Olanda, quando i buoni diventano cattivi è meglio prepararsi a vendere! (1 Viewer)

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10 Aprile 2012
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In questo fine settimana tutti gli occhi erano puntati sulle elezioni francesi ma la vera notizia è arrivata sotto traccia, in sordina, quasi senza rumore e mette a fuoco il mirino sull’Olanda. Dopo quasi quattro settimane di dibattito i partiti di governo non riescono a trovare un accordo sul piano di austerità da adottare per rimettere in ordine i conti pubblici. A dire il vero è mancato il consenso di un partito che dava l’appoggio esterno ma la sostanza cambia di poco (si tratta del “Partij voor de Vrijheid”, letteralmente Partito per la libertà). Si va ad elezioni anticipate punto e basta!
Ma perché preoccuparsi tanto di questo paese che in fin dei conti costituisce poco più del 6% del PIL dei paesi dell’area dell’euro? Semplice, perché l’Olanda è da sempre percepita tra i paesi virtuosi, una piccola Germania dove i servizi pubblici funzionano, dove la popolazione a rischio di povertà è al di sotto del 10%, valori tra i più bassi in Europa, e il tasso di disoccupazione di aggira su poco meno del 5%. Insomma fino a quando è l’ultimo della classe ha sbagliare la verifica non ci si stupisce poi troppo; ma quando l’insufficienza rischia di arrivare per i primi della classe ci si comincia a preoccupare in modo diverso.
A dire il vero i conti pubblici dell’Olanda non sono poi così disastrosi. Livello del debito in percentuale del PIL su ottimi livelli (65%) e tassi di interesse allineati con i livelli ultra-bassi dell’Europa cosiddetta core. La bestia nera è il deficit che nel terzo trimestre del 2011 ha raggiunto quota -5,4% e che la manovra incriminata voleva portare intorno a -4,6% nel 2013, in traiettoria di rientro verso il -3% imposto dall’union monetaria. E guarda caso a generare tutto è stato un problema di crescita debole, tanto debole da produrre un flusso di entrate inferiore alla spesa. L’Olanda, tuttavia, ha una quantità di debito piuttosto bassa e paga tassi di interesse che sul dieci anni non arrivano al 2,5%, insomma una situazione del tutto gestibile anche se è necessaria indubbiamente una manovra che riporti i conti pubblici su un sentiero sostenibile. Per intenderci, la situazione della Francia a mio avviso è decisamente più delicata. In base ai miei conti l’Olanda ha bisogno di una manovra dell’ordine del 3% del PIL, mentre la Francia ha bisogno di manovre intorno al 4%, come ordine di grandezza.
Si scriveva qualche tempo fa che se gli Stati Uniti e l’Asia non riescono a trascinare l’Europa, possibilmente con l’aiuto di misure davvero importanti poste in essere dalle autorità, allora sarà l’Europa a trascinare definitivamente al ribasso tutti i mercati, S&P incluso. Direi che ci stiamo muovendo in questa direzione, ormai la Fed da sola non basta a meno di indicazioni molto chiare in termini di quantitative easing che, dubito, potranno arrivare presto visto che l’economia americana non sembra lanciare segnali di recessione. Prepariamoci a vendere.
 

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