Pubblichiamo la lettera di Antonio Tabucchi a Ciampi. (1 Viewer)

genesta

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Di seguito la lettera di Antonio Tabucchi a Ciampi, pubblicata il 4 luglio sul giornale "Il Manifesto".
Spero possa far nascere la domanda se l'Italia, il nostro paese, sia ancora un paese pienamente democratico.


Signor presidente

Illustre Presidente della Repubblica Italiana, non è la prima volta che Le pongo questioni. Lei lo ricorderà, anche se di norma non risponde. Cominciai con una Sua frase, secondo me assai infelice, di comprensione verso i cosiddetti «ragazzi di Salò».

L'Italia, come è noto, non ha mai fatto né pulizia né ammenda, neppure simbolica, come la Francia e la Germania, del proprio sordido passato; e infatti oggi nell'attuale governo ci sono segretari o sottosegretari ex-repubblichini (fucilatori?) che ho sentito pubblicamente vantare nei Suoi confronti amicizia e confidenza. A me non piace. A Lei piace? Lei, che si dice abbia fatto la Resistenza, a tali questioni come dicevo non risponde.

Ma, per usare una formula di moda oggi in Italia, «mi consenta» di insistere. Io sono un cittadino e Lei un presidente della Repubblica: interpellare il proprio presidente in una democrazia è cosa normale, almeno finché essa esiste. E Lei mi perdonerà il disturbo: se si è assunto l'onere di diventare presidente della Repubblica in una congiuntura storica come quella attuale, alla sua venerabile età, senza nessuna carriera politica alle spalle, doveva proprio essere convinto del grave compito che si assumeva.

Il Suo alto incarico, anche se in Italia vorrebbero farLa vivere in un empireo corrispondente a quello del Papa dove la parola non è discutibile essendo dogma, prevede in una democrazia normale dei seccatori come me. La democrazia significa anche reciprocità: Lei è il garante della mia Costituzione, io Gliene chiedo conto. E dunque a mio modo divento garante di ciò che Lei deve garantire. Altrimenti, come diceva Paul Celan, chi testimonierebbe il testimone?

Lei ha funzione di garante. Perciò non posso ritenerLa estranea a ciò che sta succedendo nel mio Paese. A differenza di tutti coloro che vedono in Berlusconi l'unico protagonista di una inquietante corrosione delle regole democratiche, io debbo constatare che ciò avviene anche perché Lei firma. Perché Lei consente, Presidente. E senza il Suo consenso una grande parte di ciò che ha fatto il governo Berlusconi non esisterebbe. La Sua cosiddetta «moral suasion», secondo la definizione che corre in Italia, ha dato i frutti che abbiamo sotto gli occhi.

L'onorevole Berlusconi il 2 luglio ha assunto la presidenza del semestre italiano all'Unione Europea. Vi arriva illibato, reso profumato da questa legge sull'immunità che lo protegge dai gravi reati perseguiti da un tribunale della Repubblica e che Lei prontamente ha firmato. E che non si sa se voluta da lui o da Lei (a una radio francese l'onorevole Berlusconi ha affermato che questa legge l'ha voluta proprio Lei, Presidente, eventualmente spiegatevi fra di voi). Secondo Lei Berlusconi dovrebbe far fare bella figura all'Italia. Un tipo come Berlusconi, che viene da lontano, sa come cavarsela in certe situazioni. Conosciamo la sua biografia.

E infatti se l'è cavata come uno che cantava canzonette e poi è diventato presidente del consiglio. Non mi dispiace affatto, illustre Presidente, che i Suoi sforzi per farci fare «buona figura» grazie a Berlusconi abbiano avuto un esito così disastroso.

Berlusconi nell'assumere la presidenza semestrale per l'Italia dell'Unione Europea si è espresso con una piazzata, peggio di un sensale in una fiera di paese. E con il fine senso storico che lo contraddistingue, ha evocato Auschwitz al deputato tedesco Schulz che si era permesso di ricordargli una regola vigente in tutta l'Europa: che la legge è uguale per tutti. Fatto che solo in Italia signor Presidente, è del tutto secondario, come del resto la Sua recente firma a tale legge attesta.

Evidentemente nel suo discorso da statista il cavalier Berlusconi era forte del fatto che a Auschwitz l'Italia ha dato solo un piccolo contributo (circa 2.000 ebrei italiani gasati, se non mi sbaglio) grazie alle leggi razziali che Vittorio Emanuele III firmò prontamente al cavalier Mussolini, come tutte le altre che prontamente gli firmava. Lei che ha fatto la Resistenza queste cose Le saprà meglio di me. Altrimenti glieLe avranno raccontate gli eredi di Vittorio Emanuele III che ha recentemente ricevuto in un solenne cocktail offerto al Quirinale (mi scusi se qui abbasso il livello, illustre Presidente della Repubblica Italiana: lo sa che i soldi con i quali Lei offre i ricevimenti ai Savoia sono anche miei, e di tutti i cittadini italiani contribuenti?).

Berlusconi ci va giù duro, evidentemente ha le spalle coperte. E non solo da un'onorata società che lo sostiene, ma a livello mondiale. È entrato nella nostra Unione Europea come certi kamikaze che entrano in un autobus indossando una cintura di tritolo. Le chiedo concludendo: ma per chi lavora Berlusconi? Lei, che mi dicono europeista convinto, non se lo è ancora chiesto? Essere presidente della Repubblica in un paese come l'Italia, cerniera del Mediterraneo e terreno ambito da anni da potenze straniere che vi lavorano per cambiare gli equilibri del mondo, non è una sinecura come chi si occupa delle ortensie del proprio giardino dopo essere andato in pensione.

Cordialmente

PS Le scrivo questa lettera sul giornale il manifesto, perché è una cooperativa. E finché l'onorevole Berlusconi non Le presenterà da firmare una legge che abolisce le cooperative è un giornale che continua a rappresentare la stampa libera. O quello che ne resta. Cosa di cui dobbiamo ringraziare anche Lei.
ANTONIO TABUCCHI
 

contemascetti

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SALVATE CIAMPI DAI "GATTINI CIECHI" di Mario Pirani su Repubblica


L´indignazione è talvolta manifestazione di sensibilità morale. Quando si trasforma in permanente modello di espressione politica diventa presto controproducente. Infine può anche provocare esiti disastrosi. Un esempio di questa ultima variante ce la forniscono alcuni stimabilissimi uomini di cultura che ormai regolarmente ribaltano la loro indignazione contro Berlusconi per indirizzarla, invece, contro Ciampi, raffigurato come una specie di debole succubo del Cavaliere.


Queste deduzioni mi sono venute ancora una volta alla mente leggendo una lettera aperta al presidente della Repubblica, pubblicata come editoriale, e, quindi, fatta propria, dal Manifesto, a firma di Antonio Tabucchi. L´autore di "Sostiene Pereira" è un finissimo scrittore e i suoi romanzi, dove il sottofondo politico è pregnante, l´arte dell´allusione rivelatrice, la trama sofisticata con cui racconta la quotidianità, a volte tragica, dei personaggi, l´asciuttezza severa della prosa, inducono nel lettore non solo una ammirazione estetica ma anche una partecipazione morale. Quando scrive per i giornali sembra, invece, che non voglia sorvegliarsi. L´articolo sul Manifesto è un test di questa deriva, spiacevole e dannosa, anche perché non è solo Tabucchi a lasciarvisi andare.


Premetto, peraltro, che non reputo affatto intoccabile il presidente della Repubblica e che il diritto di criticarlo resta una prerogativa della democrazia. Io stesso, del resto, che sono un convinto estimatore dell´assieme del suo operato, in talune occasioni mi sono permesso di sollecitarlo criticamente, ad esempio per la mancata grazia ad Adriano Sofri. Non è questo, dunque, il punto ma la pervicace campagna con oggetto Ciampi che alcune personalità e alcuni organi della sinistra conducono da tempo senza senso dei limiti, della opportunità, della intelligenza politica ed anche del rispetto istituzionale, abbandonato il quale si scade al livello della destra più becera.


Nella lettera di Tabucchi non mancano inoltre alcuni travisamenti storici insopportabili come l´affermazione secondo cui «l´Italia, come è noto, non ha mai fatto né pulizia né ammenda, neppure simbolica, come la Francia e la Germania, del suo sordido passato». Asserzione assurda per una Repubblica che è nata dalla Resistenza, ha abolito per referendum la monarchia, si è dotata di una Costituzione democratica e anti fascista. Una storia non paragonabile a quella della Germania. L´altro svarione riguarda personalmente Ciampi, laddove, con malevolenza, Tabucchi lo apostrofa con la frase; «Lei, che si dice abbia fatto la Resistenza... ». Per contro basta essere minimamente informati per sapere che Ciampi non ha mai detto di aver fatto il partigiano ma di essersi rifugiato dopo l´8 settembre sulla Majella e di aver passato clandestinamente la linea del fronte per raggiungere, fedele al giuramento e rischiando la vita, i reparti militari italiani ricostituiti nel Sud agli ordini del legittimo governo.


Ma «l´imputazione» più seria che Tabucchi e altri muovono a Ciampi, è di essere correo nella «corrosione delle regole democratiche»: «Lei firma perché Lei consente e senza il Suo consenso una gran parte di ciò che ha fatto il governo Berlusconi non esisterebbe, La sua moral suasion ha dato i frutti che abbiamo sotto gli occhi». Si tratta di una affermazione falsa e dissennata.
L´art. 74 della Costituzione consente, infatti, al presidente di rinviare alle Camere un provvedimento di legge, chiedendo una nuova delibera. Le Camere sono libere se introdurre una modifica o mantenere il testo originario, dopo di che il Presidente è obbligato, comunque, a firmare.


Ciampi, di fronte all´assalto del Polo aveva due scelte: o cercare di limitare preventivamente i danni maggiori con la moral suasion (così come è avvenuto, smussando gli effetti più negativi sulle rogatorie, la Cirami e il Lodo, che i berlusconiani pretendevano coprisse tutti i coimputati e cancellasse l´azione penale), oppure rinviare alle Camere quelle leggi. Così facendo avrebbe reso il miglior servizio al premier: in seconda lettura le Camere avrebbero approvato i testi contestati nella loro versione originale, delegittimando legalmente Ciampi. A questo punto al presidente della Repubblica non sarebbe restato che dimettersi. Dopo di che l´attuale maggioranza di centro destra sarebbe stata chiamata ad eleggere il nuovo presidente della Repubblica e Berlusconi sarebbe asceso al Quirinale per i prossimi sette anni. È una ipotesi sempre attuale.
Vi hanno mai riflettuto i gattini ciechi dell´indignazione permanente? Probabilmente non sanno quello che si fanno.
 

gisi

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bravo ciampi

spiacente per Pirani, ma se ciampi non avesse firmato a scendiletto una legge spregevole, oggi un tribunale italiano avrebbe potuto emettere una sentenza di assoluzione o condanna - e sapremmo anche una verità giudiziaria su fatti di criminalità comune di estrema gravità - e le vicende italiane avrebbero potuto prendere una piega diversa.

grazie ciampi - ah sì, dimenticavo, ha fatto la resistenza, dove migliaia di uomini si sono fatti torturare e uccidere per la patria piuttosto che cedere. bravo ciampi, bravo...
 

contemascetti

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Re: bravo ciampi

gisi ha scritto:
spiacente per Pirani, ma se ciampi non avesse firmato a scendiletto una legge spregevole, oggi un tribunale italiano avrebbe potuto emettere una sentenza di assoluzione o condanna - e sapremmo anche una verità giudiziaria su fatti di criminalità comune di estrema gravità - e le vicende italiane avrebbero potuto prendere una piega diversa.

grazie ciampi - ah sì, dimenticavo, ha fatto la resistenza, dove migliaia di uomini si sono fatti torturare e uccidere per la patria piuttosto che cedere. bravo ciampi, bravo...
Punti di vista. Invece a me spiace per Tabucchi e Vattimo. Metto pure Vattimo perche' per me sono i rappresentanti della nuova Italia da bar sport, del tifo scatenato, dell'amore incondizionato verso la propria squadra ( che vince sempre meritatamente e quando non vince e' perche' gli hanno rubato) e dell'odio verso la squadra avversaria (sempre dopata, ladra, e con gli arbitri a favore).

Di Vattimo ricordo un articolo riguardante il caso Sofri di una imbecillita' unica nel suo genere.. Lo riporto anche se e' fuori tema perche' dovrebbe far riflettere su come l'odio possa annebbiare il cervello.

In pratica diceva a Sofri che era meglio restare in carcere che avere la grazia da Berlusconi. All'epoca si incacchio' pure rifondazione, i verdi, i ds....insomma veramente TUTTI!

Secondo me ci sono analogie nel modo di pensare tra questi "grandi" intellettuali senza macchia e senza paura (Dio ci salvi da questa gente :) ).

Eccolo:

SE BERLUSCONI CHIEDE LA GRAZIA A FERRARA di Gianni Vattimo su L'unita'

Caro Sofri, ho sempre creduto che tu (posso? La sola volta che ti ho visto a Torino, nell'altro secolo, si usava il tu) stessi subendo una grave ingiustizia, data l'inconsistenza delle prove e la contraddittorietà delle testimonianze sulla cui base alla fine sei stato condannato in via definitiva.

Forse non sono stato tra i più attivi sostenitori della tua causa, non so se ho firmato appelli a tuo favore, spero di sì ma non me lo ricordo; e comunque, se non ho fatto tutto quello che tu ti potevi legittimamente aspettare, era spesso perché non volevo mischiarmi con iniziative prese da Giuliano Ferrara (sì, un po' di razzismo delle idee e delle convinzioni politiche mi sembra indispensabile, non sono Dio e ho giustamente paura di contaminarmi). Ma mi sono sempre augurato che tu, addirittura, venissi meno alla severa regola etica e politica che ti eri imposto: non ammettere una colpevolezza che sapevi non appartenerti.

Nemmeno se questo ti sarebbe costato, come ti sta costando, anni di galera, di separazione dai tuoi - familiari, amici, sodali politici. Confesso che io al tuo posto avrei ammesso qualunque cosa, anche se spero che, quando dovessi trovarmi in carcere ingiustamente, qualcuno o qualcosa mi dia la forza di fare come te. Non ti sei mai piegato a nessuna soluzione machiavellica, come quelle che in tutti i campi sembra prediligere il tuo «realista» amico Giuliano Ferrara.
Confesso che anch'io mi sono rallegrato della prospettiva nuova che è sembrata aprirti la lettera di Berlusconi dell'altro giorno. Ero contento per te e per la giustizia, anche se con un certo disagio: timeo Danaos - Berlusconi e il suo giornalista di servizio Ferrara non mi sembrano promettere nulla di buono, anche quando fanno la cosa giusta.


Ma adesso mi rendo conto che ciò che mi aspetterei da te - se mai il Cavaliere vincesse le resistenze faziose di Fini e quelle semplicemente idiote della Lega, e ti facesse ottenere la grazia (del resto, è persino riuscito a far firmare a spron battuto la legge Cirami a Ciampi) - è che tu rifiuti, sulla base degli stessi principi «eccessivi» che hai rispettato finora, di accettare questa grazia. Se in passato avevi ragioni anche personali - di coerenza, di rispetto per te stesso - per rifiutarti alla mossa realistica che noi desideravamo da te, oggi le ragioni sono molte di più, non riguardano più soltanto la tua personale coerenza, ma le condizioni della democrazia calpestata nell'Italia berlusconiana. Non ti sarà sfuggito che la lettera «clemente» di Berlusconi segue di pochi giorni lo scempio dell'approvazione della legge Cirami; e che i suoi famigli inquisiti, condannati, indagati a vario titolo, liberi per prescrizione, per esempio Cirino Pomicino (sul Giornale di famiglia, cfr.

Travaglio su l'Unità del 10 novembre), hanno già cominciato a utilizzare questa (promessa, del resto, come le tante altre del cavaliere) grazia come un primo passo verso una pacificazione che cancelli il decennio di Mani pulite - e dimentichi i reati di Previti, quelli, alcuni solo prescritti, di Berlusconi stesso, e tutte le altre turpitudini che oggi siamo costretti a digerire e che ci fanno vergognare di essere italiani.
Se hai sopportato per anni il carcere ingiusto - del resto, facendo in modo esemplare di necessità grande virtù - ti chiedo di resistere ancora, perché questa volta, io credo più di prima, ne vale la pena. Io certo non lo saprei fare, ma tu ormai, per quello che sei e rappresenti, ne hai quasi un imperativo dovere.


Aspetta almeno che Previti abbia assaggiato anche un solo giorno di galera, e che Berlusconi si sia lasciato almeno processare una volta dai suoi giudici naturali. Forse, in un futuro meno lontano di quello che Ferrara pensa, potrai avere una grazia più piena, non condizionata da Fini, Bossi e Borghezio, in un'Italia finalmente ripulita da questa intollerabile immondizia.
Con ammirazione e affetto
 

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