L'euro-l'Europa e la CIA

Discussione in 'Macroeconomia - Politiche economiche' iniziata da tontolina, 3 Novembre 2015.

    3 Novembre 2015
  1. tontolina

    tontolina New Member

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    Saint Simon 2 giorni fa 1 commento
    Telegraph: i federalisti europei finanziati dalla spionaggio USA

    In questo vecchio articolo del 2000 del Telegraph, a firma di un giovane Ambrose Evans Pritchard, veniva portato in superficie quanto è sempre più evidente nella crisi europea: l’Unione Europea è fin dall’origine, nell’immediato dopoguerra, un progetto pensato, finanziato e diretto dagli USA per creare un’Europa politicamente ed economicamente vassalla. All’epoca questo progetto serviva a cementare l’Europa occidentale nella sfera d’influenza americana minacciata dal comunismo sovietico; oggi è usato come grimaldello per esportare le politiche economiche e sociali USA in Europa in modo da accelerarne la “statiunitizzazione” in attesa della ratifica del TTIP.
    di Ambrose Evans Pritchard, 19 settembre 2000
    Documenti governativi americani declassificati mostrano che le agenzie di intelligence degli Stati Uniti negli anni Cinquanta e Sessanta hanno condotto una campagna per creare lo slancio verso l’Europa unita. Hanno finanziato e diretto il movimento federalista europeo.
    I documenti confermano i sospetti espressi all’epoca, secondo i quali l’America stava lavorando aggressivamente dietro le quinte per spingere la Gran Bretagna in uno Stato Europeo. Un memorandum, datato 26 luglio 1950, fornisce le istruzioni per una campagna finalizzata a promuovere un Parlamento Europeo a pieno titolo. È firmato dal generale William J. Donovan, capo del servizio segreto americano in epoca bellica Office of Strategic Studies (OSS) [Ufficio di Studi Strategici, NdT], precursore della CIA.
    I documenti sono stati trovati da Joshua Paul, un ricercatore presso la Georgetown University di Washington. Essi comprendono i dossier rilasciati dai National Archives degli USA [Archivi Nazionali, NdT]. Il principale strumento di Washington per definire l’agenda europea è stato l’American Committee for a United Europe (ACUE) [Comitato americano per un’Europa unita, NdT], creato nel 1948. Il presidente era Donovan, che allora era apparentemente un avvocato privato.
    Il vicepresidente era Allen Dulles, il direttore della CIA negli anni Cinquanta. Il comitato includeva Walter Bedell Smith, il primo direttore della CIA, ed un elenco di figure e funzionari ex-OSS che entravano e uscivano dalla CIA. I documenti mostrano che l’ACUE finanziò il Movimento Europeo, la più importante organizzazione federalista negli anni del dopoguerra. Nel 1958, ad esempio, ha fornito il 53,5% dei fondi del movimento.
    La European Youth Campaign [Campagna della gioventù europea, NdT], un braccio del Movimento Europeo, è stata interamente finanziata e controllata da Washington. Il direttore belga, il barone Boel, riceveva pagamenti mensili in un conto speciale. Quando il direttore del Movimento Europeo, Joseph Retinger, di origini polacche, si risentì di questo livello di controllo americano e cercò di raccogliere fondi in Europa, venno subito rimproverato.
    I leader del Movimento Europeo – Retinger, il visionario Robert Schuman e l’ex primo ministro belga Paul-Henri Spaak – furono tutti trattati come dipendenti dai loro sponsor americani. Il ruolo degli Stati Uniti è stato gestito come un’operazione segreta. Il finanziamento dell’ACUE arrivava dalle fondazioni Ford e Rockefeller, nonché da gruppi d’affari con stretti legami con il governo degli Stati Uniti.
    Il direttore della Fondazione Ford, l’ex ufficiale dell’OSS Paul Hoffman, ottenne un doppio incarico come capo dell’ACUE alla fine degli anni Cinquanta. Anche il Dipartimento di Stato ha avuto un ruolo. Una nota della sezione europea, datata 11 giugno 1965, consiglia il vice-presidente della Comunità Economica Europea, Robert Marjolin, di perseguire l’unione monetaria di nascosto.
    La nota raccomanda di tacitare il dibattito fino al punto in cui “l’adozione di tali proposte diventerà praticamente inevitabile”.
     
  2. 3 Novembre 2015
  3. tontolina

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    Münchau sul FT: L’Euro e l’Espansione – Ecco i Due Grandi Errori Che Hanno Rovinato l’Europa

    Wolfgang Münchau sul Financial Times scrive un editoriale molto duro —anche se a tratti ambiguo— sui mali dell’Europa.

    Münchau ammette di essere stato tra i primi sostenitori del progetto euro (che ora considera un errore);

    questi sostenitori fin dall’inizio si dividevano a suo dire in due categorie:
    quelli che già sapevano che non avrebbe funzionato,
    e quelli che lo hanno fatto apposta per costringere i paesi europei alla deflazione dei salari e dei prezzi.

    (Nonostante questi presupposti, che riteniamo gravissimi, Münchau sembra ritenere l’intero progetto ancora riformabile — a voi il giudizio.)

    di Wolfgang Münchau, 01 novembre 2015
    La moneta unica è una trappola, e l’espansione verso est ha distratto l’UE dal vero problema.
    Non c’è stato praticamente anno nel quale l’UE non sia stata sull’orlo di qualche crisi: la crisi bancaria, la crisi del debito sovrano, l’annessione della Crimea da parte della Russia, adesso la crisi dei rifugiati.
    Si può sempre puntare il dito contro i singoli politici e affibbiare la colpa a qualcuno.
    Ma è piuttosto improbabile che tutta la sfilza dei fallimenti si possia spiegare come il prodotto del caso o della malvagità di alcuni.
    Per quanto mi riguarda attribuisco questi fallimenti a due errori catastrofici che sono stati commessi tra gli anni ’90 e l’inizio del nuovo millennio.
    Il primo è l’introduzione dell’euro, il secondo è l’espansione dell’UE da 15 a 28 paesi, avvenuta una ventina di anni fa. Potreste essere d’accordo con l’uno o l’altro di questi due punti, o magari con nessuno dei due. Ma sono in pochi ad essere d’accordo su entrambi.
    Io ero tra quelli che hanno sostenuto l’unione monetaria al tempo della sua introduzione. I sostenitori dell’euro, a quel tempo, venivano da due gruppi diversi, che hanno stretto tra loro un accordo “faustiano”.
    Coloro che facevano parte del primo gruppo credevano che l’euro, così com’era, sarebbe fallito, e speravano che sarebbe stato poi in qualche modo riaggiustato.

    Gli altri pensavano che il sistema avrebbe resistito rigidamente, e avrebbe piegato le economie dei suoi paesi membri verso nuove forme. Quest’ultimo gruppo riteneva che, per sopportare il rigore di un sistema di cambi fissi che assomigliava nientemeno che al Gold Standard, i paesi avrebbero dovuto adeguarsi agli shock economici attraverso aggiustamenti interni dei salari e dei prezzi — una direzione, essi credevano, che i paesi membri dell’euro sarebbero stati costretti a prendere.
    L’ammissione che l’euro è stato un errore non deve essere scambiata per il desiderio di distruggerlo. Ciò sarebbe ancora più catastrofico. È solo il riconoscimento che siamo intrappolati in un sistema monetario disfunzionale.
    Ma cosa c’entra tutto questo con l’espansione dell’UE? Il mio non è un argomento contro uno specifico stato membro, con le cui azioni si può essere magari in disaccordo. Non è nemmeno un argomento sul principio dell’espansione di per sé, che è fondamentale per l’UE. Il mio punto polemico è sulla velocità di questa espansione, sui criteri che vengono richiesti ai nuovi aspiranti membri per entrare. Proprio come i paesi hanno un limite alla capacità di assorbire nuovi immigrati, così l’UE ha un limite alla capacità di assorbire nuovi paesi membri. Non ho idea di quale sia il numero esatto in un dato periodo di tempo, ma di sicuro non è 13 nuovi paesi membri in un solo decennio.
    L’espansione ha influenzato la capacità dell’Europa di reagire agli shock degli anni seguenti in due modi.

    Primo, ha costretto l’UE a distogliere l’attenzione in un momento critico nel quale avrebbe dovuto concentrarsi sul creare le nuove istituzioni che erano necessarie per far funzionare l’euro.

    Secondo, l’espansione ha implicato che i paesi UE che non erano nell’eurozona si siano trovati improvvisamente in maggioranza. Questo cambiamento ha naturalmente riformato il programma stesso dell’UE.
    Mi ricordo bene l’ossessione che c’era in quegli anni sulla competitività, una questione economica tipica dei piccoli paesi. I dibattiti sulle riforme da applicare ai trattati europei in quegli anni si concentravano sul votare o meno diritti e protezioni delle minoranze. La più diffusa opinione dei funzionari europei e dei membri del parlamento europeo era che l’eurozona stessa non avesse bisogno di riaggiustamenti.
    A quel tempo sarebbe stato relativamente semplice istituire un’unione bancaria. Ma una volta che è arrivata la crisi, le banche hanno patito perdite enormi, i paesi non erano più in grado di mettere in condivisione i loro programmi di garanzia dei depositi, figurarsi crearne uno solo per tutti. Dopo l’inizio della crisi il dibattito sul meccanismo comune di garanzia dei depositi si è mescolato a quello sui trasferimenti fiscali. La crisi era dunque giunta a interrompere brutalmente il lento, progressivo e onorabile processo di integrazione.
    Un ottimista a questo punto potrebbe obiettare che si deve dare tempo al tempo. Le crisi vengono e passano. L’UE resterà al suo posto. Forse è così, ma chiedetevi questo: perché il periodo tra gli anni ’50 e la fine degli anni ’90 è stato più stabile del periodo che è venuto dopo?
    Nei primi anni della Comunità Economica Europea, i rischi di sicurezza esterna venivano gestiti dalla NATO. Praticamente non c’era rischio per la stabilità finanziaria, dato che le regolamentazioni erano estremamente stringenti a confronto con gli standard attuali. Anche se gli shock economici, come quello della crisi del petrolio e dell’inflazione negli anni ’70, non erano meno gravi di quelli attuali, i paesi europei avevano la capacità di assorbire gli shock grazie a meccanismi di tasso di cambio flessibili.
    Oggi invece Bruxelles si trova improvvisamente a dover gestire i propri interessi di politica estera e a far funzionare la seconda più grande economia del mondo.

    L’UE non è istituzionalmente pronta né per una cosa né per l’altra. Nemmeno i suoi leader politici, per quanto li riguarda, sono intellettualmente pronti.
    Ci dobbiamo aspettare di vedere altre crisi, altre azioni unilaterali da parte dei paesi membri, una accresciuta volontà di andare verso gli opt-out, l’invocazione di circostanze eccezionali che sospendono le azioni intraprese a livello comunitario, ancora più violazioni di regole, e molto altro.
    Il vero rischio non è quello di una rottura formale. Questa sarebbe tecnicamente difficile, anche se ciò non deve consolarci. Il vero rischio è che l’UE vada semplicemente verso il progressivo dissolvimento e diventi un fantasma.
     
  4. 3 Novembre 2015
  5. tontolina

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    Krugman: Illusioni di Flessibilità

    Paul Krugman sul New York Times fa un breve commento sul recente articolo di Münchau. Dato per assodato che i sostenitori dell’euro volevano la moneta unica fin dall’inizio per costringere i paesi ad aggiustamenti via deflazione salariale, Krugman nota che comunque l’entità di questi aggiustamenti è inverosimile, non essendosi mai vista da nessuna tanta flessibilità dei salari quanta sarebbe necessaria, nemmeno in una nazione come gli USA.

    di Paul Krugman, 02 novembre 2015
    Wolfgang Münchau dichiara che l’euro è stato un errore, e individua un’illusione di fondo. I sostenitori [dell’euro]
    ritenevano che, per sopportare il rigore di un sistema di cambi fissi che assomigliava nientemeno che al Gold Standard, i paesi avrebbero dovuto adeguarsi agli shock economici attraverso aggiustamenti interni dei salari e dei prezzi — una direzione, essi credevano, che i paesi membri dell’euro sarebbero stati costretti a prendere.
    Vale a dire, ritenevano che le riforme avrebbero potuto creare abbastanza flessibilità da neutralizzare l’avvertimento che Milton Friedman aveva dato sull’eventualità che, di fronte a shock negativi, i paesi con un tasso di cambio fisso avrebbero sofferto enormi costi:
    Se i cambiamenti esterni sono ben radicati e persistenti, la disoccupazione produce una costante pressione al ribasso sui salari e i prezzi, e l’aggiustamento non sarà terminato fino a che la deflazione non avrà concluso il suo triste corso.
    Ma io non ho mai creduto che questo potesse funzionare, e ho basato il mio scetticismo su un po’ di evidenza del mondo reale. Durante la corsa verso il trattato di Maastricht, c’era un gran numero di studi condotti negli USA — un’unione monetaria che funziona ragionevolmente bene. Funziona forse perché gli USA, con i suoi sindacati deboli e il suo mercato del lavoro competitivo, avevano più flessibilità di salari e di prezzi rispetto a qualsiasi altro paese?

    Non è così secondo Blanchard e Katz, che hanno trovato che i salari non giocano praticamente alcun ruolo negli aggiustamenti regionali all’interno degli USA in risposta agli shock, e che quello che conta è solo la mobilità del lavoro.

    Quindi l’idea che l’Europa sia in grado di raggiungere quel tipo di flessibilità che non si trova in nessun luogo del mondo — nemmeno nella brutale economia americana governata dal mercato — è semplicemente implausibile.
    Ciò che nessuno di noi pensava, a quel tempo, era l’ulteriore problema dell’interazione tra la deflazione e il debito il modo in cui si cerca di aggiustare la situazione, tramite la caduta dei salari, peggiora il problema del debito. Comunque già solo sulla base di ciò che sapevamo un quarto di secolo fa, i problemi dell’euro erano evidenti.
     
  6. 4 Novembre 2015
  7. tontolina

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  11. big_boom

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  13. tontolina

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    Ue ed Eurozona, un progetto Cia-Rockefeller dagli anni ‘50

    [​IMG] 12/11 • segnalazioni
    Documenti governativi americani declassificati mostrano che le agenzie di intelligence degli Stati Uniti negli anni Cinquanta e Sessanta hanno condotto una campagna per creare lo slancio verso l’Europa unita. Hanno finanziato e diretto il movimento federalista europeo. I documenti confermano i sospetti espressi all’epoca, secondo i quali l’America stava lavorando aggressivamente dietro le quinte per spingere la Gran Bretagna in uno Stato europeo. Un memorandum, datato 26 luglio 1950, fornisce le istruzioni per una campagna finalizzata a promuovere un Parlamento Europeo a pieno titolo. È firmato dal generale William J. Donovan, capo del servizio segreto americano, in epoca bellica “Office of Strategic Studies” (Oss, Ufficio di Studi Strategici), precursore della Cia. I documenti sono stati trovati da Joshua Paul, un ricercatore presso la Georgetown University di Washington. Comprendono i dossier rilasciati dai National Archives degli Usa.
    Il principale strumento di Washington per definire l’agenda europea è stato l’American Committee for a United Europe (Acue, Comitato americano per un’Europa unita) creato nel 1948. Il presidente era Donovan, che allora era apparentemente un avvocato privato. Il vicepresidente era Allen Dulles, il direttore della Cia negli anni Cinquanta. Il comitato includeva Walter Bedell Smith, il primo direttore della Cia, e un elenco di figure e funzionari ex-Oss che entravano e uscivano dalla Cia. I documenti mostrano che l’Acue finanziò il Movimento Europeo, la più importante organizzazione federalista negli anni del dopoguerra. Nel 1958, ad esempio, ha fornito il 53,5% dei fondi del movimento. La “European Youth Campaign” (Campagna della gioventù europea), un braccio del Movimento Europeo, è stata interamente finanziata e controllata da Washington. Il direttore belga, il barone Boel, riceveva pagamenti mensili in un conto speciale. Quando il direttore del Movimento Europeo, Joseph Retinger, di origini polacche, si risentì di questo livello di controllo americano e cercò di raccogliere fondi in Europa, venno subito rimproverato.
    I leader del Movimento Europeo – Retinger, il visionario Robert Schumann e l’ex primo ministro belga Paul-Henri Spaak – furono tutti trattati come dipendenti dai loro sponsor americani. Il ruolo degli Stati Uniti è stato gestito come un’operazione segreta. Il finanziamento dell’Acue arrivava dalle fondazioni Ford e Rockefeller, nonché da gruppi d’affari con stretti legami con il governo degli Stati Uniti. Il direttore della Fondazione Ford, l’ex ufficiale dell’Oss Paul Hoffman, ottenne un doppio incarico come capo dell’Acue alla fine degli anni Cinquanta. Anche il Dipartimento di Stato ha avuto un ruolo. Una nota della sezione europea, datata 11 giugno 1965, consiglia il vice-presidente della Comunità Economica Europea, Robert Marjolin, di perseguire l’unione monetaria di nascosto. La nota raccomanda di tacitare il dibattito fino al punto in cui «l’adozione di tali proposte diventerà praticamente inevitabile».
    (Ambrose Evans-Pritchard, “I federalisti europei finanziati dallo spionaggio Usa”, dal “Telegraph” del 19 settembre 2000. Articolo ripreso il 1° novembre 2015 dal blog “Vox Populi”).
    Documenti governativi americani declassificati mostrano che le agenzie di intelligence degli Stati Uniti negli anni Cinquanta e Sessanta hanno condotto una campagna per creare lo slancio verso l’Europa unita. Hanno finanziato e diretto il movimento federalista europeo. I documenti confermano i sospetti espressi all’epoca, secondo i quali l’America stava lavorando aggressivamente dietro le quinte per spingere la Gran Bretagna in uno Stato europeo. Un memorandum, datato 26 luglio 1950, fornisce le istruzioni per una campagna finalizzata a promuovere un Parlamento Europeo a pieno titolo. È firmato dal generale William J. Donovan, capo del servizio segreto americano, in epoca bellica “Office of Strategic Studies” (Oss, Ufficio di Studi Strategici), precursore della Cia. I documenti sono stati trovati da Joshua Paul, un ricercatore presso la Georgetown University di Washington. Comprendono i dossier rilasciati dai National Archives degli Usa.
     
  14. 15 Novembre 2015
  15. tontolina

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  16. 17 Novembre 2015
  17. tontolina

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    [​IMG]Francesco Cossiga con Giulio Andreotti



    Il presidente italiano Francesco Cossiga diceva: provocare disordini per poi “pestare i manifestanti”. Fu uno dei fondatori dell’Operazione Gladio dei servizi segreti della NATO-CIA. Diede consigli al ministro degli Interni italiano Roberto Maroni su come trattare i manifestanti. Dichiarazione di Cossiga: “Maroni dovrebbe fare quel che feci io quand’ero ministro dell’Interno. “Gli studenti universitari?… Li s’infiltra con agenti provocatori… e si lasciano che gli agenti provocatori devastino i negozi, diano fuoco alle macchine e devastino le città per dieci giorni. Poi, dopo aver avuto la simpatia del pubblico… la polizia dovrebbe spietatamente pestare i manifestanti e mandarli tutti in ospedale“. Fu il capo della CIA Allen Dulles che ideò il piano per costituire le forze segrete di Gladio in tutta Europa.
    ....
    ....
    ...
    Attentato a Parigi, Psy-op di Gladio
     
  18. 19 Novembre 2015
  19. big_boom

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    Fbi lancia allarme in Italia: «San Pietro, Duomo e La Scala prossimi obiettivi dell'Isis»

    nessun terrorista che se la prende con politici o ricchi miliardari, mah!
    sempre contro civili
     

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