Ricordi di un ragazzetto al tempo della seconda guerra mondiale. (1 Viewer)

Claire

ἰοίην
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Il mondo dei sogni
RICORDI DI UN RAGAZZETTO AL TEMPO DELLA SECONDA GUERRA MONDIALE.

Premessa:
La "Tessera": si trattava di un foglio rilasciato dal Municipio, uno per ogni persona, con stampati tanti quadratini. Stampati e numerati, ognuno dei quali dava diritto a ritirare dai vari negozianti un quantitativo di cibo (carne con l'osso dal macellaio, pane dal fornaio, ecc.). Bisognava calcolare di non superare il consumo fissato, perché se i quadratini fossero finiti prima della fine del mese, non si sarebbe più potuto acquistare cibo.

La "borsa nera": era così chiamato il tentativo di procurarsi il cibo e altri beni di necessità, di nascosto, pagandoli più cari, magari presso agricoltori che non consegnavano tutto all'"ammasso".

L'"ammasso": l'obbligo di consegnare tutti gli alimentari (olio, farina carne, latte, burro, ecc.), alle autorità che avrebbero provveduto a ripartirlo (questa almeno era l'intenzione) tra tutti i cittadini.

1° EPISODIO

Un normale ragazzetto di circa 14-15 anni, nel periodo della crescita, sempre in movimento, abbisognava certamente di un nutrimento che superava quello che veniva assegnato con la "tessera". A metà di ogni mese, si riproponeva la necessità di provvedere ad acquistare cibo, ricorrendo a conoscenti che avevano una cascina sperduta, al confine tra la provincia di Brescia e quella di Cremona. Il padre non poteva andare, sia perché doveva lavorare, sia perché paralizzato.

Al ragazzotto non parve vero di sfogarsi con una bella gita in bicicletta sino alla cascina, godere di un abbondante e succulento pasto, riposare e ritornare, carico di farina e di un paio di salami, alla mattina successiva. Così avvenne, tutto come previsto. Solo che al ritorno, apparvero, rapidissimi a bassa quota, di ritorno da un mitragliamento sulla Stazione ferroviaria di Brescia, due caccia americani (dalla stella bianca sulla carlinga). Due filarono via, mentre il terzo, non si sa il perché, pensò bene di riprendere quota, rovesciandosi poi all'indietro, in un perfetto "giro della morte", riapparendo ancora più basso, come se volesse mitragliare la strada.

Il ragazzetto era sparito. Con un balzo fulmineo si era incastrato in alcuni cespugli che dividevano la strada dall'argine del naviglio, con bici e relativo carico di alimentari. Ne riemerse solo dopo che fu convinto che l'aereo non intendeva tornare. Aveva preso un bel po' di sole per tutti i chilometri fatti sudando e spingendo il biciclo carico, ma chi lo avesse visto in quei momenti, avrebbe pensato di trovarsi davanti ad un pallido fantasma.

2° EPISODIO

La bella pensata di due genitori, con una bambina piccola ed un figlio sui 15 anni, era quella di lasciare la città, per il costante pericolo di bombardamenti, ed abitare per qualche mese nel più piccolo paese della provincia, per giunta in montagna. Trasferitisi con quanto strettamente necessario, scoprirono che nel paese c'era solo un negozio che vendeva sale, tabacchi e poco altro. E' vero che si poteva sempre acquistare dalle cascine qualche uovo, qualche volta anche una gallina. Come frutta vi erano sì e no due striminziti alberelli di pere o more di siepe. Negozi si trovavano a Marmentino (formaggi, vino, pane) o a Bovegno (anche carne).

A parte la distanza, l'assoluta mancanza di mezzi pubblici, il tempo necessario per andare a piedi, sfidando eventuali improvvisi acquazzoni, bisognava fare settimanalmente un forte approvvigionamento per evitare corse inutili.

Nel bel mezzo dell'estate, per fortuna, per alleviare la solitudine del ragazzetto, venne ospite per alcuni giorni un cugino coetaneo, anche compagno di scuola. La prima spedizione che fecero per acquistare viveri venne effettuata verso il paese di Marmentino, per un sentiero abbastanza erto.
Il ritorno i due cugini lo fecero a salti e rotoloni attraverso i prati, incuranti degli zaini che portavano in spalla. Le condizioni, al ritorno, del burro e delle formaggelle non furono certamente apprezzate dalla mamma del ragazzetto. Per punizione fu mandato ad acquistare carbone dai montanari che curavano la lenta combustione del "poiàt" (produzione carbone di legna). Poiché la carbonella venne stipata nello zaino, lo zaino sulle spalle dei ragazzi, i quali, affamati, avevano fretta di tornare, sempre scendendo a salti, si può ben comprendere come la polvere del carbone, appiccicata alla pelle sudata dei ragazzi, li avesse resi simili a degli Abissini, con la necessità di una doccia (non esisteva), di una vasca da bagno (sconosciute in loco), o, meglio, del vicino fosso di acqua gelida.

Giuseppe V.

----------


Quel Giuseppe V. è mio nonno. 84 anni il prossimo marzo.
Ho sentito queste e molte altre storie, nello stesso modo, decine e decine di volte.

Oggi, mio figlio, per il giorno della memoria, doveva raccogliere testimonianze di vita durante la seconda guerra mondiale (o sull'olocausto), da chi avesse vissuto quel periodo.
Chi meglio del mio nonno, suo bisnonno, classe 1929?

Così bisnonno e bambino si sono messi alla vecchia scrivania, nella vecchia cameretta dove egli, da giovane, dipingeva e la figlia minore studiava, al computer.
E ho visto l'arzillo nonno schiacciare i tasti veloce, nonostante l'artrosi gli abbia deformato le dita e gli impedisca di dipingere e di suonare il violino, come faceva quando ero piccola io.
Ho sentito il bambino ridere come ridevo io.
Ho sentito le parole che lui, il nonno, artista e grande cantastorie, diceva a voce alta, per scrivere con attenzione e raccontare con verve i due semplici episodi narrati, con la delicatezza di scartare quelli truculenti e spaventosi.

A me sono rotolate due lacrime lungo le guance. In perfetto silenzio.

Amo mio nonno con un amore viscerale, attaccata a lui come un'edera. Non passa una settimana senza che vada a fargli visita.
E lui che lo sa, aveva avuto la gentilezza di tirar fuori dai suoi ricordi due album di fotografie antiche più di lui, perché sa che adoro sprofondarmi nel passato, guardando le foto della nonna della mia nonna e di tutti gli innumerevoli parenti che non ho nemmeno conosciuto e riconoscere, via via che volto le pagine, il volto della mia amatissima nonna, della quale mia figlia porta il nome.
 
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Oshark

Ocean Soul
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Quel Giuseppe V. è mio nonno. 84 anni il prossimo marzo.
Ho sentito queste e molte altre storie, nello stesso modo, decine e decine di volte.

Oggi, mio figlio, per il giorno della memoria, doveva raccogliere testimonianze di vita durante la seconda guerra mondiale (o sull'olocausto), da chi avesse vissuto quel periodo.
Chi meglio del mio nonno, suo bisnonno, classe 1929?

Così bisnonno e bambino si sono messi alla vecchia scrivania, nella vecchia cameretta dove egli, da giovane, dipingeva e la figlia minore studiava, al computer.
E ho visto l'arzillo nonno schiacciare i tasti veloce, nonostante l'artrosi gli abbia deformato le dita e gli impedisca di dipingere e di suonare il violino, come faceva quando ero piccola io.
Ho sentito il bambino ridere come ridevo io.
Ho sentito le parole che lui, il nonno, artista e grande cantastorie, diceva a voce alta, per scrivere con attenzione e raccontare con verve i due semplici episodi narrati, con la delicatezza di scartare quelli truculenti e spaventosi.

A me sono rotolate due lacrime lungo le guance. In perfetto silenzio.

Amo mio nonno con un amore viscerale, attaccata a lui come un'edera. Non passa una settimana senza che vada a fargli visita.
E lui che lo sa, aveva avuto la gentilezza di tirar fuori dai suoi ricordi due album di fotografie antiche più di lui, perché sa che adoro sprofondarmi nel passato, guardando le foto della nonna della mia nonna e di tutti gli innumerevoli parenti che non ho nemmeno conosciuto e riconoscere, via via che volto le pagine, il volto della mia amatissima nonna, della quale mia figlia porta il nome.
:)

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翠鸟科
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RICORDI DI UN RAGAZZETTO AL TEMPO DELLA SECONDA GUERRA MONDIALE.

Premessa:
La "Tessera": si trattava di un foglio rilasciato dal Municipio, uno per ogni persona, con stampati tanti quadratini. Stampati e numerati, ognuno dei quali dava diritto a ritirare dai vari negozianti un quantitativo di cibo (carne con l'osso dal macellaio, pane dal fornaio, ecc.). Bisognava calcolare di non superare il consumo fissato, perché se i quadratini fossero finiti prima della fine del mese, non si sarebbe più potuto acquistare cibo.

La "borsa nera": era così chiamato il tentativo di procurarsi il cibo e altri beni di necessità, di nascosto, pagandoli più cari, magari presso agricoltori che non consegnavano tutto all'"ammasso".

L'"ammasso": l'obbligo di consegnare tutti gli alimentari (olio, farina carne, latte, burro, ecc.), alle autorità che avrebbero provveduto a ripartirlo (questa almeno era l'intenzione) tra tutti i cittadini.

1° EPISODIO

Un normale ragazzetto di circa 14-15 anni, nel periodo della crescita, sempre in movimento, abbisognava certamente di un nutrimento che superava quello che veniva assegnato con la "tessera". A metà di ogni mese, si riproponeva la necessità di provvedere ad acquistare cibo, ricorrendo a conoscenti che avevano una cascina sperduta, al confine tra la provincia di Brescia e quella di Cremona. Il padre non poteva andare, sia perché doveva lavorare, sia perché paralizzato.

Al ragazzotto non parve vero di sfogarsi con una bella gita in bicicletta sino alla cascina, godere di un abbondante e succulento pasto, riposare e ritornare, carico di farina e di un paio di salami, alla mattina successiva. Così avvenne, tutto come previsto. Solo che al ritorno, apparvero, rapidissimi a bassa quota, di ritorno da un mitragliamento sulla Stazione ferroviaria di Brescia, due caccia americani (dalla stella bianca sulla carlinga). Due filarono via, mentre il terzo, non si sa il perché, pensò bene di riprendere quota, rovesciandosi poi all'indietro, in un perfetto "giro della morte", riapparendo ancora più basso, come se volesse mitragliare la strada.

Il ragazzetto era sparito. Con un balzo fulmineo si era incastrato in alcuni cespugli che dividevano la strada dall'argine del naviglio, con bici e relativo carico di alimentari. Ne riemerse solo dopo che fu convinto che l'aereo non intendeva tornare. Aveva preso un bel po' di sole per tutti i chilometri fatti sudando e spingendo il biciclo carico, ma chi lo avesse visto in quei momenti, avrebbe pensato di trovarsi davanti ad un pallido fantasma.

2° EPISODIO

La bella pensata di due genitori, con una bambina piccola ed un figlio sui 15 anni, era quella di lasciare la città, per il costante pericolo di bombardamenti, ed abitare per qualche mese nel più piccolo paese della provincia, per giunta in montagna. Trasferitisi con quanto strettamente necessario, scoprirono che nel paese c'era solo un negozio che vendeva sale, tabacchi e poco altro. E' vero che si poteva sempre acquistare dalle cascine qualche uovo, qualche volta anche una gallina. Come frutta vi erano sì e no due striminziti alberelli di pere o more di siepe. Negozi si trovavano a Marmentino (formaggi, vino, pane) o a Bovegno (anche carne).

A parte la distanza, l'assoluta mancanza di mezzi pubblici, il tempo necessario per andare a piedi, sfidando eventuali improvvisi acquazzoni, bisognava fare settimanalmente un forte approvvigionamento per evitare corse inutili.

Nel bel mezzo dell'estate, per fortuna, per alleviare la solitudine del ragazzetto, venne ospite per alcuni giorni un cugino coetaneo, anche compagno di scuola. La prima spedizione che fecero per acquistare viveri venne effettuata verso il paese di Marmentino, per un sentiero abbastanza erto.
Il ritorno i due cugini lo fecero a salti e rotoloni attraverso i prati, incuranti degli zaini che portavano in spalla. Le condizioni, al ritorno, del burro e delle formaggelle non furono certamente apprezzate dalla mamma del ragazzetto. Per punizione fu mandato ad acquistare carbone dai montanari che curavano la lenta combustione del "poiàt" (produzione carbone di legna). Poiché la carbonella venne stipata nello zaino, lo zaino sulle spalle dei ragazzi, i quali, affamati, avevano fretta di tornare, sempre scendendo a salti, si può ben comprendere come la polvere del carbone, appiccicata alla pelle sudata dei ragazzi, li avesse resi simili a degli Abissini, con la necessità di una doccia (non esisteva), di una vasca da bagno (sconosciute in loco), o, meglio, del vicino fosso di acqua gelida.

Giuseppe V.

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Quel Giuseppe V. è mio nonno. 84 anni il prossimo marzo.
Ho sentito queste e molte altre storie, nello stesso modo, decine e decine di volte.

Oggi, mio figlio, per il giorno della memoria, doveva raccogliere testimonianze di vita durante la seconda guerra mondiale (o sull'olocausto), da chi avesse vissuto quel periodo.
Chi meglio del mio nonno, suo bisnonno, classe 1929?

Così bisnonno e bambino si sono messi alla vecchia scrivania, nella vecchia cameretta dove egli, da giovane, dipingeva e la figlia minore studiava, al computer.
E ho visto l'arzillo nonno schiacciare i tasti veloce, nonostante l'artrosi gli abbia deformato le dita e gli impedisca di dipingere e di suonare il violino, come faceva quando ero piccola io.
Ho sentito il bambino ridere come ridevo io.
Ho sentito le parole che lui, il nonno, artista e grande cantastorie, diceva a voce alta, per scrivere con attenzione e raccontare con verve i due semplici episodi narrati, con la delicatezza di scartare quelli truculenti e spaventosi.

A me sono rotolate due lacrime lungo le guance. In perfetto silenzio.

Amo mio nonno con un amore viscerale, attaccata a lui come un'edera. Non passa una settimana senza che vada a fargli visita.
E lui che lo sa, aveva avuto la gentilezza di tirar fuori dai suoi ricordi due album di fotografie antiche più di lui, perché sa che adoro sprofondarmi nel passato, guardando le foto della nonna della mia nonna e di tutti gli innumerevoli parenti che non ho nemmeno conosciuto e riconoscere, via via che volto le pagine, il volto della mia amatissima nonna, della quale mia figlia porta il nome.

to mò, tuo nonno è più giovane del mio papà
e posso dire che le storie che mi ha raccontato, son da far rizzare i capelli sulla testa

una sola, in breve
un giorno mi apre una scatola di cartone, con dentro dei pezzi di metallo
mi chiede se so cosa siano... erano rottami senza forma
... erano schegge di una bomba che i caccia americani avevano tirato sul treno dove lui viaggiava, prima di mitragliare tutto: altri passeggeri vicino a lui sono morti


e non è la storia più impressionante
 

DANY1969

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A me sono rotolate due lacrime lungo le guance. In perfetto silenzio.

Amo mio nonno con un amore viscerale, attaccata a lui come un'edera. Non passa una settimana senza che vada a fargli visita.
E lui che lo sa, aveva avuto la gentilezza di tirar fuori dai suoi ricordi due album di fotografie antiche più di lui, perché sa che adoro sprofondarmi nel passato, guardando le foto della nonna della mia nonna e di tutti gli innumerevoli parenti che non ho nemmeno conosciuto e riconoscere, via via che volto le pagine, il volto della mia amatissima nonna, della quale mia figlia porta il nome.
:vicini::)
 

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