le scoregge sono energie rinnovabili? (1 Viewer)

doncraudio

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Come per la erotia eterosessuale, si ha anche per l'autoerotia la tendenza verso un'estensione o almeno una applicazione alla collettività. La nostrra collettività, il nostro gruppo, la nostra aggregazione, il nostro clan, nella vita militare o civile, nel collegio o nell'ordine (benedettini, francescani, domenicani, cappuccini dei Promessi Sposi ecc.) è sentita come corpo nostro, noi soffriamo dei suoi mali e del suo bene ci allietiamo. Il suo orgoglio è il nostro e di tutte le sue penne facciamo una sola rota sul nostro boccone scelto di tacchini in preda a smania associativa. Municipalismo, campanilismo, cecità di parte, spirito di corpo, amore del proprio reparto, del centrosinistra, orgoglio della propria classe ovvero stato sociale, della categoria sindacale, spirito agonistico degli idolatri de' diporti, il Milan, la Juventus, amore alla propria generazione ecc. ecc., sono tutte forme, talora necessarie, di una estensione della carica narcissica o autolibido alla collettività o al gruppo di cui si è parte o per cui idealmente si parteggia. La propria famiglia, la propria scolaresca, la gente di villa propria, i covassalli della baronia possono venir sentiti come Io, in termini precisamente narcissici. Ciò è bene fino a un certo punto, male al di là. E' bene che tu prediliga Melano: male quando per amor di Melano tu sostenessi che certi leonardeschi di Lombardia sono pittori emeriti di molto merito.
 

doncraudio

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E' certo che noi, donne e uomini, ci innamoriamo degli oggetti posseduti, acquistati (vestito, camicia, scarpe, guanti, cravatta, orologio, le signore della borsetta o borsa o marsupio, dei ninnoli, dei gioielli, delle armille, delle buccole, delle collane) e li riteniamo parti di noi stessi e poniamo su di essi la mano paterna e aggrinfiante dell'orgoglio e della vantardigia narcissica e ci si rizzan le poppe all'idea di saperli nostri, cioè quasi pertinenti a nostra carne. Il nostro cervello-utero o cervello-minchia li interpreta e li sente come un prolungamento, un augumento della propia nostra persona biofisica e molto probabilmente del propio nostro apparato per la vita di relazione. Nella borsa di pelle, detta borsetta, ma in realtà borsona delle gentili signore, possiamo distinguere, quando la nostra impudenza e stoltezza ce lo consente, delle grandi labbia: dentro all'aprir quelle, te tu vi scorgi delle piccole labbia con interior nottolino-clitoride: dentro ancora avvi un'intima borsicina e dentro la borsicina il borsellino con reparti vari quasi i ventricoli e le orecchiette cardiache d'un nascituro. L'operazione di estrazione di soldi dai penetrali del borsellino puoi quindi pensare in quali tempi o tempucoli s'adempia (alle casse, all'esattoria, alla posta) e con quale delizia del fegato degli aspettanti à la queue. Questo quarto d'ora di apertura di quattro coppie di successive labbia non è in realtà che un atto trasposto e un atto trasferito: per il quale la titolare della ficoborsa o vulvomarsupio, non potendo esibire agli astanti la sua propia gentil persona, esibisce loro, con tanto di grinta ferma e quel tono signorile che la distingue, tutte le sue seconde e terze borsicine emboitées l'una nell'altra in una successione interiorizzante. Come a dire: Vedete guà, la mi gente , che cos'è una donna vera.
 

doncraudio

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Nell'uomo normale la carica affettiva o carica erotica normale - cioè l'amore e la cupidigia rivolti a le femine - è suscettiva di impersonarsi in una femina eletta tra le innumeri femine come oggetto, almeno momentaneo, dell'amore o della lubido: o di entrambe le passioni , di cui l'una non è se non l'aspetto carnale e resolutorio dell'altra: la quale è da prima, sogno e speranza, indi carità e riconoscenza maritale; di sublimarsi in istati dell'animo che tendono a levar su il mastio da le bassezze dell'essere verso la piaggia o l'erta perigliosa del divenire, del megliorare sè e la porea anima sua. E' questo l'impeto eroico del mastio, ed è la sua nota prima e caratterizzante, senza di cui non è mastio. Diresti che parallelamente a questa flussione del sentimento che travasa l'io in un tu (donde entusiasmo, intuire, intuarsi)
e a quell'altra flussione che inocula nella baja o tromba della vagina trecento milioni di minimi scavezzacolli a scodinzolare verso il Paradiso vero o supposto dell'ovocellula (il primo che arriva ci si spranga dentro e fa cipperimerli e poi manichetto ai 299999999 rimasti fuora e predestinati dopo l'ascensione alla ricaduta e cioè a nullo destino) diresti che parallelamente a quest'impeto sentimentale e carnale, spirituale e fisico, un altro impeto, un'altra impetizione la corra: un'altra flussione o fluenza o reuma o ruma. Questo è quel tendere al meglio vero o supposto, quel cercare e volere la non ancora nota e non ancor determinata forma, quel disciplinarsi a un conato formale, che è de' meglio masti o sia de' più veracemente masti fra tutti. Diresti che in prossimità del conato carnale e della prestazione di sé all'opera del procreare, il mastio tende a sublimare sé nella meglio forma: quasi a lasciare di sé e nell'animo e nella carne de la femina sua sposa la migliore impronta possibile. E codesto impeto disciplina si dissolve nella intera sua vita e la pervade col sublime degli atti, singularmente premeditati, disciplinati e costruiti e per taluni col sublime dell'opere e talora col sublime delle renunzie e dell'olocausto di sé.
 

great gatsby

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Studio: Flatulenza dinosauri contribuì a riscaldamento climatico

Washington (Usa), 7 mag. (LaPresse/AP) -



Secondo un nuovo studio condotto da esperti britannici, la flatulenza dei dinosauri avrebbe contribuito al riscaldamento climatico 200 milioni di anni fa. I risultati dell'analisi, pubblicati oggi sulla rivista scientifica Current biology, rivelano che i problemi intestinali dei dinosauri diedero un importante contributo all'effetto serra. L'autore dello studio è David Wilkinson, scienziato dell'università di Liverpool John Moores, secondo cui gli animali estinti produssero ben 570 milioni di tonnellate di metano, cioè l'equivalente del livello prodotto oggi complessivamente da allevamenti di bestiame, attività agricole e industriali.
 

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