PAPA E ANTIPAPA (1 Viewer)

tontolina

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Fusaro: l’apertura di Ratzinger a Putin – e la sua cacciata
Maurizio Blondet 3 Settembre 2020

Questa analisi ottima di Fusaro integra e illumina il mio articolo del 2015:
Ratzinger non poté “né vendere né comprare”
[…] un lettore mi rimbalza un blog con una notizia notevole.
Giallo Vaticano
Quando, nel febbraio 2013, Papa Benedetto XVI si è dimesso improvvisamente e inspiegabilmente, lo IOR era stato escluso da SWIFT; con ciò, tutti i pagamenti del Vaticano erano resi impossibili, e la Chiesa era trattata alla stregua di uno stato-terrorista (secondum America), come l’Iran. Era la rovina economica, ben preparata da una violenta campagna contro lo IOR, confermata dall’apertura di inchieste penali della magistratura italiana (che non manca mai di obbedire a certi ordini internazionali).
Pochi sanno che cosa è lo SWIFT (la sigla sta per Society for Worldwide Interbank Financial Telecommunication – Società per le telecomunicazioni finanziarie interbancarie): in teoria, è la più importante delle “camere di compensazione” (clearing, in gergo) mondiale, che unisce 10500 banche in 215 paesi. Di fatto, è il più occulto e insindacabile centro del potere finanziario americano-globalista, il bastone di ricatto su cui si basa l’egemonia del dollaro, il mezzo più potente di spionaggio economico e politico (a danno specialmente di noi europei) e il mezzo più temibile con cui il la finanza globale stronca gli stati che non obbediscono.
La banca centrale dell’Iran ad esempio, per volontà giudaica, è stata esclusa dalla rete SWIFT per ritorsione contro il preteso programma nucleare. Ciò significa che l’Iran non può più vendere in dollari il suo greggio, che le sue carte di credito non valgono all’estero, e che nessuna transazione finanziaria internazionale può essere condotta da Teheran se non in contanti e in clandestinità, in forme illegali secondo l’ordine internazionale: nel 2014 la banca francese BNP Paribas è stata condannata dalla “giustizia” Usa a pagare (agli Usa) 8,8 miliardi di dollari per aver aiutato Teheran ad aggirare il blocco di Swift.
Sono state le minacce ventilate contro Mosca di escluderla dalla rete SWIFT come ritorsione per la cosiddetta annessione della Crimea – un danno enorme all’economia del paese – ad accelerare la messa in opera, da parte dei BRICS egemonizzati da Cina e Russia , di un proprio circuito di clearing alternativo a SWIFT, e operante in yuan e rubli, e non in dollari. Per sottrarsi al ricatto che fa’ pendere sugli stati sovrani lo Swift.
Il sito belga Media-Presse (lo SWIFT è basato in Belgio) nel dare la notizia dello SWIFT alternativo lanciato da Pechino e Mosca, il 5 aprile, raccontava come esempio:
Quando una banca o un territorio è escluso dal Sistema, come lo fu nel caso del Vaticano nei giorni che precedettero le dimissioni di Benedetto XVI nel febbraio 2013, tutte le transazioni sono bloccate. Senza aspettare l’elezione di papa Bergoglio, il sistema Swift è stato sbloccato all’annuncio delle dimissioni di Benedetto XVI.
Dunque
C’è stato un ricatto venuto da non si sa dove, per il tramite di Swift, esercitato su Benedetto XVI. Le ragioni profonde di questa storia non sono state chiarite, ma è chiaro che SWIFT è intervenuto direttamente nella direzione degli affari della Chiesa.
Ciò spiega e giustifica le inaudite dimissioni di Ratzinger, che tanti di noi hanno potuto scambiare per un atto di viltà; la Chiesa era trattata come uno stato “terrorista”, anzi peggio – perché si noti che la dozzina di banche cadute nelle mani dello Stato Islamico in Irak e Siria “non sono state escluse da SWIFT” e continuano a poter fare transazioni internazionali – e la finanza vaticana non poteva più pagare le nunziature, far giungere mezzi alle missioni – anzi, gli stessi bancomat di Città del Vaticano erano di fatto stati bloccati.
La Chiesa di Benedetto non poteva più “né vendere né comprare”, la sua vita economica aveva le ore contate.
Dimissioni sotto costrizione
Non resta che sottoscrivere quel che dice Saura Plesio: Ratzinger “mai, proprio lui che lottò contro il Relativismo imperante, avrebbe accettato “aperture” sul mondo gay e sulle politiche gender. Mai si sarebbe prosternato al “mondo” (e al mondialismo) come questo papa Bergoglio, il quale gareggia con il laicismo imperante della Ue nel creare una forma di “divorzio sacramentale”, attraverso “l’annullamento breve”. Mai si sarebbe prestato a fare la grande pagliacciata di Lampedusa fatta dal suo successore, che oltretutto non è nemmeno territorio suo, ma dello stato italiano. I grandi poteri mondialisti hanno fretta e Ratzinger era un intralcio palese, un rallentamento sulla loro fulminea traiettoria”.
[…]
E subito dopo la sua dipartita, ecco che SWIFT sblocca le transazioni vaticane, riapre i bancomat, riporta all’onore del mondo finanziario lo Ior.
Non hanno aspettato che venisse eletto Bergoglio; gli è bastata l’espulsione del “terrorista bianco”.
Nei salotti buoni e irraggiungibili fra Wall Street e Washington e Londra, già sapevano che il conclave avrebbe dato il soglio ad un modernista, ad uno di cui potevano fidarsi.
Come mai?
La sanzione SWIFT era stata coordinata con i “congiurati” in porpora che, guidati da Carlo Maria Martini (un cardinale che ha chiesto per sé l’eutanasia, va ricordato..) (1) avevano segnato Bergoglio come loro candidato già da anni?
C’è stato un accordo dei congiurati con un potere forte esterno, a cui sono vicini per ideologia?
In questa ipotesi, si spiegano benissimo le accoglienze trionfali che Bergoglio ha ricevuto in America, all’Onu, da Obama, le standing ovation al Congresso – già, perché poi un Papa regnante viene invitato al Congresso degli Stati Uniti? La cosa è molto strana e insolita.
I rapporto di Washington col Vaticano sono sempre stati da cattivi a pessimi; non solo per odio protestante contro il “papismo”. Ora, sono diventati ottimi.
Il Papa si fa’ volonteroso mediatore degli Stati Uniti presso Cuba, fa’ sue le “battaglie radicali”, insomma smette di essere l’antagonista morale che “questo mondo” detesta.
Si spiegherebbe così anche l’astuta gestione per guadagnarsi la simpatia dei media progressisti; e la brutale ma precisa “purga” che Bergoglio ha operato in Vaticano, quasi avesse in mano una lista da lungo tempo preparata. La sua volontà di disciogliere il cattolicesimo in un protestantesimo generale, vacuo, secolarizzato e mondano…
Bergoglio ingiunge ai cristiani di accogliere sempre più immigranti, senza limiti, con totale “accoglienza” e carità – Ebbene: “Con un comunicato ufficiale, firmato da ben 28 diverse obbedienze (tra cui ben 8 francesi ed una italiana, la Gran Loggia d’Italia), i massoni richiamano i governi europei ad accogliere gli immigrati, anzi ad accoglierne sempre di più. Dimostrando così una convergenza d’intenti con pochi precedenti non solo tra loro, ma anche rispetto alle nuove strategie seguite dagli Stati membri “ (Corrispondenza Romana, 11 settembre)

Non c’è da spettare che qualche porporato contesti come invalida la dimissione di Benedetto: sono in ballo i quattrini, e il rischio di essere alla testa di una Chiesa “santa” ma messa in miseria da SWIFT sicuramente fa’ esitare anche i cardinali più tradizionali.
Come credente, mi tranquillizza questa idea: abbiamo ancora un Pontifex, anche se ammutolito. La promessa fatta a Pietro è ancora mantenuta; la linea apostolica non è interrotta, i sacramenti impartiti restano validi. E’ questo solo che conta, nella tempesta.

Come uomini di questa generazione, abbiamo meglio identificato il falso agnello dell’Apocalisse 13, col potere di affamare e di bloccare, sì che “nessuno potesse vendere né comprare” senza avere “Il marchio sulla mano e sulla fronte”. SWIFT, e il suo numero bancario (BIC) ha rivelato ancor più chiara la sua essenza anticristica, e il vero fine della globalizzazione. E non mi si chiami più complottista… Ma quale complotto? Qui stanno agendo apertamente, platealmente, senza nascondersi più – e con molta fretta. Perché egli “sa di avere poco tempo”.
 
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Il programma era scritto

 

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"C'È UNA ÉLITE DI PAZZI CHE VUOLE DECIDERE ANCHE QUELLO DI CUI DOBBIAMO MORIRE" ► Prof. Meluzzi
 

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se il sostituto del Papa Benedetto XVI, al mondo papa Bergoglio si è piegato ed ha aderito al NWO
non così il Vescovo tedesco Scharf

Gunther Anders pose la domanda vietata
Maurizio Blondet 8 Settembre 2020
Dopo una vita di pacifista militante, anzi capo, a fianco di Heinrich Böll, il vescovo Scharf, il teologo Gollwitzer alla guida del grande movimento per la pace che ha combattuto contro l’installazione di missili nucleari nordamericani nel territorio tedesco, Guenther Anders, nel 1987, all’età di 85 anni, scrive un trattato a favore della difesa (del diritto naturale) contro lo Stato che lo stupra.

Violenza sì o no Notstand und Notwehr , stato d’eccezione e legittima difesa, è altro titolo.
A 85 anni, Günther Anders non crede più nei mezzi pacifici, non crede più nella democrazia dei partiti, e lo spiega con una analisi lucidissima:
“Che dopo la vittoria dei mass media ci possa essere ancora la democrazia, è l’idea che contesto. La sostanza della democrazia sta potersi fare una opinione propria e, allo stesso tempo, poterla esprimere e non silenziare. Ad esempio, non sono mai stato in grado di esprimere la mia opinione negli Stati Uniti, dove ho vissuto per quattordici anni. Da quando esistono i mass media e le persone nel mondo siedono incantate davanti alla televisione, vengono nutrite di opinione cucchiaio dietro cucchiaio . La frase “avere la propria opinione” non ha più senso. Coloro che sono ingozzati così non hanno più la possibilità di avere un’opinione propria. E’ tanto se consumano altre opinioni. Li si riempie. Delle oche non si può dire siano “nutrite”; la televisione è una forma di alimentazione forzata.

“Se la democrazia è il regime in cui si avrebbe il diritto di esprimere la propria opinione, ora è impossibile a causa dei mass media, nella misura in cui non abbiamo più la nostra opinione e, così facendo, niente di più da esprimere”. [aggiungo io: quei pochi che vi riescono sono di solito silenziati oppure etichettati in malo modo come negazionisti ... populisti... ]

L’uomo, continua Anders, non è più un essere superiore dotato di parola [mündig]. Non è più un essere in grado di esprimere la propria opinione attraverso la bocca [mit seinem Munde]. Non è più altro un servo [hörig] capace solo di ascoltare [hören]. Ascolta ciò che la radio o la televisione gli fanno ingurgitare, ma non è in grado di risponder loro. La relazione rimane unilaterale.
Tale servitù è caratteristica della mancanza di libertà che l’uomo ha creato con la sua tecnica e che gli si rivolta contro […].
Con i mass media è comparsa la figura dell ‘eremita di massa. È seduto, isolato davanti alla sua televisione, e riceve lo stesso nutrimento audio-visivo degli altri. Non si rende conto che quello che ingurgita da solo è il cibo di milioni di altre persone allo stesso tempo ” In un saggio pubblicato sulla rivista austriaca Forvm, Anders pone la questione cruciale: “La protesta non violenta è sufficiente?” Ecco cosa ha scritto: “Se vogliamo garantire la sopravvivenza della nostra generazione e quella delle generazioni future … non ci sono alternative …Ecco perché dichiaro, con dolore ma determinazione, che non esiteremo a uccidere gli uomini che, per mancanza di immaginazione o di cuore, non esitano a mettere in pericolo l’umanità e quindi ad essere colpevoli di crimini contro di essa”.

Montesano ha letto un passo cruciale di Gunther Anders, risalente alla sua presa tragica di coscienza:
Enrico Montesano - Lettura Gunther Anders: "L'uomo è antiquato"






La dittatura sanitaria che plutocrati sovrannazionali hanno instaurato, è creata e saldata ossessivamente dai mass media, che 24 ore su 24 saturano le oche di “casi in aumento” di “asintomatici” ma infettanti, di tamponi e di mascherine obbligatorie, di confinamenti e quarantene imposte a scolari e famiglie, di vaccinazioni obbligatorie e abolizione del contante – mentre si attua il progetto della riduzione in miseria della parte di umanità superflua e inquinante, esponendola alla “durezza del vivere” mentre la si addestra all’obbedienza totale a ordini umilianti e arbitrari – conferma oltre ogni limite la precoce, profetica denuncia di Anders: i mass media hanno distrutto la democrazia e abolito il pluralismo.
Raggiunta questa certezza, che si fa?
Qual è l’azione politica da attuare per la riconquista della libertà?
La risposta è urgente, perché da vari segni appare che l’ONU, attraverso l’OMS, stia – con l’aiuto dell’influenza stagionale – per imporre un nuovo lockdown: misure più oppressive, blocco delle attività produttive, insomma un collasso ulteriore dell’economia, fallimenti a catena, chiusure di attività, altri milioni di disoccupati, migliaia di suicidi, la fine non solo degli individui, ma delle comunità storiche e nazioni .
Si pone la necessità della legittima difesa contro questo progetto mostruoso e nemico del genere umano. Prima ancora di chiedersi come e con quali mezzi, se sia possibile o no usare la forza, se si vince o si perde – perché può essere dovere civile. Il tema, come vedremo, è posto anche da altre voci – non in Italia dove il dovere civile non esiste (basta guardare Palamara o Berlusconi…) , ma in Francia – che pongono domande : siamo in guerra? E chi è il nemico principale?
 

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Papa Francesco e i servizi segreti, "le prove su cosa c'è dietro le dimissioni di Ratzinger e la scelta di Bergoglio"

L'ombra dei servizi segreti su Papa Francesco.
L'ex Nunzio Carlo Maria Viganò, grande oppositore di Jorge Bergoglio e della svolta "globalista" e relativista del Vaticano, sgancia la bomba in una intervista a Steve Bannon, ex consigliere di Donald Trump, su Lifestile.

Monsignor Viganò dice a chiare lettere di sperare che "eventuali prove in possesso dei servizi segreti venissero alla luce, specialmente in relazione ai veri motivi che hanno portato alle dimissioni di Papa Benedetto XVI e alle cospirazioni soggiacenti all'elezione di Bergoglio, permettendo così di cacciare i mercenari che hanno occupato la Chiesa".

Il suo bersaglio è la cosiddetta "deep church", il lato oscuro del potere ecclesiastico.
"Per restaurare la Chiesa Cattolica, si dovrà rivelare quale sia stato il coinvolgimento degli ecclesiastici con il progetto massonico-mondialista, quali i casi di corruzione e i reati che possano aver compiuto rendendosi così ricattabili, proprio come in campo politico avviene per i membri del deep state".
 

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NON SI è DIMESSO!

PAPA E ANTIPAPA: L’INCHIESTA – BENEDETTO XVI NON ABDICÒ, MA ANNUNCIÒ “SEDE IMPEDITA” – Parte 2
9 Settembre 2021
Andrea Cionci
papa e antipapa inchiesta

Ieri abbiamo illustrato QUI come la Declaratio di papa Benedetto XVI, dell’11 febbraio 2013, interpretata come rinuncia, sia giuridicamente invalida, nulla.

Proprio utilizzando le affermazioni dei canonisti Mons. Giuseppe Sciacca e Prof.ssa Geraldina Boni, “legittimisti” di Bergoglio, i giuristi Estefania Acosta e Antonio Sànchez hanno dimostrato che:
  1. non esistono due papi, né il “papato allargato”; 2) il papa è uno solo; 3) il papa emerito non esiste; 4) munus e ministerium non sono sinonimi in senso giuridico; 5) Papa Ratzinger ha citato il munus in senso giuridico, senza rinunciarvi, come impone il diritto canonico per l’abdicazione; 6) inoltre, ha separato i due enti che, pure, sono indivisibili nel caso del Papa; 7) ha pure dichiarato di rinunciare all’ente sbagliato, cioè il ministerium; 8) ha differito una rinuncia che doveva essere simultanea e non l’ha neanche ratificata.
Nessuno ha smentito: dal Vaticano fanno finta di niente da marzo scorso. Allora se la Declaratio non era una rinuncia al papato, cos’era?

La svolta è avvenuta il 20 agosto quando lo scrivente ha proposto un assoluto cambiamento di paradigma sulla Declaratio: ciò che tutti noi siamo stati abituati, DA OTTO ANNI, a percepire come un atto giuridico di rinuncia al papato, era in realtà un annuncio, NON GIURIDICO, di un situazione di impedimento a governare. Qualcosa di simile a quella individuata dal canone 412 come SEDE IMPEDITA, quando “il Vescovo (in questo caso di Roma n..d.r.) è totalmente impedito di esercitare l’ufficio pastorale nella diocesi a motivo di prigionia, confino, esilio o inabilità, non essendo in grado di comunicare nemmeno per lettera con i suoi diocesani”.

La Declaratio, quindi non era una rinuncia scritta male, invalida, bensì la validissima dichiarazione del Papa di voler rinunciare solamente all’esercizio pratico del potere, ritirandosi in una vita contemplativa, senza abdicare. Quando Benedetto parla di dimissioni, infatti, intende solamente dimissioni dall’esercizio pratico del potere, non dall’ESSERE Papa.
(Ecco perché da otto anni ribadisce che il papa è uno, senza spiegare quale).
Lo ha poi confermato esplicitamente nel libro “Ultime conversazioni” (2016), quando dice che “nessun papa si è dimesso negli ultimi mille anni e anche nel I millennio è stata un’eccezione”. Dato che hanno abdicato sei papi nel I millennio e quattro nel II, lui intende per forza le dimissioni dell’esercizio pratico del potere, così come fu nel raro caso del papa medievale Benedetto VIII che, nel I millennio, fu scacciato da un antipapa. Questi rinunciò al ministerium, (come Ratzinger) ma rimase papa, tanto da essere poi reintegrato sul trono dall’imperatore Enrico II. Prova ulteriore sia che nel libro intervista di Ratzinger-Seewald “Ein Leben” (2020), si parla di dimissioni (Rucketritt) solo per Benedetto XVI, mentre di abdicazione, (Abdankung) solo per i papi che abdicarono davvero, come Celestino V, con il quale, per giunta, lo stesso Ratzinger scrive in “Ultime conversazioni” di non avere nulla a che spartire.

In sostanza, quindi, oggi non abbiamo due papi: ne abbiamo MEZZO: solo uno, divenuto eremita (e non emerito). Bergoglio è un antipapa e, come spiega il canonista Francesco Patruno, non è più che un vescovo, perché sia col papato che con l’antipapato, si perde lo status di cardinale. Un “vescovo vestito di bianco”, dunque, come nel Terzo Segreto di Fatima, di cui papa Ratzinger è profondo conoscitore.

Ma per quale motivo, papa Benedetto è dovuto giungere a questa drammatica dichiarazione di impedimento? Perché nessuno più gli obbediva: da anni perdurava un ammutinamento generale testimoniato da moltissime persone, ma anche da episodi comparsi sulla stampa. Lui stesso confidò a Mons. Fellay: “La mia autorità finisce a quella soglia”. Basti poi ricordare lo scandalo Vatileaks, da cui emerse come la sua posta privata veniva trafugata e divulgata, o il licenziamento in tronco del presidente dello IOR Ettore Gotti Tedeschi (di cui Benedetto apprese dalla tv), o il fatto che già nel 2005, la sua “inabilità” giurisdizionale gli aveva impedito di introdurre un piccolo cambiamento filologico nel canone della messa, il famoso “pro multis”. Ma sul contesto che ha condotto Benedetto XVI a questo difficile passo, probabilmente preparato da decenni, dedicheremo uno spazio apposito.

Torniamo, piuttosto, alla lettura corretta della Declaratio. Così come il Vaticano, nelle traduzioni in italiano e in altre lingue dall’originale latino, aveva già abusivamente abolito la fondamentale dicotomia giuridica fra munus e ministerium, asfaltando tutto con la parola “ministero”, così ha deciso di tradurre illecitamente il verbo “vacet nell’espressione “sede vacante”. Come noto, tale formula ha una valenza giuridica e identifica la sede di San Pietro priva del papa, perché morto o abdicatario, quindi, pronta per un nuovo conclave.

Ma, come abbiamo specificato ieri, la rinuncia al ministerium NON RENDE LA SEDE VACANTE, quindi il verbo vacet non si può tradurre con questa espressione, per un motivo di coerenza giuridica.

Infatti, il latinista prof. Gianluca Arca spiega che, in senso letterale, vacet si deve tradurre con “la sede resti libera, vuota, sgombra“. Confermano due altri latinisti (“neutrali”) de “La Sapienza”, i prof. Ursini e Piras. Cicerone scrive, ad esempio: “Ego filosophiae semper vaco” – “ho sempre tempo libero per la filosofia”.

Così, a fronte di questa nuova e filologica traduzione, restano tre concetti chiave della Declaratio di Benedetto (che riporteremo in fondo per intero):

1) Dato che non ho più le forze per esercitare il potere pratico (ministerium) dichiaro di rinunciarvi,

2) così che la sede di San Pietro resti LIBERA (non “vacante” in senso giuridico) a partire dalle ore 20,00 del 28 febbraio.

3) E dichiaro che il prossimo nuovo Pontefice dovrà essere eletto da un conclave convocato “da coloro a cui compete“.

E infatti abbiamo che il 28 febbraio 2013, quando doveva entrare in vigore la sua rinuncia al ministerium, Benedetto XVI prese teatralmente l’elicottero, lasciò FISICAMENTE LIBERA, VUOTA, la sede di San Pietro per andare a Castel Gandolfo. Da lì, salutò il mondo alle 17.30, ma allo scoccare delle ore 20.00, non firmò alcuna rinuncia al ministerium, come spiega il teologo Pace: sarebbe stato, infatti, un atto giuridico invalido. La sua rinuncia al ministerium è rimasta, dunque, sempre puramente fattuale, causa impedimento a governare.

Dal 28 febbraio, ore 20.00, sarebbe partita la Sede impedita e i nemici di Ratzinger avrebbero potuto fare ciò che volevano della sede di S. Pietro.

«Si spiega così – concordano i professori Arca e Sànchez – quella strana frase “il conclave dovrà essere convocato da coloro a cui compete“. Perché, infatti, papa Ratzinger non ha detto semplicemente “dai cardinali”? Consapevole del fatto che la Sede di San Pietro sarebbe stata usurpata, Benedetto si limitava ad ammonire che, in ogni caso, il prossimo vero papa dovrà essere eletto solo dai veri cardinali, cioè quelli nominati da veri papi, lui e Giovanni Paolo II, e non da eventuali usurpatori. Abbiamo sottoposto questa realtà alla Prof.ssa Geraldina Boni, chiedendole un commento, ma non ha risposto.

E’ pazzesco, vero?

Ma se si vuole sciogliere un mistero bisogna essere disponibili a cambiare radicalmente il punto di osservazione.

A proposito, infatti, chiediamoci: MA CHI LO HA DECISO CHE LA DECLARATIO ERA UNA RINUNCIA AL PAPATO? Il documento si chiama semplicemente “DeclaratioQUI e non “Renuntiatio” come richiesto, fra l’altro, dalla costituzione apostolica Universi dominici gregis dove il conclave può essere convocato “post Pontifici obitum vel validam RENUNTIATIONEM” – dopo la morte del pontefice o valida rinuncia”.

Ma soprattutto, è lo stesso Benedetto XVI che, dopo aver letto la Declaratio in latino fa spiegare ai frastornati cardinali il senso del suo intervento al decano, Sua Eminenza Angelo Sodano, che, come vedrete legge “a caldo” un foglietto preparato in anticipo QUI .

Sodano non parla né di rinuncia, né di fine del pontificato, ma di fine del SERVIZIO pontificale. Sottolinea più volte che Benedetto rimarrà papa fino al 28 febbraio e specifica, alla fine, peraltro: “La Sua missione, Santo Padre, continuerà: Ella ha detto che ci sarà sempre vicino con la sua testimonianza e con la sua preghiera. Certo, le stelle nel cielo continuano sempre a brillare e così brillerà sempre in mezzo a noi la stella del suo pontificato”. Lo stesso Benedetto dirà poi: “Il «sempre» è anche un «per sempre» – non c’è più un ritornare nel privato. La mia decisione di rinunciare all’esercizio attivo del ministero, non revoca questo” e ancora: “Non porto più la potestà dell’officio per il governo della Chiesa, ma nel servizio della preghiera resto, per così dire, nel recinto di san PietroQUI

Più esplicito di così… Eppure, i cardinali hanno avuto 17 giorni di tempo per chiedere chiarimenti, delucidazioni, per controllare il Codice di Diritto canonico. Nessuno ha parlato, se non – come parrebbe da indiscrezioni – il card. Burke, canonista, che non venne ascoltato. Possiamo, dunque, immaginare una sede più impedita di così?

Quindi, dobbiamo entrare finalmente e decisamente nell’ottica secondo cui “ALTRI” hanno deciso che la Declaratio doveva essere una abdicazione, mentre Ratzinger aveva dichiarato tutt’altro.

Certo, Benedetto XVI ha lasciato fare a chi voleva interpretare la Declaratio come un’abdicazione, NON HA PROTESTATO ed è stato al gioco di chi lo impediva nel governare e voleva toglierlo di mezzo. Scopriremo domani come e soprattutto PERCHE’.

La Declaratio tradotta correttamente:

Carissimi Fratelli,

vi ho convocati a questo Concistoro non solo per le tre canonizzazioni, ma anche per comunicarvi una decisione di grande importanza per la vita della Chiesa. Dopo aver ripetutamente esaminato la mia coscienza davanti a Dio, sono pervenuto alla certezza che le mie forze, per l’età avanzata, non sono più adatte per esercitare in modo adeguato il MUNUS petrino. Sono ben consapevole che questo MUNUS , per la sua essenza spirituale, deve essere compiuto non solo con le opere e con le parole, ma non meno soffrendo e pregando. Tuttavia, nel mondo di oggi, soggetto a rapidi mutamenti e agitato da questioni di grande rilevanza per la vita della fede, per governare la barca di san Pietro e annunciare il Vangelo, è necessario anche il vigore sia del corpo, sia dell’animo, vigore che, negli ultimi mesi, in me è diminuito in modo tale da dover riconoscere la mia incapacità di amministrare bene il MINISTERIUM a me affidato. Per questo, ben consapevole della gravità di questo atto, con piena libertà, dichiaro di rinunciare al MINISTERIUM di Vescovo di Roma, Successore di San Pietro, a me affidato per mano dei Cardinali il 19 aprile 2005, in modo che, dal 28 febbraio 2013, alle ore 20,00, la sede di Roma, la sede di San Pietro, RESTI LIBERA (e non “sarà vacante” n.d.r.) e dovrà essere convocato, da coloro a cui compete, il Conclave per l’elezione del nuovo Sommo Pontefice.

Carissimi Fratelli, vi ringrazio di vero cuore per tutto l’amore e il lavoro con cui avete portato con me il peso del mio ministero, e chiedo perdono per tutti i miei difetti. Ora, affidiamo la Santa Chiesa alla cura del suo Sommo Pastore, Nostro Signore Gesù Cristo, e imploriamo la sua santa Madre Maria, affinché assista con la sua bontà materna i Padri Cardinali nell’eleggere il nuovo Sommo Pontefice. Per quanto mi riguarda, anche in futuro, vorrò servire di tutto cuore, con una vita dedicata alla preghiera, la Santa Chiesa di Dio.

Dal Vaticano, 10 febbraio 2013

BENEDICTUS PP XVI
 

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