L’Ungheria non piace all’Europa. (1 Viewer)

tontolina

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Il premier Viktor Orban pensa più al proprio popolo, piuttosto che ai vertici dell'Unione europea. E questo non piace a Bruxelles.

L’Ungheria nazionalizza la Banca Centrale e scatena l’ira dell’ Unione europea

Posted by Gabriella Cavallucci on 3, mar, 2013 in Economia, Estero, Featured, Massoneria e Nuovo Ordine Mondiale | 12 comments







di Federico Campoli.

La scelta del premier di centrodestra magiaro scatena l’ira della stampa internazionale e dell’Unione europea. “La Repubblica” lancia un violento attacco e Bruxelles comincia ad agitare lo spettro dei mercati.
L’Ungheria non piace all’Europa. E il sentimento sembra essere reciproco. Il premier Viktor Orban pensa più al proprio popolo, piuttosto che ai vertici dell’Unione europea. E questo non piace a Bruxelles. L’ultima eclatante e, secondo alcuni, “oltraggiosa” mossa attuata dall’amministrazione del leader del partito di centrodestra, Fidesz, è stata quella di nominare un nuovo Governatore per la Banca Centrale Ungherese (Mnb). Il suo nome è Győrgy Matolcsy, Ministro dell’Economia. E’ Orban stesso ad annunciare la nomina, tramite i microfoni di Kossuth Radio. Il Wall Street Journal aveva già ipotizzato da tempo che potesse avvenire questo stravolgimento all’interno dell’Ue, tanto che aveva intervistato Matolcsy sulle sue intenzioni. “La Banca centrale e il Governo dovrebbero cooperare tra loro” aveva risposto ad una delle tante domande l’ex Ministro dell’Economia. Ovviamente, la scelta ha fatto adirare la stampa europea. “La Repubblica” definisce il gesto del premier magiaro come “una gravissima sfida ai princìpi del mondo libero e delle istituzioni economiche e finanziarie, dalla Banca Centrale europea al Fondo Monetario Internazionale”. C’era da aspettarselo. Nessuno in Europa vede di buon occhio i tentativi di nazionalizzazione bancaria, che Orban da tempo sta tentando di mettere in atto. E tutti hanno già cominciato a scalciare, strepitare e battere i piedi per terra. Ma, fino a prova contraria, l’Ungheria è uno Stato sovrano e il suo Governo è stato eletto liberamente e democraticamente dal popolo, che ad oggi ancora si rivela dalla sua parte. Tra l’altro, anche il Giappone sta attuando le stesse politiche del premier magiaro. Sempre secondo “La Repubblica”, Matolcsy prende il posto di Andras Simor, banchiere apprezzato da personaggi come Mario Draghi e dal Governatore della americana Fed, Bernanke, oltre che da vari capi di Stato, come Angela Merkel ed Obama.
Insomma, un uomo di cui i nostri paesi si dovrebbero vantare.

Ma ad Orban questo non interessa. D’altronde c’è un limite al volere della Germania, degli Usa o della troika. E il premier magiaro non è neanche molto incline a rispettare le direttive europee, dato che da quando si è insediato sia la stampa internazionale, sia il mondo delle istituzioni occidentali, non hanno fatto altro che dargli addosso. Insomma, l’inserimento di Matolcsy ha acquisito un sapore di nazionalizzazione che non piace a Bruxelles. Ma il nuovo governatore della Magyar Nemetzi Bank ha già dato dimostrazione di essere la persona giusta per questo compito. Sempre nell’intervista rilasciata al Wall Street Journal, alla domanda sulle politiche finanziarie europee, ha dichiarato che è un errore iniettare denaro nel sistema bancario a basso costo dalla Bce, a meno che non ci sia un fine specifico. Praticamente, si tratterebbe indirizzare i finanziamenti su obiettivi ben determinati. Insomma, quello che hanno detto anche alcuni personaggi, tra cui il sindaco di Firenze, Matteo Renzi, qui da noi, in Italia. Attuare una sorta di “spending view”, ovvero ridistribuire i fondi europei con una maggiore specificità. Ma a questo “La Repubblica” non ha fatto caso. Per qualche strana ragione, non si è fatto caso a quando Mario Monti “consigliò” i nomi di Luigi Gubitosi e Anna Maria Tarantola per la dirigenza della Rai. Ma quando si parla di Ungheria si devono seguire le direttive europee. E su chi le sfida il colpo di martello deve cadere con maggiore violenza.
Fonte: Ungheria, Banca centrale verso la nazionalizzazione - giornaleditalia
 

tontolina

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Nuova aggressione mediatica contro l’Ungheria, in nome dei “valori democratici”

- di Federico Cenci -
Foto tratta dal sito identità.com



Il meccanismo è già noto.

Quando c’è da gettare discredito su di uno Stato “canaglia”, inviso ai mercati e ai poteri forti, ad ogni latitudine si procede mediante una stessa, consolidata prassi.

Dapprima giungono perentori proclami di “forte preoccupazione” da parte di strutture sovranazionali circa le “derive anti-democratiche”; successivamente, in loco, gruppi di dissidenti rinfocolano tensioni tramite azioni di protesta;
infine, dopo che la forza pubblica interviene per sedare le rivolte, i media stranieri lanciano allarmi per l’utilizzo di metodi autoritari e ribadiscono le “forti preoccupazioni” per le “derive anti-democratiche”.


Quel che è successo nei confronti dell’Ungheria in questi giorni è solo l’ultimo capitolo di questo oleato congegno denigratorio, il cui fine ultimo è la destabilizzazione di uno Stato sovrano.


La nuova Costituzione ungherese.
La causa che ha fatto riacutizzare le polemiche è un fatto, per altro, ampiamente preventivato. Il Parlamento di Budapest, dove il partito di governo Fidesz e i suoi alleati detengono i 2/3 della maggioranza, sta approvando una serie di emendamenti che cambiano 14 pagine della Costituzione ungherese. Un proposito che già in passato aveva destato più di qualche malumore dalle parti di Bruxelles. L’intento del presidente Viktor Orbán di rinnovare la Costituzione – secondo crismi di sovranità nazionale e di difesa delle radici cristiane – era stato definito antitetico ai “valori democratici” dell’Unione europea.

Ma poi chi li ha decisi questi “valori”?

I popoli europei non sono mai stati chiamati a farlo.


Ora che l’intento si sta compiendo, lo scontro si riapre. “Sono preoccupato per la compatibilità degli emendamenti annunciati col principio dello Stato di Diritto previsto dalla Convenzione europea dei Diritti dell’Uomo”, tuona Thorbjørn Jagland, Segretario Generale del Consiglio d’Europa.

La risposta del Governo ungherese giunge direttamente per bocca del presidente Viktor Orbán, che sottolinea: “Siamo uno Stato di diritto, il governo sta rispettando le norme europee, il potere costituente spetta solo al Parlamento ungherese”.
E poi, gentilmente, chiede ai vertici dell’Unione europea di rispettare l’autonomia decisionale dell’Ungheria: “Non intromettetevi”.


L’aggressione alla sede di Fidesz.
Il giorno dopo queste dichiarazioni, qualcun altro ha creduto bene di prendere alla lettera l’invito del presidente Orbán. Sì, ma per violarlo. Un gruppo di “spontanei” manifestanti, appartenenti a gruppi dell’opposizione al partito Fidesz, ha infatti tentato di fare irruzione all’interno della sede che ospita il partito di governo. L’assalto, avvenuto il 6 marzo e preceduto da un presidio nella strada antistante, è stato efficacemente bloccato da un corpo di guardia. Un manifestante soltanto, come rivela il “Wall Street Journal” (1), è stato portato via con le manette ai polsi dagli agenti. Nulla di diverso rispetto a quanto avverrebbe, in circostanze simili, in qualunque altro Stato di diritto. Se succede nell’Ungheria di Orbán, tuttavia, il fatto assume i connotati del pogrom.

Lo strepito indignato di “Repubblica”.
In un quadro giornalistico così confuso e genericamente proteso alla maldicenza nei confronti del governo ungherese, capita pertanto che sulla stampa i contenuti delle modifiche costituzionali vengano descritti in modo partigiano e inesatto. Un esempio in questo senso ce lo fornisce “Repubblica”, che parla di “golpe bianco” ungherese e riassume gli emendamenti stilando un elenco – molto sommario – di punti definiti “allarmanti” (2). Scandagliamo quali sono i motivi di cotanto clamore.
Primo punto. “Repubblica” denuncia il fatto che dopo queste modifiche la Corte costituzionale non potrà più sollevare obiezioni di sostanza sugli emendamenti alla Costituzione. E allora? La Corte è chiamata a sindacare la legittimità costituzionale di leggi al di fuori degli articoli della Costituzione. Quanto alle modifiche della stessa, il Parlamento, quale espressione del potere legislativo, detiene il diritto di agire mediante le procedure previste. Se per far ciò dovesse appellarsi preventivamente alla Corte, perderebbe il suo ruolo sovrano.
Punto secondo. “Repubblica” si indigna perché d’ora in poi l’esecutivo avrà il potere di limitare la libertà d’espressione. Bene, allora attendiamo che il quotidiano fondato da Scalfari si faccia portavoce, in Italia, di una campagna contro le leggi – invocate da alcune forze politiche – che sanzionano reati d’opinione sulla cosiddetta omofobia, sul revisionismo storico, etc.

Punto terzo. “Repubblica” si turba perché i neolaureati ungheresi avranno il dovere di restare in patria almeno dieci anni. Peccato che l’articolo in questione preveda qualcosa di diverso. Ossia che, coloro i quali hanno ottenuto una borsa di studio durante l’università, se vorranno trasferirsi all’estero, dovranno risarcire lo Stato delle tasse di cui fino a quel momento si è fatto carico per loro.
Punto quarto. “Repubblica” si stizzisce poiché la nuova Costituzione magiara afferma che sono riconosciute come religioni soltanto quelle che possiedano specifici requisiti. E quindi? Un modo assolutamente ortodosso onde evitare abusi da parte di sette e pseudo-tali che vogliono rientrare nell’alveo dei gruppi religiosi a cui lo Stato riconosce forme di contributo (tipo il nostro Otto per mille).
Punto quinto. “Repubblica” si risente perché il vecchio partito comunista (foriero di morte e terrore) verrà definito “associazione criminale”. Qui in Italia, invece, che atteggiamento ha assunto, sin dal ‘45, la stampa progressista nei confronti del fascismo?

Punto sesto. “Repubblica”, infine, si sdegna perché la nuova Costituzione riconosce come famiglia soltanto l’unione di una coppia eterosessuale che si sposa al fine di far figli. Non resta che rimandare l’autore del pezzo a leggersi l’articolo 29 della Costituzione italiana. Dopodiché aspettiamo che lo stesso scriva un altro pezzo, stavolta per riferire dell’inclinazione clerico-fascista, degna del despota magiaro Orbán, dei nostri padri costituenti.

(1) Hungary
(2)http://www.repubblica.it/esteri/2013/03/06/news/ungheria_orbn_difende_la_nuova_costituzion e_e_attacca_l_unione_europea_non_intromettetevi-53997766/

Fonte: Il Faro Sul Mondo
 

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L’Ungheria, prima , prima di cacciare l’FMI, l’Unione Europea e la BCE fuori dai propri confini con una decisione senza precedenti, era semplicemente in ginocchio.

La rivolta contro l’UE?
Mentre in Italia il PD elogia l’europeo pensiero e la cancelliera Merkel elogia l’onorevole Renzi,


si assistono a dei fuochi all’interno nell’unione europea con l’esplosione di un conflitto in Crimea che potrebbe portare l’Europa vicino a crisi mai viste dalla caduta del muro di Berlino. L’attenzione si è pero spostata ad altro articolo letto su un sito contrario all’unione europea ma i cui dati dovrebbero far riflettere.
venerdì 28 febbraio 2014
Secondo le prime stime riportate dall’ufficio di statistica ungherese, nell’ultimo trimestre del 2013 il prodotto interno lordo è cresciuto del 2,7% rispetto allo stesso trimestre del 2012 e dello 0,6% se rapportato al terzo trimestre 2013.
Alla crescita hanno contribuito la produzione agricola, il settore manifatturiero e le costruzioni. I dati finali saranno pubblicati il prossimo 5 marzo. Complessivamente, nel 2013 la crescita è stata dell’1,1%. L’indice dei prezzi al consumo calcolato dall’Ufficio Centrale di Statistica (KSH), registra a gennaio un dato invariato su base annua. Rispetto a dicembre tuttavia l’inflazione risulta in leggera ripresa dello 0,3% a gennaio.
Positivo anche l’andamento del commercio estero. A dicembre la bilancia commerciale ungherese ha segnato un nuovo saldo in attivo a 150 milioni di euro con le esportazioni ungheresi e le importazioni cresciute rispettivamente del 9,5% e del 6,9% rispetto allo stesso mese del 2012.
Le prime stime indicano che tra gennaio e dicembre 2013 il volume delle esportazioni ungheresi è ammontato a 24.303 miliardi di fiorini (81,9 miliardi di euro), quello delle importazioni a 22.135 milioni di fiorini (74,6 miliardi di euro). Solo a dicembre il surplus della bilancia commerciale ha segnato la cifra di 87 miliardi di fiorini (circa 290 milioni di euro).
Fonte notizia: Il Sole 24 Ore – pubblicata anche da itlgroup.eu/magazine/
Nota.
L’Ungheria, prima , prima di cacciare l’FMI, l’Unione Europea e la BCE fuori dai propri confini con una decisione senza precedenti, era semplicemente in ginocchio. Ora, grazie alla propria monetae al controllo della Banca di Stato a cui fa capo la valuta nazionale, a una politica economica accorta, e alla riduzione drastica dei costi interni (energia) e all’aumento delle pensioni e degli stipendi, sta vivendo uno sviluppo e una crescita che hanno pochi rivali in Europa. Certamente nessuno di questi: Francia, Italia, Spagna, Portogallo, Grecia, Irlanda, Olanda, Belgio. Tutte nazioni devastate dall’euro e incatenate alla UE con politiche recessive folli.
fonte : link
Non vogliamo mettere in discussione i dati esposti ma ci limitiamo ad osservare come l’uscita dall’euro dovrebbe essere presa in considerazione non solo per motivi economici ma per non finire come l’Ukraine che potrebbe essere l’ennesima vittima dell’unione europea. Ricordiamoci cosa successe a Berlusconi per aver detto di voler uscire dall’euro (vedasi Bini Smaghi e Friedmann), ricordiamo cosa sia successo in Libia e cosa fece l’UE. Noi dimentichiamo poi la Siria. Insomma la Russia si sente accerchiata e questo potrebbe essere un errore fatale a tutta l’Europa.
Non dimentichiamo un altro sfogo nel parlamento europeo
“Quando i popoli si renderanno conto di cosa siete, non gli servirà molto tempo per prendere d’assalto questo Parlamento e impiccarvi. E avranno ragione”. Questa la dichiarazione dell’europarlamentare inglese Godfrey Bloom che ha rivolto all’Aula di Strasburgo il 21 novembre durante la discussione sulla stesura del nuovo budget dell’Unione Europea per il periodo 2014-2020. Senza troppi giri di parole, l’europarlamentare ha accusato i colleghi europarlamentari: “Voi siete i più grandi evasori di tutta Europa e sedete qui a pontificare. Scoprirete che gli euroscettici torneranno a giugno sempre più numerosi”. Bloom è stato espulso lo scorso settembre dal Partito per l’Indipendenza del Regno Unito (UKIP), guidato da Nigel Farage, politico che più volte ha rivolto al Parlamento europeo dichiarazioni populiste apertamente euroscettiche per chiedere l’uscita della Gran Bretagna dall’Europa” (link)
“Quando i popoli si renderanno conto di cosa siete, non gli servirà molto tempo per prendere d’assalto questo Parlamento e impiccarvi. E avranno ragione”.

MAGARI?
P.s. Intanto l’attuale presidente del consiglio elogia l’operato dell’UE. Complimenti.
 

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