Ma come sono sti mercati, sottovalutati o sopravvalutati? (1 Viewer)

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Sotto ferragosto in uno dei suoi degnissimi articoli della "zona verde" l'ing. Migliorino affermava, con tanti di analisi, che il Mibtel era sottovalutato del 30%, le blue-chips del 24% e il Numtel del 35% per cui era da prevedersi un rialzo dei corsi in quanto per il "teorema di Buffett" le mani forti acquistano quando il mercato è sottovalutato del 30%.
Un altro studio che ho trovato sul web, basato sul "modello di Gordon", afferma invece che il mercato americano è sopravvalutato (e lo sarebbe dopo un consistente periodo ribassista o lateral-ribassista come dir si voglia):
www.borsanalisi.it/forum/messages/19057.shtml
Quello che ne verrebbe fuori è una sorta di "serpente che si morde la coda" vista la relazione esistente tra il mercato americano e quello europeo in generale.
Zibordi comunque lo scorso giugno, con una dettagliata analisi, spiegava che il mercato americano secondo le previsioni più pessimistiche riguardo gli utili (e al tasso d'interesse corrente) era correttamente valutato, cioè né sottovalutato né sopravvalutato ( www.cobraf.com/articoli/articolo.asp?id=7938 ). Insomma bianco, nero e grigio.
Viva l'analisi tecnica pura!!
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P. S.: però bisogna riconoscere che la formula P = D / (I - g) ha un fascino tutto particolare.
 

giuseppe.d'orta

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In questo momento, reputo la questione non importantissima, quasi quasi azzardo il termine "marginale".

Da quanti mesi, anche se con i vari distinguo (la maggior parte dei quali messi lì solo per mettersi al riparo...) ascoltiamo che il mercato è sottovalutato? Oltre dodici, certamente.

Siamo in una situazione molto particolare e molto delicata, le cui principali cause non sono da ricercare negli utili aziendali, i multipli, le prospettive..le "solite cose", insomma.

La prima che sempre mi viene in mente riguarda i piccoli investitori: dopo l'abbuffata di azioni di fine anni '90 (anche se il culmine è avvenuto tra 1999 e 2000, ricordo che il fenomeno è iniziato alla metà degli anni '90, in corrispondenza dell'inizio del calo dei rendimenti dei titoli di stato, e non solo in Italia), un numero elevatissimo di investitori (solo in Italia si stimano 15 milioni) si trova in minusvalenza, leggera o pesante (e purtroppo non si tratta di casi isolati) e, cosa ancor peggiore, posseggono quote azionarie superiori a quelle che dovrebbero avere in virtù di una allocazione degli investimenti coerente all'investitore stesso.

Ricordo che per"quote azionarie" non si intendono solo le azioni possedute direttamente, ma anche (e soprattutto) le azioni possedute in maniera indiretta tramite strumenti di risparmio gestito, ad iniziare dai fondi comuni e dalle polizze a prevalente contenuto finanziario.

Ciò accade per vari motivi, tra cui, ad esempio:

1) Negli anni passati, ci si è riempiti di azioni, anche perché tutto appariva facile, ed allora si comprava e basta, tanto si guadagna.....

2) Il nettissimo calo del valore dei titoli ha provocato una ridimensionamento dei portafogli, e spesso la deleteria pratica della media dei prezzi ha provocato un travaso dalle obbligazioni alle azioni. Ciò ha portato ad uno sbilanciamento ulteriore dei portafogli stessi.

Prima o poi, i nodi vengono al pettine, non fosse altro per delle spese familiari inderogabili, ad esempio: sai quante persone, di recente, hanno disinvestito anche in perdita fortissima ed anche controvoglia, ma comunque costrette da spese a cui far fronte?

Ci sono, poi, due altre cosucce....che molti dimenticano o fanno finta di dimenticare, se interessati a non spargere cattive notizie in giro



3) Esiste un aspetto da molti sottovalutato: il meccanismo di stop loss dei prodotti "a capitale garantito": fondi, gestioni, polizze. tali prodotti garantiscono il capitale a scadenza, e per attuare ciò prevedono spesso dei meccanismi di stop loss automatico a determinati livelli dei principali indici borsistici, al raggiungimento dei quali si vende e basta.

4) Ancora, esistono alcuni parametri legislativi, ad iniziare dalle assicurazioni che devono sottostare a rigidi parametri patrimoniali, che obbligano a vendere se il valore dei titoli posseduti scende al di sotto del livello di guardia.



Quanto al futuro, copio un mio intervento del 14/6 scorso, intitolato "Il panic selling che ho in mente, sempre che accada".

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E' un concetto che non prende spunto solo dai mercati, ma anche dal fatto che ci sono enormi falle nei portafogli degli investitori (sappiamo bene cosa è accaduto negli ultimi anni, e soprattutto negli ultimi due) e dal rapporto distorto con l'investimento in borsa borsa che hanno instaurato nel tempo.

Numerosissimi investitori (un numero di cui pochi si rendono davvero conto) sono in perdita notevole, stanchi e sfiduciati: una parte di essi ci ha già messo una pietra sopra, ma tanti altri non vogliono, o non possono, farlo.

Queste persone hanno già dovuto sottostare (non sapendo cosa fare o mal consigliati) al calo dai massimi, poi alle false illusioni del 2000, poi al 2001 sempre peggiore fino a settembre, poi si sono illusi con la ripresa...e adesso siamo praticamente punto e a capo.

Il vero panic selling, se arriverà, colpirà questi ultimi e, considerato il loro numero, il loro stato personale e le masse di strumenti che li riguardano (direttamente o tramite i fondi comuni e le gestioni), credo assisteremo ad un qualcosa di mai visto prima.

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Tutto ciò che scrivo non vuole essere una trattazione completa del tema, certamente: ho scritto ciò che mi è venuto in mente al momento. Sono graditi interventi di tutti...e su IO sono davvero in tanti a poter dire la loro.

Concludo solo che, a mio modo di vedere, i mercati sono appesi ad un filo: pertanto, suggerisco di non guardare ai fondamentali senza accorgersi di tutto ciò che li circonda...alcuni prezzi sono ottimi, e chi compra adesso potrà, tra qualche anno, essere molto soddisfatto, ma esistono elevate probabilità che si possa comprare a prezzi inferiori, e ciò porterà a due effetti:

1) Si compra a prezzi inferiori, e probabilmente molto inferiori.

2) Ci si risparmia il dover assistere al crollo mentre si posseggono titoli su cui si era quasi certi di non dover soffrire perché "comprati a prezzi stracciati in base ai fondamentali"
 

giuseppe.d'orta

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Ultima considerazione: con tutto ciò che ho scritto sui piccoli investitori, qualcuno crede che se il mercato iniziasse a salire lo farebbe bruciando tutti sul tempo, senza offrire possibilità di ingresso?
 

percefal

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Complimenti per l'analisi, Voltaire, anche se non la condivido pienamente.

Investire in borsa significa assumersi un rischio molto forte: quello della caduta dei corsi, esattamente come sta succedendo da due anni e mezzo a questa parte.
Ed è chiaro che a tale investimento va impiegato esclusivamente la parte di capitale che può essere tenuta "a risparmio" più a lungo possibile, così come è chiaro che tale capitale deve essere rapportato il più fedelmente possibile al profilo di rischio di ogni singolo investitore.

Nessuno ha la palla di vetro, per cui nessuno saprà mai dire se il mercato entro il prossimo anno sarà crollato o avrà subito un corposo rialzo.
Di sicuro si possono costrire portafogli che presentano un rischio basso, e che potenzialmente possono avere rendimenti attesi non elevati, ma sicuramente in buona parte superiore all'inflazione, ed al tasso derivante dall'investimento in uno strmento privo di rischio.

La parte in cui non condivido il tuo intervento è quello dei fondi o obbligazioni o polizze a capitale protetto, in quanto si rischia di fare di tutta l'erba un fascio.
Vero è che molti presentano degli stop-loss, vero è anche che non tutti li hanno, e che questi pochi possono essere usati, secondo me in maniera efficiente, diversificando ulteriormente il portafoglio, e conseguentemente riducendo più che proporzionalmente l'investimento azionario.


Mi spiego con un esempio.
Profilo di rischio medio-basso.
Orizzonte temporale di cinque anni.
Capitale iniziale € 100.000,00.

Per l'ipotetico investitore di cui sopra l'esposizioen azionaria massima, per quanto mi riguarda, è del 30%.

Tuttavia, è possibile ridurre il rischio, mantenendo inalterato, complessivamente, l'esposizione.
E questo con i prodotti a capitale garantito.

Quello che poteva essere un € 70.000,00 di RAS Cedola ed un € 30.000,00 di RAS Global (giusto per semplificare, in realtà diversifico molto di più), può essere trasformato in un € 70.000,00 di RAS Cedola, un € 15.000,00 di RB Quota Dinamica (unit linked a capitale protetto, senza stop-loss), e € 15.000,00 in RAS Global (in realtà sempre più diversificato rispetto a questa esemplificazione).

Risultato?
Se il mercato scende con il prodotto a capitale protetto si riducono le perdite.
Se il mercato sale senza dubbio si guadagna di meno.
In ogni caso, il profilo di rischio è stato rispettato, ma allo stesso tempo l'investitore ha ridotto il rischio dell'investimento.
 

percefal

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Voltaire ha scritto:
Ultima considerazione: con tutto ciò che ho scritto sui piccoli investitori, qualcuno crede che se il mercato iniziasse a salire lo farebbe bruciando tutti sul tempo, senza offrire possibilità di ingresso?
Un mio Cliente l'altro giorno ha detto una cosa molto saggia: "Per guadagnare in borsa c'é sempre tempo".
 

giuseppe.d'orta

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percefal ha scritto:
Investire in borsa significa assumersi un rischio molto forte: quello della caduta dei corsi.


Lo sappiamo in tanti...ma lo sapevano decine di milioni di persone negli anni passati? Oppure, molto più probabilmente, si sono lanciate a casaccio, o comunque senza sapere (senza che il venditore lo abbia spiegato) cosa stessero facendo e quali rischi si assumevano?

Anche da qui partono le mie considerazioni sul loro comportamento attuale e futuro.

Quanto ai prodotti a capitale garantito, è un po' lo stesso discorso: se hai a disposizione un prodotto decente (quasi tutti non lo sono, come sappiamo) e sai come inserirlo nella maniera migliore nel portafoglio, ben venga il tutto....ma quanti sanno davvero, ad esempio, di vendere automaticamente la componente azionaria ad un certo livello degli indici?
 

percefal

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Voltaire ha scritto:
Lo sappiamo in tanti...ma lo sapevano decine di milioni di persone negli anni passati? Oppure, molto più probabilmente, si sono lanciate a casaccio, o comunque senza sapere (senza che il venditore lo abbia spiegato) cosa stessero facendo e quali rischi si assumevano?
Entrambe le cose: in parte a casaccio, perché lo strnzo del vicino di casa guadagnava ed io no, in parte perché quelli che dovrebbero essere prima di tutto consulenti, prima di ogni altra cosa vendono, fregandosene di tutto.
Ma in questo secondo caso, la colpa di chi è?
Di una categoria, in cui comunque non si può fare di tutta l'erba un fascio, e comunque non sono gli unici (leggi banche), o della CONSOB, con un esame che è poco attinente, per non dire per nulla, con l'attività?

In questi anni, Voltaire, sto vedendo cose assurde.
Vedo gente che non sa un'acca di nulla, ma ha portafogli grossi solo ed esclusivamente perché sono grandi venditori...
E la cosa che mi fa più rabbia (mi capita spessissimo in trattativa), la clientela preferisce le false promesse di un venditore, piuttosto che la verità nuda e cruda di un consulente...
Preferisce credere agli asini che volano, piuttosto che fare scelte adeguate alle proprie esigenze ed ai propri obiettivi...
E' questa la consulenza che dobbiamo fare?



Voltaire ha scritto:
Quanto ai prodotti a capitale garantito, è un po' lo stesso discorso: se hai a disposizione un prodotto decente (quasi tutti non lo sono, come sappiamo) e sai come inserirlo nella maniera migliore nel portafoglio, ben venga il tutto....ma quanti sanno davvero, ad esempio, di vendere automaticamente la componente azionaria ad un certo livello degli indici?
Detto così sono pienamente d'accordo.
Per la seconda parte... vale quanto detto poco sopra...
 

abele

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..ma, la sensazione di quando si vende in perdita direi che non si può definire piacevole, tu che dici?
 

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