l'esorbitanza d'essere Einstein (1 Viewer)

doncraudio

intellettuale stronzissimo
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Con un pragmatismo sconcertante Einstein dettò le sue condizioni alla moglie, specificando punto per punto che cosa pretendeva da lei. Mileva Maric doveva garantire al marito abiti e biancheria puliti e ordinati e preparare tre pranzi al giorno che dovevano venire serviti nello studio personale del coniuge. Inoltre doveva provvedere alla pulizia dello studio e della stanza da letto di Albert, ma non doveva assolutamente avvicinarsi alla scrivania del marito. Oltre alle indicazioni pratiche vi erano anche ordini relativi alla vita sociale e privata. La signora Einstein doveva rinunciare a qualunque relazione personale con il marito, a meno che la sua presenza non fosse espressamente richiesta per ragioni sociali. Non poteva sedersi accanto al partner e tanto meno uscire o viaggiare con lui. Infine Mileva Maric doveva rigorosamente attenersi a ferree regole che prevedevano che tra i due non vi fosse alcuna intimità e che da parte sua non provenissero critiche nei confronti del coniuge. Tra le altre norme imposte vi era anche una sorta di codice di obbedienza, secondo il quale la moglie doveva tacere o abbandonare immediatamente lo studio o la camera dal letto quando le veniva richiesto. Infine la donna doveva evitare di sminuire in alcun modo Albert Einstein in presenza dei figli.
 

Ignatius

sfumature di grigio
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Con un pragmatismo sconcertante Einstein dettò le sue condizioni alla moglie, specificando punto per punto che cosa pretendeva da lei. Mileva Maric doveva garantire al marito abiti e biancheria puliti e ordinati e preparare tre pranzi al giorno che dovevano venire serviti nello studio personale del coniuge. Inoltre doveva provvedere alla pulizia dello studio e della stanza da letto di Albert, ma non doveva assolutamente avvicinarsi alla scrivania del marito. Oltre alle indicazioni pratiche vi erano anche ordini relativi alla vita sociale e privata. La signora Einstein doveva rinunciare a qualunque relazione personale con il marito, a meno che la sua presenza non fosse espressamente richiesta per ragioni sociali. Non poteva sedersi accanto al partner e tanto meno uscire o viaggiare con lui. Infine Mileva Maric doveva rigorosamente attenersi a ferree regole che prevedevano che tra i due non vi fosse alcuna intimità e che da parte sua non provenissero critiche nei confronti del coniuge. Tra le altre norme imposte vi era anche una sorta di codice di obbedienza, secondo il quale la moglie doveva tacere o abbandonare immediatamente lo studio o la camera dal letto quando le veniva richiesto. Infine la donna doveva evitare di sminuire in alcun modo Albert Einstein in presenza dei figli.
Pari pari le stesse condizioni contrattuali che tutti noi mariti contemporanei stipuliamo con le nostre camerier... volevo dire con le nostre coniugi. :rolleyes:


Thread in rilievo + 5 stelle + 2 punti patente extra. :up:
 

doncraudio

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Quando doncraudio chiedeva a Tashtego il permesso di uscire, ne otteneva quasi sempre un rifiuto. In compenso però gli proponeva di passeggiare su e giù per la stanza tenendosi per mano...
 

Ignatius

sfumature di grigio
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Quando doncraudio chiedeva a Tashtego il permesso di uscire, ne otteneva quasi sempre un rifiuto. In compenso però gli proponeva di passeggiare su e giù per la stanza tenendosi per mano...
La domanda vera è "perché doncraudio, se si trovava in una stanza con Tashtego, avrebbe mai dovuto desiderare uscirne?". :-?
 

f4f

翠鸟科
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Con un pragmatismo sconcertante Einstein dettò le sue condizioni alla moglie, specificando punto per punto che cosa pretendeva da lei. Mileva Maric doveva garantire al marito abiti e biancheria puliti e ordinati e preparare tre pranzi al giorno che dovevano venire serviti nello studio personale del coniuge. Inoltre doveva provvedere alla pulizia dello studio e della stanza da letto di Albert, ma non doveva assolutamente avvicinarsi alla scrivania del marito. Oltre alle indicazioni pratiche vi erano anche ordini relativi alla vita sociale e privata. La signora Einstein doveva rinunciare a qualunque relazione personale con il marito, a meno che la sua presenza non fosse espressamente richiesta per ragioni sociali. Non poteva sedersi accanto al partner e tanto meno uscire o viaggiare con lui. Infine Mileva Maric doveva rigorosamente attenersi a ferree regole che prevedevano che tra i due non vi fosse alcuna intimità e che da parte sua non provenissero critiche nei confronti del coniuge. Tra le altre norme imposte vi era anche una sorta di codice di obbedienza, secondo il quale la moglie doveva tacere o abbandonare immediatamente lo studio o la camera dal letto quando le veniva richiesto. Infine la donna doveva evitare di sminuire in alcun modo Albert Einstein in presenza dei figli.
come dal film 'Bedazzled' , immagino che la sig.ra Maric in Einstein
si sentisse libera di sminuire il coniuge in presenza del coniuge stesso e/o di un qualunque altro essere umano e/o non umano, soprattutto fuori dallo studio del marito: per strada, verrebbe da supporre :eek:
un universo intero insomma, escludendo solo i figli che ( data la prevista mancanza di intimità) ritengo fossero cmq una ipotesi remota .... radice quadrata di meno tre, dicciamo :rolleyes:
mah
 

Sen

ευαiσθητος
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La vita con Einstein [modifica]

Mileva (Marić) Einstein ~1903


Nel 1896, si iscrive a medicina all'Eidgenössische Technische Hochschule di Zurigo (ETHZ). È la quinta donna a essere ammessa nella storia del Politecnico di Zurigo, l'unica donna in corso del suo anno. Dopo poco tempo conosce Albert Eistein e si trasferisce alla stessa facoltà da lui frequentata. Ne diverrà la compagna.
Rimane incinta, ma, a causa del rifiuto dei genitori di Einstein nei riguardi di una donna non ebrea, Mileva è costretta a partorire di nascosto e ad affidare la figlia Lieserl a una nutrice. Non si sa se la bambina sia morta di scarlattina o venne affidata in adozione dalla nutrice che ne fece perdere le tracce ai genitori. In ogni caso, per il dispiacere Mileva non portò a termine i suoi studi.
Si sposano nel 1903 alla morte del padre di Albert. Ebbero altri due figli: il 14 maggio 1904 Hans Albert e il 28 luglio 1910 Eduard, che si ammalò di schizofrenia.
La separazione [modifica]

Si separano nel 1914, lei resta a Zurigo con i figli, lui parte per Berlino. Il 14 febbraio 1919 divorziano.
È stata dibattuta la questione di possibili contributi di Marić ai primi lavori di Einstein, in particolare sulla relatività ristretta. Il consenso fra gli storici è che non abbia contribuito[1]. Einstein donò alla ex-moglie il ricavato del premio Nobel del 1921 e da quel momento si disinteressò dei figli[senza fonte]. Il figlio della coppia, Hans Albert, disse che sua madre abbandonò le sue ambizioni scientifiche dopo essersi sposata[2]. La stessa Marić non ha mai preteso di aver avuto alcun ruolo nel lavoro scientifico di Einstein.[3]
Mileva muore all'età di 72 anni.
 

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