Le sanzioni conomiche contro la Russia volute da Obama (1 Viewer)

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Sanzioni: Mosca estende l’embargo a farine animali e derivati di bovini e suini UE

EUROPA UE, NEWS martedì, 21, ottobre, 2014


20 OTT – Mosca ha deciso di estendere il suo embargo agroalimentare sui prodotti agricoli europei alle farine animali, ai grassi di bovini, suini e di pollame, nonché ad altri derivati di bovini e suini.


Lo rende noto Rosselkhoznadzor, l’ente federale che controlla la qualità dei prodotti agricoli. Motivazione: “violazione delle nome di sicurezza”.


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La grande bufala del gas made in Usa promosso da Obama




- di Franco Fracassi -

Da quando è esplosa la crisi ucraina Obama ha spinto l’Europa a mettere sotto embargo la Russia e poi ha cercato di vendergli il gas Usa. Ma non può farlo. Ecco perché.





Shell e British Petroleum hanno deciso di iniziare a disinvestire «perché non conviene ecnomicamente». Super petroliere adatte al trasporto di gas non sono disponibili, come non esistono porti attrezzati per ospitarle. Il costo di estrazione è elevatissimo.



Nel dicembre 2013 parte dell’Ucraina si è ribellata all’ordine costituito e ai legami economici e politici che legavano il Paese a Mosca. Gli Stati Uniti e l’Occidente si sono schierati subito dalla parte dei ribelli. Nonostante la reazione russa non sia stata veemente (come si si sarebbe aspettato) il presidente statunitense Barak Obama ha chiesto (e ottenuto) all’Europa di mettere sotto embargo la Russia. Sempre la Casa Bianca ha, poi, insistito perché l’Europa sostituisse le forniture di gas russo con quelle provenienti dagli Stati Uniti via nave. «È il futuro», ha dichiarato. «Noi diventeremo presto i maggiori produttori di gas del pianeta. E per di più a basso prezzo», ha aggiunto.



La realtà è molto distante dalla propaganda di Washington. Ecco quello che ha scoperto Popoff.


Nel sottosuolo statunitense non ci sono quelle immense nuvole di gas che si trovano in Russia, in Medio Oriente o in Estremo Oriente. Il gas made in Usa viene estratto dall’argilla. Si chiama gas scisto, perché si ottiene dalla fratturazione idraulica della roccia sfruttando la pressione dell’acqua, che crea e propaga una frattura in uno strato roccioso spingendo il gas a fuoriuscire.
Nel giro di pochi anni, su immense distese di campi coltivati o adibiti a pascolo sono sbucati i tipici tralicci che caratterizzano i pozzi petroliferi. L’economia e la vita di milioni di persone in Texas, Pennsylvania, Colorado e Kansas si è trasformata in meno di un lustro.
L’ESTRAZIONE DEL GAS SCISTO PROVOCA LA DISTRUZIONE DELLE FALDE ACQUIFERE SOTTERRANEE. ANCHE PER QUESTO MOTIVO NEGLI USA IL MOVIMENTO CONTRO L’ESTRAZIONE DEL GAS È DIVENUTO MOLTO POPOLARE, SPECIALMENTE NELLE ZONE RURALI.


Obama e la sua Amministrazione hanno puntato molto sul gas scisto a basso costo. Il risultato è stato un mini boom dell’industria manifatturiera, che ha aiutato non poco gli Stati Uniti a rimettersi in piedi.
Come ha rivelato il “Washington Post”, Obama è così convinto della bontà di ciò che sta promuovendo che ha fatto pressioni perché nel negoziato Ttip tra Europa e Usa venisse data priorità al tema dell’energia. «Quando avremo un accordo commerciale in vigore, le licenze all’esportazione inerenti a progetti destinati in Europa riguardanti gas naturale liquefatto (gnl) saranno molto più semplici, e ciò è chiaramente molto importante alla luce della situazione geopolitica odierna», ha dichiarato il presidente statunitense.
Eppure, l’amministratore delegato della Shell Ben van Beurden ha dichiarato: «Le prestazioni finanziarie del gas scisto non sono francamente accettabili. Alcune delle nostre scommesse esplorative semplicemente non hanno funzionato». Annunciando, subito dopo, una «drastica riduzione negli investimenti inerenti allo sviluppo di gas da argille americano» e «la vendita di concessioni per 283.280 ettari».




David Huges è un analista ed esperto del campo energetico della Wisconsin Energy Corporation: «La produzione di gas da argille è cresciuta in maniera esplosiva fino ad arrivare a comprendere quasi il quaranta per cento della produzione totale americana di gas naturale. Tuttavia la produzione è stabile dal dicembre 2011 e l’ottanta per cento della produzione di gas da argille viene solamente da cinque siti, molti dei quali in declino. L’alto tasso di declino nell’estrazione dai pozzi di gas di scisto richiede una immissione continua di capitali, necessaria al fine di mantenere la produzione attuale. La cifra stimata per perforare più di settemila pozzi all’anno è di circa quarantadue miliardi di dollari. Per fare un paragone, il valore del gas da argille prodotto nel 2012 e stato di soli trentadue miliardi e mezzo di dollari». Si legge su un rapporto scritto da Kenneth Medlock, esperto di gas per il Baker Insitute: «Uno dei problemi relativi all’offerta americana di gas all’Europa è il fatto che richiederebbe una infrastruttura costosa e gigantesca. Si parla della costruzione di nuovi terminal in America per l’arrivo del gas, terminal che riescano a gestire le navi super petroliere adoperate per il suo trasporto, oltre alla creazione di porti riceventi enormi ed attrezzati in Europa. Poi c’è la questione dovuta a varie leggi americane riguardanti l’esportazione di energia nazionale, oltre ad evidenti fattori di fornitura, in quanto non esistono al momento porti operativi capaci di gestire l’approvvigionamento di gas naturale negli Stati Uniti. Il Sabine Pass gnl è l’unico terminal ricettivo attualmente in costruzione e si trova in Louisiana, a Cameron Parish. Il proprietario dell’infrastruttura è la società Cheniere Energy nel cui consiglio di amministrazione siede John Deutch, ex capo della Cia. Il Sabine Terminal presenta tuttavia un altro ostacolo: la maggior parte del gas è stata già preacquistata da coreani, indiani e da altri clienti asiatici. Non all’Europa».
«Anche se un’enorme capacità portuale venisse messa in piedi per soddisfare la domanda di gas europea, ciò spingerebbe i prezzi interni di gas naturale al rialzo e metterebbe così fine al mini boom manifatturiero scaturito dalla disponibilità di gas abbondante ed a buon mercato. Il costo finale del gas americano per i clienti europei sarebbe molto più alto dell’attuale gas russo che viene instradato attraverso i gasdotti Nord Stream o attraverso l’Ucraina», prosegue Medlock. «Super petroliere e gassiere specializzate in grado di rifornire il mercato europeo al momento non ce ne sono. Costruirle richiederebbe anni e, considerando le inevitabili approvazioni ambientali da richiedere e i tempi di produzione, sette anni è il tempo minimo indispensabile da tenere in considerazione come opzione migliore».

Fonte: popoffquotidiano.it
 

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ora nell'inferno delle tasse italico
La guerra delle sanzioni alla Russia costa all'Italia 166 milioni in un ...


La Stampa - ‎1 ora fa‎




La Coldiretti: questa le perdita dell'export agroalimentare in ottobre. Numeri in crescendo,
in agosto erano stati 33 milioni
e in settembre 96.
24/11/2014. luigi grassia. Si fa sempre più pesante per l'Italia il conto delle sanzioni e contro-sanzioni ...
Copertura live »
vabbe costa come 11/12 mila clandestini in hotel per un anno, una sciocchezza per gli italiani di sinistra :D
 

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Pesantissimo l'impatto che hanno avuto sulle imprese italiane le sanzioni Ue contro Mosca




Manifatturiero dimezzato
Export manifatturiero subisce conseguenze sanzioni. Francia conferma che non invierà portaelicotteri Mistral a Mosca. Germania paga più di tutti.
wallstreetitalia.com
 

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Sanzioni Russia costano 3,7 mld a Italia

Studio Bocconi, in biennio 2014-2015 con mancata crescita



Redazione ANSA MILANO 27 novembre 201420:58 News









(ANSA) - MILANO, 27 NOV - Le sanzioni alla Russia faranno perdere 3,7 miliardi di euro all'Italia quanto alle esportazioni nel biennio 2014-2015 considerando l'effetto diretto delle misure su Mosca e la mancata crescita relativa dell'export. Lo stima il Centro ricerche su sostenibilità e valore dell'Università Bocconi in uno studio presentato oggi al Forum Italia Russia. L'impatto diretto legato al solo embargo viene valutato 188 milioni di euro.
 
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Le provocazioni della NATO sull'Ucraina minacciano la pace mondiale



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Le provocazioni della NATO sull'Ucraina minacciano la pace mondiale


5 novembre 2014 (MoviSol) - All'indomani delle elezioni parlamentari ucraine del 26 ottobre, in cui un blocco filo-NATO che include diversi partiti neonazisti ha ottenuto la maggioranza, le provocazioni contro la Russia si sono intensificate al punto che l'economista e leader politico americano Lyndon LaRouche ha ammonito che potremmo trovarci vicini alla guerra mondiale. LaRouche ha sottolineato che un conflitto non è inevitabile, ma sono state create le precondizioni.


Il 29 ottobre il governo ucraino ha annunciato l'uscita dall'accordo di demarcazione che era stato appena firmato in settembre come parte dell'intesa di Minsk tra Kiev e le forze filorusse nelle regioni orientali di Donetsk e Lugansk. L'accordo stabiliva una fascia smilitarizzata di trenta chilometri e le condizioni per le elezioni locali da tenersi il 2 novembre.


I russi hanno immediatamente espresso preoccupazione sul pericolo incombente. Il viceministro degli Esteri Gennadij Gatilov ha chiesto all'ONU di lanciare una discussione sul risorgere del fascismo in Ucraina, citando ad esempio una manifestazione tenutasi all'inizio di ottobre con la partecipazione di migliaia di attivisti in commemorazione dell'Esercito Insurrezionale Ucraino (UPA), l'ala armata del movimento del collaborazionista nazista Bandera negli anni Trenta e Quaranta.

Lo stesso Presidente Putin ha dichiarato il 28 ottobre che il mondo deve opporre "resistenza contro ogni tentativo di resuscitare l'ideologia nazista, fomentare l'odio etnico e falsificare la storia condivisa".


Oltre ad annullare l'accordo di demarcazione, il governo ucraino, assieme agli USA e ad alcuni governi europei, ha chiesto l'annullamento delle elezioni a Donetsk e Lugansk. Il segretario generale delle Nazioni Unite Ban Ki-moon si è unito all'appello, nonostante l'ONU avesse originalmente sostenuto l'accordo di Minsk.



Anche se ci sono stati segni di raffreddamento della crisi, tra cui l'accordo sul gas firmato da Russia, Ucraina e UE il 31 ottobre, le fazioni neonaziste radicali in Ucraina hanno minacciato apertamente il Presidente Petro Porošenko nel caso che egli rallenti il processo di integrazione con l'UE – e, implicitamente, con la NATO. Il capo del Battaglione Dnipro-1, una formazione neonazista promossa dall'oligarca Igor Kolomojskij, ha annunciato che dava sei mesi di tempo a Porošenko per soddisfare le sue richieste, pena un "golpe militare". Lo stesso avvertimento è stato profferito dal Battaglione Azov, braccio militare del Settore di Destra, uno dei partiti neonazisti che, assieme, hanno conquistato circa il 12% dei voti alle elezioni.
 

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