NeoLiberismo è l'Economia CRIMINALE | Pagina 4

Discussione in 'Macroeconomia - Politiche economiche' iniziata da tontolina, 11 Giugno 2013.

    5 Marzo 2015
  1. tontolina

    tontolina New Member

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  3. tontolina

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    L'Italia e il Totalitarismo. Video 1

    L'Italia è ancora una Repubblica democratica?
    La risposta è no.
    Nel nostro paese vige una nuova forma di potere: il totalitarismo rovesciato.

    In questa serie di video analizzeremo in cosa consiste questa nuova forma di potere; come, quando e perché si è imposta; come opera, quali sono i suoi strumenti, cosa vuole raggiungere e, sopratutto, come poterla contrastare.
    https://www.youtube.com/watch?v=y1VyinVucjo




    L'Italia ed il Totalitarismo rovesciato. Modelli economici.



    [FONT=&quot]Quando e come l’economia e la finanza sono diventate la mano invisibile delle politiche pubbliche?[/FONT]
    [FONT=&quot]
    [/FONT] [FONT=&quot]Quale modello economico abbiamo oggi?[/FONT]
    [FONT=&quot]
    [/FONT] [FONT=&quot]Ma, sopratutto, a cosa servono veramente l'Austerity e la Spendind review? [/FONT]


    [FONT=&quot]Per capirlo dobbiamo fare un salto indietro, ovvero dobbiamo andare ad analizzare, seppur sinteticamente, i modelli economici che si sono succeduti, nell’ambito ovviamente dell’alleanza occidentale, a livello internazionale e nazionale.[/FONT]
    [FONT=&quot]
    [/FONT]
    L'Italia ed il Totalitarismo. Video 2. Parte 1. Capitalismo espansivo.

    [FONT=&quot]https://www.youtube.com/watch?v=qbWnlvguHRw#t=919
    [/FONT]
     
    Ultima modifica: 4 Luglio 2015
  4. 9 Luglio 2015
  5. tontolina

    tontolina New Member

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  6. 12 Luglio 2015
  7. tontolina

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    sono arrivata qui e mi ha colpito il destino della NUOVA PIGNONE
    L'Italia e il Totalitarismo. Video 2. Parte 3. Il capitalismo finanziario.

    https://www.youtube.com/watch?v=FLuF2zUMJt4
     
  8. 27 Agosto 2015
  9. tontolina

    tontolina New Member

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    La democrazia, la sinistra e l’ Europa – di Carlo Curti

    23 agosto 2015


    Oggi c’è un esperimento in corso il cui esito è, aggrappandoci al più sfrenato ottimismo, incerto. Il liberismo finanziario sta imponendo una nuova forma di colonialismo ai paesi affiliati con il consenso dei loro governi. L’Europa è il suo laboratorio principe e questo dovrebbe allarmare (ma si dovrebbe dire molto, molto di più) i democratici e chiunque si dica di sinistra.



    Due sono i test che in questo momento passano alle prove di laboratorio, vediamoli:
    Test sulla democrazia:
    L’apparato democratico di un paese forte può cancellare la volontà democratica di un paese debole con il controllo dell’opinione pubblica facendo sì che gli interessi del paese più forte diventino quelli delle altre nazioni sue alleate. Il consolidamento perpetuo di un gruppo di istituzioni non elette (Eurogruppo, Bce, Fmi, Ce) nella strategia di neutralizzare e punire ogni decisione democratica che disobbedisca agli ordini del paese dominante. La demonizzazione del paese più debole per renderlo “incomprensibile” agli elettori degli altri paesi europei, con particolare attenzione per quelle nazioni potenzialmente più disobbedienti.
    Quello che il capitale finanziario sta facendo oggi con la Grecia si può definire come la seconda operazione di colonialismo del 21° secolo, dopo la “missione di stabilizzazione” ad Haiti nel 2004. Il ritornello dato alla stampa è sempre lo stesso: “Tutto ciò che facciamo lo facciamo nel vostro interesse”.


    La liquidazione definitiva della sinistra***
    In Europa non c’è posto per chi si batte per un’alternativa alle politiche di austerità dettate dal paese egemone. Per questo si lavora alacremente a causare la sconfitta dei partiti di sinistra, non disdegnando di punire pesantemente quelli che osano disobbedire.
    Far credere agli elettori che la sinistra non li rappresenta più. Ora che Syriza è stata ricondotta all’obbedienza dell’austerità nonostante il NO popolare, sarà più semplice far passare il concetto che la sinistra(moderata o radicale) non possa più rappresentarli. Oggi Syriza, domani Podemos, Occupy e qualsiasi altra sigla alternativa.
    Per anni a sinistra si è strogolato tra chi credeva che la cosa migliore fosse convivere con l’euro e chi intendeva abbandonare la moneta unica. Sofismi inutili: Nessun paese può lasciare la moneta unica in maniera ordinata pena, se qualcuno arrivasse ad osare tanto, l’espulsione e il caos inesorabile. Stesso discorso per la “ristrutturazione del debito” (altro tema caldo a sinistra). Anche qui niente, nessun compromesso: La ristrutturazione avverrà solo e quando sarà funzionale agli interessi dei creditori, cioè alle politiche dei soliti FMI, CE, BCE.
    In Europa, quindi, è facile intuire come di democrazia ce ne sia ben poca e solo una cosa certa: per sopravvivere a questi “esperimenti” del capitale finanziario la sinistra dovrà rifondare se stessa oltre l’immaginabile.
    Ma per questo ci vorrà molto coraggio, audacia e creatività, tutte cose di cui oggi non si intravvede neppure un barlume.
    Carlo Curti, Lugano
     
  10. 19 Settembre 2015
  11. tontolina

    tontolina New Member

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    Nel nostro lembo d’Occidente, l’euro ha proprio questa specifica funzione di esproprio e impoverimento massivo. Grecia, Portogallo e persino Italia non dovrebbero più esistere, secondo la classe globale dominante che manovra la Troika, perché inutili alla creazione del valore finanziaria, azionaria e borsistica.

    tratto da
    Orso: rabbia e odio esploderanno, al rogo servi e traditori

    Scritto il 24/6/15 • nella Categoria: idee





    [​IMG]

    Più passa il tempo, più le osservazioni della realtà socio-politica italiana ed europea mediterranea mi spingono a trarre una sola conclusione: ci sarà una Rivoluzione, forse un dì ma non ora, e sarà inevitabilmente sanguinosa, con un tasso altissimo di violenza per regolare conti, sociali e politici, rimasti troppo a lungo in sospeso. Non so come e non so chi la farà, quella benedetta Rivoluzione, ma ci saranno grandi e catartici spargimenti di sangue, perché le abbiette falangi del collaborazionismo neoliberista avranno imperversato per interi lustri incontrastate, vessando e addirittura torturando le popolazioni. Rabbia e odio da troppo covano sotto le ceneri, senza trovare uno sfogo, mescolate a un senso diffuso di abbandono a se stessi, di concreta impotenza politica, d’impossibilità di determinare il proprio futuro. C’è la schizofrenia, suscitata ad arte dal sistema, di una realtà “reale” completamente divergente da quella virtuale dipinta dai media. Ci sono prigioni dai muri altissimi, conseguenza del ricatto economico, della paura di “fallire” individualmente e degli stili di vita truffaldini imposti in un habitat neocapitalistico.
    Il darwinismo sociale più feroce fa da contraltare ai risibili e vuoti diritti liberaldemocratici, mantenuti in vita propagandisticamente. La competizione pleistocenica fra dominati, per la pagnotta, che il dominio del mercato ha scatenato non porta alla civiltà, ma al suo esatto contrario. Darwinismo sociale senza welfare e competizione esasperata per una “pagnotta” sempre più misera sono il destino delle classi dominate, come in tanti, pur confusamente, dovrebbero aver intuito. Le “aspettative decrescenti” si sostituiscono prepotentemente, se permane in chi giudica un po’ di senso della realtà, a quelle crescenti di fine novecento, mentre procede il grande travaso di risorse dal lavoro (e dal piccolo capitale produttivo) al grande capitale finanziario. Nel nostro lembo d’Occidente, l’euro ha proprio questa specifica funzione di esproprio e impoverimento massivo. Grecia, Portogallo e persino Italia non dovrebbero più esistere, secondo la classe globale dominante che manovra la Troika, perché inutili alla creazione del valore finanziaria, azionaria e borsistica.
    Lo smottamento sociale continua, “ma il Re del Mondo ci tiene prigioniero il cuore” [“Il Re del Mondo”, Franco Battiato]. I mendicanti di Baudelaire, nel ventre della Parigi ottocentesca, avevano migliori prospettive dei nostri precari alla canna del gas. Distrutto il futuro e ottenebrate le menti, il neocapitalismo finanziario gestisce attraverso il mercato la politica, l’alimentazione, la biologia, la chimica, le nanotecnologie, la balistica, la teologia. Una superfetazione finanziaria, che esplode periodicamente in bolle e travolge i confini e le resistenze, rischia di annichilire il pianeta. La trasformazione dell’uomo è in pieno corso, ed è una diminuzione senza scampo. Magari fosse soltanto il passaggio da consumatore/produttore a precario/escluso, o la discesa in una nuova classe inferiore, nella parte più bassa della piramide sociale. “Sotto il mare sta cambiando la mia struttura e il mio corpo è sempre più uguale ai pesci. I miei capelli diventano alghe” [“Plancton”, Franco Battiato].
    E’ L’Italia che sconta la peggior manipolazione culturale-antropologica delle neoplebi precarie, sorta di futuri “schiavi autosussistenti” (che dovranno badare da soli alla propria sopravvivenza, pur essendo schiavi, senza alcun intervento del padrone) costretti a lavorare o semplicemente a campare con 400 euro il mese, o anche di meno. I segnali sono evidenti, perché è qui che si afferma senza contrasti la sinistra neoliberista più forte d’Europa (piddì), al soldo di Goldman Sachs e di Soros, non ci sono sommosse sociali, disordini di piazza, movimenti extraparlamentari apertamente contro, attivi e inquieti. C’è soltanto il nulla della dominazione neocapitalistica, condito con uno dei più alti tassi di corruzione del mondo (e le due cose sono collegate). Sarà l’Italia il banco di prova importante, in Occidente, del trionfo neocapitalista, perché non basterà la trasformazione in semi-Stato, espropriato di qualsivoglia sovranità e retto da infami collaborazionisti subpolitici (piddì). Si arriverà allo stadio finale, attraverso il commissariamento definitivo a cura della Troika e un esecutivo “ponte”, nominato ed esplicitamente straniero. Preludio alla dissoluzione finale delle istituzioni e al dominio dei “mercati & investitori”, esercitato in loro nome e per loro conto dagli organi sopranazionali della mondializzazione.
    I collaborazionisti subpolitici serviranno ancora all’inizio dello stadio finale, per ratificare in Parlamento le decisioni prese dalle élite. Questo sarà il misero ruolo, prima della sua scomparsa, della “sinistra più forte d’Europa” (piddì). Non “Romperemo l’asfalto con dei giardini colorati” [“Paranoia”, Franco Battiato], perché il riscatto sarà duro e difficile, soprattutto se il “risveglio” avverrà fuori tempo massimo. Dopo lustri d’inerzia della popolazione, torturata dai servi del grande capitale finanziario (sinistra neoliberista, piddì) e ingannata da gruppi parlamentari d’opposizione politicamente corretta (cinque stelle), dopo la latitanza di nuove élite rivoluzionarie disposte a rischiare per scardinare il sistema, la Rivoluzione in extremis (in punto di morte, letteralmente) se ci sarà non potrà che essere violentissima, costellata di roghi e di stragi di collaborazionisti, catartica come non mai, ma sommamente incerta negli esiti. Le masse straccione mosse dalla rabbia non saranno i mugik di Lenin, ma ci assomiglieranno un po’, complice la fame (quella vera) che farà capolino fra un po’, nell’Italia che si avvicinerà alla Grecia.
    Saranno, costoro, più feroci dei contadini poveri dell’Ottobre Rosso, nel remoto 1917, perché in una sola generazione avranno perso troppo – lavoro, reddito, futuro, dignità e diritti, cose che i contadini russi del ’17 non avevano e non si sognavano neppure. Non mi azzardo a prevedere quanti anni ci vorranno ancora (forse un lustro?) perché la corda sia ben tesa, tanto da rompersi. Non so quali gruppi e quali forze politico-sociali guideranno le masse inferocite, e con quali programmi alternativi (keynesiano dirigista-assistenziale, neocomunista?). Di certo non saranno quelli che vediamo oggi, alla guida di opposizioni finte e vigliacche – Landini, Civati, Vendola, Fassina, Cuperlo, in una la “sinistra radicale” – semplicemente inutili – il cinque stelle, Di Maio, Di Battista – o deboli perché prigioniere della liberaldemocrazia – nel nostro caso Salvini. Forse stanno aspettando, nell’ombra, ancora inconsapevoli del ruolo che affiderà loro la storia, o forse lasceranno l’opposizione debole, ingabbiata dal sistema, per seguire altre strade, più radicali e cruente. Dalle opposizioni finte e vigliacche e da quelle inutili, invece, non dovremo aspettarci niente di buono. Andranno rapidamente verso l’estinzione.
    (Eugenio Orso, “Una rivoluzione sanguinosa”, da “Pauper Class” del 7 giugno 2015).
    Più passa il tempo, più le osservazioni della realtà socio-politica italiana ed europea mediterranea mi spingono a trarre una sola conclusione: ci sarà una Rivoluzione, forse un dì ma non ora, e sarà inevitabilmente sanguinosa, con un tasso altissimo di violenza per regolare conti, sociali e politici, rimasti troppo a lungo in sospeso. Non so come e non so chi la farà, quella benedetta Rivoluzione, ma ci saranno grandi e catartici spargimenti di sangue, perché le abbiette falangi del collaborazionismo neoliberista avranno imperversato per interi lustri incontrastate, vessando e addirittura torturando le popolazioni. Rabbia e odio da troppo covano sotto le ceneri, senza trovare uno sfogo, mescolate a un senso diffuso di abbandono a se stessi, di concreta impotenza politica, d’impossibilità di determinare il proprio futuro. C’è la schizofrenia, suscitata ad arte dal sistema, di una realtà “reale” completamente divergente da quella virtuale dipinta dai media. Ci sono prigioni dai muri altissimi, conseguenza del ricatto economico, della paura di “fallire” individualmente e degli stili di vita truffaldini imposti in un habitat neocapitalistico.
    Il darwinismo sociale più feroce fa da contraltare ai risibili e vuoti diritti liberaldemocratici, mantenuti in vita propagandisticamente. La competizione pleistocenica fra dominati, per la pagnotta, che il dominio del mercato ha scatenato non porta alla civiltà, ma al suo esatto contrario. Darwinismo sociale senza welfare e competizione esasperata per una “pagnotta” sempre più misera

    Orso: rabbia e odio esploderanno, al rogo servi e traditori | LIBRE
     
  12. 21 Settembre 2015
  13. big_boom

    big_boom New Member

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    il darwinismo sociale ha un effetto contrario a quello naturale abbruttendo la gente nel corpo e nella mente
    basta vedere gli usa di oggi, che brutta gente!
     
  14. 29 Gennaio 2016
  15. tontolina

    tontolina New Member

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  16. 29 Gennaio 2016
  17. tontolina

    tontolina New Member

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    Infiniti studi, libri e articoli sono stati scritti per spiegare come mai la Germania ha preso la strada della barbarie”, conclude Heilig: “c’era una volta un paese con una bella costituzione democratica, fondata sugli ideali della libertà”; un paese che “aveva eletto alla assemblea di Weimar personalità che offrivano le migliori garanzie di estirpare le idee del prussianesimo. Poi dei mascalzoni, dei pazzi, sono apparsi sulla scena della storia, e la democrazia è stata gettata via. Si sono date tante spiegazioni di questo fenomeno, dalle politiche illiberali all’”innato militarismo” dei tedeschi. Idee varie che evitano di dar conto dei meccanismi economici e sociali che distrussero la Germania dall’interno”.
     
  18. 31 Gennaio 2016
  19. tontolina

    tontolina New Member

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    Hitler commise un errore. Impolitico, e fatale – 2

    Di Maurizio Blondet , il 29 gennaio 2016 157 Comment





    Hitler: ripresa senza inflazione
    Abbiamo detto che Schacht fece funzionare per una volta la frode bancaria (creazione di pseudo-capitale) a vantaggio del lavoro.
    Un economista inglese, C.W. Guillebaud, chinatosi sull’enigmatico successo economico hitleriano , ha spiegato la cosa con parole un po’ diverse: “nel Terzo Reich, all’origine, gli ordinativi dello Stato forniscono la domanda di lavoro, nel momento in cui la domanda effettiva è quasi paralizzata e risparmio è inesistente; la Reichsbank fornisce i fondi necessari agli investimenti (con gl effetti MeFo, nd.); l’investimento rimette al lavoro i disoccupati; il lavoro crea redditi, e poi risparmi, grazie ai quali il debito precedentemente creato può essere finanziato (ci si possono pagare gli interessi, ndr.) e in qualche misura rimborsato”. Impagabile quel “in qualche misura”: in realtà, alla banca – e in questo caso alla banca centrale – non importa realmente che il capitale che presta a famiglie ed imprese (o Stati) sia rimborsato: quel capitale è fittizio, per una piccola quota è denaro dei risparmiatori depositanti, ossia per la banca è un passivo (è la banca che deve pagarci gli interessi). Quel che le importa è che i debitori continuino a pagarle gli interessi: sono quello l’attivo della banca. A rigore, la banca preferisce che il debito non venga estinto “mai” (come quello degli Stati); significa riscuotere gli attivi in eterno.
    Con il denaro creato dal nulla a beneficio del popolo, anziché degli speculatori, la Germania – mentre il mondo gela nella recessione profondissima degli anni 30 – prospera. La massa dei salari, che nel ’32 ammontava a 32 miliardi di marchi, nel 1937 è salita a 48,5: più del monte-salari del boom precedente al ’29, che era di 424 miliardi.
    E qui gli economisti dogmatici del monetarismo e liberismo aspettano al varco l’esperimento hitleriano: quell’abbondanza di potere d’acquisto nelle tasche dei lavoratori provocherà una crescita esponenziale dei consumi, e dunque scatenerà l’inflazione; non ci sarà la formazione dei risparmi indicata da Guillebaud . L’inflazione sembra più certa in quanto nella Germania hitleriana, tra i 32 e il 37, la produzione di beni di consumo aumenta di poco (+39%) in confronto all’enorme aumento dei bendi di produzione, macchinari, strade, fabbriche (+172%). Dunque il potere d’acquisto aggiuntivo si getterà a contendersi l’acquisto dei ben relativamente scarsi.
    Ebbene: in Germania, l’inevitabile inflazione non si verifica. L’indice del costo della vita che è pari a 120,6 nel 1932, nel 1937 è salito a 125,1: in cinque anni l’inflazione sale poco più di 4 punti. Come è possibile? [​IMG]
    Crescta del Pil (a parità di prezzi) Alla ricerca del trucco, gli economisti ortodossi hanno indagato sul prelievo fiscale. Certamente lo Stato nazi avrà sottratto agli operai una parte notevole del loro nuovo potere d’acquisto con gravosi tributi. In realtà, nel 13, il prelievo dello stato sul reddito nazionale è del 27,6%, poco superiore a quello del 1933, quando Hitler sale al potere: 26%. Un prelievo così mite non s’è mai più visto né prima né dopo negli Stati più liberali, liberisti e libertari. E’ che in quegli anni il risparmio di fatto si quintuplica, incoraggiato dallo Stato ma non imposto per coercizione.
    I teorici devono ricorrere a poco scientifiche spiegazioni psicologiche, la “naturale frugalità” tedesca, la “innata disciplina”. Ciò evita di usare un altro termine: l’entusiasmo del popolo mobilitato per la propria rinascita, liberato dal giogo dei lucri bancari, che collabora energicamente agli scopi posti dai suoi dirigenti.
    Lo stesso Schacht non credeva del tutto nel sistema che aveva messo in moto col suo trucco. Devoto allievo della dottrina classica, previde che il “miracolo” si sarebbe sgonfiato quando fosse raggiunto il pieno impiego e lo “sfruttamento totale delle risorse”; a quel punto gli investimenti e le spese pubbliche devono rallentare, perché da quel momento genera pura inflazione. Così detta la teoria classica: il serbatoio d manodopera è inelastico, e ogni nuovo investimento compete offrendo salari più alti a una manodopera seme più scarsa.
    E’ in base a questo dogma – notiamolo qui – che il liberismo supercapitalista impone la globalizzazione: per attingere ai serbatoi di lavoro inutilizzato a basso costo nei paesi sottosviluppati. Dal ’36, inoltre, le materie prime sui mercati mondiali cominciano a rincarare, rendendo più difficile il gioco economico hitleriano. E’ proprio in quel momento che Schacht propone di dedicare somme maggiori alle importazioni: e ciò, soprattutto, per “migliorare i nostri rapporti con l’estero”. Insomma: indebitiamoci un po’ per non far arrabbiare gli usurai. Al processo di Norimberga, dirà di aver voluto in realtà sottrarre risorse al riarmo: assolto. Del resto avrebbe fatto un brutto vedere un banchiere ebreo impiccato coi nazisti.
    Invece Hitler mette da parte Schacht e incarica Goering (ancor giovane e attivo) di lanciare un grande piano di “sostituzione delle materie prime”: ciò che non si vuole importare a caro prezzo, va’ sostituito da surrogati fatti in casa. Viene così lanciata la geniale impresa di ricerca e sviluppo che porterà ai processi di sintesi, a partire dal carbone tedesco, di gomme e benzine sintetiche; brevetti che l’America, una volta disfatto il Reich, si affretterà a sequestrare: non per usarli, ma per distruggerli e farne cessare la conoscenza.
    Di fatto, in quegli anni la Germania funziona ancor più di prima in autarchia, in “vaso chiuso”. Come l’URSS staliniana, riduce ulteriormente le importazioni; e siccome nell’URSS l’autarchia è raggiunta al prezzo di carestie e repressioni atroci e concentrazionarie, i contemporanei suppongono che sotto il socialismo nazionale i tedeschi siano soggetti a privazioni, se non da schiavi di lager da monaci guerrieri: austerità, consumi ridotti.

    Invece i consumi sono lievemente aumentati.

    Consumi pro capite in Germania
    1932 1937
    Farina (Kg) 44, 6 55,4
    Carne 42,1 45,9
    Lardo 8,5 8,1
    Margarina 7,8 5,4
    Pesce 8,5 12,2
    Patate 191,0 174,0
    Zucchero 20,0 24,0
    Caffè 1,6 2,1
    Birra (litri) 51,4 62,9
    La tabella rivela la stupefacente realtà: : la qualità dell’alimentazione tedesca migliora, sotto il Terzo Reich. Cala il consumo delle patate (cibo tedesco della povertà), della margarina, del lardo; ma aumenta quello del pesce, della carne, del caffè importato. L’autarchia, in Germania, “funziona”. Gli studiosi del miracolo tedesco si consolano, a posteriori, con l’idea che una simile economia a ciclo chiuso non poteva espandersi all’infinito. Che, se durò più del previsto, fu perché la Germania, con le conquiste territoriali del 1939-40, ebbe acceso a nuove fonti di lavoro e materie prime. Forse è così.
    Ma bisogna pur riconoscere che l’economia tedesca fu messa a regime di “Mobilitazione Totale” solo dal 1943; solo allora la Germania spinse a fondo l’acceleratore. Albert Speer, il genio della produzione bellica, racconta che nel ’43, sotto gli incessanti bombardamenti apocalittici, la Germania fu ancora in grado di raddoppiare la produzione di locomotive rispetto all’anno prima, mettendone sui binari 5.234 . Fra il ’41 e il ’44 triplicò la produzione di munizioni, quella dei ricambi per carri armati fu quintuplicata, pur con un risparmio del 79% della manodopera e del ‘93% dell’acciaio impiegato rispetto al 1941, grazie ad una razionalizzazione scientifica dei processi produttivi.
    E la mobilitazione della manodopera fu sempre lontana dalla militarizzazione totale adottata ne Regno Unito, dove “tutte le forze del lavoro erano inquadrate in battaglioni, che venivano dislocati dove ce n’era bisogno. Tutta la popolazione civile, comprese le donne, era una gigantesca armata mobile”. In Inghilterra, nel ’44, il 61 per cento delle donne era impiegato nello sforzo bellico; in Germania, solo il 45%. Quanto alla produzione di beni di consumo: fatta 100 la produzione del 1939, in Gran Bretagna era scesa a 79 nel ’42, in Germania era scesa a 88. Ancora a metà della guerra mondiale, il tenore di vita dei tedeschi restava più alto di quello dei suoi nemici. L’errore di Hitler

    A questo punto è inevitabile porsi la domanda: è possibile che non solo la guerra annichilatrice scatenata dalle potenze angloamericane sulla Germania, ma la posteriore satanizzazione del Terzo Reich, abbia avuto come motivo reale il seppellimento nella damnatio memoriae i suoi successi economici? E’ la domanda proibita della storia recente. Non la porremmo se non l’avesse adombrata un avversario militare del Terzo Reich: il generale britannico J.F.C. Fuller.
    ...
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    Hitler commise un errore. Impolitico, e fatale ? 2 - Rischio Calcolato | Rischio Calcolato
     

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