Macroeconomia Moriremo indebitati ? (1 Viewer)

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Molti debiti molto onore, era una celebre frase degli anni '80, coniata per lo sfortunato Gardini.
Questa volta il soggetto però, non è un manager rampante ma la middle class.
Il fenomeno dell'indebitamento, non riguarda solo le imprese o gli Stati ma anche i cittadini. Questo fenomeno non è meno preoccupante dei primi due ma la sensazione che ho, è che non sembra interessare particolarmente, tanto da suggerire riflessioni, piuttosto ci si limita a studiarlo.


Iniziamo brevemente dagli USA, come al solito, essendo il paese simbolo di certi fenomeni, legati essenzialmente al sistema attuale.
Tale sistema, in USA, basa sui consumi interni praticamente quasi tutta la sua crescita.
Ma a beneficiare di questo, sono anche i paesi esterni con il loro export.
Gli USA si considerano per questo, consumatori finali.
Oggi viviamo un fase diversa, a causa della svalutazione del dollaro rispetto all'euro ma che questo sia il segnale di un cambiamento sostanziale, del futuro rapporto commerciale tra Europa e USA, è ancora da vedere.
E' presto per dirlo, anche se l'Euro ormai, rappresenta un elemento di cambiamento radicale, nel panorama economico mondiale.
Detto questo, come gli americani consumano è quello che ci interessa.
Essi consumano tramite credito. Il credito americano però va oltre quello che si immagina. Di fatto le famiglie USA, hanno impegnato i redditi futuri.
D'altra parte se il sistema non permettesse questo "sbraco", non reggerebbe.
Non è un circuito virtuoso, Greenspan, quando spinge le banche americane, ad accantonare riserve per i crediti inesigibili, pensa anche ai crediti privati dei consumatori. Come possono divenire inesigibili ?
Semplice nel momento in cui si perde lavoro.
A tale riguardo un fenomeno inquietante si sta facendo strada nel mondo del lavoro USA. Chi perde lavoro, ha il sussidio per un periodo massimo di un anno, scaduto il quale ti ritrovi alla macchia.
Tale limite di tempo, è stato scelto così apparentemente breve, data la capacità di trovare nuovo lavoro, sempre molto rapida, in un sistema flessibile come quello USA.
Questa crisi invece, sta cambiando un pò le carte in tavola.
Chi perde lavoro oggi, vede allungare i tempi necessari, per trovarne un'altro.
Nel 2001 Bush, ha dovuto prorogare i termini di scadenza per molti americani, giunti allo scadere dell'anno e rimasti senza ancora senza impiego.

Questa è la situazione attuale.
A tutto ciò dobbiamo aggiungere un'altro problema.
Riguarda la capacità di spesa. Le famiglie americane non possono avere una capacità di spesa infinita.
Qualcuno comincia a chiedersi dove si trovi il confine. L'ultimo dato che ho a disposizione sull'entità del debito del consumatore americano, oscilla al di sopra del 70% del PIL. Una cifretta niente male.
Oltre la debito privato, dobbiamo aggiungere quello pubblico, che è in mano estere.
La realtà è che gli USA, non sono solvibili. Il dollaro dovrebbe essere picconato come una monetina sud americana qualunque dagli speculatori, alla luce di questi ed altri squilibri economici.
In realtà il sistema, per chi investe, produce una remunerazione del capitale elevata ed attira capitali.
Oggi assistiamo ad un arretramento di questo, ancora non siamo all'allarme rosso però.
Perché anche qui ci siano dei cambiamenti strutturali, occorre tempo e ci passa in mezzo un Europa, che ancora non ha la stessa capacità di attrazione.
Il fenomeno dei debiti, che ovviamente non può riguardare che principalmente la middle class, colei che ha cioè credito, ha varcato le sponde dell'Atlantico.
Il primo paese ad esserne colpito è l'Inghilterra, dove il debito di ciascun inglese, inizia seriamente a lievitare ma io era all'Italia che volevo arrivare.

Il nostro paese. Nel nostro paese, era abitudine anche dettata da una cultura forse tipica del nostro essere cattolici, pagare in contanti.
Come se il pagamento a rate, nella classe media rappresentasse un segno di poca disponibilità e un pò da vergognarsi. Oggi invece non è più così e il costume è cambiato.
Di necessità virtù ? Direi proprio di si. Se si leggono le ultime tendenze, confermate anche dagli ultimi dati sulla crescita delle retribuzioni, che continuano a essere ben sotto l'inflazione. Se si pensa agli sforzi per smaltire il nostro debito.
La classe media italiana, deve fare i conti con capacità in cassa, molto assottigliata. Quelli che si chiamano i flussi di cassa. Il ricorso al debito è d'obbligo, se si vuole procedere ad acquisti più consistenti.
Fino a ieri, l'unico debito evidente, era il mutuo. Oggi si offre credito al consumo, attraverso carte e finanziarie che le emettono, oltre che banche. Si aprono fidi, per pagare meno interessi passivi, se si va "sotto", per quel periodo.
Il credito al consumo in Italia, vale circa 54.4 mld di euro, gli inglesi di cui parlavo prima, sono già a 250.9 mld (fonti Prometeia). Le carte di credito italiane sono già 21.8 mln, praticamente una per famiglia, in realtà ci sono famiglie in cui c'è chi ne ha più di una o l'hanno sia moglie che marito.
Ma non questo che ci interessa. Ci interessa che tale cambiamento, cozza ancora con il nostro sistema rigido. Voglio dire che l'introduzione delle flessibilità sul lavoro, senza adeguati strumenti di garanzia, tipo i sussidi, stanno creando una larga fascia di popolazione priva dello status del credito.
Avere lo status del credito vuol dire andare in banca e chiedere un prestito, ovvero avere credito al consumo. Questo è legato ad una certa cultura delle banche nostrane, le quali chiedono garanzie se sei lavoratore a tempo determinato, figuriamoci se ti aprono le porte, se sei uno che non sai nemmeno se lavori il prossimo mese.
Da una parte questo non è biasimabile, come può essere solvibile chi non ha reddito certo.

Nella caduta dei consumi italiani, quanto di questo c'è dentro ? Ma torniamo ai debiti e concludiamo.
E' innegabile quindi, che anche in Italia, stia cambiando il volto del consumatore e si stia facendo strada sempre più il fenomeno dell'indebitamento individuale. E' un bene o male questo ?
E' difficile dirlo o meglio bisogna vedere dove porre un confine. Ma anche porre confini è difficile.
Impedire ad un individuo di fare un acquisto troppo esoso ? Di fare le rate ? Il sistema negherebbe se stesso così e crollerebbe. Tuttavia il confine prima o poi arriva da solo.
Il trend attuale, che vede un aumento del debito, cui non corrisponde in proporzione un aumento del reddito disponibile, è destinato a fallire prima o poi.
Questo mio modesto parere deriva dal fatto, che chi vuole impedire una rivisitazione del modello, per ottenere un maggior equilibrio, dato che da esso ricava enorme ricchezza vuole in realtà la classica botte piena e moglie ubriaca.
E' anche vero però, che se cede l'impalcatura, non finiscono male loro. Durante la crisi Argentina, mentre la classe media era in piazza a battere le pentole, l'elite del paese, aveva salvi i soldi in Svizzera e passavano le giornate con i loro panfili ancorati nelle rade uruguayane.
Il sistema attuale, le politiche neoliberiste esasperate, hanno portato a vivere al di sopra dei propri mezzi ma non solo per uno sfizio, bensì perché il sistema stesso ormai è come una Ferrari in corsa, sempre al massimo della velocità.

Temo uno stop improvviso, non ora, magari fra 10-15 anni.
Di fatto il mondo vive su un cumulo di debiti nella grande corsa ad avere ognuno un posto al sole e gli eccessi in economia rientrano sempre. Ma è anche vero che pochi hanno invece la vera liquidità.

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FrancescoC

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Mi sembra un ottimo articolo che centra in pieno il problema della crescita continua, finanziata dall'indebitamento, che non può certo continuare all'infinito.
Particolarmente significativo quanto detto in relazione al credito ed al mondo del lavoro nel nostro paese:
Avere lo status del credito vuol dire andare in banca e chiedere un prestito, ovvero avere credito al consumo. Questo è legato ad una certa cultura delle banche nostrane, le quali chiedono garanzie se sei lavoratore a tempo determinato, figuriamoci se ti aprono le porte, se sei uno che non sai nemmeno se lavori il prossimo mese.
Da una parte questo non è biasimabile, come può essere solvibile chi non ha reddito certo.
Nella caduta dei consumi italiani, quanto di questo c'è dentro ?
Da quanto detto si evidenzia come il problema della precarietà del lavoro in Italia (precarietà in quanto la flessibilità del lavoro non è supportata da tutto il resto del sistema) possa creare difficoltà ai giovani e al limite impedire loro di crearsi un progetto di vita.
 

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