politiche agricole europee: il veleno vien dall'UE (1 Viewer)

tontolina

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Voglia di rivoluzione per l’agricoltura europea

30 gennaio 2013
La Repubblica Roma



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Raccolta delle fragole a Sornzig-Ablass, Germania
AFP L’imminente riforma della Politica agricola comune dovrebbe garantire maggiore equità ed efficienza, ma le lobby stanno cercando di affossarla. I cittadini devono sostenere il Parlamento europeo in questa battaglia.
Carlo Petrini


La speranza di un’agricoltura europea più attenta all’ambiente e quindi giusta, tanto per chi paga le tasse quanto per chi produce in maniera sostenibile, ha appena subito una bella frenata. Mentre in Italia tengono banco le campagne elettorali, a Bruxelles ieri l’altro c’è stato un passo determinante nella lunga e complessa procedura che ci consegnerà, dal 2014, la nuova Politica Agricola Comune: per i più quell’oggetto misterioso che si indica con l’acronimo PAC, ma che rappresenta lo strumento con cui si deciderà il futuro del nostro cibo.
È molto difficile spiegare a un profano cosa sta succedendo, ma è fondamentale provarci. Da 50 anni la PAC impegna quasi la metà del budget europeo, i nostri soldi. La sua riforma è l’occasione per un cambio di paradigma, verso un’agricoltura meno orientata al produttivismo e più rispettosa dei territori, delle risorse naturali, di molti agricoltori e dei cittadini. Fin’ora si erano favorite pratiche agricole deleterie per la fertilità dei terreni, l’ambiente, il paesaggio, il ricambio generazionale e la biodiversità, profondamente inique nei confronti dei Paesi terzi più poveri. Così gli europei si sono trovati, molto inconsapevolmente, a sostenere un sistema produttivo malsano e per cui alla fine pagano due volte: non solo attraverso le sovvenzioni, ma anche per poi aggiustare i suoi danni, dalla salute alla sicurezza dei territori, dalla qualità di acqua, aria e terreni a quella del cibo. La vecchia PAC è stata un disastro.
La Commissione agricoltura e sviluppo rurale del Parlamento Europeo, secondo il lungo e complesso iter legislativo europeo, il 23 e 24 gennaio ha votato gli emendamenti alla proposta di riforma della PAC presentata già più di un anno fa. Ha deciso di bloccare, impoverire o cancellare la maggior parte delle misure volte a rendere più sostenibile il nostro sistema di produzione del cibo. Già la proposta su cui si sono espressi non era il massimo, ma almeno poteva sembrare un buon compromesso, introducendo importanti elementi di novità. La palla ora passerà ai Governi che a febbraio dovranno stabilire il nuovo budget dedicato alla PAC (un probabile consistente taglio non farebbe che peggiorare la situazione) e soprattutto al Parlamento, che in seduta plenaria a marzo avrà ancora la possibilità di correggere la brutta rotta su cui ci siamo instradati.
Ad esempio ci sarebbe la possibilità di introdurre quelle misure che sono state chiamate greening, di “inverdimento”, dedicate all’ambiente. La parte più grossa della torta dei soldi PAC è sempre stata in gran parte determinata dalla dimensione della superficie aziendale.

Negli anni ha finito con il premiare le aziende più vaste, quelle che mediamente non brillano per attenzione alla sostenibilità: una bella rendita catastale per l’agro-industria, detto in parole molto povere.

Il greening invece, nella proposta di riforma, sarebbe nel suo piccolo qualcosa di rivoluzionario: costringerebbe anche le grandi e grandissime aziende a mettere in atto pratiche sostenibili, come la rotazione delle colture, il mantenimento dei pascoli e di aree con funzione ecologica.
Invece con gli emendamenti votati l’altro ieri hanno reso «flessibile» il greening: in pratica l’hanno smontato pezzo per pezzo e hanno ideato così tante scappatoie per esserne esentati da renderlo inutile.
Hanno trasformato il greening in un greenwashing: una bella ripulita, soltanto di facciata. Con le nuove norme l’82% delle aziende europee sarebbe esentata da queste buone pratiche ambientali obbligatorie. Inoltre, se era giusto che le aziende certificate biologiche rientrassero automaticamente tra i “virtuosi”, altrettanto non lo diventa nel momento in cui si sostiene che anche altre pratiche “pulite”, ma meno, siano equiparabili al biologico per avere diritto alle sovvenzioni. Insomma, chi s’impegna di più per la sostenibilità è trattato come chi s’impegna un po’ meno o quasi niente.
Ci sono molti altri punti critici. Senza scendere in particolari e per citarne solo alcuni, si tratta della possibilità di ricevere doppi pagamenti per un unico tipo di misura ambientale (un’altra scorciatoia, per di più incostituzionale) o il fatto che l’obbligo di riservare il 7% della superficie aziendale ad aree con funzione ecologica sia sceso a un molto significativo 3%.

Troppi elementi negativi che controbilanciano il poco di buono che si è salvato, come qualche risorsa in più per i giovani che iniziano l’attività agricola, l’introduzione di un tetto massimo di 300.000 Euro di sovvenzioni per i grandissimi proprietari terrieri (la Regina d’Inghilterra percepiva 8 milioni di Euro all’anno, per fare un nome molto noto) oppure una più corretta definizione di “agricoltore attivo”, per evitare che godano di finanziamenti anche soggetti come aeroporti o golf club, che certo non fanno agricoltura.


Ora, dicevamo, sempre che la proposta di riforma non venga definitivamente smembrata dalle decisioni sul budget che si prenderanno a febbraio, il Parlamento Europeo dall’11 al 14 marzo avrà la grande e storica opportunità di invertire la rotta.

Per la prima volta da che esiste l’Unione Europea il Parlamento potrà intervenire in questa negoziazione e quindi dobbiamo far leva sui nostri deputati perché non facciano l’errore di sostenere quel vecchio paradigma che ha soltanto premiato chi produce peggio, e non certo nell’interesse collettivo. Non è giusto impiegare risorse pubbliche per favorire l’interesse di pochi.



È partita una mobilitazione europea, a cui aderisce anche Slow Food, sotto il simpatico nome di “Go M.A.D.”. Con questo strumento possiamo contattare i nostri parlamentari e spiegargli quanto sarà importante l’assemblea di marzo, che non si facciano influenzare dalle lobbies dell’agro-industria. I cittadini possono diventare protagonisti e sarà fondamentale partecipare, prima che sia troppo tardi. Ne va del futuro del cibo, dei luoghi che abitiamo, del nostro benessere.
 

tontolina

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l'Europa è lì solo per punire

l'Europa è lì solo per punire
Alla fine, vien fuori la verità – la scioccante dichiarazione di addio di Juncker al Parlamento europeo


http://draft.blogger.com/blogger.g?blogID=1427245128068637456http://draft.blogger.com/blogger.g?blogID=1427245128068637456http://draft.blogger.com/blogger.g?blogID=1427245128068637456http://draft.blogger.com/blogger.g?blogID=1427245128068637456 Eurointelligence dà un resoconto abbastanza completo del "discorso di commiato" di Juncker. Certo, queste cose poteva dirle prima, ma comunque è interessante sentire cosa ha detto...veramente (il sole24ore era in giornata no)





Eurointelligence - Parla ora, poco prima di lasciare l'incarico. E questa volta, nessuno lo accusa di mentire. Jean-Claude Juncker ha fatto un furioso discorso di commiato alla commissione per gli affari economici e monetari del Parlamento europeo. E' stato ripreso in particolare dalla stampa spagnola. Cinco Dias definisce l'intervento di Juncker "un attacco furibondo a Berlino" . La BBC ha un filmato di 90 minuti dell'intera seduta. Juncker ha detto:




http://draft.blogger.com/blogger.g?blogID=1427245128068637456Che non era d'accordo con il ritmo degli aggiustamenti "imposti ad alcuni paesi", e che l'Eurogruppo non ha fatto alcuna valutazione politica su questi aggiustamenti, i quali troppo spesso erano semplicemente "delle copie delle raccomandazioni di Commissione, BCE e FMI, la cui legittimità democratica non è chiara".


http://draft.blogger.com/blogger.g?blogID=1427245128068637456 • che "la scelta è stata quella di far ricadere tutto l'aggiustamento sui paesi più deboli";


http://draft.blogger.com/blogger.g?blogID=1427245128068637456 • che quei paesi che hanno beneficiato delle fughe di capitali dalla Grecia non hanno fatto nulla in proposito;


http://draft.blogger.com/blogger.g?blogID=1427245128068637456 • che è stato fatto l'errore di "sottovalutare il dramma della disoccupazione" e di "dare l'impressione che l'Europa è lì solo per punire" e che non premia i "paesi partecipanti ai programmi" che proseguono con i loro piani di aggiustamento;


http://draft.blogger.com/blogger.g?blogID=1427245128068637456 • che il suo successore farebbe bene ad "ascoltare a tutti i membri della zona euro su base paritaria" anche se ci vuole molto tempo per portare a termine un meeting, "altrimenti, se il mio successore non lo farà, in 6 mesi si vedranno i risultati";


http://draft.blogger.com/blogger.g?blogID=1427245128068637456 • che i risultati dell'ultimo Consiglio Europeo sono stati "deludenti", perché "l'idea di partenza era di presentare una tabella di marcia per i decenni seguenti";


http://draft.blogger.com/blogger.g?blogID=1427245128068637456http://draft.blogger.com/blogger.g?blogID=1427245128068637456in materia di coordinamento delle politiche economiche, che '"non possiamo continuare con un sistema in cui il braccio monetario di Francoforte è forte e il braccio della politica economica è debole". E che "dobbiamo far sì che ogni volta che un governo raccomanda una riforma strutturale questa sia spiegata all'Eurogruppo e che i ministri spieghino quali saranno le conseguenze di tali riforme nei diversi paesi";


http://draft.blogger.com/blogger.g?blogID=1427245128068637456http://draft.blogger.com/blogger.g?blogID=1427245128068637456"C'è bisogno per tutti gli Stati membri di concordare un 'salario sociale minimo', la necessità di un minimo di diritti sociali di base per i lavoratori, altrimenti perderemo l'appoggio delle classi lavoratrici". C'è la necessità di "un accordo su alcuni elementi di solidarietà", "principi e modi di risoluzione delle crisi bancarie", e "un sistema di depositi di garanzia";


http://draft.blogger.com/blogger.g?blogID=1427245128068637456• che il Green Party in Lussemburgo voterà contro il Trattato Fiscale perché "sono stufi di quello che vedono come un diktat tedesco";
 

tontolina

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Glass Steagall in Germania? e quando in tutta Europa?

Glass Steagall in Germania? e quando in tutta Europa?



Germania: approvata legge su separazione attività banche

Il Governo tedesco ha approvato in sede di Consiglio dei Ministri il progetto di legge sulla separazione delle attività bancarie, seguendo l'esempio di Francia e Gran Bretagna: fino a 5 anni di prigione per chi assume rischi eccessivi.

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Il Governo tedesco ha approvato in sede di Consiglio dei Ministri il progetto di legge sulla separazione delle attività bancarie, seguendo l'esempio di Francia e Gran Bretagna. La legge prevede la separazione delle attività di retail banking da quelle per conto proprio quando queste ultime, considerate rischiose, superano il 20% del totale di bilancio o la soglia dei 100 miliardi di euro.

La legge toccherà sopratutto i grandi istituti di credito, come Deutsche Bank e Commerzbank, rispettivamente numero uno e due nel Paese, e la maggiore banca pubblica regionale, Lbbw, che hanno asset di bilancio per almeno 90 miliardi. La legge, che entrerà in vigore dal primo gennaio 2014 ma che lascia tempo alle banche per adeguarsi fino al luglio 2015, prevede lo scorporo delle attività a rischio in un'entità separata e la messa a punto di piani per la risoluzione della banca in caso di crisi.

Viene rafforzata la responsabilità penale dei manager e responsabili bancari che assumono deliberatamente rischi eccessivi con conseguenti perdite, per i quali sono previste pene fino a cinque anni di prigione e multe.
 

big_boom

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ora nell'inferno delle tasse italico
se svalutano l'euro riparte l'inflazione e ottieni subito:
1 prezzi immobiliari fermi che perdono valore
2 il capitale perde valore
3 piu' lavoro per i giovani
4 pensionati e dipendenti pubblici diventano piu' poveri causa blocco contratti
5 svalutazione del debito pubblico

in pratica e' quello che serve all'Italia

ma come facciamo con la Germania, semplice si becca 5 anni di crisi che dovra' compensare con piu' debito pubblico
 

tontolina

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FINANZA/ Deaglio: la Germania ha i suoi "Monte Paschi" ma li nasconde

FINANZA/ Deaglio: la Germania ha i suoi "Monte Paschi" ma li nasconde | pagina 2
INT.Mario Deaglio

venerdì 8 febbraio 2013
Quando un anno fa la Bce fece questa iniezione da mille miliardi, per prestarli alle banche europee, riconobbe loro l’1% del tasso di interesse qualora avessero lasciato i soldi presso la stessa banca centrale.
Oggi ha tolto questo tasso e quindi quei soldi non fruttano più interessi alle banche, le quali sono invogliate a fare credito a imprese e famiglie.

In questo modo la politica della Bce tende per vie non convenzionali a contrastare la crisi, cioè la contrazione della domanda, e quindi a spingere le banche ad attuare una politica piuttosto che un’altra.​
Le banche europee finora hanno restituito solo 140,6 miliardi di euro sui 489,2 prestati nella prima operazione Ltro. E’ il segno del fatto che sono in difficoltà?
Il prestito era per tre anni e finora è passato solo un anno. Le banche hanno quindi impiegato quelle somme per una durata triennale. La vera questione è che molto probabilmente le banche europee avevano dei buchi, e questi soldi sono stati incanalati in modo prioritario per chiudere dei passivi simili a quelli che vediamo sorgere in Monte dei Paschi. La mia impressione è che di Monte dei Paschi in Europa ce ne sia più di uno. Per chi osserva in controluce la politica attuata dalla Bce un anno fa, emerge che una delle sue motivazioni era quella di evitare una crisi bancaria. Non tanto in Italia, dove oltre al Monte dei Paschi non ci sono altri casi così gravi o anche meno gravi, ma piuttosto in Germania, nei Paesi Bassi e in Francia.
Da quali segnali si può intuire questa situazione delle banche europee?
Il bilancio della Deutsche Bank che emerge da una recente analisi di Die Zeit mostra una contrazione di utili dell’85%, che equivale praticamente a un loro azzeramento. Deutsche Bank è esposta in varie situazioni e se fa emergere tutte queste esposizioni si evidenzia una struttura debole.​
Per quanto riguarda il bilancio Ue si sta creando una contrapposizione tra due blocchi europei: da un lato quello Monti-Hollande-Rajoy e dall’altro quello Merkel-Cameron?
Mettere insieme la Merkel e Cameron è molto fantasioso. Il premier britannico sta affrontando un’economia in crisi, è fuori dall’euro e ha interessi legati alla sopravvivenza della sterlina. La Merkel al contrario è appena toccata dalla crisi, è all’interno dell’Eurozona e le sue problematiche riguardano la politica dell’area euro. Vedo invece come più realistica una linea di convergenza tra la Germania e alcuni suoi vicini settentrionali, come Paesi Bassi e Finlandia.​
(Pietro Vernizzi)
 

tontolina

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Incredibile, Bruxelles arruola euro-Troll per disinformarci





Scritto il 10/2/13 • nella Categoria: segnalazioni





Beh, che dire, preparatevi: tra qualche mese, ogni volta che qualcuno su Internet, Facebook o Twitter si azzarderà a menzionare certe parole chiave, vedrà l‘assalto dei troll pronti ad azzannarlo.
Scrivere “uscire dall’euro”, “Mes”, “Fiscal Compact”, “ritorno alla lira” o altre parole ad alto rischio di critica attirerà subito gli esperti del caso, quelli bravissimi a sfottere, deridere, insinuare, insomma a buttare tutto in caciara.

Troll professionisti.

L’ha scoperto il “Telegraph”, che racconta come l’Unione Europea si stia preparando alle elezioni del prossimo anno cercando di preservare se stessa e le proprie istituzioni investendo qualche milione di euro allo scopo. Così l’articolo: «Particolare attenzione sarà prestata ai Paesi che hanno sperimentato un aumento dell’euroscetticismo», dice un documento confidenziale dello scorso anno.
FACCIA ALIENA


«I comunicatori istituzionali del Parlamento dovranno avere l’abilità di monitorare le conversazioni pubbliche e il sentiment popolare, per capire gli argomenti di tendenza e avere la capacità di reagire velocemente, in un modo mirato e rilevante, unendosi alla conversazione ed influenzandola, per esempio, fornendo fatti e distruggendo miti».

Il training per i funzionari comincerà questo mese. Qualche deputato ha protestato, sostenendo che «spendere più di un milione di euro per addestrare funzionare pubblici a diventare troll di Twitter in orario di ufficio è uno spreco e una cosa ridicola».

Oltre che ridicola, a me pare anche una cosa piuttosto inquietante. Non che sia la prima volta: abbiamo assistito ad invasioni di troll finti-scienziati durante la marea nera della Bp due anni fa, e ricordiamo anche l’iniziativa del governo giapponese di offrire viaggi gratis a chi raffreddasse la “paura Fukushima”.
Sicuramente, inoltre, c’è al momento in giro un piccolo esercito di troll al soldo di questo o quel partito allo scopo di influenzare le nostre opinioni nell’imminenza delle elezioni.

Si sgamano da un chilometro, eh.

Ma è la prima volta che un’istituzione pubblica di tale importanza, come è l’Eu, assoldi troll per orientare le elezioni politiche che la riguardano direttamente nella direzione che ritiene più comoda. E’ un gesto assolutamente antidemocratico, la dimostrazione (qualora ce ne fosse ancora bisogno) che l’istituzione europea così come è oggi è intrinsecamente dittatoriale e fascista.

E adesso, aspettiamo pure l’arrivo degli eurotroll.
(Debora Billi, “Europa: 1 milione di euro per addestrare i funzionari a fare i “troll”, dal blog “Crisis” del 3 febbraio 2013).
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tontolina

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L’UE nel 2013: in bancarotta economica, si trasforma in una dittatura politica

Voci Dalla Strada: L'U€ NEL 2013: BANCAROTTA ECONOMICA E DITTATURA POLITICA
Inviato il 19 febbraio 2013 di AlbaKan Posted in Uncategorized
Di Karl Müller
Fonte: Die EU im Jahr 2013: Wirtschaftlich bankrott wird sie politisch zur Diktatur
Ecco le cifre ufficiali alla fine del 2008: il disavanzo totale di tutti gli Stati dell’UE ha raggiunto 7.800 miliardi; alla fine del 2009, 8.900 miliardi; alla fine del 2010, 9.600 miliardi e alla fine del 2011, 10.300 di euro. Ciò corrisponde ad una percentuale del prodotto interno lordo (PIL) totale di tutti gli Stati membri dell’UE nel 2008 di 62,5%, nel 2009 di 74,8%, nel 2010 dell’80,0% e nel 2011 dell’82,5%. Per i 17 Stati della zona euro, i numeri sono ancora peggiori. (Ad esempio: il rapporto tra debito pubblico – cioè, la percentuale del debito pubblico in rapporto al PIL – della Svizzera si attesta a fine 2011 al 52%, mentre un anno prima, era ancora il 55% e nel 2012 ha continuato a scendere fino al 51%).
Solo il tempo ci dirà chi dovrà pagare queste somme colossali e come potrà farlo. I cosiddetti piani di salvataggio (“aiuti alla Grecia,” EFSF, MES, finanziamenti mirati, acquisti di obbligazioni da parte della BCE, ecc.) hanno lo scopo di far credere ai cittadini degli Stati membri dell’UE che si può risolvere il problema del debito attraverso una ridistribuzione tra gli Stati “ricchi” e gli “stati poveri” nell’UE. Ma se guardiamo più da vicino, tutti questi piani di salvataggio non portano esattamente ad una ridistribuzione tra Stati, ma una redistribuzione tra tutti gli Stati a spese dei contribuenti e a beneficio di un gruppo selezionato del grande capitale.
La speranza che alcuni paesi, tra cui in primo luogo la Germania, sarebbero i soli in grado di farsi carico di tutto ciò, è pura illusione.

Nell’UE, il 20% di tutto il debito pubblico è della sola Germania, nel 2011 c’erano 2,1 miliardi di euro che la Repubblica federale, dei Länder e dei comuni dovevano a ogni donatore.

La verità è che in Germania, i capitali in mani private raggiungono quasi il doppio. E se si trattasse realmente e onestamente di un nuovo inizio, potrebbe anche essere possibile ammortizzare il debito, con l’aiuto dei cittadini, dove è ragionevole e giusto. Infatti, i cittadini sono sempre pronti a contribuire al bene comune. Ma al giorno d’oggi, tutti sanno che queste azioni di redistribuzione programmate, non sono per il bene comune. Non è accettabile dare più soldi a coloro che ne hanno già in abbondanza.

Questo è probabilmente il motivo per cui né l’UE né le élites attualmente al potere negli stati della UE, fanno affidamento sulla libertà e la ragione – perché sanno che l’uomo che ragiona liberamente vede in modo chiaro il doppio gioco – ma sulla menzogna e la coercizione. Ci raccontano la favola dell’”armonizzazione”, “razionalizzazione”, e “centralizzazione” indispensabili all’interno dell’UE. Tutto questo dovrebbe essere essenziale nel mondo globalizzato del XXI secolo, in cui gli stati nazionali sovrani, per la molteplicità delle proprie risorse, non sarebbero solo superati, ma disturbano semplicemente la soluzione dei problemi dell’umanità. Questo è in sostanza ciò che Manuel Barroso, presidente della Commissione europea, ha affermato il 10 gennaio a Dublino. E chiede ai cittadini di:
- rinunciare ad una pensione pubblica che corrisponde alla dignità umana – per un inaridimento delle finanze pubbliche degli enti locali,
- rinunciare ad un giusto salario e ad una partecipazione nella creazione di valore – per un’ideologia di “competizione economica tra i siti”,
- rinunciare alla libertà secondo la dignità umana, al diritto e alla democrazia – attraverso un’Unione Europea che si attribuisce sempre più competenze e di cui anche la Corte Suprema tedesca Costituzionale ha sentenziato che c’era, ovviamente, un “deficit democratico”.
Il principio secondo cui gli Stati membri dell’UE sono i “padroni dei trattati” è ancora valido. Gli Stati membri dell’UE possono sempre modificare i trattati europei, potrebbero anche sciogliere l’Unione, se volessero, e rimandare a casa i funzionari di tutte le istituzioni europee e tutti i commissari. La dittatura dell’UE, può ancora essere evitata, secondo le norme di legge vigenti.
Ma ora si sta cercando di cambiare anche questo. Il 5 dicembre 2012, il presidente del Consiglio europeo Herman Van Rompuy ha presentato un documento, Towards a genuine economic and monetary Union (“Verso una vera Unione economica e monetaria”), secondo cui – a suo piacimento – gli elementi costitutivi della sovranità nazionale devono essere smantellati. Questa è la legge del bilancio che rimane soprattutto nei diritti di sovranità dei Parlamenti ancora parzialmente funzionanti.
L’UE vuole utilizzare l’attuale crisi per riformare il parlamentarismo europeo. E’ possibile che i parlamenti nazionali che sevono gli Stati, per l’Unione europea, siano piuttosto fastidiosi. Per questo motivo la Commissione europea vuole che in futuro tutte le decisioni importanti di bilancio non sono prese dagli Stati, ma dal Parlamento europeo. Questo è ciò che il Deutsche Nachrichten Wirtschafts ha scritto il 7 dicembre 2012. E si legge ancora: “In futuro, l’UE dovrebbe avere voce in capitolo quando si tratta di bilanci nazionali. In particolare, van Rompuy avrebbe deciso quali sono gli Stati che devono attuare le riforme. La Commissione europea prevede pertanto che ciascuno Stato deve firmare un accordo vincolante con il quale accetta determinati requisiti. Ma Van Rompuy non vorrà smontare completamente i parlamenti nazionali da solo: essi dovranno accettare il loro scioglimento firmando formalmente un accordo di auto-liquidazione. In questo senso, le cerimonie degli yes-men del MES possono essere considerate come un primo test eseguito con successo. Qui, il Bundestag tedesco si è già qualificato per far parte della nuova Lega europea politico-democratica”.
Proprio come il Reichstag tedesco con la legge sulla piena potenza nel marzo 1933. All’epoca, il parlamento tedesco, il Reichstag, ha autorizzato il governo di Hitler ad emanare leggi senza l’approvazione del Reichstag, e così facendo, ha distrutto la separazione dei poteri. Poi tutto è successo molto rapidamente: in sei anni, il nuovo stato centralizzato di Berlino ha portato il mondo in guerra. In primo luogo, l’unificazione del paese, che si è svolta da cima a fondo: i parlamenti dei Länder sono stati eliminati, i Länder governati centralmente dai prefetti del Reich, i comuni con sindaci senza consiglio comunale. Poi la rottura continua con le disposizioni del trattato di Versailles. Poi il piano segreto quadriennale che doveva preparare alla guerra l’economia tedesca. La prova generale in Spagna, l’attacco aereo su Guernica. Monaco di Baviera nel 1938. Le conseguenze sono note. Sequenze che avrebbero potuto essere evitate, in punti diversi, ovviamente, anche dall’estero. Ma certamente dall’interno: è stato confermata ancora una volta in modo spaventoso ciò che i parlamentari avevano previsto al memorabile dibattito bavarese del 1871. Le grandi formazioni di Stati centralizzati che calpestano un’ organizzazione di stati federalisti, cercarono di sottomettere l’intera Europa dopo aver asservito i loro connazionali. Poi il mondo.
Il mondo ha imparato qualcosa? Nessuno fiata al giorno d’oggi, quando l’Unione europea si vanta di ripristinare l’economia attraverso il riarmo? E quando il mostro di Bruxelles pratica dal 2010 il metodo, proposto da Jean Monnet, di approfittare di una crisi per continuare a diminuire la sovranità degli Stati nazionali e di compiere nuovi passi verso una dittatura dell’UE?
Ma i leader dell’UE non vogliono solo imporre ai cittadini e agli Stati membri dell’UE ciò che devono fate o non fare. Ciò è dimostrato dalle attuali reazioni dell’UE verso i piani del nuovo governo giapponese per la ricostruzione, con l’aiuto di una spesa pubblica più alta, delle martoriate infrastrutture rilanciando così l’economia del paese, indebolita da anni. Il ministro delle finanze tedesco ha risposto con uno scatto rabbioso e condannato i piani del paese asiatico. “La razza tedesca guarirà il mondo“, dicevano in Germania, quando il paese era governato dal Kaiser che voleva estendere il suo impero. Oggigiorno, nessun paese accetterà che l’Unione Europea cerchi di dettare abusivamente al mondo, la via da seguire in materia politica, economica e culturale. Ed è un bene.
“Per me, è molto chiaro: in Europa, siamo andati troppo oltre. Siamo in un vicolo cieco, non è possibile continuare così. In un vicolo cieco, c’è una sola via d’uscita:. tornare indietro” Vaclav Klaus in “Neue Zürcher Zeitung” del 24/01/13
“Io non cerco la maggioranza negli Stati membri o nelle strutture dell’UE. Questo è un modo di pensare sbagliato. No, io cerco la maggioranza in Europa. Non dico questo in modo pretenzioso, ma nel senso che in politica, la maggior parte della popolazione deve essere valorizzata. In realtà oggi c’è già una maggioranza in Europa, ma le persone fanno fatica a organizzarsi. Ripeto: una maggioranza a Bruxelles non è lo stesso di una maggioranza della popolazione”. Vaclav Klaus in “Neue Zürcher Zeitung” del 24/01/13
Karl Müller è un editore e giornalista del giornale on-line Zeit-Fragen
Traduzione di Alba Canelli
 

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