Private Wealth Management (PWM) per clientela “mass affluent” (1 Viewer)

hog

Guest
Ho preparato questo "riassunto". Alla fine trovate i riferimenti. Mi scuso per eventuali errori o imprecisioni.

Fatemi sapere cosa ne pensate, se avete critiche e ulteriori contributi, vi ringrazio in anticipo :)



[FONT=Arial, sans-serif]Il consulente finanziario deve supportare l’investitore nei seguenti ambiti: gestione degli investimenti, ottimizzazione della tassazione, pianificazione finanziaria, investimenti immobiliari, prestiti e mutui, finanza comportamentale, gestione del rischio.[/FONT]
[FONT=Arial, sans-serif]Molti investitori si trovano ad investire in maniera inefficiente, ed esiste una minoranza che di fronte alla complessità delle decisioni di investimento compie degli errori. Alcuni errori consistono ad esempio nel non investire in asset rischiosi, nel non diversificare a sufficienza i rischi nel portafoglio, nel non rifinanziare i mutui a tasso fisso.[/FONT]
[FONT=Arial, sans-serif]La definizione del portafoglio di investimento e della politica di investimento sono legati alle esigenze dell’investitore in termini di: ritorno atteso, necessità di spesa, tolleranza al rischio, tassazione, orizzonte temporale, liquidabilità degli investimenti, aspetti legali, specificità del singolo investitore.[/FONT]
[FONT=Arial, sans-serif]La dimensione del patrimonio va ad impattare sulle esigenze dell’investitore: ad esempio l’investitore “mass affluent” solitamente è focalizzato sulle strategie per il mantenimento della capacità di spesa durante la fase del pensionamento e conseguente gestione del longevity risk, mentre l’investitore HNW (high net worth) può essere anche interessato al trasferimento intergenerazionale della propria ricchezza agli eredi.[/FONT]
[FONT=Arial, sans-serif]Con il termine “mass affluent” si intendono investitori retail con un patrimonio investito tra i 100 K€ fino a 1 Mil €. [/FONT]
[FONT=Arial, sans-serif]I prossimi argomenti verranno così suddivisi:[/FONT]

  • [FONT=Arial, sans-serif]l’asset allocation strategica e politica di investimento: asset alternativi, ottimizzazione della fiscalità, sub-portafogli, il portafoglio esteso e la gestione delle attività/passività;[/FONT]
  • [FONT=Arial, sans-serif]implementazione del portafoglio: gestione multi-manager e ribilanciamento degli asset;[/FONT]
  • [FONT=Arial, sans-serif]Strategie di risparmio e spesa: risparmio ed accumulazione del capitale, sostenibilità dei prelievi, gestione del rischio, pensione pubblica[/FONT]
  • [FONT=Arial, sans-serif]Finanza comportamentale[/FONT]
  • [FONT=Arial, sans-serif]Valutazione delle performance[/FONT]
 

hog

Guest
[FONT=Arial, sans-serif]Asset allocation strategica e politica di investimento[/FONT]
[FONT=Arial, sans-serif]Un completa interpretazione dell’asset allocation deve comprendere anche attività e passività “fuori bilancio” quali ad esempio la pensione pubblica, le spese future per gli studi universitari dei figli. Nella valutazione del portafoglio dovrebbero essere considerate le partecipazioni azionarie nella propria società ed eventuali stock options. Infine, vanno considerati gli aspetti fiscali per l’asset allocation tattica, market timing e ribilanciamento del portafoglio.[/FONT]
Nei successivi paragrafi verranno descritti i fattori della complessità nell’asset allocation per il PWM. Una quota importante delle attività è solitamente costituita dagli immobili, che sono una asset class[FONT=Arial, sans-serif] illiquida. Ciò vale in particolare per gli individui “mass affluent”, mentre per gli individui high net worth (HNW), che possono sopportare rischi maggiori, il portafoglio azionario costituisce una parte rilevante delle attività. L'educazione, il reddito, e la ricchezza hanno un forte effetto sulla partecipazione al mercato azionario.[/FONT]
[FONT=Arial, sans-serif]Non va dimenticato l’impatto emozionale nelle decisioni di asset allocation, ad esempio nella gestione delle modifiche del portafoglio esistente. Va inoltre ricordato come si debba focalizzare l’attenzione sul portafoglio nella sua interezza, più che sulle singole posizioni.[/FONT]
[FONT=Arial, sans-serif]Nelle decisioni di allocazione del portafoglio vanno considerati sia gli investimenti di lungo respiro che la prospettiva life-cycle, in quanto con il passare del tempo si va a ridurre l’orizzonte temporale dell’investitore. Ad esempio, per le persone già in pensione o i rentier, nell’asset allocation strategica rivestono particolare importanza asset quali i bond inflation-linked e gli investimenti risk-free.[/FONT]
[FONT=Arial, sans-serif]Il rischio gioca un ruolo di primaria importanza nel settare il mix di portafoglio. Il rischio nel PWM può essere così suddiviso: rischio di portafoglio, inflazione, longevità e mortalità, illiquidità, rischio salute, rischio comportamentale, rischio di tipo politico e modifiche alla tassazione, rischio legato alla sequenza dei rendimenti annuali, rischio di business. [/FONT]
[FONT=Arial, sans-serif]Si deve notare come la percezione del rischio, la tolleranza al rischio, l’avversione al rischio, la volatilità, differiscono nel PWM rispetto alla gestione di portafoglio di investimento convenzionali. In generale, gli investitori individuali sono maggiormente focalizzati sulle perdite come definizione del rischio piuttosto che focalizzarsi sulla volatilità come gli investitori istituzionali. Di conseguenza una attenta calibrazione del rischio è vitale nella selezione tra portafogli (frontiera efficiente). Data la difficoltà di ottenere una valutazione affidabile della predisposizione al rischio attraverso conversazioni ex-ante tra il consulente e l’investitore individuale, oppure attraverso specifici questionari, le reazioni emozionali viste durante i rovesci del mercato del 2008-2009 sono una ulteriore prova di quanto sia rilevante una corretta valutazione. Pertanto questo suggerisce al consulente di minimizzare le probabilità di perdita rispetto al benchmark oppure il target del ritorno atteso. La volatilità dei rendimenti va ad ampliare lo spread tra il ritorno annuale ed il ritorno geometrico medio in un dato periodo temporale (variance drain); dato che il rendimento geometrico medio va a determinare la ricchezza finale, il consulente deve prestare particolare attenzione a questo aspetto.[/FONT]
[FONT=Arial, sans-serif]L’impatto della volatilità è pernicioso per gli investitori individuali in particolare nella fase di de-cumulazione (a causa dei prelievi periodici ad integrazione del reddito) e per coloro che hanno un portafoglio concentrato su posizioni azionarie. Un altro aspetto per il quale il risk management nel PWM ha una valenza differente rispetto ai portafogli di investimento tradizionali è il “valore potenziale” della volatilità. La volatilità nei portafogli tradizionali equivale al rischio, un aspetto negativo. Nonostante nessun investitore sia alla ricerca di perdite, la raccolta di minusvalenze fiscali puà rappresentare uno scudo contro la tassazione. La raccolta di minusvalenze nello zainetto fiscale può fornire un rendimento tax-free per il capital gain delle posizioni vincenti, se il portafoglio di investimento è strutturato in un modo fiscalmente efficiente. Dal punto di vista dell’ottimizzazione fiscale, la strutturazione di un portafoglio risulta più difficile per un investitore individuale rispetto agli investitori istituzionali. La modifica dell’asset mix del portafoglio come reazione ad una perdita in conto capitale (panic selling), dal punto di vista della tassazione ha conseguenze peggiori sull’investitore retail rispetto all'investitore istituzionale.[/FONT]
[FONT=Arial, sans-serif]In modo similare, quando un consulente si trova a rivedere l’allocazione di portafoglio per un nuovo cliente rispetto all’allocazione preesistente, ci sono delle implicazioni sia dal punto di vista della tassazione, sia dal punto di vista della liquidabilità di alcuni asset, che potrebbero forzare il consulente ad una soluzione di compromesso rispetto all’asset allocation “ideale”.[/FONT]



[FONT=Arial, sans-serif]Asset alternativi[/FONT]
[FONT=Arial, sans-serif]I portafogli di investimento dovrebbero includere l’esposizione agli asset alternativi. Gli investitori individuali soffrono un gap rispetto agli investitori istituzionali, per poter ottenere una adeguata diversificazione all’interno di questa specifica asset class. I fondi di fondi (hedge funds) offrono una soluzione ma a scapito di costi addizionali di gestione. [/FONT]
[FONT=Arial, sans-serif]Gli investitori individuali possono trarre un vantaggio dall'esposizione ad asset alternativi dato dalla bassa correlazione rispetto ad altri asset di investimento tradizionali. L’esposizione ad hedge funds dovrebbe essere maggiore per i clienti con una avversione al rischio superiore alla media degli investitori. Ma non va dimenticato il fatto che le strategie degli hedge funds non sono affatto omogenee ed inoltre i singoli hedge funs hanno una liquidabilità e dei rischi operativi che non sono presenti negli investimenti tradizionali. Il rischio di illiquidabilità dell’esposizione agli hedge funds è particolarmente insidioso per quei clienti che a fronte a repentini cambiamenti delle circostanze (es. problemi di salute) potrebbero generare una inattesa necessità di liquidità.[/FONT]
[FONT=Arial, sans-serif]Un altro asset alternativo da prendere in considerazione è il settore legno e silvicultura (timberland).[/FONT]

[FONT=Arial, sans-serif]Ottimizzazione della fiscalità[/FONT]
[FONT=Arial, sans-serif]Una delle sfide maggiori della consulenza è incorporare la tassazione all’interno di un asset allocation efficiente. Sia la tassazione che l’inflazione sostanzialmente erodono il rendimento composto degli investimenti.[/FONT]
[FONT=Arial, sans-serif]Un effetto meno compreso è invece il fatto che la tassazione impatta anche sul rischio dell’investimento. Supponiamo che il ritorno degli asset sia tassato interamente con una aliquota pari a ”t”. Se la deviazione standard dei ritorni pre-tassazione è pari a “d”, e se ipotizziamo che tutte le perdite negli investimenti forniscono una deduzione dalla tassazione nell’anno in cui sono incamerate, allora la deviazione standard dei ritorni post-tassazione è pari a d * (1–t). Questo implica che un investitore affronta solo 1-t del rischio pre-tassazione.[/FONT]
[FONT=Arial, sans-serif]Il ruolo dello Stato, nella “compartecipazione” dei rischi e rendimenti attraverso la tassazione, ha delle implicazioni nell’asset allocation e nell’ottimizzazione fiscale del portafoglio.[/FONT]
[FONT=Arial, sans-serif]Attraverso una adeguata ottimizzazione fiscale della tassazione sul capital gain, può rendere l’equity premium post-tassazione superiore all’equity premium pre-tassazione, e ciò implica che l’ottimizzazione della fiscalità per un cliente private deve assere affrontata diversamente dal classico approccio dell’analisi media-varianza (MPT). [/FONT]



[FONT=Arial, sans-serif]Sub-portafogli[/FONT]
[FONT=Arial, sans-serif]Uno dei principi base della finanza comportamentale è legato al cosiddetto “mental accounting” (conto mentale). Si incorre in un conto mentale nel momento in cui l’investitore ignora la fungibilità della moneta per creare separati compartimenti mentali all’interno del portafoglio. Ad esempio una famiglia potrebbe tenere separati gli investimenti destinati a differenti obbiettivi, quali ad esempio le vacanze, le spese per gli studi universitari dei figli, reddito durante il pensionamento. I conti mentali posso essere rappresentati concettualmente come dei sub-portafogli dove uno specifico investimento viene associato ad uno specifico obbiettivo, oppure ci possono essere letteralmente dei conti separati e dedicati ad obbiettivi specifici. Nella finanza comportamentale il mental accounting viene visto come una deviazione irrazionale rispetto al ad un razionale comportamento economico (homo sapiens vs homo oeconomicus).[/FONT]
[FONT=Arial, sans-serif]Nell'asset allocation comportamentale il portafoglio ottimale viene analizzato in termini di sub-portafogli. Ciascun sub-portafoglio potrebbe assere basato su uno specifico obbiettivo oppure su un determinato orizzonte temporale. Così, ad esempio, un portafoglio potrebbe essere suddiviso in componenti tali da fornire uno specifico obbiettivo (crescita, preservazione del capitale, cedole/dividendi, liquidità) così come potrebbe essere suddiviso sulla base dell'orizzonte temporale (spese correnti, da 1 a 10 anni, più di 10 anni).[/FONT]
[FONT=Arial, sans-serif]Invece di considerare il comportamento irrazionale degli investitori come una patologia, l'asset allocation comportamentale cerca sostanzialmente di indirizzare l'investitore verso un comportamento razionale. L'asset allocation comportamentale può fornire una va alternativa per spiegare l'allocazione strategia ad un cliente scettico. In ogni caso questo tipo di approccio è un complemento e non una sostituzione dell'analisi media-varianza o altre tecniche razionali di impostazione del portafoglio di investimento. Ciò che va rimarcato è che l'ottimizzazione tramite sub-portafogli implica il rischio di non definire un portafoglio globale ottimale, pertanto i sub-portafogli non vanno elaborati dal consulente come compartimenti stagni.[/FONT]
 

hog

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[FONT=Arial, sans-serif]Il portafoglio esteso e la gestione delle attività/passività[/FONT]
[FONT=Arial, sans-serif]Anche il capitale umano va inteso come un asset di portafoglio esteso che va ad influenzare il classico portafoglio finanziario. Il capitale umano dovrebbe avere un impatto nella definizione dell'asset allocation, anche se il capitale umano si distingue dalle altre asset class dal momento che presenta il rischio di mortalità. Le assicurazioni sulla vita consentono comunque di coprire tale rischio. Se consideriamo un classico portafoglio finanziario come 60% stocks e 40% bonds, il portafoglio esteso risulta invece 38% stocks e 62% bonds (di cui una parte sono i bonds della parte finanziaria e la rimanente parte sono i bonds derivanti da questo capitale umano del portafoglio esteso).[/FONT]
[FONT=Arial, sans-serif]Per questo nella pianificazione finanziaria globale di una famiglia, se consideriamo il portafoglio esteso, vanno presi in considerazione anche gli asset fuori bilancio (quali ad esempio benefici governativi, assicurazioni, eredità attese o altri supporti familiari, ed il capitale umano) e le passività (mutui e spese future per tasse, manutenzione straordinaria degli immobili, studi universitari dei figli, salute).[/FONT]
[FONT=Arial, sans-serif]Per questo un consulente, nella fase della pianificazione finanziaria del cliente, deve prendere in considerazione non sono la fase attuale, ma deve considerare anche gli eventi futuri. Ad esempio il valore dei futuri risparmi sul reddito costituisce un asset implicito, mentre il valore delle spese durante il pensionamento rappresenta una passività implicita. La valutazione della ricchezza discrezionale (totale asset-totale passività) va chiaramente a determinale il livello ottimale di aggressività negli investimenti. 'unicità di ciascun singolo cliente viene proprio dalla valutazione del portafoglio esteso, e dalla copertura delle necessità future.[/FONT]
[FONT=Arial, sans-serif]Le moderne teorie finanziarie consentono di indirizzare meglio le necessità dei clienti. Ad esempio un corretto utilizzo degli investimenti life-cycle associati ad una corretta gestione della psicologia dell'investitore possono dare dei benefici rispetto alla classica ottimizzazione del portafoglio di Markowitz su singolo periodo. Anche i rischi di lungo termine legati al longevity risk ed il rischio salute possono essere coperti tramite una copertura assicurativa (rendita vitalizia e polizza long term care). Il punto chiave negli asset del portafoglio è che il risparmio (consumo differito) serve per pagare (coprire) le spese (necessità) future. Pertanto la consapevolezza di queste future passività richiede una copertura attraverso la politica di investimento, che consenta ad esempio di far fronte alle spese future accresciute dall'inflazione oppure l'acquisto di un immobile.[/FONT]



[FONT=Arial, sans-serif]Implementazione del portafoglio[/FONT]
[FONT=Arial, sans-serif]Dopo che è stata stabilita l'asset allocation strategica, il lavoro del consulente non è terminato. Nei successivi paragrafi segue una descrizione di come la gestione multi-manager ed il ribilanciamento degli asset differiscano sostanzialmente nel PWM rispetto all'investitore istituzionale.[/FONT]



[FONT=Arial, sans-serif]Gestione multi-manager[/FONT]
[FONT=Arial, sans-serif]Un consulente potrebbe applicare una gestione multi-manager per cui prova a selezionare i migliori gestori per ciascuna asset class. Secondo alcuni studi, se si vanno ad analizzare i risultati post-tassazione di una gestione multi-manager e multi-style, con delle simulazioni Monte Carlo, si osserva come si ottenga un valore aggiunto solo se i gestori abbiano ottime capacità previsionali, si vadano ad assumer un rischio superiore al mercato, o siano in grado di fornire un alpha elevato rispetto al mercato. Pertanto un ampio investimento indicizzato al mercato consente di fornire con maggiore probabilità un migliore rendimento post-tassazione e corretto per il rischio. Altri studi dimostrano come un approccio core-satellite dia migliori benefici rispetto al una gestione multi-manager (dove nella parte core vengono inseriti investimenti indicizzati su un ampio mercato azionario, mentre nella parte satellite vengono inseriti gestori attivi).[/FONT]
[FONT=Arial, sans-serif]Uno degli aspetti negativi degli investimenti indicizzati è il fatto che l'index provider, quando rivede la composizione dell'indice, non prende minimamente in considerazioni le implicazioni della tassazione. [/FONT]



[FONT=Arial, sans-serif]Ribilanciamento degli asset[/FONT]
[FONT=Arial, sans-serif]Il ribilanciamento degli asset del portafoglio implica dei costi oltre per che per commissioni e spread, anche a causa della tassazione. Nonostante che il ribilanciamento fornisca un aiuto nel controllo del rischio, il consulente dovrebbe valutare il rapporto costo/beneficio del ribilanciamento. In generale la soluzione ottimale è di procedere gradualmente verso il corretto asset mix, ad esempio, nella fase di accumulazione, indirizzando propriamente il dollar cost averaging.[/FONT]
[FONT=Arial, sans-serif]Sono numerosi i fattori che vanno presi in considerazione nel ribilanciamento tra le specifiche asset class (il rischio dell'asset class, il rischio della rimanente parte del portafoglio, la tolleranza al rischio dell'investitore, la correlazione tra l'asset class e la rimanente parte del portafoglio, i costi di transazione). La tassazione contribuisce ovviamente a formare i costi di transazione e solitamente sono superiori a quelli che sono i costi di negoziazione espliciti. Non dimentichiamo inoltre che i ribilanciamenti vanno anche ad impattare nelle minusvalenze nello zainetto fiscale.[/FONT]
[FONT=Arial, sans-serif]Si deve inoltre ricordare come anche la modalità di come vada eseguito il ribilanciamento riveste la sua importanza. In generale si può considerare che gli asset illiquidi vanno presi in considerazione solo per ribilanciamenti significativi del mix di portafoglio.[/FONT]



[FONT=Arial, sans-serif]Strategie di risparmio e spesa[/FONT]
[FONT=Arial, sans-serif]Tutti i consulenti sono informati dell'importanza del risparmio sistematico nella costruzione di un capitale. Sia nel contesto della pianificazione previdenziale che nel business familiare, l'investimento life-cycle è principalmente suddiviso nella fase di accumulazione del capitale e poi nella fase di distribuzione. [/FONT]



[FONT=Arial, sans-serif]Risparmio ed accumulazione del capitale[/FONT]
[FONT=Arial, sans-serif]Molto spesso uno dei parametri principalmente considerati per il pensionamento è il tasso di sostituzione desiderato, tenendo in considerazione nelle elaborazioni il reddito, la percentuale di risparmio, il periodo temporale fino al pensionamento ed il ritorno atteso degli investimenti. Ma forse il tasso di sostituzione non è il fattore principale da considerare, in quanto si dovrebbe anche valutare come viene suddiviso il reddito prima del pensionamento tra risparmio, spese per consumo, stile di vita.[/FONT]
[FONT=Arial, sans-serif]La determinazione della ricchezza futura attraverso proiezioni calcolate sulla base della capacità di risparmio, risulta particolarmente difficile a causa della variabilità e della sequenza annuale dei rendimenti, anche se si ipotizza una distribuzione normale e senza considerare le fat tails. Se nelle proiezioni si considera il rendimento medio passato, si corre un elevato rischio di sovrastimare il livello di ricchezza finale. [/FONT]
[FONT=Arial, sans-serif]Il dollar cost averaging è spesso una strategia di risparmio adottata dagli investitori individuali. Il DCA può essere visto come una immagine allo specchio di ciò che avviene durante la fase del pensionamento, in cui il cliente preleva una parte del portafoglio finanziario ad integrazione del reddito pensionistico. Infatti i prelievi periodi durante il pensionamento implicano di vendere un numero di quote maggiore quando i prezzi sono bassi e di vendere meno quote quando invece i prezzi sono più alti. Pertanto, sebbene il CDA vada a mitigare l'impatto dato dalla volatilità nella fase di accumulazione del capitale, i prelievi periodici la vanno invece ad amplificare.[/FONT]
[FONT=Arial, sans-serif]Questo concetto viene chiamato rischio della sequenza dei rendimenti, per cui se all'inizio del pensionamento i rendimenti sono bassi e con un prelievo periodico ad integrazione del reddito, ci si trova con delle perdite che danneggiano la sostenibilità dei prelievi (di conseguenza l'azzeramento del portafoglio dopo un certo numero di anni). E' ovvio che, a parità di rendimento medio e dato un certo periodo di investimento di 20 anni, il risparmiatore nella fase di accumulazione preferirebbe avere i rendimenti più bassi all'inizio del periodo, mentre il pensionato che deve integrare il reddito preferirebbe avere i rendimenti più alti all'inizio.[/FONT]



[FONT=Arial, sans-serif]Sostenibilità dei prelievi[/FONT]
[FONT=Arial, sans-serif]Quando un consulente si trova a pianificare le necessità per il pensionamento, si trova ad affrontare due tipi di incertezze: la durata della vita del cliente ed i rendimenti futuri degli investimenti. Una domanda chiave è: qual'è la massima percentuale iniziale del portafoglio finanziario che può essere prelevata annualmente in modo da garantire ragionevolmente all'investitore che non corre il rischio di sopravvivere all'esaurimento del portafoglio? Dal momento che la durata della vita è incerta, per garantire un elevato livello di confidenza, si considera solitamente un orizzonte temporale molto lungo. Dal momento che anche una basa inflazione costituisce un rischio per un orizzonte temporale di 30 anni o più, la maggiorparte degli studi rivaluta il prelievo negli anni successivisulla base dell'inflazione. Gli altri fattori che impattano sulla sostenibilità dei prelievi sono l'asset allocation di portafoglio, il livello di accettabilità dello shortfall risk (cioè il rischio di esaurire la ricchezza mentre il pensionato è ancora in vita) e se eventuali rendite vitalizie fanno parte del portafoglio. [/FONT]
[FONT=Arial, sans-serif]Sulla base di alcuni studi, considerando un orizzonte temporale di almeno 30 anni e i prelievi periodici rivalutati per l'inflazione, un portafoglio con 50-75% di azionario può supportate una percentuale massima di prelievo iniziale annuale del 4%. Con una percentuale iniziale di prelievo del 5% si corrono seri rischi di shortfall entro il periodo temporale di 30 anni.[/FONT]
[FONT=Arial, sans-serif]Considerando un orizzonte temporale di almeno 30 anni, i prelievi periodici rivalutati per l'inflazione, un portafoglio con 50% di azionario ed una percentuale di prelievo iniziale annuale massima del 4.4%, il rischio di shortfall è pari al 10%. E' ovvio che un pensionato corre i maggiori rischi di sopravvivere al proprio portafoglio in caso di pensionamento immediatamente prima di un serio bear market.[/FONT]
[FONT=Arial, sans-serif]Un altro aspetto interessante è che l'allocazione in azioni che minimizza il rischio di shortfall aumenta in funzione della percentuale del prelievo iniziale. Ad esempio con una percentuale di prelievo del 4% il più basso rischio di shortfall si ha con una percentuale azionaria del 30-55%, mentre con una percentuale di prelievo del 5.5% il più basso rischio di shortfall si ha con una percentuale azionaria del 70-85%. Una percentuale di prelievo iniziale del 5.5-6% può essere ottenuta solo ed esclusivamente se si tollera un rischio di shortfall del 25-30%.[/FONT]
[FONT=Arial, sans-serif]Gli studi sopra descritti di basano su delle percentuali di prelievo fisse e predeterminate, ma se si incorpora un grado di flessibilità condizionando la percentuale dei prelievi al rendimento del portafoglio, si riesce ad incrementare la percentuale del prelievo iniziale. Ad esempio rinunciando alla rivalutazione per l'inflazione nell'anno successivo ad un anno in cui la performance del portafoglio è stata negativa, consente di incrementare la percentuale dei prelievi dal 4 al 6% anno.[/FONT]
[FONT=Arial, sans-serif]Se i rendimenti del portafoglio dei primi anni di pensionamento sono uguali o superiori alla media, nel corso della fase del pensionamento può essere incrementata la percentuale di prelievo annuale. Ad esempio con un orizzonte temporale di almeno 30 anni, i prelievi periodici rivalutati per l'inflazione, un portafoglio con 50% di azionario (e ribilanciamento annuale) ed una percentuale di prelievo iniziale annuale del 4.4%, dopo alcuni anni, quando l'orizzonte temporale si riduce a 20 anni, il pensionato può incrementare la percentuale di prelievo al 5.7% del valore del portafoglio attuale e ridurre l'allocazione azionaria al 40%.[/FONT]
[FONT=Arial, sans-serif]Tutti gli studi sopra descritti sono riferiti ai dati attuali dei rendimenti storici delle asset class. Un altro modo di procedere consiste nel simulare i rendimenti basandoli su una data distribuzione dei rendimenti. Comparando le due metodologie, con uno dato rendimento medio e deviazione standard, le due metodologie forniscono risultati simili con un percentuale di prelievo iniziale del 4% ed una allocazione degli asset 50/50 stocks/bonds. Si notano invece delle differenze tra i due metodi nel caso in cui si considerino percentuali di prelievo iniziali al di sopra del 7% e per i portafoglio con una elevata allocazione azionaria.[/FONT]
[FONT=Arial, sans-serif]Altri studi hanno preso in considerazione altre due importanti direzioni di analisi. Primo, creando un modello di analisi per stimare la probabilità di shortfall con una stima previsionale in funzione del rendimento e della deviazione standard forniti come input. Secondo, considerando la natura random dell'aspettativa di vita ottenuta incorporando le stime di mortalità. Come ci si poteva intuitivamente aspettare, il risultato fornito indica che la percentuale dei prelievi sostenibile cresce con li rendimento medio del portafoglio finanziario, mentre diminuisce con l'aumentare della deviazione standard dei rendimenti. Inoltre la sostenibilità della percentuale dei prelievi aumenta in proporzione al tasso di mortalità in quanto la mortalità riduce l'orizzonte temporale durante il quale i prelievi vanno sostenuti. Usando una assunzione iniziale conservativa per il rapporto rischio/rendimento degli investimenti rispetto ai dati storici, si osserva come la massima percentuale di prelievo iniziale che sia sostenibile è circa del 4% per un pensionato di 65 anni che sia in grado di tollerare un rischio di shortfall del10%. Se il rischio di shortfall accettabile è del 5% allora la massima percentuale iniziale dei prelievi annuali si riduce al 3.3%. [/FONT]
[FONT=Arial, sans-serif]Secondo un altro studio la percentuale sostenibile dei prelievi annuali viene incrementata nel caso in cui una parte del portafoglio venga convertita in una rendita vitalizia. Inoltre questa soluzione consente una riduzione del rischio di shortfall. Nonostante che la rendita vitalizia consenta di ridurre il rischio di sopravvivenza al proprio portafoglio finanziario, tale soluzione risulta costosa. In effetti, la compagnia di assicurazione si assume il rischio che l'assicurato possa vivere per un periodo superiore alla media, a fronte del pagamento di un premio. [/FONT]
[FONT=Arial, sans-serif]La scelta di una rendita vitalizia ha delle implicazioni sull'asset allocation del portafoglio. In effetti il pensionato che di è coperto dal downside risk tramite una rendita vitalizia, si può assumere maggiore esposizione al rischio azionario nell'asset mix.[/FONT]



[FONT=Arial, sans-serif]Gestione del rischio[/FONT]
[FONT=Arial, sans-serif]Come B.Graham amava affermare, l'essenza della gestione degli investimenti è la gestione dei rischi, non la gestione dei rendimenti. Un portafoglio ben gestito inizia da questo concetto fondamentale. La gestione del rischio richiede la conoscenza dei rischi che vogliamo evitare.[/FONT]
[FONT=Arial, sans-serif]La decisione se optare per una rendita vitalizia è solo una delle sfide di risk management che devono essere affrontate dall'investitore individuale. In aggiunta ci sono il longevity risk (rischio di sopravvivere al proprio portafoglio finanziario), rischio di mortalità (il rischio di morire prima che il capitale umano sia stato monetizzato grazie ai proventi del proprio lavoro), rischi medici (spese mediche costose), rischi di proprietà (i creditori potrebbero aggredire il patrimonio immobiliare), rischio del business, rischio politico, rischio legale, per nominarne alcuni. Il consulente deve supportare nella gestione dei rischi principali (il rischio di mortalità viene facilmente coperto attraverso una polizza assicurativa). [/FONT]
[FONT=Arial, sans-serif]Il classico portafoglio bilanciato 60/40 stocks/bonds non rappresenta la [/FONT][FONT=Arial, sans-serif]vera[/FONT][FONT=Arial, sans-serif] diversificazione. Invece, uno dei segreti meglio tenuti nascosti alla comunità degli investitori è che il rendimento dei mercati azionari domina il rischio di un portafoglio 60/40 in modo tale che il portafoglio bilanciato presenta una correlazione del 98% con il mercato azionario. La vera diversificazione implica la ricerca di asset rischiosi non correlati o poco correlati, piuttosto che asset a basso rischio.[/FONT]
 

hog

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[FONT=Arial, sans-serif]Pensione pubblica[/FONT]
[FONT=Arial, sans-serif]Monti paesi prevedono una pensione pubblica che fornisce un reddito ai propri cittadini. Ovviamente questo costituisce un fattore importante ai fini della riduzione del longevity risk.[/FONT]
[FONT=Arial, sans-serif]Spesso ai beneficiari viene offerta la scelta rispetto a quando andare in pensione, con un meccanismo premiale per coloro che decidono di posticipare la data del pensionamento.[/FONT]



[FONT=Arial, sans-serif]Finanza comportamentale[/FONT]
[FONT=Arial, sans-serif]Il nuovo filone della finanza comportamentale si trova al confine tra la psicologia, la finanza e forse anche la biologia.[/FONT]
[FONT=Arial, sans-serif]Per i consulenti la sfida risulta come sviluppare i processi e le pratiche necessarie per isolare un piano di investimento da quelle che sono le tendenze comportamentali condivise dalla maggioranza degli investitori. Uno dei pilastri della finanza comportamentale è costituito dall'avversione alle perdite dell'investitore.[/FONT]



[FONT=Arial, sans-serif]Valutazione delle performance[/FONT]
[FONT=Arial, sans-serif]La ricchezza non può essere misurata in termini assoluti, in quanto va tenuto in considerazione il potere d'acquisto. Pertanto la ricchezza può essere definita come la rendita reale corretta per l'inflazione che i gli asset di investimento possono sostenere nel corso del tempo. L'obbiettivo primario di un investitore è di incrementare la rendita reale (in altre parole potrebbe essere definita come “spesa reale sostenibile”) così come vanno evitate delle perdite che potrebbero mettere a repentaglio la sostenibilità delle spese future.[/FONT]
[FONT=Arial, sans-serif]Un consulente, nell'impostazione di un portafoglio di investimento suddivisa per asset class, non dovrebbe considerare il rapporto rischio- rendimento ma invece la “spesa reale sostenibile” e la propria volatilità. Inoltre il vantaggio della [/FONT][FONT=Arial, sans-serif]vera[/FONT][FONT=Arial, sans-serif] diversificazione non dovrebbe essere sottostimato in quanto è un mezzo per sostenere nel lungo termine il potere di spesa reale con un rischio modesto. [/FONT]
[FONT=Arial, sans-serif]Così come un consulente incorpora le considerazioni relative alla tassazione nella fase di impostazione degli investimenti, così le performance ottenute dovrebbero essere calcolate post-tassazione. [/FONT]






[FONT=Arial, sans-serif]Bibliografia[/FONT]
[FONT=Arial, sans-serif]William W. Jennings, Stephen M. Horan, and William Reichenstein. 2010. “Private Wealth Management: A Review”. The Research Foundation of CFA Institute.[/FONT]
[FONT=Arial, sans-serif]Robert D. Arnott. 2006. “What is wealth?”. Financial Analysts Journal of CFA Institute.[/FONT]
[FONT=Arial, sans-serif]John Y. Campbell. 2006. “Household Finance”. Journal of Finance vol. 61, no. 4 (August):1553–1604 [/FONT]
 

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