire il Nord. E aiuteremo anche il Sud a riemergere dai suoi pasticci».
Tanto per capire, chi farà parte della macroregione?
«Chi vorrà. Io penso a Lombar­dia, Piemonte, Veneto, Friuli-Ve­nezia Giulia, Liguria, magari an­che all’Emilia Romagna. Rendere­mo evidente che nel Nord dell’Ita­lia c’è una regione molto più forte economicamente e con un Pil su­periore alle altre regioni europee. Anche a quelle tedesche».
Sicuro?
«Qui abbiamo indici di ricchez­za e produttività superiori perfino alla Baviera».
E questa alleanza su cosa si do­vrà basare?
«Su politiche industriali e per lo sviluppo comuni, ambientali, per la formazione,la scuola,l’universi­tà. Piani unitari per i trasporti».
La Lombardia non basta per una pianificazione efficace?
«Dieci milioni di lombardi sono un bel numero, ma quando si deve competere con i colossi europei è meglio essere molti di più».
Solo una questione di numeri?
«Numeri migliori consentono di attrarre investimenti».
Ma per questo è proprio neces­saria una macroregione?
« Standard & Poor’s ha ribassato il rating della Lombardia. Dicono che è ben governata e che la sua economia è forte,ma appartiene al­l’Italia. E questo si paga».
Perché si paga a essere Italia?
«All’estero scontiamo una catti­va immagine, la produttività che non aumenta, il Pil che fatica».
E unendo più regioni?
«Gli indici economici sono posi­tivi, si produce di più, un Pil alto evi­ta di penalizzarci per colpa della Si­cilia.È la Grecia dell’Italia».
Un’accusa pesante.
«È solo la verità. Perché il gover­no mentre tagliava 900 milioni di euro alla sanità lombarda che fun­ziona bene, ne regalava 343 alla Si­cilia per finanziare ancora una vol­tail suo buco di bilancio».
Però c’è la Costituzione.
«L’alleanza è già possibile a Co­stituzione invariata se chi aderisce si impegna a favorire politiche co­muni. Ma volendo si può anche tro­vare una forma giuridica».
Una macroregione con un su­per governatore?
«Ci sono tre possibilità: federa­zione di regioni, confederazione oppure una regione unica».
Il leghista Luca Zaia dice che Formigoni è salito su un treno in corsa. Quello della Lega?
«Agli amici leghisti dico che io non parlo di secessione, non voglio dividere il Paese. E poi che la mia macroregione non è un mito, ma un percorso a tappe realizzabile».
I cinesi dicono che anche il viaggio più lungo comincia con un passo.
«Ho inviato una lettera ai gover­natori per incontrarci a settembre e definire politiche comuni».
Ne ha parlato con la Lega?
«Ne ho parlato con Roberto Ma­roni. E lui è d’accordo».
E col governo?
«Al premier Mario Monti torne­remo a chiedere maggiori poteri, quelli dell’articolo 116 della Costi­tuzione che continuano a negarci. Magari se lo facciamo tutti insie­me, non potrà più dirci di no».
Serve un’alleanza con la Lega? Angelino Alfano dice che il cen­trodestra può tornare unito.
«E io sono d’accordo. La strada giusta è superare le differenze che ci hanno separati con il governo Monti. E del resto nelle quattro grandi regioni del Nord già gover­niamo insieme alla Lega».

 

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CRISI: Bonanni a Monti; no scaricabarile, Paese e' nei guai ROMA (MF-DJ)--"Grande responsabilita' del sindacato? Speriamo che la responsabilita' la sentano anche i poteri pubblici perche' il Paese e' nei guai, proprio perche' questi poteri non hanno lavorato tra loro a causa di un federalismo sgangherato e una classe dirigente che non si e' presa la responsabilita'. I poteri cooperino tra loro e non si scarichino il barile l'uno con l'altro".
E' quanto osservato in diretta a Tgcom24 da Raffaele Bonanni, segretario generale della Cisl, in vista dell'incontro tra i sindacati e il premier Mario Monti. Tra le richieste che la Cisl avanzera' al Governo, Bonanni sostiene che "bisogna moltiplicare i fattori di produzione dei territori e darsi una regolata per far ripartire la produttivita' industriale al fine di utilizzare al pieno gli impianti. Il governo deve sostenerci in una battaglia semplice ma fondamentale: ridurre le tasse sul lavoro e sugli investimenti".
In merito alle posizioni espressa dalla Cgil sullo sciopero generale, Bonanni dice che "io sono per protestare, ma discutere ogni giorno di sciopero generale mi sembra piu' un fine che un mezzo". red/ren
(END) Dow Jones Newswires
September 06, 2012 04:37 ET (08:37 GMT)
 

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La Svizzera sostiene l’euro, ma vende Btp

Per mantenere il cambio col franco a 1,20, la Bns sta acquistando a piene mani bund tedeschi. Venduti invece i Btp, anche per via della scarsa affidabilità della classe politica italiana

 

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Monti vuole eliminare le regioni

Monti vuole eliminare le regioni

Martedì, 9 ottobre 2012 - 08:19:00
Il governo ha presentato in Consiglio dei Ministri un progetto di riforma costituzionale che seppellirà il federalismo così come l'Italia lo ha conosciuto fino a oggi. "Stiamo pensando a un intervento chirurgico sul titolo quinto della Costituzione per aggiustare alcune cose", aveva annunciato mercoledì scorso il ministro Filippo Patroni Griffi alla commissione Affari Costituzionali, alla Camera. Versione poi confermata dal sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Antonio Catricalà.

A giudicare dalla relazione che accompagna il disegno di legge di modifica costituzionale, però, più che di un intervento chirurgico, si tratta di una rivoluzione. Una riforma che potrebbe cominciare già oggi, quando la legge sarà sul tavolo del Consiglio dei ministri. I tempi sono strettissimi: per cambiare la Carta serve un doppio passaggio in Parlamento, tra Camera e Senato. E serve la maggioranza qualificata dei due terzi, altrimenti scatta il referendum confermativo.

Il governo deve fare in fretta perché da questo dipende larga parte delle misure che ha in mente, o che ha già avviato. Ad esempio, i tagli alle regioni a Statuto speciale, che valgono il 35 per cento dei risparmi totali previsti dal provvedimento sui costi della politica, e che potrebbero essere impugnati da un momento all'altro davanti alla Consulta sulla base di una sentenza del 2011.
 

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