Presente e futuro dell'arte. Facciamo il punto.

Discussione in 'Arte e collezionismo' iniziata da baleng, 12 Gennaio 2020.

    12 Gennaio 2020
  1. baleng

    baleng Di pittori insignificanti non parlo più

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    In questo forum, nel piccolo, magari, sono rappresentati vari punti di vista sull'arte. Mi chiedo quindi a che punto siamo. Non vorrei esprimere subito le mille idee od opinioni che mi frullano per la testa. Vorrei anche ascoltare quelle degli altri.
    Da chi vede una strada dove arte e salute, in pratica bello e buono, sono destinate a reincontrarsi (Giustino, nello specifico) a chi crede che la Street art abbia apportato sostanziali novità, a chi apprezza l'arte concettuale ecc. ecc.
    Nessuno, credo, ritiene che il passato sia il rifugio del bello, e che oggi non si crei nulla
    .
    Si potrebbe fare un riassunto-lampo. La rottura avvenne con l'Impressionismo, poi le varie avanguardie introdussero nell'arte elementi nuovi, ora contenutistici, ora formali. Rapidamente l'arte astratta cambiò tutto. Ma subito le si contrappose il ready-made, e da lì è nata una dicotomia che dura tuttora. Anzi, una tricotomia (solo che questo termine significa qualcosa come "andare dal barbiere" :D , e allora vabbè, non si può usare :mad: ), comunque, via, una triplice divisione (va bene così?) tra figurativi (+ o -) astratti (geometrici o casinisti) e concettuali (+ o -). Senza contare i viadimezzo, tipo poesia visiva, installazioni, fotografi ...

    Le domande sono dunque varie. Si sono perdute delle occasioni, delle possibilità? Era proprio necessario per l'arte arrivare a questo punto? Come rinnovare veramente e non solo per sfizio di stupire? Siamo contenti di quanto troviamo, o no? Che cosa ci aspetteremmo ci venisse proposto?

    Solo ora tento di mostrare qualche fungo dal mio sottobosco di idee ed impressioni. Prima cosa: non mi si venga a dire che "l'artista deve esprimere il proprio tempo". Ennò. E' un po' come dire che siamo quello che mangiamo, per cui chi mangia mortadella è un maiale. L'artista che esprime il proprio tempo è già in ritardo, seduto sul comodo sofà dove trova la pappa tutta pronta. Si ricordino i numerosi operai dell'arte ;) che negli anni 70 del secolo scorso, imbevuti di posizioni politiche, vollero esprimere la violenza presente nel mondo al tempo (perché, ora no? e durante le invasioni barbariche?). La espressero con figurazioni dure, cupe, aggressive, che oggi quasi sempre ci tediano, come ci tediano certi titoli in cui il poverino cercava di aumentare la tensione politica. Il tutto per non cadere nel presunto peccato di edonismo.
    Il vero artista crea un nuovo mondo, il nuovo mondo. Mica deve perdere tempo a mostrare quello che è già evidente ai più. E sarà appunto condannato dal tempo, come i pittori Pompiers, che "espressero" il ricco tempo napoleonico (terzo :D ). Come i molti "pittori" del secondo Novecento italiano ormai in via di profondo dimenticatoio (esprimevano benissimo la loro epoca, un po' vuota, eh!) Il grande deve dire dove andiamo, non dove siamo arrivati, per quello ci sono i "pittori", ma l'artista ha da fare altro. Non è solo questione di "anticipare", ma proprio di "creare". Mica poco.
     
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  2. 12 Gennaio 2020
  3. giustino

    giustino Art is looking for you

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    Complimenti per le belle riflessioni.
    E' proprio quello che penso. L'artista da un lato anticipa il futuro e dall'altro influenza il presente e lo indirizza verso quel futuro.

    Ma, io la vedo anche così.
    C'è un eterno presente (che in sè racchiude passato e futuro) che si manifesta di continuo in noi attraverso il quale si può vivere un'esperienza senza tempo che è valida oggi come lo sarà domani.
    La dimensione dell'arte è vivere in questo tipo di presente.
    E' anche la dimensione della felicità, dell'amore, delle cose più belle della vita.
     
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  4. 12 Gennaio 2020
  5. Cris70

    Cris70 ... a prescindere

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    Bella sfida quella che lanci.
    L'unica cosa che al momento mi viene in mente è che essendo letteralmente sommersi di immagini e icone, l'unica via possibile potrebbe essere quella di un'arte che indaghi significati universali (vita, morte, natura, convivenza, amore, odio, ecc...) con una visione utopistica e critica che abbia una progettualità tale da stratificarli in modo che la società possa attingere da essi quando necessità.
    Mi aspetterei un lavoro critico, e cinico, acido, duro e distruttivo; insomma un pugno in faccia.

    Mi viene in mente l'esperienza di Superstudio e la loro breve esperienza durata circa 10 anni (1966-1976). A distanza di più di 40anni adesso le loro riflessioni antropologiche sulle ns città e sulla struttura della società, sono più che mai attuali. Allora sembravano marziani e infatti durarono poco.
     
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  6. 13 Gennaio 2020
  7. baleng

    baleng Di pittori insignificanti non parlo più

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    Quanto all'architettura, altri han detto che oggi la scelta è tra una monumentalità antica (quella delle piramidi), cioè regredire, con opere pur interessanti (v. Botta a Rovereto) o addentrarsi nell'organico, riscoprendo la presenza dell'uomo e dei suoi rapporti fisici come base della costruzione, e non imponendogli una "grandiosità" tutta cerebrale che, sostanzialmente, celebra la morte più che la vita. Da questo punto di vista forse Superstudio è andato più nella direzione delle piramidi.
     
  8. 13 Gennaio 2020
  9. baleng

    baleng Di pittori insignificanti non parlo più

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    Io invece penso che la critica (della società, immagino) funzioni come un freno. Preferisco il termine coscienza. Una creatività che sgorga, nascesse pure da una critica, nella creazione dovrebbe dimenticarsela. La coscienza, viceversa, può ben partecipare al processo creativo.
     
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  10. 13 Gennaio 2020
  11. baleng

    baleng Di pittori insignificanti non parlo più

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    Non so se ho capito. Mi sembra che: un tempo la mamma regalava al figlio un giocattolino di legno. Più tardi di plastica. Oggi regala il tablet. Quello che permane invariato è il gesto (della madre), mentre tutto il resto muta di forma, funzione, significati ed effetti.
    Questo "gesto" corrisponderebbe al tuo eterno presente. E' così?

    E se la risposta è sì, in tal modo confermeresti il fatto che l'artista non ha nessun bisogno di "esprimere il suo tempo", ché lo trova già fatto e condizionante, una specie di filtro analogo a spazio e tempo in Kant. Non deve dunque preoccuparsene, magari per contestarlo, ma solo prenderne coscienza. Essendo un dato a priori, risulta proprio inutile tentare di esprimerlo espressamente, un po' come dire che la forma di un'automobile condiziona sì la sua percezione, ma va vissuta come un mezzo da usare coscientemente e non come qualcosa di intrusivo da trasformare.
    E' vero che si può concepire di cambiare la forma del martello, ma poi sempre i chiodi sono da battere e conficcare, e l'operazione (di inventare un martello migliore) sarà preliminare e concreta, ma non c'è interesse nel risultato perché il chiodo venga conficcato dall'uno o dall'altro modello. Intendo che il risultato saranno i chiodi piantati, magari meglio, ma per chi guarda il risultato la forma del martello è fatto estraneo (non per chi lo usa, ma qui è appunto la coscienza che opera).
     
    Ultima modifica: 13 Gennaio 2020
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  12. 13 Gennaio 2020
  13. RexRacer

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    Solo un commento al volo.
    Io, un paio di giorni fa, ho detto

    e lo ribadisco.
    Rappresentare il proprio tempo non significa semplicemente riportare esteticamente ciò che accade, che potrebbe fare veramente ogni artigiano (e non artista). Significa capire il proprio tempo, assorbirlo, elaborarlo e restituirlo (di)spiegato, in una forma nuova. Pochissime persone vivono veramente nel proprio tempo, non so come spiegarlo, quasi tutti noi viviamo (ovviamente) "oggi" ma con le idee, per non dire gli strumenti, di ieri. Viviamo guardando nello specchietto retrovisore.
    Ci sono poi alcuni, rarissimi, grandissimi che oltre ad avere la sensibilità per capire il proprio tempo, hanno anche quella genialità che gli permette di cogliere, nel presente, ciò che sarà, o potrà essere.
     
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  14. 13 Gennaio 2020
  15. Barlafuss

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    Io penso che l'arte sia sospensione del tempo dove l'opera è impressa per l'eternità. Quindi qualsiasi forma d'arte ed espressione che esca da questa" dimensione" è destinata a svanire nel nulla. Poiché l'eternità comunque non esiste si intenda, per convenzione, almeno un qualcosa che sopravviva a noi. Al momento non vedo nulla che possa sopravvivermi e non ho aspettative di vita centenarie.Il fenomeno del consumismo, del tutto subito e a portata di click ha vita breve nell'arte. Qualcosa di nuovo, o forse di passato, arriverà o si presenterà sotto nuove vesti. Così è sempre stato e sempre sarà. Amen.
     
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  16. 13 Gennaio 2020
  17. baleng

    baleng Di pittori insignificanti non parlo più

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    Giusto. Ma è inevitabile che noi si faccia uso degli strumenti del passato. La nostra stessa lingua con cui comunichiamo ha dietro sé un percorso assai lungo. Per questo motivo essa sarà sempre, oltre che un supporto, anche un freno. Però attenzione: l'artista opera soprattutto per via immaginativa, non logica. Pertanto, è così che la sua azione creativa riesce a modificare il senso stesso dello strumento a disposizione. Che ne viene rinnovato non tanto in termini diretti (per es. in Gadda o Camilleri) ma proprio nella sua (della lingua) relazione con il mondo. Un solo banale esempio: dopo Leopardi la parola Luna, o Infinito, hanno cambiato funzione espressiva.
    In arte gli esempi potrebbero essere Kandinskij con l'astrazione, Giorgione con il colore, l'Impressionismo con il rapporto forma/colore, i Simbolisti con il rapporto estetica/ sentimento ecc.

    Il problema potrebbe sorgere quando questo incidere sulla struttura stessa del mezzo sembra inesistente. Uno dice: Balthus è un pittore "tradizionale". Ma anche lui ha stravolto il senso dell'adolescente nel quadro, per esempio. Lo stesso Morandi: va bene che c'era stato Chardin, ma dopo di lui il soggetto-bottiglie, avendo goduto per una volta di vera vita attiva, non sarà più lo stesso.
     
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  18. 13 Gennaio 2020
  19. RexRacer

    RexRacer New Member

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    Penso stiamo dicendo sostanzialmente la stessa cosa, ma non concordiamo su alcuni termini.

    Ero in dubbio se scrivere solo idee o anche strumenti, perché trovo che sia un tema più recente e, comunque, lo intendevo in senso più ampio, come forme espressive.
    La lingua non mi sembra un esempio calzante, proprio perché è uno strumento in continua evoluzione ma Céline, tanto per fare un esempio a me noto, ne ha tratto una forma espressiva in parte nuova, così come ha fatto Joyce.

    I nomi fatti sopra sono perfetti, Kandinskij e gli altri, oltre a vivere pienamente il proprio tempo come gli altri grandi artisti, non trovavano il modo per esprimersi tramite i metodi esistenti, quindi ne hanno creati di nuovi. Diciamo che questi rarissimi artisti creano delle singolarità, dei salti, nel continuum della storia (dell'arte, in questo caso), da cui il paradigma ,all'interno del quale anche tutti gli altri si muovono, cambia ...ma è qualcosa che si può dire di una manciata di artisti e di uomini in genere.

    Altri, come Giacometti o Balthus, hanno colto lo spirito del proprio tempo ma coi modi del proprio tempo, non hanno creato delle singolarità, delle rotture. Il loro è più un fatto di sensibilità, tipica dlel'artista, e culturale. Anche Giacometti e Balthus sono grandi artisti, ma non sono Kandinskij.
     
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