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tontolina

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Da Berlusconi soldi alla Minetti e alle De Vivo

12/04/2012 - 14.29 - Silvio Berlusconi avrebbe donato 127 mila euro a tre importanti testimoni del processo Ruby, nel quale è indagato per concussione e prostituzione minorile: si tratta della consigliera regionale lombarda Nicole Minetti, imputata nell'altro procedimento ... (Vanity Fair.it)

Da Berlusconi soldi alla Minetti e alle De Vivo (wckn)



Ruby bis, l'accusa: «Acquisire tra le prove i bonifici di Berlusconi a Minetti e De Vivo»

Uno dei legali di Nicole Minetti, l'avvocato Pasquale Pantano, si è opposto. I giudici si sono riservati la decisione (Corriere della Sera - 7 ore fa)
Caso Ruby, soldi del Cav alla Minetti e le De Vivo

Mentreil processo a suo carico per il caso Ruby era già iniziato da un paio di mesi, Silvio Berlusconi avrebbe pagato, anchese non direttamente, gli avvocati di Nicole Minetti, la consigliera regionale lombarda imputata nell'altro procedimento con al ... (Quotidianamente - 8 ore fa)
Ghedini: «I soldi del Cav alla Minetti? Tutto trasparente»

MilanoLa Procura di Milano sospetta Silvio Berlusconi di avere comprato con decine di migliaia di euro il silenzio di alcune comprimarie del «Rubygate»: è questo il senso della mossa dei pm Ilda Boccassini, Piero Forno e Antonio Sangermano che, ... (il Giornale - 8 ore fa)


I pm: "I soldi di Berlusconi all'avvocato della Minetti"

Rimini, 13 aprile 2012 - SILVIO BERLUSCONI potrebbe avere pagato le spese legali di Nicole Minetti, il consigliere regionale della Lombardia per il Pdl, imputata nel processo milanese per induzione e favoreggiamento della prostituzione, anche minorile, ... (Il Resto del Carlino - 8 ore fa)
 

tontolina

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Santanchè alla Zanzara: «Minetti? anche la Iotti non vinse un concorso, era amante Togliatti»



Santanchè alla Zanzara: «Minetti? anche la Iotti non vinse un concorso, era amante Togliatti» - Il Sole 24 ORE




non tengono vergogna


questa classe politicqa è da bruciare al rogo

Homepage > BLOG di Fabrizio Tonello
di Fabrizio Tonello | 14 aprile 2012
Commenti (11)

Più informazioni su: debito pubblico, Draghi, Lehman Brothers, Merkel
Debito, l’ignoranza delle classi dirigenti







Almeno nel fine settimana occorre fare uno sforzo e, attraverso opportuni esercizi spirituali, dimenticare l’esistenza di Ghedini, della Minetti e della Santanchè. Sì, lo so che è difficile non pensare a puttanopoli, ma nel buddhismo sono fondamentali la capacità di mantenere il corretto atteggiamento interiore e la corretta padronanza di sé stessi durante la meditazione, quindi concentratevi per qualche ora.

Se ignoriamo i cascami del regime berlusconiano che straparlano, vedremo che c’è un problema ben più urgente: l’ignoranza delle classi dirigenti (no, non sto parlando della Fornero e dei numeri degli “esodati”). Parlo delle élite vere, quelle dei paesi solidi, ricchi e arroganti, per esempio la Germania. I tedeschi dicono di non avere i capitani Schettino e quindi, dopo esserci opportunamente scappellati, guardiamo alle cose serie, per esempio la politica economica che negli ultimi due anni hanno imposto all’Europa.

A guardare il problema del debito pubblico senza i paraocchi, un qualsiasi studente di economia non avrebbe avuto difficoltà a riconoscere che:


  1. Per ripagare i debiti un paese ha bisogno di crescita economica che generi sufficienti risorse fiscali.
  2. Eliminare posti di lavoro, tagliare stipendi e pensioni impedisce alla popolazione di mantenere, anzi accrescere, il proprio potere d’acquisto come sarebbe necessario per far espandere l’economia.
  3. Non tutti i paesi possono avere uno sviluppo trainato dalle esportazioni perché il mercato mondiale è saldamente presidiato da grandi esportatori come Cina, Giappone, Germania e questa è una situazione che può modificarsi, eventualmente, solo nel lungo periodo. Se Grecia, Portogallo e Spagna avessero fatto come la Germania, forse i loro conti pubblici sarebbero migliori ma le esportazioni tedesche ne avrebbero certamente sofferto.
  4. Il salvataggio dei paesi mediterranei non è una questione “morale” in cui si decide come punire chi si è comportato male negli anni passati ma una necessità creata dal caos finanziario ed economico iniziato nel 2008 con la crisi Lehman Brothers, che travolto i bilanci degli stati, costretti a salvare le proprie banche (con l’aiuto di Draghi, che per fortuna ha sostituito Trichet alla Banca Centrale Europea).
Apparentemente, Angela Merkel e i suoi economisti sono stati resi ignoranti di questi dati di fatto da un’ideologia a cui aderiscono ciecamente e continuano a predicare l’austerità per tutta l’Europa: la cosiddetta Haus in Ordnung, cioè il “tenere la casa in ordine”: una dottrina da massaia bavarese in cui ogni Stato deve prima di tutto “far pulizia al proprio interno” e solo dopo potrà contare sulla cooperazione e la solidarietà internazionali. I tedeschi, beneficiari di un lungo periodo di relativa prosperità, hanno volentieri aderito alla mitologia di una ortodossia monetaria che risolve tutti i problemi e continuano a coltivare il feticismo dell’euro forte e dell’indipendenza della Bundesbank, la banca centrale tedesca (il cui governatore Asmussen ieri ha attaccato Draghi). Purtroppo, le cose non sono così semplici.

Come spiega il Manifesto degli economisti sgomenti, firmato da molte centinaia di economisti europei,“Ciò che ignorano i sostenitori del cosiddetto aggiustamento strutturale è il fatto che i paesi europei hanno come principali clienti e concorrenti gli altri paesi europei, poiché l’Unione Europea è nell’insieme poco aperta verso l’esterno. Una riduzione simultanea e massiccia della spesa pubblica nell’insieme dei paesi dell’Unione non può avere per effetto che una recessione più grave e quindi un nuovo appesantirsi del debito pubblico” (Manifesto degli economisti sgomenti, Minimum Fax, 2012).

L’Unione europea è entrata in un circolo vizioso di debito pubblico elevato, che richiede misure di austerità radicali come le “manovre” spagnole, greche italiane del 2011, che hanno indebolito le condizioni economiche dei tre paesi e quindi le entrate fiscali, il che provoca nuove richieste di tagli nella spesa pubblica e aumenti di tasse mentre lo spread fra i titoli di stato italiani e quelli tedeschi torna vicino quota 400. Una spirale autodistruttiva da cui non si vede l’uscita.

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+ La Germania si prepara al dopo-euro per regnare su un’Europa divisa in tre
 

bischer0tt0

mi sono già rotto
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non tengono vergogna


questa classe politicqa è da bruciare al rogo
certo
perciò parlano solo di certe amanti
e altre le fanno presidenti della camera

ricordo ancora gli alti lai seguiti alla scoperta che l'icona delle femmine comuniste abitava un attico romano di proprietà inps pagando un canone da casa popolare... :censored:
 

tontolina

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certo
perciò parlano solo di certe amanti
e altre le fanno presidenti della camera

ricordo ancora gli alti lai seguiti alla scoperta che l'icona delle femmine comuniste abitava un attico romano di proprietà inps pagando un canone da casa popolare... :censored:
le quantità non sono omogenee

dato che sei un ingegnere
vatti a studiare matematica razionale e scoprirai il significato :-o


[ame=http://www.youtube.com/watch?v=M0TzmEdKZFc&feature=g-vrec&context=G27e9975RVAAAAAAAACQ]Beppe Grillo: metteremo 50 cittadini in Parlamento, se va male! - YouTube[/ame]
 

tontolina

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Come reagiamo al suicidio dell’Europa?

http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/17/come-reagiamo-suicidio-economico-delleuropa/205014/


Va bene, abbiamo la Minetti che balla vestita da suora, la Rosy Mauro che si perde i diamanti e Lavitola che porta i soldi a Craxi (chissà quanti ne saranno arrivati, con un corriere del genere…). Mancano solo De Gregorio che dimagrisce, la Santanché in convento di clausura e Alfano che dichiara in parlamento: “Silvio è una grandissima testa di minchia!” poi lo spettacolo sarebbe completo.

Stamattina mi è però venuto un dubbio: non è che ci sarebbero cose più importanti di cui occuparsi? Per esempio, il suicidio economico dell’Europa, come lo definisce Paul Krugman sul New York Times di domenica?
Dieci anni di stagnazione di fronte a noi sono meno importanti delle vacanze di Formigoni?
Tutti i settori che potrebbero dare un contributo alla ripresa, a cominciare dalla cultura, dalla scuola, dall’università e dalla ricerca, sono sotto stress e si parla solo di nuovi tagli: né il governo, né i partiti, né i giornali sembrano preoccuparsene troppo. Possiamo continuare nell’ignoranza dei problemi economici di fondo?

Le direttive di Berlino all’Europa rimangono le stesse:
risparmiate,
diminuite le pensioni (ma non le spese militari, almeno finché i francesi e i tedeschi hanno nuovi sistemi d’arma da vendere)
e aspettate fiduciosi: prima o poi la politica della Banca centrale europea di tenere a bada un’inflazione inesistente darà i suoi frutti.

Nell’immediato la Germania rifiuta di impegnarsi in una politica espansiva (i salari medi tedeschi sono diminuiti negli ultimi dieci anni) come di sostenere la ripresa dei partner nell’euro.
Il capitalismo europeo è impantanato (si veda l’ottimo articolo di Maurizio Lazzarato su Alfabeta2 in edicola).

Tutto quello che potrebbe salvare la zona euro -la messa in comune del debito, gli eurobond, la trasformazione della Banca centrale in un organo che garantisca gli Stati in difficoltà e li aiuti a crescere, come fa la Federal Reserve americana- continua a essere ostacolato anche in extremis dalla Germania.

La “cura” dell’austerità forzata per gli altri è il frutto dell’ideologia che domina le élite tedesche e ha le sue origini lontane in ciò che accadde nel 1922-23, un anno e mezzo di iperinflazione che polverizzò i risparmi delle classi medie.
C’è un ricco repertorio di aneddoti popolari su quanto accadde allora: le banconote da 1000 miliardi di marchi, stipendi e salari pagati giornalmente e immediatamente spesi per anticipare il rincaro dei generi alimentari, il caffè che aumenta di prezzo del 60% dal momento in cui viene ordinato al momento in cui viene portato al tavolo, le monete alternative emesse da alcune città o aziende (Notgeld), il ritorno al baratto. Prima della guerra, un libretto di risparmio con 50.000 marchi permetteva di vivere usando i soli interessi; nell’agosto 1923 l’intera somma permetteva a stento di comprare il giornale.

Questa esperienza traumatica domina ancora oggi, a 90 anni di distanza, la percezione dell’economia delle élite tedesche. A Bruxelles, sarebbe forse ora di affrontare il tema degli incubi tedeschi invece di presentarsi come i più secchioni tra gli allievi della Merkel. E in Italia lasciamo che a occuparsi dei vent’anni di famelico governo berlusconiano-leghista siano i magistrati, preferibilmente buttando via la chiave, però c’è urgenza nel decidere cosa fare invece di seguire la Germania e l’Unione Europea lungo la strada del suicidio economico. Molte idee stimolanti si trovano nel bel libro di Mario Pianta Nove su dieci (Laterza 2012).
 

Claire

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"C’è un limite a tutto non me ne frega un ***** se lui è il presidente del consiglio e cioè…un vecchio e basta. Io non mi faccio pigliare per il culo così…si sta comportando da pezzo di *****. Perché uno che fa così è un pezzo di *****. Perché lui mi ha tirato nei casini in una maniera che solo dio lo sa…In cui non ci sarei finita neanche se mettevo tutto l’impegno. Gli ho parato il culo e non si può permettere di fare così."

Nicole Minetti, 2011
 

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