ricongiungimento pensionistico (1 Viewer)

tontolina

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oltre alla riforma Equitaglia voluta dal governo Berlusconi e di cui gli italiani godono e ringraziono mandando maledizioni unguinale al Banana
http://www.investireoggi.it/forum/3136475-post147.html

ecco un'altra riforma ONEROSA ai danni degli italiani sempre voluta dal Banana

la questione dei ricongiungimenti onerosi

Non sono solo gli esodati le vittime di una trappola nel sistema pensionistico: “fregato” chi ha versato i contributi in più casse previdenziali

 

tontolina

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insomma oltre a creare poltrone gravemente onerose per le casse dello Stato
oltre ad aver promosso la corruzione ad ogni livello
oltre ad aver legiferato a proprio beneficio

ecco che ci sono leggi pochissimo liberiste che castigano gli italiani per aver votato un governo destro


però la Minetti a 27 ha già maturato il diritto alla pensione e senza versare un euro di contributi ma solo ...... ballando bene la lap dance
 

tontolina

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VITALIZIO politico e altro...

io continuo a chiedermi il motivo per cui i nostri POLITICI SPA
tagliano continuamente le pensioni guadagnate con il versamento dei contributi
MA non mettono il tetto ai vitalizi che non dipendono da alcun versamento e sono una vera ruberia ai nostri danni


e non sto parlando di poche migliaia di euro
ma di 13 miliardi annui!

aho basterebbe che le dimezzassero.... almeno
 

tontolina

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"Niente pensione, può lavorare"
Ma lei è già morta di tumore



Per evitare di cadere era costretta a stare su una carrozzina. Un tumore l'ha divorata. Non riusciva più a stare in piedi e aveva chiesto una pensione di invalidità. Ma per l'Inps quella donna trevigiana, ex parrucchiera, era in grado di camminare e lavorare: "Non merita quell'assegno". L'esito della visita davanti alla commissione medica arrivato solo adesso è negativo

Ma lei è morta, sconfitta dalla malattia, già cinque mesi fa. La sorella: "Abbiamo sempre pagato tutto, osservato tutte le leggi. Mi sento presa in giro". IL CASO
 

tontolina

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ecco un'altra riforma ONEROSA ai danni degli italiani sempre voluta dal Banana

la questione dei ricongiungimenti onerosi

Non sono solo gli esodati le vittime di una trappola nel sistema pensionistico: “fregato” chi ha versato i contributi in più casse previdenziali

FAIDE (PREVIDENZIALI) NEL PDL - IL PASTICCIO DEI RICONGIUNGIMENTI DELLE PENSIONI STA PER SCATENARE UNA GUERRA NEL PARTITO DEL BANANA - LA NORMA CHE RISCHIA DI METTERE IN GINOCCHIO 650MILA PERSONE INFATTI E' DEL 2010 E PORTA LA FIRMA DELL’EX MINISTRO PDL SACCONI - IL CIELLINO VIGNALI AFFONDA IL COLPO: “E' UN FURTO DI STATO, UN'ESTORSIONE, PEGGIO DEL CASINO ESODATI”…

Francesco De Dominicis per "Libero"
«Il problema va risolto subito. E possiamo farlo già con la legge di stabilità, magari la prossima settimana quando il Governo chiederà la fiducia e presenterà il maxiemendamento. Ecco, il maxiemendamento potrebbe essere uno dei veicoli da sfruttare per mettere fine al caos dei ricongiungimenti previdenziali». Raffaello Vignali è letteralmente scandalizzato. L'Inps sta chiedendo cifre a 4 e 5 zeri per unificare i contributi pensionistici versati in due enti distinti. Altrimenti, niente assegno. Il parlamentare del Popolo delle libertà non ha dubbi: «Questa faccenda è peggio del pasticcio degli esodati».
Perché peggio?

In tutte e due le circostanze ci sono fregature e "truffe" non irrilevanti ...
«Sì, certo. Non voglio aprire una guerra tra poveri. Voglio solo far capire la dimensione del problema, che dobbiamo risolvere a tutti i costi e in tempi brevi».

In effetti oltre 650mila lavoratori sono costretti a fare i conti con richieste presentate dall'Inps impossibili da sostenere.
«Quello che sta succedendo è incredibile. Faccio un esempio, senza nemmeno prendere in considerazione le pretese più onerose da parte dell'Inps. Una persona arriva a 67 anni e chiede la pensione. A quel punto scopre di dover versare 100mila euro. Faccia due conti: se spalma tutti quei soldi nel tempo, è come dire: vai in pensione a 75 anni. Assurdo».



E non è detto che tutti abbiano da parte i quattrini corrispondenti alle cifre chieste per ricongiungere due posizioni previdenziali.
«Sì. È il caso di artigiani o piccoli imprenditori. Che negli ultimi anni hanno usato i loro risparmi per tenere in piedi le loro attività e per non licenziare i dipendenti. Insomma, si è aperto un problema sociale drammatico».
D'accordo, ma a questo punto cosa intende fare? Giuliano Cazzola (Pdl) ha detto che in commissione alla Camera sta studiando una proposta e che i costi di copertura sono piuttosto contenuti: un miliardo di euro da spalmare su 10 anni.

È così?
«Condivido la linea di Cazzola: una proposta di legge era già stata presentata e stoppata purtroppo dalla Ragioneria per mancanza di fondi. Vanno trovate le formule giuste e la copertura. Ma ora riapriamo rapidamente il dossier. In ogni caso va chiarito un punto».


SILVIO BERLUSCONI - Copyright Pizzi

Quale?
«Non è che per far quadrare i conti dell'Inps si possono fare i furti a chi sta per andare in pensione dopo aver lavorato per una vita. E comunque richieste da centinaia di migliaia di euro non trovano giustificazioni, soprattutto ora che abbiamo unificato tutto il sistema previdenziale».
Pensa che troverà aiuto nel Governo o cercheranno di mettervi i bastoni fra le ruote?
«A Montecitorio da tempo ci stiamo preoccupando di questo caso. Da parte dell'Esecutivo, finora, non ci sono state indicazioni precise. Ma possiamo fare la prima mossa in Parlamento».

Onorevole Vignali, lei si prende l'impegno a risolvere questo pasticcio?
«Senza dubbio. La faccenda è troppo grave per restare indifferenti. È un'estorsione, è un furto di Stato che massacra piccoli imprenditori, dipendenti pubblici, lavoratori privati, autonomi. Tutti. Si mangia il tfr e i risparmi della gente. Oppure si allunga, nei fatti, l'età pensionabile».

In che tempi pensa sia possibile un intervento?
«Sul piano parlamentare si tratta solo di scegliere il veicolo giusto. Un'ipotesi rapida è la legge di stabilità. La prossima settimana il Governo porrà la questione di fiducia e potremmo approfittare del maxiemendamento. In alternativa, c'è il decreto "crescita" ora all'esame del Senato. Si può fare e rapidamente. Magari è l'occasione per smontare il sistema che impone l'obbligo della gestione separata per i piccoli imprenditori. Già un paio d'anni fa avevo proposto un intervento di semplificazione in questo senso, per creare un'unica posizione previdenziale».





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ma questi del PDL si accorgono solo quando sono in arrivo le elezioni
di quel che hanno combinato votando leggi assassine?
 

tontolina

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Pensioni: da gennaio cambia tutto. Le nuove soglie per l'età

Aumento assurdo dell'età necessaria per lasciare il lavoro, che creeranno situazioni da incubo per le aziende ma che soprattutto puniranno i giovani in cerca di occupazioni. Altro che nuovo: è il vecchio che avanza.




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Il ministro del lavoro Elsa Fornero: presto effettiva la riforma previdenziale.


Il contenuto di questo articolo, pubblicato da Corriere della Sera - che ringraziamo - esprime il pensiero dell' autore e non necessariamente rappresenta la linea editoriale di Wall Street Italia, che rimane autonoma e indipendente.

ROMA - Ancora per un po' il vecchio regime pensionistico e quello nuovo introdotto dalla riforma Fornero convivranno. Poi finiremo tutti per essere proiettati in un sistema che ci riserverà non poche sorprese. Solo per dirne una: se uno vorrà, potrà lavorare, in prospettiva, fino a 75 anni e più. Forse un'opportunità per alcuni (pochi), un'incubo per le aziende.

I REQUISITI - Ma andiamo con ordine. Per tutto il 2012 sono andati in pensione coloro che avevano maturato i requisiti nel 2011 (prima della riforma) ma che dovevano aspettare la cosiddetta «finestra mobile»: 12 mesi per i lavoratori dipendenti, 18 per gli autonomi.

E quindi per questi ultimi il vecchio regime finirà a giugno prossimo. Poi, ancora per qualche anno, ci trascineremo gli «esodati», i lavoratori che, per evitare restino senza reddito, potranno andare in pensione con le vecchie regole (130 mila i soggetti salvaguardati finora dal governo, ma potrebbe essere necessario ampliare la platea).

LE NOVITA' - Col 2013, però, la riforma Fornero comincerà a prendere il largo, comprese quelle novità già introdotte sotto il governo Berlusconi, come l'adeguamento di tutte le età pensionabili alla speranza di vita. La conseguenza sarà un aumento incredibile dell'età necessaria per lasciare il lavoro, con effetti che finora sono stati trascurati ma che potrebbero creare problemi alle aziende e ai giovani in cerca di occupazione.

Al lavoro a 75 anni?
Il combinato disposto della riforma e degli adeguamenti alla speranza di vita fa sì che il lavoratore, dal 2013, possa scegliere di restare in attività fino a 70 anni e 3 mesi senza essere licenziato (70 anni nel 2012), cioè 4 anni in più della soglia normale di accesso alla pensione di vecchiaia. La legge prevede espressamente anche in questo caso la tutela dell'articolo 18 dello Statuto dei lavoratori (anche se poi è stato attenuato dalla legge 92 del 2012).

FINO A 75 ANNI - Prima della riforma, invece, si poteva restare fino a 65 anni e dopo l'azienda poteva licenziare. Non solo. Questo tetto salirà, per effetto degli adeguamenti automatici fino a 75 anni e 3 mesi nel 2065, applicando le stime contenute nell'ultimo rapporto della Ragioneria generale dello Stato sugli scatti in relazione alle previsioni di allungamento della vita elaborate dall'Istat. In pratica, un giovane che è nato nel 1990, cioè che ha 22 anni e cominciasse a lavorare adesso, potrebbe appunto restare in attività fino a 75 anni. Possibile? Forse si può immaginare per lavori di concetto (difficile per un manovale, un autista, un chirurgo). La riforma, comunque, incoraggia la permanenza al lavoro prevedendo un coefficiente di calcolo della pensione più alto per chi lascia a 70 anni (prima i coefficienti si fermavano a 65), senza considerare che accumulando più contributi l'assegno sale, visto che dal 2012 è scattato il contributivo pro-rata per tutti.

FINE DELLE ANZIANITA' - La pensione «per stakanovisti», la chiama Angelo Raffaele Marmo in un libro che esce oggi, "Le nuove pensioni" (Oscar Mondadori). Lungo 400 pagine ricche di tabelle ed esempi, Marmo, direttore generale della comunicazione del dicastero del Lavoro, già portavoce del ministro Sacconi, da esperto della materia qual è, conduce per mano il lettore in tutti i segreti della riforma. E anche se il volume non contiene valutazioni, ma solo spiegazioni, suscita inevitabilmente alcuni interrogativi.

A mettere in moto l'ascesa senza fine dell'aumento di tutte le età pensionabili è la regola dell'adeguamento alla speranza di vita, inventata da Sacconi e Tremonti nel 2011 e poi accelerata da Fornero (dal 2019 ogni due anni e non più ogni tre). Così, dal prossimo gennaio scatterà la prima di queste correzioni, che allontanerà per tutti di tre mesi il traguardo. Per andare in pensione di vecchiaia ci vorranno come minimo 66 anni e 3 mesi per i dipendenti pubblici e privati e per gli autonomi (contro i 66 anni del 2012). Stessa cosa per le dipendenti pubbliche.

PRIVATI IN VANTAGGIO FINO AL 2018 - Potranno invece lasciare il lavoro a 62 anni e tre mesi le dipendenti privati: un vantaggio che si esaurirà nel 2018, quando il limite minimo sarà, per tutti i lavoratori, di 66 anni e 7 mesi. Da gennaio salirà anche la soglia per accedere alla pensione d'anzianità, che la riforma ribattezza «anticipata»: 42 anni e 5 mesi per gli uomini e 41 anni e 5 mesi per le donne. E se uno uscirà prima di aver raggiunto 62 anni d'età subirà pure un taglio dell'assegno: dell'1% per ogni anno fino ai primi due, poi del 2%. Salirà di tre mesi, infine, il tetto per la pensione degli stakanovisti: da 70 anni nel 2012 a 70,3, appunto.

Giovani e flessibili
La stessa riforma prevede però una importante novità per chi ha cominciato a lavorare dopo il 1995 e sta quindi tutto nel regime contributivo, concedendo la possibilità di accedere alla pensione di vecchiaia con tre anni di anticipo: a 63 anni, che saliranno a 63 anni e tre mesi dal prossimo gennaio (che aumenteranno fino a 68,3 nel 2065). Quindi per i giovani di fatto c'è una fascia flessibile di pensionamento a scelta tra 63 e 70 anni, con l'assegno tutto calcolato sulla base dei contributi versati. Un sistema più equo e sostenibile.

LA CRISI E I GIOVANI - Più in generale, un aumento dell'età pensionabile era certamente necessario. Ma quando questo accade in un periodo di crisi come l'attuale le conseguenze sui giovani possono essere negative. Lo ha spiegato, qualche giorno fa, Carlo Dell'Aringa, esperto di mercato del lavoro, commentando sul Sole 24 Ore il dato record sulla disoccupazione giovanile (36,5%): «A fronte di un livello dell'occupazione che ristagna da due anni, abbiamo avuto un aumento di quasi mezzo milione di occupati tra i 56 e i 66 anni. Ecco perché i giovani non entrano». Considerazioni che paiono ovvie, mentre solo qualche anno fa molti economisti sostenevano non ci fosse alcuna correlazione tra aumento dell'età pensionabile e disoccupazione giovanile. La realtà, invece, è più complessa.
 

big_boom

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ora nell'inferno delle tasse italico
non mi preoccupo, il sistema italiano attuale e' allo sfascio in tutti i servizi primari dello stato sanita', pensioni, scuola

se continuano cosi' l'Italia avrà 20 milioni di pensionati, 10 milioni di pubblici dipendenti e 30 milioni di espatriati :lol:
 

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