Russia-Cina: accordo di scambi commerciali senza il Dollaro (1 Viewer)

tontolina

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Il sistema del dollaro
e il ruolo dell’oro


Il sistema del dollaro e il ruolo dell?oro


di M. Lettieri e P. Raimondi
13 dicembre 2014ECONOMIA

I maldestri tentativi da parte americana di salvare a tutti i costi il ruolo egemone del dollaro stanno spingendo molti Paesi a lavorare più alacremente per costruire un’alternativa monetaria multipolare.
Oggettivamente il dollaro, come unica valuta degli scambi e delle riserve internazionali, ha concluso il suo ciclo storico.
Bisogna prenderne atto.

Le destabilizzazioni finanziarie e le svalutazioni monetarie nei Paesi emergenti, provocate dalle politiche di liquidità “yo-yo” della Federal Reserve, hanno indotto alcuni governi a denunciare una “guerra monetaria” in corso.

Le “cadute pilotate” dei prezzi del petrolio e dell’oro mirano a mettere in difficoltà soprattutto i Brics, la Russia e l’Iran.

Contemporaneamente i prezzi di alcune materie prime vengono manipolati al rialzo con l’effetto di “gambizzare” le politiche industriali e di sviluppo dei Paesi emergenti e anche dell’Unione europea.



Anche se non lo volessero, da tempo molti Paesi sono quindi stati costretti a immaginare e a proporre un nuovo sistema monetario. Alcune recenti decisioni lo confermano.
Infatti, la creazione a Fortaleza della Banca di Sviluppo dei Brics ha in sé le potenzialità per diventare un organismo monetario internazionale alternativo al Fmi e alla Banca Mondiale del defunto sistema di Bretton Woods.

La stessa Cina fa grandi accordi con il Brasile, con la Russia, con il Giappone, con la Corea del Sud regolati in yuan o in altre monete nazionali. Sono contratti nella forma di swap monetari che permettono di saldare gli scambi nelle valute stabilite.


Recentemente li avrebbe proposti anche all’Ue.



Una parte del grande accordo di forniture di gas tra la Russia e la Cina per l’equivalente di 400 miliardi di dollari del resto verrà regolata in rubli o in yuan. Si ricordi inoltre che lo scorso aprile il governo di Mosca ha annunciato che una parte dei contratti internazionali stipulati dalle grandi corporation russe dovrà avvenire in rubli.

Al recente summit dell’Asia-Pacific Economic Cooperation (Apec) di Pechino, il presidente Putin ha affermato che”faremo un uso sempre maggiore di accordi e compensazioni in monete nazionali nel nostro commercio con la Cina. Siamo pronti a fare i primi accordi in rubli e in yuan, anche nel settore dell’energia”. Una Commissione intergovernativa russo-cinese è già al lavoro per studiare simili opzioni. La stessa Banca Centrale russa ha annunciato la volontà di creare con i partner dei Brics un “sistema di swap multilaterali”.


Naturalmente i riverberi politici non mancano. [Obama vuole portare in guerra la Russia]

Infatti la conferenza per la sicurezza del Shanghai Cooperation Organization (Sco), che già coinvolge Cina, Russia, Kazakhstan, Kirghizistan, Tagikistan e Uzbekistan, vedrà a breve la partecipazione anche di India, Pakistan, Iran, Afghanistan e Mongolia. Anche la Turchia, che è un membro della Nato, sembra volervi aderire. Formerebbero così un blocco che in campo energetico controllerebbe il 20 per cento delle riserve mondiali di petrolio ed il 50 per cento di quelle di gas.



In tale contesto, come prevedibile, anche il ruolo dell’oro è ritornato al centro delle discussioni . Con la volatilità del suo prezzo registratasi nei mesi recenti si mira a renderlo instabile e quindi poco utilizzabile in eventuali accordi monetari internazionali. Però si ha notizia che a Mosca sarebbe in discussione proprio l’aggancio del rublo all’oro. E’ facilmente intuibile che l’attuale svalutazione del 30 per cento della moneta russa sia frutto di speculazioni e manipolazioni internazionali. Di sicuro non riflette la reale capacità economica e l’immensa ricchezza della Russia. Agganciare il valore della valuta alle riserve auree avrebbe un effetto stabilizzante sui cambi della moneta.
Come è noto, a parte il debito sovrano al 15 per cento del Pil, la Russia vanta riserve auree pari al 27 per cento della quantità di rubli in circolazione.

Gli Usa invece hanno un debito pubblico al 105 per cento del Pil, mentre le loro riserve auree coprono appena il 2,3% dell’offerta monetaria.

Non si comprende il perché esperti occidentali tentano a minimizzare un possibile ruolo futuro dell’oro nel sistema monetario. Si ignora che da tempo tutti i governi europei importanti, a cominciare dalla Germania, dall’Olanda, dalla Gran Bretagna, dalla Svizzera stanno effettuando forti campagne pubbliche per riportare a casa il loro oro, attualmente dovrebbe essere detenuto nei caveau di Fort Knox negli Usa. Su questo terreno assai movimentato e complesso riteniamo che il ruolo dell’Unione europea possa diventare più centrale e più incisivo.
Una politica dell’Europa, veramente indipendente, potrebbe agevolare una soluzione non conflittuale verso un nuovo sistema politico e monetario internazionale. Una nuova architettura monetaria, come anche noi da tempo sosteniamo, dovrebbe portare alla costituzione di un paniere di monete dove ovviamente dovrebbe esserci anche il dollaro insieme all’euro e ad altre importanti monete. Occorre prendere atto che con la caduta del Muro di Berlino il mondo necessita di un assetto multipolare, anche monetario.
 

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La crisi Ucraina, l’unione eurasiatica, la de-dollarizzazione e i mega accordi stipulati tra i paesi Brics hanno spinto ad una reazione violenta Washington, in un gioco da ‘rischia tutto’.


Il Rublo, Il Petrolio, lo Shale Gas, I Derivati e l?Egemonia Americana - Blog di POPOLI LIBERI e COMUNITA' IPHARRA

Il Rublo, Il Petrolio, lo Shale Gas, I Derivati e l’Egemonia Americana Pubblicato su 21 Dicembre 2014 da cm in ECONOMIA
Di: Federico Pieraccini

Ci sono due nodi centrali relativi alla svalutazione del Rublo e nel deprezzamento del dollaro da tenere in considerazione: la conservazione dell’egemonia Americana e la bolla speculativa dei derivati legati all’industria dello Shale Gas. Senza questi elementi interconnessi tra loro, risulta impossibile comprendere quali siano le motivazioni e le conseguenze di queste azioni economiche artificiali.
Questa vicenda va quindi necessariamente affrontata da prospettive diverse, una geopolitica e una prettamente economica.
Il crollo del Petrolio
Il deprezzamento del petrolio pare essere una strategia implementata di comune accordotra il dipartimento di stato USA e la casa reale Saudita. Come si evince da questo articolo, gli incontri di Settembre 2014, tra Kerry e il principe Abdullah hanno posto le basi per una diminuzione del prezzo del greggio (rispetto al valore di mercato) e contemporaneamente un diniego nella riduzione della produzione quotidiana. Una manipolazione artificiale del prezzo del petrolio a tutti gli effetti. Parrebbe essere questo il principale motivo per cui, nonostante un crollo interno delle borse negli emirati (Tra Dubai, Q8, Ryad e Doha vi sono stati perdite tra l’8% e il 20% in una singola giornata ieri 16/12), non ci siano intenzioni a breve termine di diminuire la produzione giornaliera.
Gli effetti immediati di questa situazione sono tangibili in paesi in cui il break-even ( “Il punto di pareggio è un valore che indica la quantità, espressa in volumi di produzione o fatturato, di prodotto venduto necessaria a coprire i costi precedentemente sostenuti, al fine di chiudere il periodo di riferimento senza profitti né perdite.”) per l’estrazione di greggio varia sopra i 100$. Dall’Iran al Venezuela, passando per la Russia, tutte queste nazioni stanno risentendo del crollo nel valore del greggio. Gli emirati meno, dato che il loro punto di pareggio si attesta intorno ai 65$.
E’ una situazione che per alcuni paesi non è sostenibile a lungo, naturalmente non parliamo del Russia che comunque ha una buona base economica (debito pubblico basso, riserve auree elevate, molta liquidità in valuta estera), ma piuttosto di paesi come il Venezuela (break even a 160$) che ricevono molto dei propri introiti dai guadagni sulla vendita del petrolio. Unendo a questa situazione, le sanzioni imposte su Caracas, ecco che potremmo trovarci di fronte ad un crack economico venezuelano (Zero Hedge pone al 93% la possibilità di un default). Senza dimenticare che anche il petrolio Iraniano è colpito da questi ribassi (break-even a 136$), con grande soddisfazione di Ryad, suo competitor regionale.
Inondare il mercato di un bene con una richiesta molto bassa (Siamo al peak della richiesta di greggio?) ha effetti di deflazione e questo risulta tangible anche agli osservatori meno attenti. Se l’economia mondiale rallenta, di conseguenza anche la necessità di energia calerà contestualmente. Se questo calo non viene corrisposto da una diminuzione nella produzione (come richiesto all’OPEC 2 settimane fa), ecco che il prezzo crolla fino al valore attuale.

In un certo senso, il cittadino comune potrebbe obiettare che il prezzo al barile attuale è molto più in linea con i valori di mercato in questa fase mondiale economica. Purtroppo è solo uno dei tanti punti di vista da cui osservare questo scenario e certamente non offre una spiegazione completa.
Il deprezzamento del Rublo
Indubbiamente vi è una correlazione abbastanza forte tra la caduta nel prezzo del greggio e il crollo nel valore del Rublo. Ma anche questa teoria non offre una spiegazione sufficiente. Ci sono altri fattori che non possono essere ignorati.
Le sanzioni economiche imposte dagli Stati Uniti e l’Unione europea impediscono concessione di prestiti a società russe, con termini di pagamento oltre i 30 giorni. Dato che le imprese russe ottengono denaro dell’occidente a basso prezzo sin dalla fine della Guerra Fredda, le sanzioni attualmente impediscono una ristrutturazione dei prestiti precedenti e ulteriori rifinanziamenti degli stessi. Le conseguenze sono che queste aziende devono adesso comprare euro e dollari per prendersi cura dei loro prestiti , creando così più domanda di valuta estera nel mercato russo e quindi indebolendo il rublo. Da un punto di vista puramente affaristico, le aziende Russe vorrebbero vedere un comportamento diverso della banca centrale Russa, come ci spiega Alexander Mercourius:
“Quello di cui ho il sospetto, riguardo a ciò che sta succedendo, è che i maggiori speculatori contro il rublo siano proprio le banche e aziende russe che hanno una grande quantità di prestiti in dollari da ripagare prima della fine dell’anno. Invece di pagare questi debiti con le loro riserve, stanno mettendo pressione sul governo e la Banca centrale convertendo i rubli in dollari e speculando contro il rublo. E’ questo aspetto più di ogni altro fattore che ha causato la recente disfatta del rublo. A giudicare da quello che Ulyukaev dice, il governo e la Banca Centrale hanno sostanzialmente capitolato e hanno deciso di aiutare le banche conferendo loro alcune delle riserve della Banca centrale. Questo potrebbe spiegare perché l’aumento dei tassi di ieri (15/12) sia stato così inefficace e perché nelle ultime ore il rublo si sia invece rafforzato.”
In effetti analizzando gli effetti collaterali del Bond emesso dalla Rosfnet il 12 Dicembre 2014 (625 Miliardi di Rubli – pari a 11 Miliardi di dollari al 15/12), sembrerebbe che alla fine la Banca Centrale Russa abbia ceduto e siano stati proprio loro ad acquisire questo enorme Bond, rifinanziando le scadenze dei prestiti, con le banche occidentali, della Rosfnet. Si potrebbe obiettare che gli Stati Uniti utilizzino la medesima tattica economica con la FED semplicemente stampando denaro. Il comportamento della banca centrale Russa, analogo a quello della FED , è stata una mossa obbligatoria, sia chiaro. Il problema è che il sistema globale è tarato sul Dollaro, non sul Rublo. La Russia ha utilizzato un metodo occidentale per creare soldi e ne paga le conseguenze che tanto spaventa gli Americani con il processo di De-Dollarizzazione.
Il fattore geo-politico di questa crisi

“Non avremmo mai potuto immaginare quello che sta accadendo, si materializzano i nostri incubi peggiori. E nei prossimi giorni penso che la situazione sarà paragonabile al periodo più difficile del 2008″ – Serghiei Shvetsov, primo vice governatore della Banca centrale Russa.
La domanda più interessante da porsi è: Le Autorità Russe potevano prevedere questo attacco combinato petrolio-rublo-sanzioni ? La risposta è si e lo hanno fatto. Peccato che nessuno potesse immaginare un’accelerazione così immediata di questa strategia. Nemmeno nei più profondi incubi Russi, in 6 mesi il petrolio sarebbe diminuito di metà del suo valore e il rublo deprezzatosi per oltre il 50% in 12 mesi. Quella americana è una tattica che impone un fattore di rischio elevatissimo e che mette in pericolo l’intera economia globale, come vedremo.
Per quale motivo allora gli Stati Uniti e i loro partner sono arrivati ad intraprendere questa via così piena di incognite ? Anche in questo caso la vi sono risposte multiple. Certamente la spinta principale riguarda la strategia geopolitica del ‘regime-change’ in paesi come Venezuela, Iran e Russia (ovvero quelli più colpite dal crollo del prezzo di Petrolio). Se con i normali metodi di softpower i risultati sono stati poco apprezzabili (l’Iran vola verso l’accordo 5+1, Assad è sempre più solido in Siria, Putin sempre più apprezzato in patria e Maduro è riuscito a riguadagnare le redini del paese dopo un periodo di instabilità seguita alla morte di Chavez e alla porteste artificiali estive), in chiave economica la leva per ottenere questi cambiamenti aumenta notevolmente, ma anche i rischi.

Il crollo della valuta, la diminuzione delle revenues dal greggio, l’aumento dei prezzi, l’aumento dell’inflazione, la diminuzione potere di acquisto e così via sono l’arma con cui l’America è convinta di poter continuare il suo ruolo egemone nel mondo. Indurre ad un crollo interno nazioni rivali grazie ad una combinazione di fattori (Sanzioni, Petrolio, Valuta).
Quali sono i rischi di questa strategia ?
Dopo aver analizzato le motivazioni e i metodi utilizzati per perseguire questa strategia Kamikaze, passiamo alla parte certamente più interessante ma anche più inquietante: i rischi. La crisi Ucraina, l’unione eurasiatica, la de-dollarizzazione e i mega accordi stipulati tra i paesi Brics hanno spinto ad una reazione violenta Washington, in un gioco da ‘rischia tutto’.
Il fattore che si porta dietro le maggiori incognite ma anche i maggiori timori è il mercato dello Shale Gas/Oil americano. Innalzato come vessillo dell’indipendenza energetica americana, bramato come arma per transitare dal medio-oriente verso l’asia (parte della strategia del “Asian Pivot”), innegabilmente ha giocato (e tutt’ora recita) un ruolo primario nei piani dei policy makers a Washington.
Eppure ciò che viene abilmente taciuto dai media mainstream riguarda gli effetti collaterali, sul mercato dello shale gas, di un prezzo così basso del petrolio. Il punto di pareggio per questi nuovi metodi di estrazione è intorno agli 80-85$ a barile. Risulta semplice comprendere quindi che con un prolugarsi dei prezzi così bassi, gli effetti saranno devastanti per tutto il mercato dello Shale in USA (il primo caso di questo genere è già avvenuto, la Red Fork Energy Australiana ieri è entrata in amministrazione controllata).

Se fossero solo queste le conseguenze, potremmo anche considerarle irrilevanti. I problema nasce quando ci si focalizza sui prestiti che questa aziende non riusciranno a restituire alle banche creditrici. Un default del settore scatenerebbe un meccanismo a cascata che finirebbe per intaccare la madre di tutte le bolle speculative: i derivati in pancia alle Banche occidentali.
Il grande rischio globale che gli Stati Uniti si stanno prendendo in carico per mantenere la loro egemonia globale non è molto diversa da un attacco nucleare preventivo (pare una dottrina da first strike in chiave economica). Se il prezzo del petrolio (artificiosamente manipolato) dovesse trascinarsi nell’abisso l’industria dello Shale Gas Americano, tutti i prestiti da rimborsare alle banche USA andrebbero in fumo. Con loro tutto il mercato dei derivati.
Diamo dei numeri a queste parole e vediamo QUANTI di questi strumenti finanziari, le banche americane possiedono:
JPMorgan Chase
Attività totali: $ 2,520,336,000,000 (circa 2,5 triliardi di dollari)
L’esposizione totale ai derivati: $ 68,326,075,000,000 ( più di 68 triliardi di dollari )
Citibank
Attività totali: $ 1,909,715,000,000 (poco più di 1,9 triliardi di dollari)
L’esposizione totale ai derivati: $ 61,753,462,000,000 ( più di 61 triliardi di dollari )
Goldman Sachs
Attività totali: 860.008 milioni dollari (meno di un trilione di dollari)
L’esposizione totale ai derivati: $ 57,695,156,000,000 ( più di 57 triliardi di dollari )
Bank Of America
Attività totali: $ 2,172,001,000,000 (un po ‘più di 2,1 triliardi di dollari)
L’esposizione totale ai derivati: $ 55,472,434,000,000 ( più di 55 triliardi di dollari )
Morgan Stanley
Attività totali: 826,568 miliardi dollari (meno di un triliardo di dollari)
L’esposizione totale ai derivati: $ 44,134,518,000,000 ( più di 44 triliardi di dollari )
Un paragone utile per realizzare pienamente di quali numeri stiamo parlando: il debito pubblico americano ammonta a 18 Triliardi di dollari. Il mercato dei derivati delle sole 6 banche più grandi d’america ammonta a quasi 16 volte il debito americano.
Siamo di fronte quindi all’ennesimo dilemma già posto nella crisi finanziaria del 2008: lasciar fallire le banche o salvarle ? In questo caso ci sono due possibili strade da percorrere: Stampare moneta (la FED) senza preoccuparsi dell’aumentare proprio debito pubblico (l’esempio usato è il Giappone con il 300% di debito pubblico) oppure lasciar fallire le banche, trascinando nel vortice tutta l’economia Americana, Europea e probabilmente globale.
Dando per assodato che la manipolazione del Petrolio e di conseguenza del Rublo sono una mossa geopolitica, qual è la strategia vincente che Washington spera di ottenere, senza provocare un collasso globale dell’economia?
Favorire un regime change in Venezuela, Iran e Russia in breve tempo oppure obbligare queste nazioni a scendere a patti con i diktat occidentali.

E’ importante notare che il tempo NON è dalla parte dell’occidente. Il motivo è legato alle argomentazioni esposte sopra: un prezzo del greggio così basso manderebbe in malora il mercato dello Shale gas, causando un effetto a catena che annienterebbe le maggiori banche USA e potrebbe attivare la più grande bolla speculativa della storia umana, i derivati, che provocherebbero una crisi economica di fronte a cui quella nel 2008 verrebbe ricordata come una passeggiata.
C’è un fattore che conta più di ogni altra ed è considerata dagli USA come la vera chiave di volta di questa strategia. Se anche il mercato dello Shale arrivasse al collasso e le banche USA dovessero essere salvate nuovamente (come richiesto da loro stesse già l’11 Dicembre ), la soluzione potrebbe essere quella di semplicemente stampare più soldi dalla FED e aumentare il debito pubblico americano. Si potrebbe obbiettare che questo diminuirebbe nettamente la credibilità del Dollaro stesso. E’ un argomento di dibattito e nessuno ha una risposta certa. Sicuramente in USA sono convinti che se questa tattica dovesse avere successo e portare ad un regime change e collasso economico della Russia, la Cina sarebbe costretta a “ritornare all’ovile” (avendo perso il suo alleato numero 1), garantendo quindi solidità ai buoni del tesoro USA (la credibilità del dollaro dipende molto dalla Cina a causa dell’elevata quantità di BTP americani detenuti dai cinesi) e quindi alla credibilità del dollaro stesso (persino in una situazione in cui il debito pubblico dovesse passare da 16 a 36 triliardi di dollari).
Il problema di fondo resta sempre geopolitico. La visione egemonica che gli USA hanno e che vogliono mantenere. Al momento non hanno altri mezzi per combattere un cambiamento globale che sta transitando l’umanità in una fase non più unipolare (in cui gli americani erano l’unica super-potenza) ma multipolare (più attori sulla scena mondiale). Siamo alla resa dei conti e la deriva attuale ci pone davanti ad un rischio incalcolabile per l’intera economia globale… ne vale davvero la pena ?
Tratto da:Fractions Of Reality | ?La verità non è ciò che è dimostrabile, ma ciò che è ineluttabile?.

 

tontolina

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La prima aggressione al Rublo è già fallita

Il rublo ha rimbalzato moltissimo dopo l'aggressione speculativa, grazie a Pechino, ma i media occidentali nascondono totalmente la notizia e le sue cause clamorose
Redazione

mercoledì 24 dicembre 2014 20:28
megachip.globalist.it
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di Giuseppe Masala.


Per giorni e giorni gli analisti mainstream ci hanno inondato, dall'alto dei loro pulpiti televisivi e giornalistici, che la fine del "regime" russo era vicina. Secondo loro, i cosiddetti mercati finanziari avevano mostrato il pollice verso nei confronti di questa nazione destinata a rivedere i giorni della penuria dell'epoca di Boris Eltsin. I mercati - essi ci spiegavano - avevano emesso la loro sentenza e anche la Russia, come qualunque nazione al mondo, doveva chinare il capo di fronte alla loro divina volontà.


Tralasciando i dubbi e le perplessità su una simile strategia, ciò che lascia sbalorditi è che da alcuni giorni questa litania massmediatica sia completamente scomparsa: blackout. Perché? Dovremmo chiederlo ai giornalisti che prima parlavano e ora tacciono: secondo loro, il destino è già segnato oppure è successo qualcosa che forse è meglio nascondere? Qualcosa che confligge sia con la narrazione proposta nell'immediato (la Russia in crisi), sia con la metanarrazione di sempre, quella che deve vedere l'Aquila imperiale americana sempre trionfante nel mondo?

Andiamo a verificare con il seguente grafico se è successo qualcosa degna di nota da quando è calato il blackout informativo sulla "crisi del Rublo".
Come si può vedere, il Rublo ha recuperato il 30% del suo valore sull'Euro (e sostanzialmente il recupero è stato della stessa misura sul Dollaro).


Cosa è successo di così importante da portare ad un recupero altrettanto spettacolare rispetto all'attacco speculativo che aveva spinto la moneta russa nell'abisso?
A leggere i giornali occidentali non è accaduto assolutamente nulla.
Anzi ripetiamo, l'argomento è caduto in un oblio che sa di censura.


Ma andando a verificare sui siti in lingua russa qualcosa di molto importante è invece accaduto (????? ????? ?????? ???? ?????? | ?????????????-?????????????? ??????).


Come si sa le banche centrali della Russia e della Cina hanno firmato dei contratti (swap) per scambiarsi direttamente le loro valute senza l'intermediazione del Dollaro.
Il tasso di cambio previsto da questi contratti era pari a 5,67 rubli per 1 yuan renminbi. Considerato che lo Yuan viene scambiato con le altre valute (Dollaro compreso) all'interno di una banda di oscillazione del 2% rispetto ad una parità centrale stabilita dalla Banca Centrale Cinese, si viene a creare una particolare situazione nella quale qualcuno (leggi la Russia) può vendere yuan (ottenuti al cambio stabilito dal contratto swap) in cambio di dollari e con questi ultimi acquistare rubli. Acquistando rubli ne aumenterebbe immediatamente il valore rispetto al Dollaro e ciò esporrebbe a enormi perdite coloro che hanno venduto rubli "allo scoperto" (senza possederli) sperando di riacquistarli successivamente e dunque confidando che si siano svalutati al fine di lucrare la differenza.



Insomma, per la Banca Centrale russa si aprirebbe grazie all'assist della PBoC (banca centrale cinese) la possibilità di effettuare un enorme operazione di "arbitraggio" (cfr. http://www.treccani.it/enciclopedia/arbitraggio_(Dizionario-di-Economia-e-Finanza) tale da esporre a enormi perdite coloro che speculavano contro il Rublo. Confermando il cambio sullo swap i cinesi hanno offerto un arbitraggio del 100% ai russi. Roba da far saltare tutti gli speculatori in un paio di giorni.


Che le cose siano andate sostanzialmente così è un ipotesi - credo - estremamente plausibile e la tesi viene rafforzata enormemente dall'assordante ed emblematico silenzio nella quale è caduta "la crisi del rublo" sui media mainstream.
Silenzio talmente impenetrabile che i lettori più sprovveduti probabilmente non sanno nulla del recupero del Rublo rispetto al Dollaro e all'Euro e sono probabilmente convinti che i russi siano in preda ad una crisi isterica per l'impossibilità di comprare IPod e dove - addirittura - le classi meno abbienti stanno già patendo la fame per il rincaro delle derrate alimentari.


Meglio stendere un velo pietoso su questa cappa di omertà che avvolge i media occidentali e che sempre più assomiglia ad una plumbea forma di censura.


Concentriamoci per un attimo sull'aspetto veramente importante di questa situazione: i mercati finanziari occidentali, che spesso hanno attaccato i paesi considerati non allineati con le posizioni dell'Impero, per la prima volta nella storia non sono riusciti a distruggere la moneta e di conseguenza l'economia del paese sotto attacco ma sono andati incontro ad una vera e propria Caporetto di portata storica. Ormai a comandare è quella che anche per l'FMI è diventata la prima economia del mondo: la Cina.

Nel frattempo l'Aquila imperiale americana è rientrata un po' malconcia nel suo nido, probabilmente a meditare vendetta.


Da constatare che però quest'aquila spennacchiata, per non veder smentita la metanarrazione che deve vederla sempre trionfante, ha dato l'ordine ai suoi corifei di propagandare l'ultima assurda balla: la crescita del suo PIL del 5%.
 

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E’ Cominciato: La Cina Esclude il Dollaro USA Dagli Scambi con Russia, Malesia e Nuova Zelanda

Di FunnyKing , il 27 dicembre 2014 - 8 commenti



(molte fra le recenti guerre hanno avuto un solo grande filo conduttore, la difesa del dollar standard)






Botto di fine anno sul mercato valutario, e forse è spiegato lo “strano” rialzo dell’oro di ieri.
La Cina di fatto ha annunciato l’inizio della convertibilità mondiale dello Yuan con la più massiccia de-dollarizzazione da quando il mondo ha adottato il dollar-standard. Dal 29 Dicembre, gli scambi fra Cina e Russia, Malesia e Nuova Zelanda potranno essere fatti direttamente fra le valute locali saltando il dollaro.
La notizia è epocale anche se ampiamente attesa ed è solo il primo passo. Faccio notare che la Cina opera in questo modo:
Apre accordi di Swap con le banche centrali
Fa accordi di commercio diretto in Yuan contro valuta locale
La Cina ha già accordi di Swap con Inghilterra e Svizzera da queste parti e con l’Australia nell’area del pacifico, potete scommettere che seguiranno accordi per il commercio diretto pagati in Yuan-Sterlina e Yuan-Franco Svizzero
Ci saranno scossoni sui mercati?
Io non credo nell’immediato, diciamo che la Russia in questo momento è il maggior beneficiario di questo nuovo regime, eventuali minacce per escluderla dal sistema Swift sono già attenuate e il Rublo diventa immediatamente una valuta rilevante per gli scambi internazionali. Per il dollaro bisogna essere pazienti, ma attenzione:
Migliaia di aziende, a tempo debito ridurranno la loro quota di dollari come capitale circolante e aumenteranno la quota di Rubli, Yuan, dollari NeoZelandesi e Ringitt. Gran parte della forza del dollaro risiede appunto nella necessità operativa delle aziende di detenerne un po’ come capitale circolante per far fronte ai pagamenti in dollari.
Buon Anno con il Botto.
dal Blog di Attilio Foliero
Dal 29 dicembre (parte degli scambi, n.d. fk) gli scambi commerciali tra Cina e Russia si svolgeranno in moneta locale. A partire da questa data, gli scambi commerciali in valuta locale si svolgeranno non solo con Russia, ma anche con Malesia e Nuova Zelanda. Così lo ha annunciato venerdi il CFETS, China Foreign Exchange Trade System, una sorta di ente cinese per il comercio internazionale.
Il CFETS è un ente della Banca del Popolo, la Banca Centrale della Cina, fondato il 18 aprile del 1994 per operare nell’ambito del comemrcio internazionale ed è di sua competenza tutto ciò che riguarda i mercati e le politiche monetarie. Ebbene ieri ha fatto questo importante annuncio. La Cina in sostanza spera di imporre, nel commercio internazionale la sua moneta, il Yuan come alternativa al dollaro statunitense. In sostanza si tratta di un ulteriore passo per arrivare a questo obiettivo.
E’ sempre di oggi, 26 dicembre, la notizia che la Banca Centrale della Serbia ha deciso di accettare il yuan negli scambi commerciali tra il suo paese e la Cina, considerando i crescenti legami economici tra i due stati. La decisione di oggi fa seguito a quanto stabilito nel recente incontro fra Li Keqiang, primo ministro cinese e Aleksandar Vucic, primo ministro della Serbia.
All’inizio di dicembre, il Ministro del Comemrcio cinese, Gao Hucheng, aveva affermato che la Cina avrebbe aumentato l’utilizzo del yuan nel comemrcio bilaterale con la Russia e con altri paesi; ciò si deve appunto al progetto della Cina di incrementare l’uso delle monete nazionali negli scambi commerciali internazionali al fine precisamente di indebolire il dollaro e promuovere la propia moneta.
Indubbiamente ci sono molteplici vantaggi nell’usare negli scambi commerciali internazionali le monete nazionali, invece del dollaro; innanzitutto l’assenza di oneri per la conversione delle valute, i pagamenti diretti e la maggiore trasparenza nei rapporti tra le banche.
da Economic Times
SHANGHAI: China will launch swaps and forwards between the yuan and the Russian, Malaysian and New Zealand currencies next week, a move traders said offers mainland companies a hedging tool at a time some emerging market currencies have seen sharp volatility.The China Foreign Exchange Trade System (CFETS), a unit of the Chinese central bank, said it will kick off the currency swaps and forwards between the yuan and the rouble , ringgit and the New Zealand dollar on Monday.
The contrasts will have a minimum trading size of US$10,000 equivalent, CFETS said in the statement published on Friday in its website, ?????--??????????.
Currencies in emerging markets, in particular the Russian rouble, have fluctuated sharply in recent months, partly battered by a plunge in global crude oil prices.China, whose currency is not convertible under the capital account, has been gradually reforming its currency mechanisms to move towards a full convertibility……
p.s. la terza guerra mondiale si avvicina pericolosamente.
 

tontolina

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CONTRASTARE I RIBASSISTI DELLE VALUTE CON LE LORO ARMI : COME LA COOPERAZIONE INTELLIGENTE PUÒ DISINNESCARE LE SPECULAZIONI AGGRESSIVE E FAR TRASCORRERE UN NATALE SERENO A MILIONI DI PERSONE. di Luca Tribertico

Di Corriere della Collera , il 25 dicembre 2014 - 3 commenti


La Cina esporta una valanga di merci. E’ diventata la prima economia del mondo. In cambio riceve carriolate di dollari. Troppi.
Da un po’ di tempo pensa che il dollaro abbia un futuro incerto, perché sempre più distribuito e sempre meno garantito, e vuole cambiarne una parte consistente in qualche cosa di più sicuro.
Russia, Iran, Argentina, Venezuela hanno giacimenti enormi di risorse naturali.
Agricoltura, allevamento, petrolio, gas, metalli.
Ma hanno valute che negli ultimi mesi sono state attaccate da speculatori internazionali e continuano a perdere valore. Così le merci importate costano più care, i prestiti in dollari diventano costosissimi. Si stringe la cinghia, il malcontento sale. Si creano le occasioni per cambiare i governi eletti con governanti corrotti, disposti a privatizzare e svendere le risorse naturali a prezzi di saldo.
A questo punto però questi cinque stati si mettono d’accordo.
In base a questo accordo negli ultimi giorni Russia, Iran, Argentina e Venezuela hanno prima comprato yuan in cambio di rubli, riyal, peso e bolivar.
Quindi hanno venduto gli yuan comprando dollari.

Infine hanno venduto dollari e ricomprato le loro valute.

Siccome più una valuta viene comprata, più il suo valore sale, e viceversa, in questo modo il valore di rublo, riyal, peso e bolivar è risalito mentre quello del dollaro è sceso.
Siccome in base agli accordi stipulati questo meccanismo si può ripetere ancora molte volte, le aspettative ribassiste sono diventate incerte e la speculazione si è arrestata.
Le conseguenze e le implicazioni di questi accordi meritano grande attenzione. Perché in base a essi la Banca popolare cinese può vendere anche più yuan di quanta valuta in cambio abbia bisogno di spendere in quel momento, tenendola da parte come riserva e ri-scambiandola quando le tensioni si saranno allentate.
Ma ciò equivale di fatto a un prestito. In questo modo la BPC si affianca silenziosamente al Fondo monetario internazionale tra i soggetti mondiali in grado di aiutare i Paesi in crisi economica da svalutazione valutaria.



Si affaccia sullo scenario della finanza mondiale come ente in grado di cambiare radicalmente la storia dei prestiti condizionati, ai quali sovente è seguita – nel corso diqualche decennio – la bancarotta dello stato “aiutato”.

I Paesi BRICS oggi – e domani gli altri stati che sapranno rimodulare la loro politica estera – hanno a dsposizione un prestatore di dollari e di altre valute che non chiede in cambio libbre di carne umana e che ha i mezzi per bloccare le scorribande dei gestori dei grandi fondi speculativi.
La Cina ci guadagna, perché incassa valute, rastrellate in un periodo in cui costavano poco sul mercato dei cambi, che userà per pagare materie prime preziose (invece che debiti del tesoro americano) dagli stati che le possiedono.
Russia, Iran, Argentina e Venezuela ci guadagnano, perché la loro valuta riprende un valore effettivamente rappresentativo delle loro potenzialità economiche e perché arrestano la speculazione sui cambi senza sprecare riserve in euro o in oro.
Ci perdono alcune centinaia di speculatori al ribasso; se ne faranno una ragione.
Milioni di persone trascorreranno invece un sereno Natale perché, oltre alla tombola, hanno imparato a giocare al gioco del: vinci tu che vinco anch’io.
 

big_boom

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rimane l'oro o dichiarare guerra agli USA :D
 

tontolina

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CONTRASTARE I RIBASSISTI DELLE VALUTE CON LE LORO ARMI : COME LA COOPERAZIONE INTELLIGENTE PUÒ DISINNESCARE LE SPECULAZIONI AGGRESSIVE E FAR TRASCORRERE UN NATALE SERENO A MILIONI DI PERSONE. di Luca Tribertico

Di Corriere della Collera , il 25 dicembre 2014 - 3 commenti


La Cina esporta una valanga di merci. E’ diventata la prima economia del mondo. In cambio riceve carriolate di dollari. Troppi.
Da un po’ di tempo pensa che il dollaro abbia un futuro incerto, perché sempre più distribuito e sempre meno garantito, e vuole cambiarne una parte consistente in qualche cosa di più sicuro.
Russia, Iran, Argentina, Venezuela hanno giacimenti enormi di risorse naturali.
Agricoltura, allevamento, petrolio, gas, metalli.
Ma hanno valute che negli ultimi mesi sono state attaccate da speculatori internazionali e continuano a perdere valore. Così le merci importate costano più care, i prestiti in dollari diventano costosissimi. Si stringe la cinghia, il malcontento sale. Si creano le occasioni per cambiare i governi eletti con governanti corrotti, disposti a privatizzare e svendere le risorse naturali a prezzi di saldo.
A questo punto però questi cinque stati si mettono d’accordo.
In base a questo accordo negli ultimi giorni Russia, Iran, Argentina e Venezuela hanno prima comprato yuan in cambio di rubli, riyal, peso e bolivar.
Quindi hanno venduto gli yuan comprando dollari.

Infine hanno venduto dollari e ricomprato le loro valute.

Siccome più una valuta viene comprata, più il suo valore sale, e viceversa, in questo modo il valore di rublo, riyal, peso e bolivar è risalito mentre quello del dollaro è sceso.
Siccome in base agli accordi stipulati questo meccanismo si può ripetere ancora molte volte, le aspettative ribassiste sono diventate incerte e la speculazione si è arrestata.
Le conseguenze e le implicazioni di questi accordi meritano grande attenzione. Perché in base a essi la Banca popolare cinese può vendere anche più yuan di quanta valuta in cambio abbia bisogno di spendere in quel momento, tenendola da parte come riserva e ri-scambiandola quando le tensioni si saranno allentate.
Ma ciò equivale di fatto a un prestito. In questo modo la BPC si affianca silenziosamente al Fondo monetario internazionale tra i soggetti mondiali in grado di aiutare i Paesi in crisi economica da svalutazione valutaria.



Si affaccia sullo scenario della finanza mondiale come ente in grado di cambiare radicalmente la storia dei prestiti condizionati, ai quali sovente è seguita – nel corso diqualche decennio – la bancarotta dello stato “aiutato”.

I Paesi BRICS oggi – e domani gli altri stati che sapranno rimodulare la loro politica estera – hanno a dsposizione un prestatore di dollari e di altre valute che non chiede in cambio libbre di carne umana e che ha i mezzi per bloccare le scorribande dei gestori dei grandi fondi speculativi.
La Cina ci guadagna, perché incassa valute, rastrellate in un periodo in cui costavano poco sul mercato dei cambi, che userà per pagare materie prime preziose (invece che debiti del tesoro americano) dagli stati che le possiedono.
Russia, Iran, Argentina e Venezuela ci guadagnano, perché la loro valuta riprende un valore effettivamente rappresentativo delle loro potenzialità economiche e perché arrestano la speculazione sui cambi senza sprecare riserve in euro o in oro.
Ci perdono alcune centinaia di speculatori al ribasso; se ne faranno una ragione.
Milioni di persone trascorreranno invece un sereno Natale perché, oltre alla tombola, hanno imparato a giocare al gioco del: vinci tu che vinco anch’io.
Putin il grande : il nuovo Sun Tzu




Se volete fare un test di grado culturale delle persone chiedeteli cosa ne pensano della Russia e del rublo e poi confrontate con quanto riportato sotto.
Premessa
Sun Tzu (544 a.C. – 496 a.C.) è stato un generale e filosofo cinese, vissuto probabilmente fra il VI e il V secolo a.C.. A lui si attribuisce uno dei più importanti trattati di strategia militare di tutti i tempi, L’arte della guerra (孫子兵法, Sūnzǐ Bīngfǎ, ).fonte : Wikipedia
Prima di questo, una parte delle scorte di società energetiche russe apparteneva agli investitori stranieri (americani ed europei) che significa che quasi la metà dei profitti delle società petrolifere e del gas non è andato a tesoro russo, ma a conti di “squali della finanza” in Europa, scrive “Novosti”.
A causa della situazione in Crimea, il rublo ha cominciato a cadere drammaticamente, ma la Banca centrale russa non ha fatto nulla per sostenere il tasso di cambio del rublo. Rumors apparsi sostenevano che la Russia non ha soldi sufficienti per azione per sostenere il tasso di cambio del rublo.(
senzanubi: la Russia aveva contratto degli swap con la cina in modo da vendere ad un tasso di cambio fisso il rublo per comprare yuan cinese e da li comprare dollari americani, chiamato anche arbitraggio)
Quelle voci e dichiarazioni di Putin che egli proteggere la popolazione di lingua russa in Ucraina ha portato ad una drastica riduzione del valore dei titoli di società energetiche russe, e “squali della finanza” improvvisamente hanno iniziato a vendere i titoli sul mercato azionario prima di aver perso tutto il loro valore .
Putin ha aspettato per una settimana intera e sorrise solo in conferenze stampa(
senzanubi: Putin applica la regola di non voler mai stravincere ma solo di vincere per non umiliare mai l’avversario), e quando il prezzo dei titoli è sceso completamente, ha ordinato l’acquisto immediato di tutti gli stock che erano nelle mani di americani ed europei.
Quando “squali della finanza”, hanno realizzato di essere stati ingannati, era già troppo tardi. Le azioni erano in mani russe e non solo ma al la Russia hanno reso più di $ 20 miliardi di dollari che il giorno, ma hanno anche recuperato le azioni delle loro società he sono tornate nelle mani dei russi. Ora, tutti i profitti realizzati da petrolio e dal gas rimarrà in Russia e non andaranno fuori del paese. Rublo crescerà da sé e per il suo sostegno, non sarà necessario spendere le riserve d’oro di Russia. “Squali della finanza” europei sono rimasti con il capo chino come stolti - in pochi minuti, per pochi centesimi, la Russia ha acquistato titoli del valore di miliardi di profitti di petrolio e gas.
Tale operazione straordinaria non è stato visto dopo l’istituzione del mercato azionario. (fonte : Grandmaster Putin: Russia earns $20 bln, recovers stocks of its companies | InSerbia News)

Si ringraziano gli amici serbi
 

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