Lombardia di Formigoni (1 Viewer)

tontolina

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DA QUI A DACCÒ - I SOLDI DELLA REGIONE LOMBARDIA SONO FINITI IN OGNI ANGOLO DEL MONDO - IL MASSONE SVIZZERO SANDRO FENYO, CHE SUBENTRÒ NEL 2010 A GIANCARLO GRENCI COME FIDUCIARIO DI PASSERINO E DACCÒ, DENUNCIA ALTRI 20 MLN ***8364; DI INVESTIMENTI NASCOSTI IN SVIZZERA E TRANSITATI IN DIVERSI PARADISI FISCALI PER POI ESSERE PRELEVATI DA DACCÒ PRIMA CHE SCOPPIASSE LO SCANDALO SANITÀ - IL FILO CHE UNISCE MASSONERIA E CL...

1 - LOMBARDIA OFFSHORE. ALTRI 20 MILIONI NASCOSTI IN SVIZZERA. E UNA RETE DI CONTI TRA SINGAPORE E PANAMA. È IL NUOVO FRONTE DELL'INCHIESTA SU FORMIGONI
Paolo Biondani per "l'Espresso"
ROBERTO FORMIGONI MANI ALZATE
Nella saga dei tesorieri ciellini che hanno inguaiato Roberto Formigoni spuntano altri 20 milioni di euro. Una barca di soldi ormeggiati in società anonime nei più impenetrabili paradisi fiscali, da Singapore al Delaware, da Panama alle Bahamas. Ma in gran parte ritirati in contanti alla vigilia degli arresti. Un nuovo tesoro nascosto, insomma, che si aggiunge agli oltre 70 milioni di fondi neri scoperti nei mesi scorsi dai magistrati milanesi che hanno arrestato Piero Daccò e Antonio Simone, i lobbisti sanitari di Comunione e liberazione.
Ora accusati tra l'altro di aver corrotto il presidente della Lombardia con regali da sultano per almeno 7,8 milioni.
VIGNETTA BENNY FORMIGONI IN BARCA

Il nuovo troncone d'inchiesta nasce dalle rivelazioni di un fiduciario svizzero, Sandro Fenyo, che sta collaborando con la Procura di Milano dopo essersi visto accusare di riciclaggio, a suo dire ingiustamente. Il professionista di Lugano, 52 anni, antenati ungheresi (si pronuncia Fenyò), costruisce per mestiere forzieri anti-tasse: apre conti bancari e li intesta a società anonime. In Svizzera è lecito, purché l'evasione fiscale non nasconda reati più gravi.
Alla fine del 2009 Fenyo, che dirige la fiduciaria Manfid, viene contattato da un cliente mai visto prima: Costantino Passerino, amministratore della Fondazione Maugeri, un colosso privato della sanità lombarda.
Il manager italiano vuole sostituire il suo precedente fiduciario, per cui gli chiede una nuova rete di conti e società-schermo. Meno di sei mesi dopo, nella tarda primavera del 2010, Passerino gli presenta un altro italiano, che ha ancora più urgenza di nascondere fiumi di denaro: Piero Daccò.

DACCO' - FORMIGONI

Fenyo sa che tutti quei soldi escono dalle casse della Maugeri, ma classifica il caso come normale evasione. Da mascherare con la classica triangolazione Italia-Malta-Svizzera. Nessuno gli dice (o almeno così giura) che quel tesoro è formato da una grossa fetta dei rimborsi pubblici «discrezionali» (oltre 200 milioni) concessi alla Maugeri dalla giunta lombarda, presieduta sin dal '95 da un politico molto amico di Daccò, il cattolicissimo Formigoni.
FORMIGONI SULLO YACHT DI DACCO

Fenyo invece è un massone dichiarato: è il gran maestro di una loggia di Lugano. Gli agganci bancari non gli mancano. Quindi accetta di aprire conti offshore per quella coppia di italiani. Le società-schermo sono collocate nei paradisi fiscali più in voga, come lo stato americano del Delaware, e qualcuna gestisce veri investimenti fuori dall'Europa. Tutte le altre però servono solo a mascherare gli effettivi beneficiari di nuovi depositi in Svizzera, come il conto "Hornblower" alla Bsi di Lugano, per un valore di almeno 20 milioni.

antonio simone b

Un fiume di denaro prosciugato in pochi mesi: gran parte dei soldi vengono prelevati in contanti da Daccò,
proprio mentre in Italia esplode il calderone della sanità lombarda. Nel 2011 diventa conclamato il dissesto del San Raffaele, che nonostante i massicci finanziamenti regionali (450 milioni all'anno solo dalla Lombardia) ha accumulato un passivo di ben 1,5 miliardi. Il 18 luglio si uccide il manager dell'ospedale privato, Mario Cal, e i suoi più stretti collaboratori cominciano a parlare ai pm di un incredibile vortice di fondi neri, tangenti di fornitori e appaltatori, buste di banconote tra Italia e Svizzera. Nel novembre 2011 Daccò finisce in carcere per la bancarotta del San Raffaele: è accusato di aver sottratto 5 milioni in contanti e altri 35 con vendite pilotate di aerei privati. E a fine anno si pente il primo gestore dei suoi conti esteri.
FONDAZIONE SALVATORE MAUGERI


Si chiama Giancarlo Grenci, ha 42 anni, ha imparato il mestiere nella chiacchieratissima Fidinam e ora è uno dei big della Norconsulting, una delle fiduciarie più affermate di Lugano. Daccò e Simone sono suoi clienti dal lontano 1997. Terrorizzato dal crac del San Raffaele, Grenci consegna ai pm Luigi Orsi e Laura Pedio quattro cd con migliaia di documenti, che in aprile portano in cella anche Simone, con tutto il vertice della Maugeri.


Ma dove sono finiti i 70 milioni della Fondazione?
salvatore maugeri

con le carte di Grenci, i magistrati sequestrano ville e terreni, in Italia, ma solo per 23 milioni. I tesorieri ciellini ne hanno investiti almeno il doppio all'estero, tra Cile, Israele e Argentina, dove tra i soci di Daccò spunta pure la sua amica Alessandra Massei, ciellina doc, sua ex dipendente in un ospedale privato, diventata capo della programmazione sanitaria della Regione Lombardia.
Grenci rivendica di aver bloccato, poco dopo il suicidio di Cal al San Raffaele, la richiesta di venderle una villa a Bonassola, in Liguria. Ma documenta che sono spariti altri 11 milioni, ritirati in contanti da Daccò.

Le carte di Grenci si fermano al 2010, quando gli subentra Fenyo. Ma anche il nuovo fiduciario dei lobbisti ciellini (l'ultimo conosciuto) può aggiungere solo che mancano all'appello altri 20 milioni. Alcuni sarebbero finiti a Singapore a disposizione di Passerino, arrestato mentre progettava la fuga. Un paio sarebbero in Russia, come alibi per fantomatiche consulenze scientifiche. Ma tutti gli altri li ha presi Daccò.
Il suo avvocato, Giampiero Biancolella, esclude colpi di scena: «Non c'è alcun mister X della politica dietro i conti esteri. Le carte dei fiduciari dimostreranno che tutti i soldi sono rimasti nelle società di Daccò e Simone».
Mario Cal

Il problema è che Gianfranco Mozzali, ex factotum della Maugeri, ricorda confidenze opposte: una settimana prima dell'arresto per il San Raffaele, «Daccò ha detto a Passerino, che era preoccupatissimo, di stare tranquillo, in quanto lui aveva sistemato i suoi conti in modo che non risultassero uscite verso politici o funzionari pubblici e che il denaro rimaneva nella sua disponibilità».
La caccia al tesoro e ai possibili complici, dunque, continuerà per mesi. Fenyo e Grenci hanno fatto i nomi di altri fiduciari tra Svizzera e Dubai. Ma a complicare le indagini è la scoperta che Daccò e Simone hanno un terzo giro di conti, da Panama alle Bahamas, affidati a fiduciari sconosciuti perfino agli svizzeri. E stando a una e-mail sequestrata a Fenyo, i dioscuri di Cl avrebbero investito «oltre 40 milioni di dollari» pure ai Caraibi. Beati i poveri, ma nel regno dei cieli.

2 - GLI AFFARI TRA MASSONI E CIELLINI
DON VERZE E CAL P. B. per "l'Espresso"

Massoni e ciellini uniti dal denaro. Sandro Fenyo, il fiduciario svizzero che dal 2010 gestiva i conti esteri dei tesorieri ciellini Daccò e Simone, era al tempo stesso il gran maestro di una delle due logge di Lugano, quella intitolata allo statista liberal-radicale Brenno Bertoni. Carica persa l'anno scorso, dopo lotte interne fomentate anche dal coinvolgimento nelle indagini italiane.
«Quella non è la P2: è una loggia ufficiale, il ruolo di Fenyo era pubblico, la massoneria non c'entra con i clienti italiani», replica una persona vicina al fiduciario, che «da questa storia ha avuto solo danni: rischia un'accusa di riciclaggio per una parcella di poche migliaia di euro».
Questa coincidenza tra opposti ideali, caso strano, ha un precedente. L'inchiesta "Oil for food" (tangenti all'Iraq di Saddam in cambio di petrolio), che ha provocato tra l'altro la condanna in primo grado per falsa testimonianza di Alberto Perego, ora indagato con Formigoni per le corruzioni sanitarie, era nata nel 2004, quando le autorità americane scoprirono una raccomandazione del governatore lombardo a favore della Cogep, una società petrolifera controllata dalla famiglia Catanese. Lo zio più famoso è stato per anni tesoriere del Grande Oriente d'Italia. E i nipoti sono tuttora in affari con big di Cl come Fabrizio Rota, ex segretario di Formigoni in Regione Lombardia.


 
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I verbali dell’inchiesta sulla sanità lombarda

«Simone e Daccò? Fu la Regione a dirci di passare da loro»

Il direttore della Maugeri: così ottenemmo favori

MILANO — Non sono stati Daccò e Simone ad «aprire le porte della Regione» Lombardia di Formigoni alla Fondazione Maugeri. È stato l’esatto contrario: sono cioè stati «organi della Regione Lombardia» a «dare alla Maugeri l’indicazione di rivolgersi agli intermediari Simone e Daccò per ottenere provvedimenti amministrativi favorevoli», è stato insomma il Pirellone a dire alla Maugeri che erano Simone e Daccò «le persone giuste» in Regione per avere delibere da 200 milioni di euro in 10 anni. È ......

«Simone e Daccò? Fu la Regione a dirci di passare da loro» - Milano
 

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arrestato Domenico Zambetti

Colpo in Regione Lombardia, arrestato Domenico Zambetti. Avrebbe acquistato voti dalla 'ndrangheta


Mercoledì, 10 ottobre 2012 - 08:03:00




Un colpo fortissimo. Di quelli che rischia di far vacillare davvero il Pirellone. E' stato spiccato un ordine di arresto nei confronti dell'assessore alla Casa Domenico Zambetti: i carabinieri parlano di operazione "senza precedenti".

Il titolare della delega alla Casa avrebbe comprato dalla 'ndrangheta un pacchetto di voti consistente pagandoli "50 euro circa l'uno".

Nell'ordinanza firmata dal gip Alessandro Santangelo nell'elenco degli arrestati figura anche Ambrogio Crespi, fratello minore di Luigi, ex sondaggista di Silvio Berlusconi. Era proprio Crespi, secondo l'accusa, a rastrellare i voti nei quartieri periferici di Milano.


Silenzio stampa dalla Lega Nord.

Secondo rumors di Affaritaliani.it il segretario della Lega Lombarda avrebbe chiesto ai fedelissimi una pausa di riflessione per capire che cosa sta succedendo e quanto profondamente la 'ndrangheta è entrata in Regione. Il Carroccio a questo punto deve scegliere se staccare o no la spina. Di certo, si ragiona in via Bellerio, quanto accaduto rafforza la contrarietà della Lega nei confronti del sistema delle preferenze. (Fabio Massa)
 

tontolina

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Formigoni, Lega chiede voto ad aprile
MilanoToday » Politica
"Mai con la mafia". La Lega medita di staccare la spina a Formigoni

Salvini e Maroni determinatissimi, ma il Pdl: "Se cade la Lombardia, a catena giù Veneto e Piemonte". Venerdì giornata cruciale, Lega e Pdl mai così lontani negli ultimi anni

di Redazione - 11 ottobre 2012
Formigoni, Lega chiede voto ad aprile



è un po' che medita
mi pare 4 anni
ma quando ci sono gli sghei di mezzo
meditano meditano meditano


ma perchè non fanno nell'eremo di san pietro?




Potrebbe interessarti: Formigoni, Lega chiede voto ad aprile
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Caront€

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se va avanti così sotto un ponte!
vuoi vedere che alla fine la migliore è la Minetti...
ci toccherà pure chiderle scusa...
ps
ricordo a tutti i NON possessori di 40000€ di evitare qualsiasi commento sul pisello di zio Silvio :rolleyes::rolleyes::rolleyes:
 

tontolina

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adesso che vediamo il furto generalizzato
cominciamo a capire dove finivano i soldi che tagliavano alla sanità
alle persone meno abbienti
ai bambini hanidcappati
agli ospizi


ed oggi anche il governo tecnico Monti
fa cassa sui disabili, sugli anziani e sugli ammalati
 

f4f

翠鸟科
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taglialegna da CiubeBBa;at Tokyo as Zenigata;capt
vuoi vedere che alla fine la migliore è la Minetti...
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ricordo a tutti i NON possessori di 40000€ di evitare qualsiasi commento sul pisello di zio Silvio :rolleyes::rolleyes::rolleyes:

:lol::lol::lol:

frase che si potrebbe leggere: facciamo una colletta, e quando raggiungiamo i 40.000 potremo, collettivamente , parlare dello zio
chè poi si sa : lozio è il padre dei vizi :cool: ;) :lol::lol::lol:
 

tontolina

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Italia Ottomana. Ma molto Peggio (di Maurizio Blondet)

7 ottobre 2012 Di Maurizio Blondet



Nota di Rischio Calcolato: riproponiamo un recente articolo di Maurizio Blondet apparso il 06 Ottobre 2012 su www.effedieffe.com, a cui raccomandiamo un abbonamento.
Si resta evidentemente sopraffatti, soverchiati, dalle ondate di porcate che il «personale pubblico» ci versa addosso. Come per le onde oceaniche alle Havaii amate dai surfisti , lo spettacolo ha una sua paurosa grandiosità, se non ci fossimo in mezzo. Troppo frequenti le ondate, troppo alte e mostruose anche per gli assuefatti di surf italico: ti sommergono e, appena riesci ad emergere dalla lurida massa per respirare, ecco l’altra ondata.
Per questo non si ha tempo per porsi certe domande: noi siamo senza respiro, affoghiamo. Ma il fatto è che non se le pone il governo Monti. Non se le pongono i grandi media. Zitti zitti, naturalmente, i partiti. E la benemerita magistratura, contabile ed ordinaria. Per esempio:
Antonio Piazza
Chi ha messo Antonio Piazza all’Aler?Piazza è quel tizio, presidente dell’Aler (Azienda Lombarda Edilizia Residenziale) di Lecco, il quale, multato perché con la sua Jaguar aveva parcheggiato in un posto riservato ai disabili, si è vendicato tagliando le gomme all’auto del disabile stesso, il quale aveva segnalato ai vigili la sua infrazione. Ma questo, in fondo, è il meno. Il fatto agghiacciante è che, avvicinato da giornalisti e telecamere, il Piazza ha rivelato accento dialettale da mafioso siculo-calabro, sguardo furbo-sfuggente da pregiudicato, mente da subnomale ed inarticolatezza di linguaggio da analfabeta rurale. Si intuisce che l’invalido ha avuto fortuna, a subire solo il taglio delle gomme; in una zona più isolata, il Piazza avrebbe potuto anche incaprettarlo e mettergli il sasso in bocca.
Come è stato in grado un figuro di così evidente insufficienza mentale, di dirigere un ente pubblico?

Chi l’ha scelto per la carica?
Meglio: «in quota dichi» il maturo teppista analfabeta è stato messo ad una poltrona che sicuramente rende un sacco di soldi, ma che dovrebbe anche comportare l’esercizio di qualche responsabilità, o almeno la lettura di qualche documento?
Non basta dire che Piazza è stato messo lì dal Pdl.

Bisogna anche domandarsi «chi», dei caporioni del Pdl, un bel giorno, in uno dei consessi per la distribuzione dei posti fra la coalizione di governo regionale, ha detto: «Per l’Aler ho l’uomo giusto: Piazza»?

Magari un La Russa, come può apparire da certe inflessioni dialettali del compare? O chi altro? E a proposito, altra domanda:


Italia Ottomana. Ma molto Peggio (di Maurizio Blondet) | Rischio Calcolato
 

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