SEL e l'inquinamento dell' ILVA di Taranto (1 Viewer)

tontolina

Forumer storico
Registrato
12 Marzo 2002
Messaggi
43.098
continuo a pensare che SVendola ha fondato il partito SEL
Sinistra
Ecologia?
libertà


ed è lo stesso che come Presidente di Regione consentiva all'ILVA di distruggere la salute di molti pugliesi senza muove un dito


SEL Puglia
 

tontolina

Forumer storico
Registrato
12 Marzo 2002
Messaggi
43.098
L'ILVA e la politica. C'è da chiedersi perchè....



pubblicata da Agostino Di Ciaula il giorno Domenica 12 agosto 2012 alle ore 21.18 ·



È bastato che un magistrato abbia deciso di ascoltare quello che degli epidemiologi avevano da dire, leggendo una perizia assolutamente autorevole che spiega in circa 800 pagine quanto ILVA danneggi la salute umana, quanti morti e quanta sofferenza abbia causato e sia in grado di causare, per scatenare le ire di una politica sino ad ora silente, sonnacchiosa e connivente. Anche quelli che con fermezza erano pronti sino a ieri a condannare gli attacchi di Berlusconi ai giudici, oggi svolgono quello stesso ruolo con assoluto accanimento (Ilva, il governo contro il Gip "La chiusura non è di sua competenza" - Repubblica.it)

C’è da chiedersi perché.

Corrado Passera, ministro dello Sviluppo: “è assolutamente necessario evitare la chiusura e lo spegnimento degli impianti, cosa che causerebbe danni irreparabili”

C’è da chiedersi perché Passera non considera nelle sue affermazioni i danni irreparabili che ILVA ha fatto sino ad ora alle vite che ha spento nel corso degli anni, alla salute non recuperabile dei tarantini, alle matrici ambientali (acqua, terra) in alcuni casi irreversibilmente danneggiate da inquinanti persistenti tossici che hanno emivita di alcuni secoli e che entrano nel ciclo alimentare, nel latte materno e che, attraversando la barriera placentare, continueranno a fare “danni irreparabili” almeno nelle prossime due generazioni.

Il Ministro Clini, quello che ha dichiarato che non farebbe vivere un proprio nipote al quartiere Tamburi: “in base alle leggi nazionali ed europee chi decide sulla compatibilità ambientale di questi impianti è l'amministrazione, in questo caso il ministero dell'Ambiente, e non la magistratura”

C’è da chiedersi perché il ministero dell’ambiente non abbia sino ad ora dichiarato incompatibile con l’ambiente un insediamento industriale in piena area urbanizzata, in grado di produrre più della metà della diossina di tutto il territorio nazionale e in grado di contribuire per oltre l’80% alla produzione di idrocarburi policiclici aromatici e di PCB della regione Puglia, che è da anni la regione con il primato produttivo di queste e altre sostanze cancerogene. Dov’era il ministero dell’ambiente quando il sindaco di Taranto è stato costretto ad emettere un’ordinanza che vietava ai bambini dei quartiere Tamburi di giocare nel parco perché cadendo potevano contaminarsi con la diossina ?

Stefano Fassina, responsabile Economia e Lavoro del Pd, contesta l’iniziativa della magistratura che ha bloccato il ciclo produttivo: “Sono in gioco le prospettive di un'azienda strategica e il futuro di decine di migliaia di lavoratori”

C’è da chiedersi perché Fassina non dia altrettanta importanza alle prospettive di sviluppo di una città nella quale nessuno andrebbe a vivere. C’è da chiedersi, in termini strettamente economici, perché non consideri i costi sanitari che la regione Puglia sostiene a causa dell'alta prevalenza di patologie croniche da inquinamento, per non parlare dei danni causati agli allevatori, ai coltivatori e ai mitilicoltori di Taranto, che il lavoro lo hanno già perso da tempo. Chi è attento alle politiche economiche e del lavoro dovrebbe anche fare una stima delle giornate di lavoro perse per malattia e dei soldi che lo Stato sarà costretto a spendere per risanare un territorio inquinato da decenni e per "rimodernare" un impianto che non smetterà comunque mai di inquinare.

Angiolino Alfano, PdL: "Chiedo al presidente Monti di prendere direttamente e personalmente in mano il dossier ILVA, perché la politica industriale la fa il governo, non la magistratura”

C’è da chiedersi perché Alfano non chieda a Monti di prendere in mano i dossier delle numerose aziende italiane che riescono da anni e con successo a produrre utili e PIL coniugando lavoro e sostenibilità. C’è da chiedersi perché Alfano non chieda a Monti di studiare quei dossier per rendere l’Italia famosa nel mondo per le sue virtù, e non per l’inquinamento e i danni alla salute che riesce a produrre, indirizzando una volta per tutte la “politica industriale” sulla strada della sostenibilità e deviandola da quella della speculazione e dello sfruttamento delle risorse e dei lavoratori.

Pierferdinando Casini: "il protagonismo di certi magistrati di dubbia competenza fa più male alla credibilità della magistratura di tanti suoi incalliti denigratori"

C’è da chiedersi chi sia Casini per esprimere giudizi sulla competenza di un magistrato, specie se questo ha basato le sue conclusioni e la sua azione su una perizia scientifica assolutamente autorevole e incontestabile. C’è da chiedersi quale sia per Casini la soglia di malattie considerata accettabile, visto che ILVA produce inquinanti per i quali non esiste una soglia al di sotto della quale siano considerabili innocui per la salute. C’è da chiedersi dove sia il “protagonismo” nel voler evitare che i bambini di Taranto continuino a frequentare gli oncoematologi e che i loro genitori continuino a fare la fila nei reparti di radioterapia. C’è da chiedersi quanto i comportamenti attuali e pregressi di Casini, le sue dichiarazioni e quelle dei suoi colleghi facciano male alla credibilità della politica, più di quelle di “tanti suoi incalliti denigratori”.

Siamo seri. La politica è altra cosa, e gli italiani vorrebbero averne una volta tanto dimostrazione.

 

tontolina

Forumer storico
Registrato
12 Marzo 2002
Messaggi
43.098
e la gente continua a votare questi schifosi
che tradiscono chi concede loro la fiducia


e voi li voterestre ancora?
PD-PDL-UDC-SELoff
 

tontolina

Forumer storico
Registrato
12 Marzo 2002
Messaggi
43.098
La posizione di Vendola sull’ILVA

13 agosto 2012
16




Il presidente della regione Puglia, Nichi Vendola, ha commentato così su Facebook la questione dell’ILVA di Taranto.
Lo sguardo di chi governa deve pesare ciascuno dei beni da tutelare, deve custodire tutte le promesse di futuro, ma soprattutto deve sentire la responsabilità di evitare che vinca il caos, e che l’ardire utopico dei pensieri lunghi si pieghi alla disperazione di un presente immobile, quasi divorato dal suo passato.






da La posizione di Vendola sull’ILVA | Il Post

 

tontolina

Forumer storico
Registrato
12 Marzo 2002
Messaggi
43.098
Ilva: Idv; Clini si dimetta, ha chiuso occhi per 20 anni ROMA (MF-DJ)--"Clini non e' il ministro dell'Ambiente, e' il ministro contro l'ambiente. I disastri ambientali italiani degli ultimi 20 anni, Ilva compreso, hanno tutti il suo nome e cognome".
Lo afferma il capogruppo dell'Italia dei Valori al Senato, Felice Belisario.
"Clini e' quello che appena insediato il governo non perdeva tempo nel dirsi favorevole al ritorno al nucleare, nonostante il no netto degli italiani al referendum, e' quello che voleva inceneritori in tutta Italia e che riteneva addirittura sterili le polemiche sui possibili danni all'ambiente e alla salute, e' quello che ora parla tanto dell'Ilva, ma che per 20 anni da direttore generale del Ministero dell'Ambiente ha chiuso sempre tutti e due gli occhi sui veleni sparsi a Taranto da una fabbrica di fatto autorizzata a non rispettare le leggi" prosegue Belisario, secondo cui "Clini non e' chiaramente in grado di rappresentare il governo sull'ambiente. Una persona seria al suo posto si dimetterebbe, evidentemente il ministro non lo e'". com/ren
(END) Dow Jones Newswires
August 14, 2012 05:44 ET (09:44 GMT)
 

tontolina

Forumer storico
Registrato
12 Marzo 2002
Messaggi
43.098
La verità sull'Ilva di Taranto
Il gip non ha mai chiesto il fermo



"Sistema industriale in pericolo", magistratura "incompetente" con invasione di campo grave e inaccettabile, diritti del governo calpestati, conflitto di attribuzioni con intervento sanzionatorio della Corte Costituzionale. Tutti contro il gip Patrizia Todisco, accusata di voler chiudere a tutti costi l'Ilva di Taranto. Tutti contro la sua ordinanza del 10 agosto. Ma è davvero così? Davvero il giudice ha chiesto nella sua ordinanza il fermo degli impianti e la chiusura dell'Ilva pronunciandosi in contrasto con il Tribunale del Riesame e giustificando così gli attacchi della politica?

Assolutamente no, non ha mai scritto questo. In nessun punto della sua ordinanza contestata il giudice ordina la chiusura degli impianti. E in nessun punto (e come potrebbe?) contraddice il tribunale del Riesame. Per scoprirlo basta leggere le carte, gli unici documenti certi, al di là di dichiarazioni isteriche e invettive pesanti. Di Angelo Maria Perrino

 

tontolina

Forumer storico
Registrato
12 Marzo 2002
Messaggi
43.098
PugliaItalia


Ilva, la diossina è di sinistra?


Martedì, 14 agosto 2012 - 18:15:00
Se c’è una cosa che esce malconcia dal caso-Ilva, non è “il sistema industriale italiano”, come ha affermato il ministro Clini: è la sinistra.
Un intero schieramento politico si ritrova a fare i conti con il proprio presente di fronte al colore che per anni è stato la sua bandiera: il rosso. Come la sinistra operaia. E come i fumi alla diossina dell’Ilva.

Lontano dalle poltrone porpora del parlamento, è in riva allo Ionio che un’intera classe politica è costretta a reinventarsi.

Lì, a Taranto, ha dovuto abbandonare gli slogan di piazza per fare i conti con la realtà, dura come l’acciaio.
E scegliere. Scegliere tra una vecchia idea di sinistra e una nuova prospettiva. Troppo facile far convivere dal palco di un comizio il lavoro e l’ambiente, l’occupazione e la contestazione, il garantismo e gli osanna ai giudici.
Tutto si è potuto reggere fino a che non è stato obbligatorio imboccare una strada precisa.

Poi è arrivata l’Ilva. E tutto è crollato come un castello di carte al primo soffio di vento.

Tra le nuvole di diossina sono apparse tutte le contraddizioni della sinistra solo perché la sinistra ha dovuto scegliere.
E così i giudici, sostenuti a ogni costo in nome della loro indipendenza, sono diventati di colpo invadenti. E i loro interventi “preoccupanti e irrituali”, come li ha definiti Stefano Fassina.


L’ambiente, da priorità (teorica di SEL) si è ritrovato a essere (di fatto) un concetto secondario, un accessorio.



Cosa resta?

Resta una sinistra smarrita, attaccata ai vecchi concetti della fabbrica. Chissà come sarà stata spiazzata se anche il leader della Fiom Maurizio Landini, non certo un rivoluzionario quanto a relazioni industriali, parla in un'intervista ad Affaritaliani.it di “rinnovamento necessario” e di “sciopero sbagliato”.
Il modello Ilva appartiene al novecento.

E la sinistra lo sta affrontando con strumenti del secolo scorso.

Senza pensare a una prospettiva altra, basata sulla sostenibilità. Questa sì sarebbe una rivoluzione grillina.

Paolo Fiore
 

tontolina

Forumer storico
Registrato
12 Marzo 2002
Messaggi
43.098
PugliaItalia

http://affaritaliani.libero.it/puglia/ilva-ferrante140812.html?refresh_ce


"Dai Riva 98mila € a Bersani". Ilva, attacco di Di Pietro


Martedì, 14 agosto 2012 - 16:17:00
"La famiglia Riva ha foraggiato per anni la politica, di qualsiasi colore essa fosse: il Pdl, ma anche Pier Luigi Bersani". Lo scrive Antonio Di Pietro sul suo blog. Il governo alla Consulta: "Fermate quel magistrato". Taranto divisa in due. In centinaia in piazza in difesa del gip e della salute. Altre due ore di sciopero per gli operai.
LA CRONACA
DI PIETRO, RIVA FORAGGIAVA PDL E BERSANI E NESSUNO PARLAVA - La famiglia Riva ha foraggiato per anni la politica, di qualsiasi colore essa fosse: il Pdl, ma anche Pier Luigi Bersani. Antonio Di Pietro rintraccia in questo la ragione per la quale l'Ilva ha potuto "avvelenare Taranto senza che la politica nazionale muovesse un dito per proteggere i cittadini e far rispettare la legge". Il leader dell'Idv scrive infatti sul suo blog: "Sara' una coincidenza, ma Emilio Riva e' anche un grande finanziatore della politica. Uno di quelli che non fanno preferenze e foraggiano un po' tutti, tranne noi dell'Italia dei Valori che non accettiamo finanziamenti dai privati: un miliardo a destra, uno a sinistra e nessuno s'ingrugna". "Mentre appestava il mare, l'aria e la terra di Taranto", prosegue Di PIetro, "Riva donava 245mila euro a Forza Italia e 98mila non al Pd, che allora ancora non esisteva, ne' ai Ds, ma al futuro ministro dello Sviluppo Economico e futuro segretario del Pd, Pierluigi Bersani. Si trattava di finanziamenti leciti e del tutto regolari. Ma che il signor Riva, un tipo accorto e ben attento al proprio portafogli, abbia cacciato tutti quei soldi gratis et amore Dei non lo crederebbe nemmeno un bambino: lo scopo era riceverne regalie. Riva si e' fatto bene i suoi conti. Ha capito che avrebbe risparmiato milioni di euro intervenendo sul sistema e rendendoselo amico con il denaro, piuttosto che mettendo in sicurezza i suoi impianti e bonificando l ambiente che aveva inquinato". A Bersani e "quanti hanno preso i soldi da Riva", Di Pietro chiede di "non intervenire a gamba tesa in questa vicenda e lasciare che se ne occupi chi di dovere. E, quando si tratta di una fattispecie di reato gravissima come questa, chi di dovere e' la magistratura". Detto questo, Di Pietro torna sulla necessita' di mettere mano alla legge sul finanziamento dei partiti: "Questa brutta vicenda e' un presagio chiaro, purtroppo, di quello che succedera' con la nuova legge sul finanziamento dei partiti, varata a luglio e scritta dalla Casta su proposta di ABC. Quella legge incentiva le donazioni dei privati ai partiti, gli permette di scaricarsele dalla dichiarazione dei redditi, fissa un tetto per i regali dei privati ai politici e, insieme, indica l inganno con cui lo si puo' aggirare. E' una legge che legittima e incentiva le tangenti: per gente come Riva sara' una festa".

ARCIVESCOVO TARANTO, NON CONTRAPPORRE LAVORO E SALUTE - "Lavoro e salute non possono essere in opposizione. Nella situazione attuale, vediamo seriamente minacciata la possibilita' del lavoro, e seriamente attaccata la salute". Lo afferma l'arcivescovo di Taranto, monsignor Filippo Santoro,



GIA' NEL 1997 NOTO AUMENTO MORTALITA' PER TUMORE - Nel 1997 uno studio aveva rilevato aumenti della mortalita' per tumore nell'area di Taranto paragonabili a quelli trovati in questi mesi. I risultati sono pubblicati nel rapporto 'Ambiente e Salute in Italia' commissionato dall'allora ministro Edo Ronchi ed elaborato dal Centro Europeo Ambiente e Salute dell'Oms. Analizzati i dati tra il 1980 e il 1987: secondo il rapporto già trenta anni fa c'era per gli uomini un eccesso di mortalita' per tumore della pleura del 39%, mentre in generale per tutti i tumori l'aumento della mortalita' trovato e' stato del 10%. Risultati simili per le donne.


CENTO (SEL), VENDOLA IN DISCONTINUITA' SINISTRA SVILUPPISTA - "Sel e' nata per dare agli ecologisti questo spazio.


ILVA: LEGALI AZIENDA, DA PM MAI CHIESTA REVOCA RUOLO FERRANTE -


FASSINA (PD), GOVERNO ATTUI SPEDITAMENTE DECRETO TARANTO - " L'Ilva presenti il cronoprogramma degli interventi e il governo vada avanti speditamente ad attuare il Decreto Taranto".
BALDUZZI, A OTTOBRE I DATI PER AVVIARE STRATEGIA SALUTE -
DI BIAGIO (FLI), SOSTEGNO CLINI PER SALVAGUARDARE INDUSTRIA -

CLINI, RISCHIO MESSA IN DUBBIO AFFIDABILITA' ITALIA -
CLINI, 17 AGOSTO A TARANTO POI IL 20 RIUNIONE A ROMA -

BELISARIO (IDV), CLINI MINISTRO CONTRO AMBIENTE SI DIMETTA- "Clini non e' il ministro dell'Ambiente, e' il ministro contro l'ambiente. I disastri ambientali italiani degli ultimi 20 anni, Ilva compreso, hanno tutti il suo nome e cognome". Lo afferma il capogruppo dell'Italia dei Valori al Senato, Felice Belisario, che chiede dunque al ministro di dimettersi: "Clini non e' chiaramente in grado di rappresentare il governo sull'ambiente. Una persona seria al suo posto si dimetterebbe".

CLINI, ENTRO 30 SETTEMBRE PROCEDURA RIESAME AUTORIZZAZIONE - Dopo la decisione del Gip "abbiamo avuto consultazioni con il presidente della Regione e il presidente di Ilva Ferrante, ieri Vendola ha incontrato Ferrante e la linea del governo e' molto semplice:

VENDOLA, SCONTRO SBAGLIATO, ATTI GIUDICE INDICANO STRADA - "Qui, a Bari, al tavolo degli incontri che ho avuto con l'Ilva e i sindacati, abbiamo scelto un'altra strada rispetto a quella di Roma. E ne sono felice,


BONANNI, PORRE ATTENZIONE ALLA SALUTE E AL LAVORO -e dove cavoli era prima quando gli operai morivano


VENDOLA, NELLE CARTE DEI GIUDICI LA SOLUZIONE -
Affari Italiani






Affari Italiani - DAVANTI ALL ILVA DI TARANTO COME UN GIACIMENTO DI PETROLIO.




Notizie correlate

 

tontolina

Forumer storico
Registrato
12 Marzo 2002
Messaggi
43.098
. Fanno il racket e lo chiamano pace

. Fanno il racket e lo chiamano pace
http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/08/16/decreto-salvakiller/326663/

Sei in: Il Fatto Quotidiano > Blog di Marco Travaglio > Decreto Salvaki...
Decreto Salvakiller


di Marco Travaglio | 16 agosto 2012Commenti (305)

Più informazioni su: Bettino Craxi, Corrado Clini, corrado passera, ilva, Nichi Vendola.



http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/08/16/decreto-salvakiller/326663/#


Il cosiddetto ministro dell’Ambiente, Clini, sta disperatamente cercando di “evitare un decreto d’urgenza” per ribaltare le ordinanze dei giudici di Taranto sull’Ilva. Ma non sa se ce la farà, perché si sa come sono fatti questi decreti: ti capitano fra capo e collo a tradimento, d’urgenza, e soprattutto a tua insaputa, senza che tu li abbia né voluti né firmati. Un po’ come i temporali d’estate. Accadono, ecco. Precipitano.
E non c’è verso di evitarli. A meno che, si capisce, i giudici non cedano al ricatto del governo, che a sua volta cede al ricatto dell’Ilva, nel qual caso il decreto si può evitare, come pure “il ricorso alla Consulta”. E addio “conflitto”, anzi “potremo lavorare insieme”.
Fanno il racket e lo chiamano pace
.
Clini auspica “un colloquio almeno col Procuratore capo”: per trovare “un punto di equilibrio” e “lavorare insieme”. Come se la Procura potesse dare ordini al Gip (e non viceversa); se i giudici potessero “lavorare insieme” ai politici”; e se la Giustizia fosse un suk arabo dove si contratta, tipo tappetari e vuccumprà: “Tu vuoi il sequestro, io no, allora veniamoci incontro: facciamo mezzo sequestro e un bacio sopra”.

Saldi di fine democrazia
.
Chissà dove hanno studiato diritto questi giuristi della mutua travestiti da “tecnici”: forse alla scuola Radio Elettra, per corrispondenza.


Il Messaggero informa che, in tenuta tirolese, “Monti segue passo passo dall’Engadina l’operazione salva-Ilva” e ha sguinzagliato i suoi sherpa, i due Corradi, Passera e Clini, a cercare “un contatto diretto col procuratore Sebastio per ‘una moral suasion garbata e discreta’.

Obiettivo: convincere i magistrati a rinunciare allo spegnimento, illustrando una volta di più il piano di risanamento dell’azienda”, che guardacaso arriva proprio ora che si muovono i giudici dopo 30 anni di strage indisturbata.

Ma dei morti di cancro nessuno parla, in questo delirio su fantomatiche “invasioni di campo dei magistrati nella sfera dell’esecutivo” e “menomazioni della politica industriale del governo”.

C’è da augurarsi che il procuratore Sebastio, persona seria, metta alla porta i due postulanti dopo aver loro impartito un corso accelerato di diritto penale e costituzionale.
Così finalmente lo vedremo, questo famoso decreto che rovescia un provvedimento giudiziario sgradito.
L’ultimo precedente risale a metà anni 80, con i due “decreti Berlusconi” imposti da Craxi per annullare il sequestro degl’impianti Fininvest fuorilegge.



Ci riprovò due anni fa B., per annullare le sentenze su Eluana, ma Napolitano gli fece sapere che era fatica sprecata: l’avrebbe rispedito al mittente.

Chissà se ora farà lo stesso con l’amato Monti, o firmerà un decreto incostituzionale che legalizza l’illegalità;

seppellisce l’indipendenza della magistratura e il primato della legge e della salute sul profitto privato;

e spiega ai famigliari dei morti e dei malati che devono rassegnarsi, qualche centinaio di vittime non sono nulla di fronte ai fatturati della famiglia Riva che tanto ha dato al Paese e soprattutto ai politici.

Del resto – argomenta Clini – i morti risalgono alla gestione Italsider e Riva è arrivato da poco: aspettiamo che crepi qualche malato per la gestione Riva, poi vedremo.


Così, 18 anni dopo il decreto Salvaladri, avremo un bel decreto Salvakiller, stavolta fra gli applausi di centro, destra e sinistra.



A proposito di sinistra: dopo sette anni di governo (si fa per dire), Vendola farfuglia di un “tavolo del dialogo con le parti”, di “confronto con i magistrati” e annuncia di aver chiesto all’Ilva nientemeno che “di confermare il nuovo stile dell’azienda”.
Come?

Con “atti concreti” e un “cronoprogramma” per “ambientalizzare finalmente la fabbrica”.

Quando?
“Quanto prima”.
Dopo sette anni.

Infatti “lo sguardo di chi governa” deve evitare “che l’ardire utopico dei pensieri lunghi si pieghi alla disperazione di un presente immobile, quasi divorato dal suo passato”.
Gliele ha cantate chiare.

È la famosa “sinistra radicale”.


Il Fatto Quotidiano, 15 agosto 2012

 

tontolina

Forumer storico
Registrato
12 Marzo 2002
Messaggi
43.098
PugliaItalia


Ilva, 50 anni di veleni


Lunedì, 13 agosto 2012 - 17:31:00
di Antonello Corigliano
Un agosto così rovente nella città definita la capitale della Magna Grecia non lo si viveva dai tempi di Filonide di Taranto che, nel 282 a.C., sfidò il potere di Roma orinando sulla toga del console Postumio.

I Tarantini in quell’occasione, che già odiavano Roma per le sue mire espansionistiche e per gli aiuti che aveva sempre prestato ai governi aristocratici, videro con l’arrivo della flotta romana nel loro porto ,una violazione del trattato del 303 a.C. e non esitarono ad affrontarla con la propria, riuscendo ad affondare quattro navi, a catturarne una e facendo molti prigionieri tra i romani. Roma per evitare una guerra che avrebbe richiamato le milizie greche e cartaginesi inviò nella città bimare un console, Lucio Postumio, per chiedere con fermezza la restituzione della nave e dei prigionieri catturati. Fu in quella occasione che Filonide umiliò per la seconda volta Roma cacciando via il console dalla città non prima di aver fatto un’abbondante “pipì” sullo stesso.

A distanza di 2294 anni sembra che a Taranto si stia vivendo una situazione analoga. Il pomo della discordia questa volta però si chiama Ilva di Taranto, il più grande stabilimento siderurgico nella zona euro.

Da Roma il prossimo 17 agosto arriveranno in riva allo jonio, per ordine del Presidente del Consiglio Mario Mont,i tre ministri. Passera, Clini e Severeno, rispettivamente ministri dello Sviluppo Economico, Ambiente e Giustizia, saranno a Taranto per cercare di scongiurare la chiusura di uno stabilimento che è anima e motore dell’economia Italiana. Lo stesso però è la causa di una situazione sanitaria ai limiti del vivibile e del mortale come descritto dalla perizia della magistratura tarantina che inchioda la fabbrica dell’acciaio davanti alle sue colpe. I cittadini in questi anni hanno invaso le piazze per rivendicare il loro diritto a vivere e non ammalarsi per il bene di una nazione. I lavoratori in questi giorni si sono riversati in strada per rivendicare il loro diritto al lavoro. Una storia lunga oltre cinquant’anni che ha visto all’interno del siderurgico prima la proprietà statale con Italsider del Gruppo Iri e poi, dal 1995, quella privata con Ilva della famiglia milanese Riva.

Era il 9 luglio del 1960 quando, alla presenza del Ministro dell’Industria Emilio Colombo, fu posta la prima pietra che avrebbe portato, in poco tempo, a far divenire l’attuale Ilva, allora Italsider, lo stabilimento più grande d’Italia e d’Europa. Fu fatta una battente campagna informativa per far percepire quello stabilimento come una speranza per la popolazione, come un’opportunità di miglioramento delle condizioni di vita. Fu decisa la localizzazione dello stabilimento con superficie di 528 ettari (poi passerà a 1500 ettari, 2 volte la superficie dell’intera città) , separato dalle abitazioni cittadine solo da una strada statale senza tener conto delle prescrizioni del Piano Regolatore. I bulldozers sradicarono ventimila alberi di ulivo tra l’indifferenza generale, anche di quei proprietari terrieri che vennero comunque risarciti con buoni indennizzi. Subito dopo l’avviamento del primo altoforno, parliamo del 1964, iniziarono a sorgere i primi problemi di carattere ambientale.

L’associazionismo ambientalista locale, nel 1974, muove i primi passi convocando manifestazioni pubbliche nelle vie del centro cittadino e momenti di sensibilizzazione e riflessione soprattutto nel quartiere Tamburi, il più colpito dall’attività industriale e, durante una manifestazione del 31 gennaio, furono esposti in Piazza della Vittoria panni simbolicamente anneriti dal fumo, sugli alberi della stessa piazza furono appesi cartelli che riportavano la scritta “reliquia”, furono esposte altre “reliquie” contenenti “aria non inquinata”, “acqua dello Jonio non inquinata” e “terreno agrario purissimo”. Cosa fece l’amministrazione locale di quegli anni? Decise di condurre uno studio sull’inquinamento atmosferico. I primi risultati indicavano abbastanza chiaramente che nella zona occidentale della città esisteva un processo di crisi ambientale . Sembra di leggere, insomma, la storia del 2010 quando Stefàno, il sindaco di Taranto, richiedeva dati scientifici e non favolette dagli ambientalisti. I dati anche in quella occasione arrivarono ma le azioni concrete da parte dell’Ente civico no. Proprio come negli anni 70.

Cosa fece l’ex Italsider ( gestione statale)? La direzione dello stabilimento annuncia investimenti per 50 miliardi di lire per il perfezionamento e potenziamento di impianti di depurazione e abbattimento dei fumi, e la collaborazione con una società statunitense, la Ecological Science Corporation, per la revisione del processo produttivo. Per i lavori si annunciavano ulteriori investimenti in eco-compatibilità per 75 miliardi di lire. Anche in questo caso ci sembrano informazioni recenti e non degli anni 70. L’attuale Ilva ha investito e come è stato ribadito negli ultimi 2 anni continuerà ad investire in eco-compatibilità milioni di euro ma il problema ambientale, nonostante il famosissimo impianto Urea e quello recente a iniezione carbone attivo e il tanto osannato impianto di depolverazione costati decine di milioni di euro, è ancora là. Tutto sembra ripetersi a fasi cicliche e con risultati a fotocopia.

Nel 1975 si registrò un crollo del consumo mondiale di acciaio (-8%). Solo nei Paesi della Comunità Europea la diminuzione fu addirittura del 18%. Il costo del lavoro all’Italsider si collocava ad un livello nettamente superiore alla media nazionale. In effetti la forza-lavoro Italsider era ben organizzata, dotata di un elevato potere contrattuale, grazie alla presenza di un sindacato forte di una percentuale di adesioni del 75%. Niente cassa integrazione ordinaria e straordinaria in quegli anni come invece è accaduto per tutto il 2009, 2010 e 2011.

Nel 1981 a seguito delle innumerevoli segnalazioni sugli impianti che abbracciavano tutto il polo industriale jonico la magistratura inizia le prime indagini. La Pretura di Taranto indaga per getto di polveri e inquinamento da gas, fumi e vapori, i vertici dell’Italsider.

Il processo si svolge nel 1982, vede la partecipazione di numerosi testimoni provenienti dai quartieri più a rischio d’inquinamento industriale (Tamburi, Città Vecchia, Paolo VI) e, almeno in una prima fase, la costituzione di parte civile non solo di associazioni ambientaliste ma anche del Comune. Ma un colpo di scena cambia le fasi finali del processo condizionando la sentenza: il sindaco dell’epoca, Giuseppe Cannata, annuncia la revoca della costituzione di parte civile del Comune per motivi di opportunità politica. La stessa farsa che poi la città vedrà con la giunta Di Bello e Florido anno 2004 in un analogo processo. Risultato? Il processo si concluse con la condanna del direttore dello stabilimento Italsider a 15 giorni di arresto con l’accusa di getto di polveri ma non di inquinamento da fumi, gas e vapori. Il Ministero dell’Ambiente, ci spostiamo nel 1991, dichiarerà l’area di Taranto “area ad elevato rischio ambientale”.L’area interessata, oltre al comune di Taranto, comprende altri 4 comuni della provincia jonica (Crispiano, Massafra, Montemesola, Statte) per un totale di 564 km quadrati e 263.614 abitanti. La storia di oggi qui fa un passo in avanti. Il 23 giugno 2010 il Sindaco Stefàno emana 2 ordinanze contingibili e urgenti che vietano a tutti i cittadini di usufruire delle aree verdi del quartiere Tamburi perché contaminate da sostanze cancerogene e pericolose per la salute dell’uomo. Nel 1995 vi è il passaggio di consegna del siderurgico tra Iri e il Gruppo Riva. Il costo dell’operazione sarà di 1.460 milioni di lire facendo nascere Ilva.

Nel 1996 la Regione Puglia veniva investita di competenze speciali in materia ambientale e nel 1997 siglava con Ilva il Primo Atto d’intesa che non prevedeva nè limiti di tempo più stringenti in fatto di risanamento nè il ricorso a sanzioni in caso di inadempienze. Il sindacato Uil iniziava a distinguersi da Cgil e Cisl e denunciò la mancanza di impegno su una serie di problematiche ambientali presenti all’interno dello stabilimento. Anche in questo caso sembra di vivere la storia attuale: Cisl e Cgil che si schierano a favore della grande industria tralasciando senza giri di parole il problema ambientale in città e facendo ricorso contro il referendum promosso da Taranto Futura per la chiusa e riconversione del siderurgico. Nel 2000 ci furono le prime relazioni allarmanti del Presidio Multizonale di Prevenzione PMP (uffici tecnici delle ASL) circa l’inquinamento prodotto dalla produzione del coke e richiesta del fermo delle batterie 3 e 6.

In base alle ipotesi di reato segnalate dalla relazione del PMP sull’inquinamento industriale dell’Ilva veniva realizzata una perizia a seguito della quale si invitavano gli organi istituzionalmente competenti ad intervenire. L’amministrazione comunale, con una “storica” ordinanza sindacale (6 febbraio 2001) ordinò, entro 15 giorni (poi passati a 90) dalla notifica dell’ordinanza, di realizzare interventi migliorativi relativamente ai forni delle batterie 3 e 6, di ridurre la produzione di coke con il fermo delle batterie 3 e 6 o alternativamente di procedere alla sostituzione delle stesse. Scoppiava così la “vertenza ambiente”. Le confederazioni sindacali furono contrarie alla “vertenza ambientale”.
Intanto arrivarono i primi avvisi di garanzia al Gruppo Riva. Nel 2002 arrivò la condanna di primo grado per il procedimento iniziato nel 1999 ed inizierà l’era delle intese Accordo di Programma, il primo Atto di intesa, ne seguiranno altri 3. Solo dopo la sottoscrizione del 3° Atto d'intesa(2004), Comune e Provincia ( Di Bello- Florido) ritireranno la costituzione di parte civile nel processo che aveva visto la condanna in primo grado dei vertici dello stabilimento per le polveri del parco minerari che ricadevano sul quartiere Tamburi (succede come nel 1982) . Il 14 giugno del 2007 Ippazio Stefano viene proclamato Sindaco di Taranto. Viene riorganizzata L'Arpa (Agenzia Regionale Per l'Ambiente) che iniziava una campagna di rilevamento dei dati dell'inquinamento prodotto dall'Ilva. Emergerannno dati preoccupanti soprattutto per quanto riguarda le emissioni di diossine e di idrocarburi policiclici aromatici. A maggio, PeaceLink, Uil Taranto e il Comitato contro il rigassificatore, presentarono un dossier allarmante sull'inquinamento. A giugno l'Ilva querelerà i relatori del dossier sull'inquinamento per "procurato allarme ambientale". Cominciava nuovamente a diffondersi un diffuso senso di preoccupazione tra la popolazione. Dal 2008 al 9 luglio 2010 la cittadinanza si sveglia grazie alla presenza di innumerevoli associazioni pro ambiente. L’era delle intese tra le istituzioni si concluse perché i cittadini iniziarono a fare la voce grossa stufi di una politica che in 50 anni aveva portato tanti rinvii e molte promesse mai mantenute.

Nel 2008 Altamarea, che racchiudeva 18 fra associazioni e movimenti ambientalisti, organizzò la più grande manifestazione contro l’inquinamento a Taranto portando in piazza oltre 20mila persone. Ripeterà la stessa cosa nel 2009. Il 20 novembre 2008, all'ospedale Testa di Taranto, veniva presentata la nuova legge regionale sulle emissioni di diossina, approvata poi il 16 dicembre. La Legge imponeva, a tutti gli impianti che producevano diossine, di rispettare i limiti alle emissioni di 0,4 nanogrammi per metro cubo, all’ora in linea con quelli indicati dal Protocollo di Aarhus.

Dopo l’approvazione della “legge antidiossina” l’Ilva minaccia un ricorso contro la legge per incostituzionalità . Il 17 gennaio Legambiente avviava a Taranto la campagna nazionale "Mal'aria" e presentò il libro bianco sull’inquinamento atmosferico da attività produttive in Italia. Taranto in questo rapporto annuale risultava essere la città più inquinata d’Italia. Le ultime vicende che portano ad oggi parlano di elevate quantità anche di bonzo(a)pirene, un idrocarburo policiclico aromatico genotossico e cancerogeno, ma anche di dati che provengono da Arpa, ISPRA, EPA, E-PRTR i quali dicono che questa è una città messa in ginocchio da una marea di sostanze inquinanti che superano di tantissimo i limiti imposti dalla legge. Taranto è la città più inquinata d’Europa con un elevato tasso di mortalità per tumore, cancro, e neoplasie in età pediatrica.
Nel 2010 il commissario Ue all'ambiente Stavros Dimas, in risposta ad un'interrogazione dell’allora eurodeputato Luigi De Magistris, affermava che “per l’Ilva nessuna autorizzazione è rilasciata in conformità alla direttiva Ippc”. Ad aprile scoppia il caso beno(a)pirene uno dei cancerogeni genotossici più pericolosi che minacciava la salute della città. L’associazione PeaceLink pubblica i dati dell’inquinante: per 3 anni consecutivi si attesta il superato i limiti di legge. Associazioni e comitati pro-ambiente chiedono la chiusura dell’area a caldo dell’Ilva di Taranto. La Regione Puglia risponde con una legge definita “anti-benoz(a)pirene” però fortemente criticata perché priva di prescrizioni forti. Arrivano anche i dati dell’istituto ISPRA da parte dell’associazione ambientalista “Taranto libera” , ora LegamJonici. I dati allarmarono tutti tranne le istituzioni tarantine e romane: benzene: valore soglia 1.000, Ilva rispondeva con un quasi 16.000; biossido di carbonio: valore soglia 100.000, Ilva 10.731.887; arsenico e composti: valore soglia 20, per l’Ilva è 177; diossine + furani: valore soglia 0,1, Ilva quasi 100; PM10: valore soglia prevede 50, Ilva 3.378. Il 19 maggio 2010 il Procuratore Franco Sebastio fu costretto a convocare un vertice per parlare della questione ambientale al quale parteciperanno tutte le istituzioni politiche, organi sanitari e di controllo della città di Taranto : “Se l’inquinamento avrà ad esempio – disse Sebastio- effetti negativi sull’ambiente o sulla salute delle persone allora gli organi a dover intervenire saranno quelli ad avere delle competenze specifiche in quel settore. Se poi, sempre l’inquinamento dovesse avere anche delle conseguenze negative dal punto di vista legislativo, allora ad intervenire sarà anche l’autorità giudiziaria competente”. Partiranno così a luglio del 2010 le indagini da parte della Procura di Taranto che vedeva esponenti dell’Ilva di Taranto accusati di disastro ambientale. Intanto ad agosto veniva votato il decreto legislativo 155/2010 con il quale il Governo permetteva all’Ilva di continuare ad inquinare “a norma” la città di Taranto con il benzo(a)pirene.
Nel 2011 i tarantini scopriranno che le cozze sono inquinate da diossine e pcb. Si passerà alla distruzione delle stesse e alla perdita di centinaia di posti di lavoro. Per diossina erano già stati abbattuti migliaia di capi di bestiame ed una ordinanza della Regione Puglia era stata emanata per vietare il pascolo entro un raggio di 20 km dal polo industriale. Ad agosto l’allora ministro PDL dell’Ambiente, Stefania Prestigiacomo, firmò il decreto per il rilascio dell’Aia (Autorizzazione integrata ambientale) allo stabilimento Ilva. Critiche da parte delle associazioni ambientaliste dato che Regione Puglia e Comune di Taranto non avevano presentato nessuna prescrizione. Arriviamo così ai nostri giorni con l’intervento della magistratura tarantina e con una super-perizia che ha portato la stessa a sequestrare gli impianti dell’area a caldo dopo la chiusura dell’incidente probatorio avvenuto il 30 marzo 2012. Il 26 luglio con un nuovo accordo di programma vengono stanziati per la bonifica di Taranto 336 milioni di euro. In parte questi fondi andranno non per la bonifica ma per altre opere. Intanto Ilva impugna il provvedimento del GIP Patrizia Todisco davanti al Tribunale del Riesame. Il riesame modifica in parte il provvedimento del GIP ma la stessa Todisco con una nuova ordinanza impone il fermo della produzione. Monti è costretto a far arrivare per giorno 17 agosto i suoi uomini a Taranto per cambiare le sorti dello stabilimento.
------


ma quanti sono morti di cancro?....
una vera enormità!
 

Users Who Are Viewing This Discussione (Users: 0, Guests: 1)

Alto