Lotta contro il Contante (1 Viewer)

tontolina

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da IL GRANDE BLUFF: OLTRE ALLE BUFALE: la lotta al contante NON è la VERA lotta all'evasione...ma piuttosto qualcos'altro che sfagiola molto le banche...;-)

Capisco che il popolo dei dipendenti sia frustrato e depresso...oberato di tasse, messo in cassa integrazione, sempre più disokkupato...

Capisco che dunque il dipendente abbia un gran desiderio di farla pagare a qualcuno...
e chi meglio del proprio verduriere che non fa lo scontrino e del proprio idraulico che non fa la ricevuta?
Mentre farla pagare ai VERI Responsabili è troppo remoto ed improbabile...;-)


Capisco che le banche ed altri furboni sfruttino e cavalchino la frustrazione istintiva del dipendente per far passare provvedimenti che vadano soprattutto a loro vantaggio...
ed a danno anche dei dipendenti stessi...ignavi ma "che si sentono vendicati" nella loro frustrata e ben poco imparziale immaginazione...

Capisco che il dipendente faccia finta di nulla sul fatto che, se LUI NON chiede lo scontrino e la ricevuta, il PRIMO EVASORE è proprio LUI STESSO...
e poi a seguire il resto della concatenazione....
Ma posso capire il dipendente che ragiona: "io non posso evadere quasi nulla...l'idraulico invece evade di tutto...permettete che dunque qualche scappatoia la prenda pure io?"....
Peccato però che al dipendente, che fa tanto il moralista con le partite iva degli altri..,
sfugga come il suo ragionamento e le sue azioni SIANO ESATTAMENTE LE STESSE che fa l'idraulico...solo in scala diversa....
ma il Principio di base E' ESATTAMENTE LO STESSO.

Però....
anche se posso capire il dipendente ed i suoi falsi miti "revanchisti"....
non lo POSSO GIUSTIFICARE.
Bisogna andare OLTRE
a queste Bufale strumentali che vi proprinano,
basandosi sul risentimento tra le diverse categorie di lavoratori
e depistandovi in una lotta fratricida
che lascia al calduccio I VERI OBIETTIVI, quelli più grossi...quelli più VERI.
Come spieghiamo da tempo in tutte le salse
con la campagna di CONTANTE LIBERO
l'equazione LOTTA AL CONTANTE=LOTTA ALL'EVASIONE
è una vera e propria BUFALA pro-Banche.................


...............che s'ingrasserebbero di ulteriori commissioni grazie all'eventuale monopolio imposto ex-lege della Moneta Elettronica
(peraltro utilissima e comodissima anche secondo Contante Libero...ma è il cittadino che deve poter scegliere liberamente il canale che preferisce all'interno di una pluralità di canali).

Il già rigidissimo limite dei 1000 euro imposto in Italia nell'uso del contante
non ha EGUALI nel Mondo

ma non è bastato alle Banche, all'ABI ed alla Finanza
che vogliono di più...

perchè si sono fatti due conti sulla marea di mini-transazioni che passano sotto i 1.000 euro
e sulle quali, se uno continuasse ad usare ANCHE il contante,
lorsignori NON POTREBBERO GUADAGNARCI UNA CIPPA....
(vedi come 100 euro, dopo soli 100 passaggi di mano in moneta elettronica...sottoposta al monopolio di banche&finanza, siano diventati solo 45...)

LA VERA POSTA IN GIOCO
sarebbe una fuffetta di recupero dell'evasione
vs.
- un grave danno all'economia reale, nonché ad ampie fasce della popolazione (ebbene sì...anche dipendenti e pensionati...)
- un lauto ed ulteriore banchetto a sbafo delle banche&della finanza

CONTANTE LIBERO:
leggiti bene il Manifesto
i 10 punti per il Contante Libero
e poi FIRMA la petizione
 

big_boom

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ora nell'inferno delle tasse italico
non penso che hanno bisogno di contante nemmeno la mafia o i contrabbandieri

solo la massaia trova utile risparmiare qualche euro usando il contante

secondo me lo eliminano, quest'anno nuove banconote tanto per costringere la gente a spendere il nero o a farlo sparire e poi puff! solo bancomat

una bella fregatura anche per gli immigrati

ai poveracci conviene tornare al baratto
 

tontolina

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la decisione della Troika di imporre il prelievo forzoso sui conti bancari a Cipro chiarisce un concetto fondamentale chiaro a chiunque
che la proprietà sui soldi depositati nelle banche di paesi falliti non è più assicurata.
Non più solo per l'insolvenza delle banche stesse, ma perché i conti sono alla mercè degli euroburocrati.

ora è chiaro perché i politici ci tengono tanto all'eliminazione del contante.
 

tontolina

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la decisione della Troika di imporre il prelievo forzoso sui conti bancari a Cipro chiarisce un concetto fondamentale chiaro a chiunque
che la proprietà sui soldi depositati nelle banche di paesi falliti non è più assicurata.
Non più solo per l'insolvenza delle banche stesse, ma perché i conti sono alla mercè degli euroburocrati.

ora è chiaro perché i politici ci tengono tanto all'eliminazione del contante.
Cipro: prove tecniche di vita senza contante (in balìa delle banche)

20 marzo 2013 Di Dott. Gabriele Righetti

Cipro: prove tecniche di vita senza contante (in balìa delle banche)

Premessa
Come noto, ieri il Parlamento cipriota ha bocciato il piano suggerito da Ue e Fmi, che chiedeva un “innovativo” sistema di bonifica del sistema bancario locale: il prelievo forzoso su soldi dei depositanti.
Mentre la cancelliera Merkel dubita di riuscire a trovare un accordo per il salvataggio di Cipro e ciononostante ha oggi affermato “la necessità di trovare soluzioni appropriate e sostenibili” ed i rappresentanti della troika Ue-Fmi-Bce di stanza nella capitale cipriota continuano a tessere soluzioni per trovare un nuovo piano per il bailout dell’isola da sottoporre al Parlamento, le banche cipriote resteranno chiuse fino a martedì prossimo (per un totale di 10 giorni continuativi).

Ma come sarebbe…
Come sarebbe la vita in un Paese senza o con un limitato uso del contante, come ambiscono diverse forze politiche in Italia (col supporto delle banche)?
Proviamo a chiederlo, in uno di questi giorni, ai ciprioti per poi inviare la rassegna delle risposte ai fautori della guerra al contante, la “guerra di civiltà” che “combatterebbe” l’evasione fiscale[1], la mafia ed il malaffare.

E la vigilanza bancaria, coi superpoteri di cui dispone, come mai non è riuscita a controllare affinchè venisse praticata una prudenziale ed oculata gestione degli istituti di credito, snodo cruciale per qualsiasi paese?

Il Sole 24 Ore del 20.3.2013
Cipro 2013: vivere di solo bancomat, a Nicosia. In attesa che le banche riaprano

di Roberto Bongiorni
Quattro-cinquecento euro. Possono essere tanti, e lo sono. Ma in tempi di normalità. Possono, invece, essere pochi, anzi pochissimi, se non si può contare su altre forme di pagamento e bisogna far andare avanti un’attività. E questo è il caso di Cipro. Qui, a Nicosia, i bancomat funzionano bene. Nessun problema. Nessuna fila. Un massimale di 400-500 euro, dipende dai casi, con tanto di ricevuta. Il governo ha dunque mantenuto la promessa di alimentare gli Atm. Ma la domanda che tutti si pongono è sempre la stessa. Le banche riapriranno davvero martedì, come annunciato?​
Senza transazioni elettroniche un paese moderno andare avanti non può. È un problema gravissimo. Lo è per gli imprenditori, come Michael, 45 anni, titolare di un’impresa di import-export. «Dobbiamo convincere chi ci fornisce la merce che si tratta di una causa di forza maggiore, che il denaro arriverà», confessa. L’imprenditore è diffidente, non vuole rilasciare il suo cognome né dare dettagli sulla sua attività. È comunque un ostacolo quasi insormontabile per qualunque cipriota debba ricorrere a mezzi di pagamento elettronici per far andare avanti la sua attività, per acquistare una abitazione, o pagare un servizio costoso.​
Cipro, 2013. Vivere senza banche. Con il terrore di vedere, se non scippati, decurtati i risparmi di tutta una vita. O, comunque, di non aver la libertà di azzerare il piccolo conto e portarsi a casa i risparmi di una vita, come confessano diversi abitanti di Nicosia. Perché, al di là delle promesse del parlamento – che ieri ha bocciato il prelievo forzoso sui conti correnti per ottenere il prestito da 10 miliardi dell’Unione europea – la gente non si fida delle parole dei politici.
Nel breve termine si può anche convivere, e poi?
Il caso si Lambros Masias, 32 anni, elettricista, è emblematico. Le carte di credito funzionano, ma in alcuni casi non accettano importi superiori a 100 euro. «Per recuperare il mio materiale, indispensabile per i lavori che mi hanno commissionato questa settimana, sono dovuto andare in sei posti diversi. E comunque non sono riuscito ad acquistare tutto ciò che mi serviva», spiega. Lambros ha un problema maggiore. Da poco sposato, insieme a sua moglie, dipendente nel settore pubblico – quindi una persona a Cipro molto fortunata considerando i benefit di cui godono – stava cercando una casa. Avevano trovato forse quella giusta. Ma ora come si fa per pagare?
«Ci sono persone che hanno già firmato il rogito e non possono pagare il secondo acconto», aggiunge. Il settore immobiliare versa dunque in uno stato di semi paralisi. Ma lo stesso vale per molte altre attività. Insomma andare avanti così non si può. Ma non si può nemmeno permettere che, una volta riaperte le banche si scateni un assalto alla diligenza con i correntisti, terrorizzati, che svuotano i loro depositi.
Intanto si avvicina la fine del mese. Quando molti dipendenti, pubblici e privati, dovranno ricevere lo stipendio. Il timore è che non sia versato. «Ma anche fosse, versato dove? Su un conto a cui non abbiamo accesso», si lamenta una donna che in questi giorni è decisa, come molti altri, a esaurire il massimale mensile dal suo bancomat. Senza contare i lavoratori, e non sono pochi, che qui a Cipro ricevono lo stipendio con un assegno: se la situazione non cambia come faranno a depositare l’assegno e riscuotere i soldi?
Le autorità cipriote stanno cercando un piano alternativo. Anche per arginare un probabile emorragia di capitali all’estero. Di quelli russi (che ammontano a più di un terzo di tutti i depositi complessivi dell’Isola). Ma anche quelli dei cittadini ciprioti. Il governatore della banca centrale cipriota, Panicos Demetriades avrebbe riferito ieri che, una volta riaperte le banche, potrebbero esser prelevati in pochi giorni 7,5 miliardi di euro, il 10% dei depositi bancari.
Un’emorragia che il già mal ridotto sistema bancario dell’ex Isola felice non può permettersi.
Nelle piccole stradine della città vecchia di Cipro il clima è sereno. I turisti siedono ai tavoli, ogni tanto attraversano il “muro” per visitare la parte turca della città tornando carichi di souvenir. Anziani ciprioti chiacchierano sotto gli alberi. Una vita tranquilla. «Ma se tutti si porteranno a casa i soldi – conclude Lambros – poi cosa accadrà. La nostra città sarà in balia del crimine. La tentazione è troppo forte».
siti collegati: www.contantelibero.it
Dott. Gabriele Righetti
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manrico

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e cosa nota da tempo che il pd e bersani sono i piu fedeli coffee boys,(dalle mie parti si chiamano SERVI) dei potentati bancari:(
 

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tontolina

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Nuovi tranelli bancari per dominare il popolo italiano: Il Pretesto dell’Evasione per Rubare quel che Resta


Scritto il 26 marzo 2013 alle 10:40 da [email protected]


Col Pretesto dell’Evasione Fiscale, Schiavizzeranno i popoli


Un nuovo “Occhio Onniveggente” puntato a vita sugli Italiani



Stalin è tra noi!
I Nuovi tranelli bancari per dominare il popolo italiano.
Il Pretesto dell’Evasione per Derubare quel che Resta


Roma – Il neo Premier italiano, nonché leader del Partito Democratico, Pierluigi Bersani, nelle ore precedenti la sua nomina rilasciava – tra “l’indifferenza” dei media – delle pesantissime ed inquietanti dichiarazioni riguardanti contribuenti e banche. I media minimizzano (al solito), eppure la gravità della situazione sta destando grosse preoccupazioni, sia tra la cosiddetta “alta borghesia”, sia tra i piccoli risparmiatori. Dietro la scusa della ‘’lotta all’evasione fiscale’’, Bersani e compagni hanno escogitato un piano infallibile per il controllo ed eventualmente la confisca dei patrimoni dei contribuenti italiani.

Uno degli otto punti presentati dalla coalizione del PD in campagna elettorale prevederebbe infatti le cosiddette ‘’misure per la tracciabilità e la fedeltà fiscale’’, promuovendo la sistematica ed inesorabile diminuzione del denaro contante e possibilmente (ma rimane ancora un’ipotesi) la completa eliminazione del contante stesso.

Ma dove sta l’inghippo? Semplice!

Con questo possibile ed auspicato decreto legislativo ogni lavoratore italiano per avere accreditato il proprio stipendio dovrebbe necessariamente possedere un conto bancario. source

Stalin è tra noi! – Commissariati a vita!

Del resto la società già da anni implicitamente obbliga ogni dipendente e ogni pensionato ad avere un conto corrente aperto, pagando ovviamente le commissioni annuali all’istituto; per la prima volta il discorso viene però affrontato a livello politico, implicando importanti perdite di libertà e di privacy e una nuova liberticida prevaricazione dello Stato-lobby nei confronti dei singoli cittadini. Qualcuno parla già del ritorno di Stalin e di stalinizzazione del Paese. Come dargli torto?



La Lotta al Risparmio e alla Famiglia
Tra non molto le banche italiane dovranno infatti trasmettere all’anagrafe tributaria tutti i dati relativi ai conti correnti italiani, rendendo visibili in pochi click i risparmi delle famiglie e la loro collocazione. Fermo restando il fatto che i grandi colossi finanziari (veri responsabili della crisi indotta dell’eurozona) conoscono molteplici magagne, scappatoie e diabolici tecnicismi finalizzati al trasferimento dei propri mega-capitali nei paradisi fiscali irrintracciabili per qualsivoglia sistema di controllo. Queste iniziative, in sostanza, vanno ancora una volta a discapito del proletariato urbano e rurale, sempre più costretto in regime di schiavitù ed a lavorare di più (anche la Domenica) per avere in compenso sempre meno diritti e tutele: dal reddito, alla previdenza, alla salute.



Questa è dunque la vera anima “europeista” del PD? L’Incarnazione del sogno stalinista? Giudicate voi! Per il resto la lotta alla famiglia e l’istituzionalizzazione del caos sessuale, sta completando l’ “idilliaco quadretto”.
Il Progresso dei profeti del “Nuovo Ordine Mondiale”
Proprio in questi giorni, a seguito dello scandalo cipriota, i cittadini italiani (anche i più distratti e superficiali) stanno cominciando a prendere coscienza di come i mercati finanziari possano dettare legge nei confronti dei lavoratori costringendoli a lunghe file agli sportelli bancomat del Paese, onde evitare di perdere gli importi maturati col sudore d’una vita. Così anche i nostri connazionali mostrano pian piano (non è mai troppo tardi) il proprio marcato dissenso verso l’euro-sistema e il sistema bancario che, forte di queste nuove norme finanziarie, accrescerebbe ancor di più il potere esercitabile su contribuenti e Stato, schiacciando definitivamente entrambi. E’ dunque questa l’ingannevole società di eguali profetizzata da Lenin e Stalin? Eguali nella povertà e nella miseria? E’ questo il progresso prospettato da decenni dai profeti del “Nuovo Ordine Mondiale” masso-bancario?

I Burattini del Sistema tifano ancora per l’”Occhio Onniveggente”
Rendere il contante completamente virtuale contribuirebbe a ridurre la popolazione ad uno stato di schiavitù perenne: indebitati a vita con l’istituto bancario di riferimento e assoggettati al volere degli imperi economici. Lo scenario orwelliano arriva oggi al suo compimento, costringendo il contribuente a vivere costantemente con l’ennesimo occhio onniveggente sul proprio capo. Quel che stupisce di più, a questo punto, è vedere il persistere di una folta schiera di ciechi e dissennati seguaci di questi signori (profeti del nulla e della distruzione) dimenarsi ancora nelle segreterie dei “partiti del golpe” e nei loro circoli élitari di riferimento, procacciando con ogni mezzo voti, “fruste” e “bastoni” a chi sta letteralmente negando il fututo ai loro stessi nipoti, preparando nuovi diabolici strumenti di tortura. Ma ci chiediamo: perchè non provano vergogna? Può un briciolo di potere in più compensare la vendita dell’anima al Nemico?
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tontolina

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Vogliono impedire a chiunque di detenere contanti, perché?

Dal controllo di capitali alla tracciabilità del denaro, dall'abolizione del segreto bancario allo smantellamento dei paradisi fiscali: cosa tramano nell'ombra le autorita'? La sensazione e' che sta per avvenire qualcosa di eclatante.
Ingrandisci la foto
Uno sportello del bancomat a Cipro. In Italia sono cinque milioni che detengono depositi e giacenze bancarie a prima vista superiori a euro 100.000.





ROMA (WSI) - C'è qualcosa nell'aria che mi inquieta, nel senso che fa nascere in me il sospetto che stia per avverarsi qualcosa di eclatante, di assolutamente inaspettato. Sono troppi gli indizi che, letti con attenzione e con mente aperta, mi portano alla conclusione che ci sia un'attività sotterranea volta a sostenere un progetto di cui ancora mi sfuggono i particolari.

Mi riferisco alla moltitudine di piccoli atti posti in essere allo scopo di impedire a chiunque sia di detenere liquidità, sia di poter nascondere tale liquidità. Dalla tracciabilità del denaro, all'abolizione assoluta del segreto bancario, dallo smantellamento dei paradisi fiscali, all'obbligo di tutte le banche mondiali di rendere trasparenti i propri archivi.

Mi pare che si stia facendo di tutto, attraverso una serie di piccoli passi di cui i popoli non percepiscono la gravità, per raggiungere due obiettivi concreti: conoscere la disponibilità finanziaria di chiunque e fare in modo che tale disponibilità non possa uscire dal sistema bancario.

Io non credo che i motivi con i quali vengono giustificati questi provvedimenti abbiano davvero a che fare con la lotta all'evasione fiscale o alla criminalità. Si tratta, a mio parere, di pretesti volti a truffare una popolazione composta prevalentemente da rincoglioniti.

La ragione vera deve essere diversa, tanto grave da essere tenuta segreta. Provo, correndo il rischio di essere tacciato di complottismo, a formulare delle ipotesi. Come diceva qualcuno: a pensar male si fa peccato, ma...

1) Il sistema finanziario mondiale è al collasso. La probabilità che si arrivi al punto di rottura in modo repentino ed incontrollato è altissima. Occorre quindi cautelarsi per attutirne i devastanti effetti. Se per ipotesi, a seguito di qualche fallimento bancario o nazionale, si dovesse verificare una corsa agli sportelli, l'intero sistema salterebbe. Ecco quindi la necessità di poter controllare l'intera massa monetaria e, nel caso, sottrarne la disponibilità ai legittimi proprietari.

2) La massa dei debiti, a livello mondiale, è tale da essere praticamente inestinguibile. La sua inevitabile crescita raggiungerà il punto in cui bloccherà la crescita economica, ed innescherà una recessione a 2 cifre. Non esiste alcun modo per evitare questa evenienza se non il rapido e repentino abbattimento di questa massa di debiti. Che lo si faccia con l'emissione di nuova moneta, e quindi inflazionando quella esistente, oppure con una super patrimoniale che tagli del 50% tutti i depositi e gli asset finanziari, non cambia la necessità di avere il controllo totale di tutta la massa monetaria.

3) La tecnologia, l'aumento del costo dell'energia, la scarsità delle risorse, produrranno un aumento continuo del tasso di disoccupazione. Nessuno sa come uscirne, mentre tutti sanno che questo provocherà forti tensioni sociali che potrebbero degenerare in vere e proprie rivolte. L'abolizione del contante serve ad avere un maggiore controllo sugli individui, e quindi ad agevolare la sottomissione di grandi masse di diseredati.

4) Gli stati, per garantire la remunerazione ai detentori del debito pubblico, disporranno di sempre minori risorse da destinare al walfare, con la conseguenza dell'acuirsi delle diseguaglianze e dell'esasperazione delle masse che, ad un certo punto, potrebbero rivoltarsi ed abbattere in modo cruento il sistema di potere attuale.

5) La plutocrazia giudo massonica raggiunge l'obiettivo che si era prefissata 2 secoli fa. Con l'abolizione del denaro contante ogni transazione deve necessariamente passare attraverso le banche, le quali trarranno un profitto più o meno grande da ogni nostra spesa. Con la conseguenza che quotidianamente il sistema bancario sottrarrà all'intero pianeta una parte della sua ricchezza, e lo farà sostenendo costi minimi, dato che tutto potrà essere gestito da pochi elaboratori elettronici. Con le enormi ricchezze di cui disporrà, questa demoniaca plutocrazia sarà in grado di controllare qualunque governo e tutta l'informazione planetaria. Si instaurerà, in pratica, la peggiore delle tirannidi, tanto più subdola in quanto pochi ne percepiranno l'esistenza.

Naturalmente spero che le mie ipotesi siano solo il frutto della mia fantasia, e che l'abolizione del contante sia solo il frutto della stupidità dei nostri governanti.

Il contenuto di questo articolo, pubblicato da Cobraf - che ringraziamo - esprime il pensiero dell' autore e non necessariamente rappresenta la linea editoriale di Wall Street Italia, che rimane autonoma e indipendente.
 

tontolina

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Prima di tutto occorre scomputare il denaro contante: tassare il contante, fino a quando questo rimane tale, è un esercizio impossibile da praticare. Non deve sorprendere, infatti, che buona parte del mondo politico, sarebbe favorevole ad una progressiva abolizione del denaro contante. Ciò perché, per obbligo normativo, questo, verrebbe depositato in banca e quindi diverrebbe individuabile da parte del fisco, facendo emergere materia imponibile da colpire, più o meno ferocemente.
Ecco come potremmo essere colpiti da una patrimoniale

di: Paolo Cardenà Pubblicato il 24 aprile 2013| Ora 09:42
Ecco come potremmo essere colpiti da una patrimoniale





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La parte prevalente della ricchezza degli italiani è costituita da abitazioni, ma e' gia' ampiamente tassata con l'Imu. Le classi che si prestano a essere colpite sono quelle liquide (depositi bancari, di conto corrente, o postali). Cipro docet. L'opinione di Paolo Cardenà





Questo articolo rappresenta la seconda puntata del filone sul rischio di una patrimoniale in italia, offrendo un quadro completo sull'eventualità di un'imposta simile. In rete non esiste nulla di simile che affronti il problema in modo chiaro, completo e scientifico, come invece viene fatto qui.
Leggi prima puntata: Aspettando una patrimoniale


ROMA (WSI) - Nei giorni scorsi abbiamo già proposto un articolo introduttivo nel quale siamo giunti alla conclusione che la ricchezza degli italiani, essendo di oltre 4 volte lo stock del debito pubblico, costituisce la garanzia offerta agli investitori che investono nel nostro debito pubblico.
Quindi, in base ai dati resi noti da Bankitalia, siamo giunti alla conclusione che il patrimonio degli italiani è costituito da:

- Attività reali per 5977.80 miliardi di euro
- Attività finanziarie per 3541 miliardi di euro
- Passività finanziarie per circa 900 miliardi di euro

Queste due macro classi di attività, dedotte dalle passività, costituiscono la ricchezza netta degli italiani che quindi viene quantificata in euro 8619,3 miliardi di euro.

Il dato, essendo multiplo di oltre quattro volte lo stock di debito pubblico, fa un po' impressione e suscita l'interesse di chi vorrebbe che, almeno parte di questa enorme ricchezza, possa essere utilizzata per abbattere il debito pubblico confinandolo entro volumi di maggio sostenibilità.

C'è chi evoca addirittura la necessità di portare il rapporto debito/pil sotto il 100% (oggi al 127%). Non solo, ma anche buona parte dei burocrati europei auspicano, per l'Italia, una soluzione di questo tipo al fine di consentire di porre il debito pubblico italiano in un sentiero di maggior sostenibilità, abbattendo anche il costo per interessi che, ogni anno, costa al contribuente italiano circa 80 miliardi di euro, con previsioni di crescita fino a raggiungere oltre i 100 miliardi nel 2015.

Addirittura, qualche settimana fa , l'invito è stato rilanciato anche dal capo economista della Commerzbank, Jörg Krämer, che ha auspicato l'applicazione di un'imposta patrimoniale del 15% sulle attività finanziarie in possesso ai risparmiatori italiani (titoli di stato, obbligazioni conti correnti ecc ecc), in modo da ridurre il debito pubblico entro il 100% in ragione del Pil, e abbattere considerevolmente anche gli oneri al servizio del debito.
Alla luce di quanto sopra, cerchiamo di capire in che modo potrebbero essere tassate queste ricchezze e le difficoltà che potrebbero riscontrarsi nell'applicazione di una imposta patrimoniale (ordinaria o straordinaria) da parte dello stato. Per fare ciò, occorre procedere alla scomposizione della ricchezza.

Abbiamo detto che le attività reali costituiscono circa 6000 miliardi di euro, e queste sono costituite da abitazioni, oggetti di valore, fabbricati non residenziali, impianti e macchinari, e infine terreni, per un totlae di precisamente 5.977,8 miliardi di euro.

Dai dati desumiamo che la parte prevalente della ricchezza è costituita da abitazioni, già ampiamente tassata con l'IMU o con altre imposte minori (ma non marginali). Gli oggetti di valore, essendo per lo più costituiti da beni non registrati (preziosi, oggetti di antiquariato, d'arte e da collezione) sfuggono dalla possibilità di poter essere tassati per il semplice fatto che, il fisco, non potrà mai tassare ciò di cui non ne conosce la collocazione e quindi la proprietà.

I fabbricati non residenziali e i terreni, sono anch'essi già tassati. Mentre gli impianti e i macchinari, attrezzature e avviamenti, rientrando prevalentemente nelle disponibilità delle imprese per l'esercizio delle proprie attività, non potrebbero essere tassati, poiché ciò graverebbe sulle imprese che già scontano livelli di prelievo fiscale insostenibile, con picchi del 70/75% o forse più.

Quindi, la parte di ricchezza effettivamente tassabile e che desta l'attenzione da parte del fisco è costituita dai 5 miliardi delle abitazioni. Va precisato che tale ricchezza, essendo astratta e non liquida, mal si presta ad essere tassata con un'imposizione patrimoniale straordinaria per il semplice fatto che, per il contribuente, possedere un patrimonio immobiliare (anche rilevante) non significa possedere di liquidità a sufficienza per poter pagare un'eventuale imposizione patrimoniale di carattere straordinario. Senza poi trascurare il fatto che una tassazione di questo genere, magari di qualche punto percentuale, farebbe precipitare anche il valore degli immobili e non è affatto detto possa esistere un mercato capace di assorbire l'offerta di immobili che potrebbero essere posti in vendita.

Anzi, stando l'attuale crisi economica, sembrerebbe proprio il contrario. Tuttavia, il rischio è quello che lo Stato possa intervenire su questa tipologia di ricchezza inasprendo il prelievo fiscale già esistente, magari rivalutando le rendite catastali o, molto più semplicemente, aumentando la percentuale di prelievo ai fini IMU, rendendo il prelievo strutturale, ossia ripetuto negli anni. Ma è evidente che questo avrebbe delle controindicazioni poiché rischierebbe di produrre effetti fortemente recessivi, stante la diminuzione del reddito disponibile delle famiglie per effetto della crisi. Quindi, per tali asset di ricchezza, appare del tutto limitata la possibilità, da parte dello stato, di ottenere un gettito superiore a quello ad oggi prodotto.

Anche se, a parer di chi scrive, si ravvisa l'opportunità di riformare le caratteristiche del prelievo IMU, riducendo o azzerando il prelievo sulle prime abitazioni, offrendo maggior progressività all'imposizione in ragione del valore del patrimonio immobiliare del contribuente, e scorporando dai valori imponibili le eventuali passività gravanti sulle proprietà immobiliari (mutui). Tuttavia, rilevata l'impossibilità di poter ottenere un gettito straordinario dalla ricchezza immobiliare, giova ricordare la bizzarra e fantasiosa imposta patrimoniale ipotizzata nell’estate del 2011 dall’ex Ragioniere Generale dello Stato Andrea Monorchio. Secondo quest’ultimo, in Italia, sarebbe auspicabile introdurre un imposta patrimoniale che consenta di garantire con beni reali il debito pubblico Italia. In altre parole e semplificando, si tratterebbe di introdurre un ipoteca forzosa sul patrimonio immobiliare insistente in Italia, e garantire le emissioni di particolari titoli di stato, con dei beni reali e quindi facilmente escutibili in caso di insolvenza da parte dello Stato. Da segnalare che, secondo l’idea di Monorchio, questi titoli sarebbero dovuti essere sottoscritti dalla BCE, in contrasto con tutti i trattati europei che vietano la monetizzazione del debito da parte della banca centrale. Niente male come idea, se non fosse che neanche un Paese bolscevico sarebbe capace di arrivare a tanto.

Veniamo, ora, alla ricchezza finanziaria quantificata in 3541 miliardi di euro, tentando di comprendere in che modo potrebbe essere interessata da un'eventuale imposizione patrimoniale.

In questa categoria di ricchezza sono ospitate un numero di attività che, l'analisi prodotta da Bankitalia, sostanzialmente, scompone in contanti (113,6 miliardi), depositi bancari (650,6 miliardi), risparmio postale (326,9 miliardi) e titoli (704,9 miliardi).

Molta materia imponibile da colpire con un'imposta patrimoniale feroce, si direbbe! Ma le cose non stanno esattamente in in questi termini, vediamo perché.
Prima di tutto occorre scomputare il denaro contante: tassare il contante, fino a quando questo rimane tale, è un esercizio impossibile da praticare. Non deve sorprendere, infatti, che buona parte del mondo politico, sarebbe favorevole ad una progressiva abolizione del denaro contante. Ciò perché, per obbligo normativo, questo, verrebbe depositato in banca e quindi diverrebbe individuabile da parte del fisco, facendo emergere materia imponibile da colpire, più o meno ferocemente.

Esistono inoltre altre categorie di attività che, sebbene parzialmente note al fisco, tassarle con un'imposizione patrimoniale, risulterebbe abbastanza difficile e soprattutto rischierebbe di fare più danni che altro. E' il caso, ad esempio, dei crediti commerciali. Tassare un credito vantato da un'azienda, benché tecnicamente possibile - obbligando ogni impresa a rendere noti al fisco i rispettivi crediti commerciali attraverso apposita comunicazione - appare non ortodosso, oltreché distruttivo. E poi, è evidente che al credito di un'azienda, corrisponda un debito di un'altra azienda. Siccome sarebbe ragionevole attendersi che il credito possa essere scomputato dal debito, alla fine, la base imponibile sarebbe comunque limitata e un'eventuale imposizione patrimoniale, anche in questo caso, graverebbe sulle imprese che già scontano livelli di prelievo fiscale insostenibile, con picchi del 70/75% o forse più.

Discorso del tutto simile può essere osservato per le riserve assicurative. Anche queste potrebbero essere tassate, ma non senza difficoltà, contraddizioni, e non senza arrecare più danni che guadagni. L’applicazione di una imposta patrimoniale feroce, verosimilmente, andrebbe a colpire anche i fondi pensione e i fondi assicurativi, verso i quali un numero non del tutto indifferente di risparmiatori hanno riposto le speranze per ottenere l’integrazione pensionistica, al fine di integrare (o sostituire) la pensione erogata dai vari enti previdenziali. Sotto questo punto di vista, le scelte del governo volte all’applicazione di una imposta patrimoniale straordinaria, contrasterebbero con le politiche di welfare e con le varie riforme pensionistiche varate negli ultimi 10/15 anni, o forse più. Al riguardo, vale la pena ricordare che tali politiche hanno impresso uno stimolo allo sviluppo di forme pensionistiche alternative, capaci di integrare i flussi finanziari del risparmiatore in età pensionabile, al fine di arginare la progressiva diminuzione delle prestazioni garantite dai veri enti pensionistici. Non un problema da poco, direi.

Anche la ricchezza riconducibile alle partecipazioni in società di capitali non quotate (circa 420 miliardi di euro) o alle partecipazioni in società o quasi società (circa 205 miliardi di euro) è di difficile imposizione poiché, essendo questa una ricchezza riconducibile essenzialmente a partecipazioni in piccole società che non hanno una valutazione di mercato giornaliera (come invece avviene per le società quotate), oltre ad essere del tutto astratta, occorrerebbe definire un criterio attendibile di valutazione della partecipazione. Benché sia possibile effettuarlo per via amministrativa, il rischio è proprio quello di subire una valorizzazione arbitraria da parte dello Stato attraverso delle procedure che possano valorizzare determinati asset non in maniera pertinente. In sostanza, è un po’ come oggi avviene con gli studi di settore per la quantificazione dei redditi di impresa. E in anche in questo caso l’esperienza ci conferma quanto possano risultare arbitrarie e non pertinenti la determinazione del fisco. Inoltre, nel caso di imposte patrimoniali applicate ad imprese o aziende, c’è da dire che queste comporterebbero anche un'ulteriore abbattimento della competitività della imprese che, a quel punto, dovrebbero compensare la compressione di redditività patita con l’imposta applicata, attraverso un aumento di prezzi che le renderebbe ancor meno competitive, e aggravando una situazione già di per se critica.



Per il ragionamento sopra esposto, quindi, escludendo le componenti sopra descritte, la ricchezza che rimarrebbe rilevante ai fini di un imposizione patrimoniale, per lo più in forma liquida, sarebbe circa 2000 miliardi così desunti:

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La ricchezza degli italiani espressa in contanti


A rigor di logica, da questo stock di ricchezza finanziaria così determinata, dovrebbero essere scomputate le passività che ammontano a circa 900 miliardi di euro, restituendo un imponibile tassabile di appena 1100 miliardi di euro. Riducendo la base imponibile da colpire, il pericolo è proprio quello che l'azione dello Stato, a parità di gettito atteso, possa concentrarsi su patrimoni molto più piccoli e quindi colpire in maniera indiscriminata anche una platea diffusa di piccoli risparmiatori.
Infatti, tenuto conto che i depositi bancari e postali si avvicinano, già di loro, alla soglia dei 1000 miliardi, ciò significa che questi sono distribuiti su tutto l'universo dei risparmiatori italiani, piccoli compresi. Anzi, soprattutto piccoli; poiché è ragionevole attendersi che i grandi patrimoni (anche liquidi), con ogni probabilità, siano stati già collocati in sicurezza fuori dal perimetro nazionale. Senza considerare poi che, in Italia , vige (forse) un sistema di garanzia dei depositi di conto corrente fino a 100 mila euro, che dovrebbe quantomeno escludere prelievi straordinari fino a tali somme, riducendo ulteriormente la base imponibile da colpire. Ma su questo, personalmente, nutro qualche dubbio e comunque, dipende dagli obbiettivi di gettito prefissati dallo stato, e soprattutto dallo stato di bisogno.

Pensare che con un'imposizione patrimoniale straordinaria possa ottenersi un gettito di 400/500 miliardi di euro come quanto auspicato da "autorevoli" commentatori, appare del tutto irrealistico, oltreché destabilizzante per uno stato di diritto, ove la proprietà privata e la tutela del risparmio è anche garantita costituzionalmente. Ma ciò non toglie che questo patrimonio possa essere comunque esposto al rischio di qualche forma di imposizione patrimoniale o, peggio, confisca.

Gli investimenti finanziari (ossia in titoli di stato, fondi comuni, azioni ecc) per loro natura, si prestano ad essere colpiti con maggiore attitudine rispetto ad altre tipologie di asset. Ma anche in questo caso, l’applicazione di una imposta patrimoniale straordinaria fortemente invasiva in termini di prelievo fiscale, rischierebbe di produrre più danni che guadagni. Pensiamo, ad esempio, ad un pacchetto di azioni detenute da un risparmiatore, supponiamo per 100.000 euro, e che vengano colpite da un imposta straordinaria di qualche punto percentuale. In questo caso, se il risparmiatore non dovesse disporre di liquidità sufficiente per provvedere al pagamento dell’imposta, egli sarebbe costretto a liquidare parte del proprio investimento al fine di ottenere le risorse necessarie per provvedere al pagamento dell’imposizione tributaria. Questo, se effettuato su scala rilevante, determinerebbe pericolose distorsioni di mercato. Si pensi, ad esempio, alla caduta dei prezzi che si potrebbero determinare su un titolo: il risparmiatore ne risulterebbe doppiamente penalizzato poiché, oltre a subire una diminuzione del patrimonio per effetto dell’imposizione fiscale, subirebbe anche il deprezzamento del proprio portafoglio titoli per effetto delle vendite sui titoli. Questo appare tanto più vero nel nostro mercato finanziario, il quale, essendo di modeste dimensioni, risulta particolarmente esposto alla possibilità di variazione di prezzi anche con capitali relativamente esigui. Inoltre, ciò rischierebbe di avvantaggiare investitori stranieri (quindi esenti da imposta), che in quest’ultimo caso, potrebbero acquistare pacchetti azionari a buon mercato per effetto della depressione dei prezzi causata da una patrimoniale feroce. Evidentemente. le conseguenze nefaste non si esaurirebbero con le casistiche appena descritte, ma andrebbe ben oltre.

Discorso analogo potrebbe essere effettuato per le obbligazioni societarie (soprattutto bancarie) o con i titoli di stato LETTURA SUGGERITA. Ma, in quest’ultimo caso, occorre effettuare qualche ulteriore ragionamento in virtù del fatto che, il titolo di stato, essendo un debito dello Stato che si vorrebbe abbattere proprio attraverso l’imposizione patrimoniale straordinaria, lo Stato potrebbe essere tentato di operare una compensazione tra il suo credito derivante dall’imposizione tributaria e il suo debito rappresentato dal titolo di Stato nel portafoglio del risparmiatore. In altre parole, in questo caso, laddove non si dispongano di risorse necessarie per poter corrispondere l’imposizione tributaria, lo Stato potrebbe effettuare una compensazione tra il proprio credito (imposta patrimoniale) e il proprio debito (titolo di stato), diminuendone o azzerandone gli interessi previsti o, nei casi più "estremi", decurtandone il capitale alla scadenza del titolo. In buona sostanza, un default mascherato da una patrimoniale.

Concludendo, le classi di attività che si prestano ad essere colpite con maggior attitudine, anche con imposizioni feroci, sono proprio quelle liquide (ad esempio depositi bancari, di conto corrente, o postali), poiché aggredire tali patrimoni costituisce, per lo stato, garanzia sulla celerità e sul buon esito della pretesa tributaria. In tal senso, anche quelle attività in cui lo stato risulta essere debitore (titoli di stato) si prestano con particolare attitudine a soddisfare le proprie esigenze, in quanto, lo stato, potrebbe agevolmente compensare la sua posizione debitoria con il credito emerso per effetto dell'imposizione fiscale.

Analogo discorso può essere osservato per le obbligazioni bancarie, le quali, anche per via normativa, potrebbero essere sottoposte ad un haircut al fine di obbligare il risparmiatore (investitore) a contribuire al salvataggio di qualche banca di medie grandi dimensioni che potrebbe trovarsi in stato di difficoltà. Cipro insegna.

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tontolina

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alla popolazione vogliono impedire l'uso del contante perchè così non evadono il fisco e non riciclano il denaro sporco


però i veri delinquenti stanno altrove e in luoghi insospettati [o meglio lo sanno benissimo]


Riciclaggio, 34 arresti tra cui giudice Tar Lazio e 2 carabinieri

giovedì 16 maggio 2013 09:48

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MILANO (Reuters) - Trentaquattro persone - tra cui un giudice amministrativo del Tar del Lazio - sono state arrestate stamani dalla Gdf nell'ambito di un'inchiesta sul riciclaggio di denaro sporco in Italia e all'estero, oltre alla commercializzazione di oro senza autorizzazioni.
Una nota delle Fiamme gialle spiega che tra gli arrestati ci sono anche avvocati, commercialisti e due carabinieri che, "dietro la prospettiva di lauti compensi, fornivano il proprio apporto qualificato nella programmazione e nella realizzazione degli affari di cambio valuta di provenienza illecita".
L'inchiesta, coordinata dalla procura di Palermo, ha portato all'esecuzione di 22 ordinanze di custodia cautelare in carcere e 12 agli arresti domiciliari, oltre a 85 perquisizioni in tutta Italia.
Le ipotesi di reato vanno dall'associazione per delinquere aggravata dalla transnazionalità, finalizzata al riciclaggio di ingenti quantitativi di denaro in divisa estera e al commercio dell'oro, oltre a falsificazione, spendita e introduzione nello stato di monete falsificate, detenzione illegale di armi e munizionamento, truffa e violazioni alla disciplina del mercato dell'oro.
Secondo gli inquirenti, che si sono serviti anche di un finanziere "infiltrato" sotto copertura, l'organizzazione era "dedita a violazioni valutarie in titoli, valori e mezzi di pagamento nazionali, europei ed esteri, nonché all'esecuzione di illecite movimentazioni finanziarie e di capitali, anche transnazionali".
Le indagini hanno portato al sequestro di valuta pari a 11 milioni e mezzo di euro e alla denuncia di 93 persone.
Le attività hanno interessato le province di Palermo, Roma, Torino, Aosta, La Spezia, Milano, Varese, Como, Verona, Vicenza, Padova, Modena, Firenze, Arezzo, L'Aquila, Frosinone, Benevento, Napoli, Crotone, Cosenza, Messina e Catania.
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ROVIGO

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ECCOVI il NAPO!!!!!!!



€ ? AHCHIIIII ! Lotta contro il contante? Ma quando mai!!! A Napoli "circola" la moneta/coupon NAPO.
 
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